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  • Uscito “Trenta e ‘na pizza” di Al Gallo: la vendetta degli ultimi contro il Sistema che li ha dimenticati

    Lo scrittore e sceneggiatore napoletano Al Gallo torna in libreria con “Trenta e ‘na pizza – Occhio per occhio, figlio per figlio” pubblicato da Bolis Edizioni nella collana CSI, crime story inside.

    Già noto al grande pubblico per la sua capacità di svelare il volto più spietato di Napoli, Al Gallo ci conduce nel quartiere Moro, dove la legge coincide con la volontà criminale di Giò Laurano, rampollo di un boss ergastolano.

    Tutti soccombono al clan che governa il Rione.

    Michele, un meccanico, per non perdere l’officina paterna chiede aiuto a Giò, iniziando a custodire droga.

    Il clan lo sacrifica per far passare un carico.

    Tradotto a Poggioreale, si impicca.

    Schiantata dal dolore, sua madre Miranda cova vendetta.

    Quando apprende che i Laurano stanno assumendo pensionate per confezionare droga in cambio di 30 euro e ‘na pizza a notte, implora gli aguzzini del figlio. Il vero scopo della madre-coraggio è vendicarsi, studiando da vicino l’obiettivo.

    Ad affiancarla in questa follia, Mario ex brigatista custode di tragiche verità…

    «Trenta e ‘na pizza non è soltanto una vendetta retributiva: è l’immagine speculare di una società che parcheggia gli ultimi, escludendoli poiché ritenuti pesi morti – ha spiegato l’autore.

    In questo nuovo libro, ho voluto raccontare due anziani – Miranda e Mario – che il Sistema, ambiguo termine che designa tanto lo Stato quanto l’anti-Stato, ha relegato ai margini.

    Miranda Giannon è una vedova, sola e ammalata.

    Vive nel rione Moro, ostaggio di un clan e del figlioccio volubile e burbero di un ergastolano.

    Quando suo figlio ha bisogno di lei, non sa ascoltarlo, non sa aiutarlo. E quando è troppo tardi, decide che l’unica soluzione è vendicarsi di chi glielo ha rubato.

    In fondo non ha più molto da perdere.

    Per lei, il camorrista non è solo un bersaglio piuttosto un simbolo, una figura emersa dal crollo delle illusioni in un mondo che ha fatto del denaro – ottenuto a qualsiasi prezzo – il fine ultimo dell’esistenza, smarrito ogni idealismo.

    In una Napoli di periferia, la vicenda di Miranda si intreccia con quella di un altro “sopravvissuto”: Mario Amato, cognato di un tempo lontano, da sempre innamorato perso di lei. 

    Mario oggi è un malato di Parkinson che non può curarsi, temendo che i suoi trascorsi di brigatista vengano scoperti.

    Rifiutati dai vivi e perseguitati dal ricordo dei morti, Miranda e Mario pianificano una vendetta dal sapore epico seppur inutile.

    Cercheranno di realizzare il loro sogno d’amore impossibile, in una città dura, sempre pronta a irridere coloro che ancora credono in qualcosa che non sia il proprio tornaconto».

    «La camorra raccontata da Al Gallo fa paura. È furba, istituzionale. A farne le spese, tutti noi» – ha commentato la casa editrice.

    Un libro, insomma, che va oltre i confini del crime e della denuncia sociale, trasformando il dolore privato in una riflessione universale sulla dignità umana.

    Dati tecnici

    Titolo: Trenta e ‘na pizza – Occhio per occhio, figlio per figlio

    Autore: Al Gallo

    Editore: Bolis Edizioni

    Collana: CSI, crime story inside

    Prezzo: 12,00 Euro

    SKU: 978878276932

    Nr. pagine: 100

    Genere: crime, camorra

     

    Biografia

    Al Gallo vive a Napoli. Ai libri, affianca la stesura di soggetti cinematografici. Ha pubblicato nel 2025 Indian Napoli, Mursia. A gennaio 2026 i racconti L’ultimo m’accompagna, Nulla die.

  • Un podcaster morto sulla riva del fiume Columbia. Cinque ragazzi scomparsi vent’anni prima. In Italia il thriller mozzafiato “Una scia di sangue” dell’autrice bestseller Kendra Elliot

    Con più di 15 milioni di libri venduti e oltre 130 mila copie in Italia grazie alle sue serie thriller, l’autrice bestseller Kendra Elliot torna in Italia dal 25 giugno con “Una scia di sangue”, il quinto adrenalinico capitolo della serie “Columbia River”.

     

    Vent’anni fa, cinque adolescenti scomparvero nella foresta dell’Oregon. Due furono ritrovati legati sulla riva del fiume Columbia, in fin di vita. Solo uno sopravvisse, Devin Bonner, ma senza ricordi.

    A distanza di decenni, un podcaster di true crime viene ucciso nello stesso punto e con lo stesso modus operandi. Il cold case si riaccende per l’agente speciale dell’FBI Mercy Kilpatrick e suo marito, il capo della polizia Truman Daly. Mentre gli incubi di Devin ritornano, il suo amico Ollie Smith – orfano sotto la tutela di Truman – inizia a scavare e finisce risucchiato in un mistero più grande e letale di quanto avesse immaginato.

    Mentre Kilpatrick e Daly seguono una scia di sangue fresco con omicidi sempre più ravvicinati, capiscono che la chiave per risolvere il mistero è nella mente di Devin: riusciranno a sbloccare i suoi traumi sepolti prima che il passato reclami un’altra vittima?

     

    “‘Una scia di sangue’ segna il tanto atteso quinto capitolo della serie thriller poliziesca bestseller ‘Columbia River’, che riunisce alcuni dei personaggi più amati di Kendra Elliot, una delle voci più apprezzate del thriller contemporaneo – ha commentato l’editore Davide Radice.

    Un cold case che torna a sanguinare, un’ambientazione mozzafiato nell’Oregon e una trama densa di colpi di scena che tiene il lettore con il fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina.

    I lettori della versione originale inglese hanno accolto l’opera con grande entusiasmo, definendolo «avvincente e scorrevole», «ricco di colpi di scena che creano un effetto a catena» e «impossibile da mettere giù». Apprezzano particolarmente lo sviluppo dei personaggi, la tensione costante e le rivelazioni che si susseguono fino a un finale sorprendente, considerandolo una delle migliori aggiunte ai libri con protagonista Mercy Kilpatrick.

    Perfetto per gli amanti di gialli, thriller, mystery e suspense, in particolare per chi cerca casi irrisolti che riemergono dal passato, indagini su scomparse di decenni prima, trame mozzafiato con colpi di scena e rivelazioni imprevedibili, protagonisti complessi e relazioni intense”.

    Con “Una scia di sangue” Kendra Elliot conferma quindi ancora una volta la sua capacità di scavare nei traumi più profondi e nei segreti meglio custoditi, in un thriller che mescola abilmente cold case, true crime e tensione emotiva.

    DATI TECNICI

    Titolo: Una scia di sangue

    Autore: Kendra Elliot

    Casa editrice: Indomitus Publishing

    Data di pubblicazione: 25 giugno 2026

    Costo: ebook € 7,99 (in esclusiva su Amazon, incluso in Kindle Unlimited) / paperback € 19,99 in libreria e su tutti gli store online

    Pagine: 402

    Link al sito: https://www.indomitus-publishing.it/product/scia-sangue-kendra-elliot/ e https://www.amazon.it/dp/B0G4RF8CFV

    BIOGRAFIA AUTORE

    Da bambina leggeva, leggeva e leggeva. Laura Ingalls, Nancy Drew e Trixie Belden erano le sue compagne più care e non rimaneva mai senza un libro in mano. Oggi i suoi generi di lettura preferiti sono i gialli e la suspense. Le piacciono Lee Child, Karen Rose, Robert Crais, Lisa Gardner, Michael Connelly e Tami Hoag. Ma anche evadere con un romanzo storico o un avvincente fantasy ambientato in un altro mondo. Gli autori sono sempre grandi lettori.

    Nel 2006 aveva appena terminato per l’ennesima volta uno dei romanzi di Diana Gabaldon e adorava quanto si sentisse soddisfatta e contenta alla fine. Un vero esempio di grande narrazione. Poteva offrire questa esperienza a un lettore? Si è quindi seduta e ha trascorso sei mesi a scrivere un romanzo contemporaneo. Stranamente continuava ad inciampare in cadaveri in ogni capitolo. Ha perciò colto l’allusione e le sue storie si sono evolute in suspense. Non ha mai sentito il bisogno di “raccontare le storie che le affollano la testa” o di “condividere il suo lavoro con il mondo” come alcuni autori. Il suo obiettivo era vedere se poteva intrattenere un lettore.

    Da allora Kendra ha vinto il premio Daphne du Maurier tre volte ed è entrata nella lista dei best seller del Wall Street Journal più di una decina di volte. È stata finalista dell’International Thriller Writers e finalista per il miglior Romantic Suspense della rivista Romantic Times. Ha venduto più di 15 milioni di libri e non cambierebbe questa carriera per niente al mondo. In Italia grazie alle serie “Columbia River”, “Bone secrets” e “Mercy Killpatrick” ha venduto più di 130 mila copie.

    PROFILO CASA EDITRICE

    Indomitus Publishing è una casa editrice alternativa, indipendente e attenta nello scegliere accuratamente storie avvincenti per il mercato editoriale dando fiducia ai bravi Autori italiani e rispettando la natura grazie ad un’attenta pianificazione delle tirature per evitare sprechi.


  • “Dionysus” è il nuovo singolo dei Venus Ship

    Dal 3 luglio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme di streaming e in rotazione radiofonica “Dionysus”, il secondo singolo dei Venus Ship che anticipa l’uscita del prossimo album, pubblicato da Irma Records.

    Dionysus” è uno swing scritto appositamente per il clarinettista e polistrumentista Daniele D’Alessandro. Ispirato agli anni ’30 e alle grandi orchestre del passato, il brano si distingue per il dialogo tra gli strumenti a fiato, dove molteplici linee si intrecciano e si sovrappongono in un fitto gioco di contrappunti. In particolare, il contrappunto tra legni e ottoni si sviluppa come un continuo rincorrersi di voci, generando una trama sonora ricca e dinamica.

    L’immaginario sonoro richiama le grandi orchestre da ballo dell’epoca, come quelle di Duke Ellington, Count Basie e Benny Goodman. A questa tradizione si ricollega anche lo stile percussivo della batteria, ispirato a Gene Krupa, sospeso tra lo swing e le sonorità della musica di New Orleans.

    Il titolo richiama lo spirito dionisiaco descritto dal filosofo Friedrich Nietzsche, che incarna l’ebbrezza, il caos e l’impulso vitale, elementi fondamentali della creatività.

    Commentano gli artisti a proposito del brano: L’idea del brano nacque in modo spontaneo. Ero al bar con il mio amico Daniele, clarinettista eccezionale e compagno di mille avventure musicali. Tra un discorso e l’altro, quasi senza pensarci troppo, gli chiesi: ‘Dan, che ne dici di registrare un brano con Venus Ship? Magari un featuring… se dovessi scrivere qualcosa per te, cosa ti piacerebbe suonare?’. La sua risposta arrivò immediata, semplice e diretta: ‘uno swing anni ’30’. Da lì, nel giro di pochi giorni, l’idea prese forma sullo spartito, trasformandosi in Dyonisus: un brano che, fin dal titolo, cercava di restituire quell’energia, quell’istinto e quell’immaginario che da sempre associo a lui.”

    Lo sguardo della cinepresa è silenzioso e diretto, capace di catturare la reale essenza della registrazione in studio: tutti i musicisti si trovano nella stessa stanza, impegnati a suonare contemporaneamente, proprio come in un concerto live. Le riprese, realizzate da diverse angolazioni, valorizzano la concentrazione e la professionalità dei singoli elementi, offrendo uno sguardo autentico sulla straordinaria sinergia della band.

    Il video è stato realizzato alternando diverse camere fisse a riprese in movimento. Queste ultime sono state guidate in prima persona dal fonico Leonardo Carletti che, in una performance fluida e dinamica, ha spaziato continuamente dalla regia del mixer alla cinepresa. Il risultato è un viaggio visivo e sonoro senza filtri.

    Guarda il video su YouTube: https://youtu.be/zsBQQOM_T2s

    LINE-UP:

    Ugo Moroni – Band leader (chitarra, arrangiamenti, composizioni originali)

    Andrea Salvato – Flauto e social media manager

    Marco Vecchio – Sassofono contralto

    Federico Privitera – Tromba

    Giuseppe Lastella – Trombone

    Michele Murgioni – Tuba e presentatore della band

    Daniele Marrone – Basso elettrico

    Michael Harding – Percussioni

    Mattia Bassetti – Batteria

    Biografia

    Venus Ship è un collettivo di nove musicisti nato dalla scena underground bolognese e attivo da diversi anni. La band si caratterizza per un sound orchestrale che fonde funk, soul, jazz, blues, rock, hip hop e musica cinematografica, creando un ponte tra gli anni ’60-’70 e la contemporaneità.

    Il collettivo propone inoltre una narrativa militante, dedicando la propria musica alle lotte e ai grandi personaggi che, in epoche lontane, si sono battuti contro ingiustizie ancora oggi dolorosamente attuali. Partendo da queste storie di ribellione, i Venus Ship costruiscono un legame con il presente, mostrando come la musica possa sfidare modelli sociali errati, accendere riflessioni e ispirare il cambiamento. Non a caso, l’album “Underground Foxes” (Irma Records, 2025) è stato definito un manifesto musicale contro le disuguaglianze sociali, capace di fondere ricerca sonora e impegno civile.

    A maggio 2026 esce il brano “Zweite Heimat”.

    “Dionysus” è il nuovo singolo dei Venus Ship per Irma Records disponibile sulle piattaforme di streaming digitale e in rotazione radiofonica dal 3 luglio 2026.

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  • “Twin Peaks” è il nuovo singolo di Ruben Coco

    Dal 3 luglio 2026 sarà in rotazione radiofonica “Twin Peaks”, il nuovo singolo di Ruben Coco (Maionese Project) disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 18 giugno.

    “Twin Peaks” è un brano che mette al centro la distanza improvvisa tra due persone che, fino a poco prima, condividevano ogni cosa: abitudini, rituali domestici, serie TV e persino le manie più intime. In questo scenario, il riferimento a Twin Peaks diventa il simbolo perfetto di una complicità perduta, un luogo affettivo rimasto ormai senza spettatori. È nel ritornello che la solitudine emerge con tutta la sua forza lirica — “E ora con chi guarderò Twin Peaks? / Chi abbraccerò nel letto la mattina?” — mentre il protagonista si ritrova a riorganizzare i propri spazi e la propria vita senza l’altro, tra i ricordi di piccoli gesti quotidiani come l’ordinare il cibo che l’altro non riusciva a finire.

    Musicalmente e narrativamente, la canzone alterna immagini delicate e taglienti, oscillando costantemente tra il desiderio viscerale di chiedere “Come stai?” e l’impossibilità di farlo davvero (“Poi ti vedo e non so più parlare”). L’ultimo verso — “Come fai a sorridere sempre / anche quando da ridere non c’è niente?” — chiude il cerchio con una domanda sospesa che è, al tempo stesso, una resa e una pura ammissione di vulnerabilità di fronte alla capacità dell’altro di “fare finta di niente”.

    “Twin Peaks” si rivela così una traccia intima e diretta, costruita su micro-dettagli quotidiani che riescono a diventare universali. È il racconto autentico di ciò che resta quando una storia finisce: le vecchie abitudini, i silenzi, un ultimo doloroso “addio” e quelle domande che continuano a tornare.

    Commenta l’artista a proposito del brano: “Scrivere questa canzone è stato un modo per guardare in faccia la mia vulnerabilità. Non volevo raccontare la fine con rabbia, ma con la delicatezza di chi riconosce che certe ferite non urlano il loro dolore ma lo raccontano con estrema consapevolezza”.

    Biografia

    Ruben Coco è un cantautore abruzzese attivo da oltre dieci anni. Cresciuto tra la musica italiana ascoltata in famiglia e un forte legame con il pianoforte, sviluppa un linguaggio personale che unisce cantautorato contemporaneo ed estetica elettroacustica.

    Dopo i primi singoli pubblicati a partire dal 2018, dal 2022 collabora stabilmente con i produttori Etrusko (Luigi Tarquini) e Phonez (Federico Fontana), con cui definisce un sound più maturo e riconoscibile. Tra i brani più rappresentativi del suo percorso recente figurano “Perché non ci riesco”, “Anche se non conviene”, “Gloria no”, “Nel frattempo” e “Forse è meglio stare male”, brano che anticipa il suo prossimo progetto discografico.

    A giugno è prevista l’uscita dell’inedito “Twin Peaks”, ulteriore tassello del nuovo album in arrivo a dicembre, un lavoro che approfondisce temi di identità, fragilità e trasformazione emotiva.

    La sua musica parla di scelte, relazioni e quotidianità emotiva, con uno stile diretto e narrativo che si rivolge a un pubblico young adult, tra i 20 e i 40 anni. Il suo obiettivo è consolidare un percorso artistico autentico e continuativo, ampliando la propria presenza nella scena cantautorale italiana.

    “Twin Peaks” è il nuovo singolo di Ruben Coco disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 18 giugno 2026 e in rotazione radiofonica dal 3 luglio.

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  • “Sotto la pelle d’estate” è il nuovo singolo di Roberta Modìgliani

    Dal 3 luglio 2026 sarà in rotazione radiofonica “Sotto la pelle d’estate”, il nuovo singolo di Roberta Modìgliani per E8 Records/Enterprise 8 disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 29 giugno.

    Sotto la pelle d’estate” è un brano che cattura l’essenza più autentica e contraddittoria della stagione calda. Con il vestito di un tormentone estivo e un arrangiamento incalzante, avvolgente e fortemente sensuale, la traccia racconta il contrasto tra la leggerezza dei mesi estivi e la profondità delle emozioni che questi portano a galla.

    Il pezzo oscilla costantemente tra trasgressione e dolcezza, sensualità e malinconica nostalgia, raccontando le storie di “anime in fiamme” che si incrociano sotto il sole e si perdono nel buio della notte. A dare un colore unico e un sapore quasi cinematografico alla produzione interviene un assolo di chitarra flamenco, che spinge il ritmo verso una dimensione calda e aggregante.

    Le parole del testo si insinuano letteralmente sotto pelle, trasformando i piccoli dettagli della quotidianità estiva – promesse brevi, sguardi nel fumo, l’alchimia di un momento – in un’esperienza universale in cui chiunque può rispecchiarsi. È il racconto di ciò che l’estate ci lascia addosso: un brivido che non svanisce con il cambio di stagione.

    Commenta l’artista a proposito del nuovo singolo: “Con questa canzone racconto quello che può accadere a chiunque… un incontro esplosivo, un mix tra chimica e fiamme gemelle… una danza sensuale tra due anime in fiamme, sotto un cielo d’estate… Canto di un incontro che  rimane impresso sotto la pelle. Con la leggerezza che l’estate ci regala” 

    Biografia

    Toscana, maremmana doc, Roberta Modigliani inizia la sua carriera nel mondo dello spettacolo da giovanissima, vincendo i titoli di Miss Teenager e Miss Grosseto, fino a diventare finalista a Miss Italia. Accanto ai concorsi di bellezza, coltiva una solida formazione artistica studiando danza classica e moderna, canto, recitazione e dizione.

    Nei primi anni ’90 viene scoperta da Gianni Boncompagni. Il celebre talent scout, intuendone le potenzialità, le suggerisce di cambiare il cognome d’arte da Ghinazzi a Modigliani (restando in ambito pittorico, come fatto in passato con Raffaella Carrà). Da quel momento diventa una delle protagoniste assolute delle storiche trasmissioni di Boncompagni, conducendo, cantando e ballando in programmi cult come Bulli e pupe, Non è la Rai e Rock & roll. Dopo cinque anni intensi, decide di prendersi una pausa dalla TV per riprendere gli studi.

    Sul finire degli anni ’90 si affaccia nuovamente alla musica con lo pseudonimo di “Modì”, incidendo per BMG/Ariola il brano dance “La storia di chi”, che entra in alta rotazione radiofonica.

    All’inizio degli anni 2000 lavora come protagonista dei fotoromanzi “Lancio” e torna alla conduzione televisiva per alcuni speciali di Video Music, Countdown television e Odeon Tv. Il successo in Rai arriva con la conduzione per due stagioni di Eventi pop, programma cult serale di Rai 2 dal taglio giornalistico musicale che conquista importanti risultati in termini di share.

    In questo periodo si dedica anche al cinema e alla fiction, recitando in film come Cient’anne (con Mario Merola e Gigi D’Alessio), Zora la vampira (dei Manetti Bros, con Carlo Verdone) e il cinepanettone Merry Christmas (con Massimo Boldi e Christian De Sica). Sul fronte televisivo, partecipa a fiction di successo come In crociera, Un posto al sole e alla produzione internazionale Gladiator of Pompei (accanto a Erol Sander e Tony Musante).

    Senza mai abbandonare la passione per il canto, incide “L’amore è uguale per tutti”, un brano incentrato sui sentimenti universali oltre ogni distinzione di genere, diventato un vero e proprio inno per la comunità LGBTQ, accompagnato da un cortometraggio girato a Los Angeles da Ryan James Yezak. Guarda qui il cortometraggio

    Nel 2022 pubblica il singolo “Una principessa sopra un’altalena”, scritto in collaborazione con Matteo Faustini, Andrea Amati e Fabio Vaccaro: un canto di consapevolezza e rinascita al femminile supportato da un video diretto da Paolo Scarfò. Guarda qui il videoclip

    “Sotto la pelle d’estate” è il nuovo singolo di Roberta Modìgliani disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 29 giugno 2026 e in rotazione radiofonica dal 3 luglio.

    Instagram  – https://www.instagram.com/robertamodigliani/

  • “Quando arriva la notte” è il nuovo singolo di Pete Jersey

    Dal 3 luglio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Quando arriva la notte”, il nuovo singolo di Pete Jersey per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.

    “Quando arriva la notte” è un brano che nasce durante una passeggiata notturna tra i vicoli del centro di Roma, in prossimità del fiume. Si tratta di una canzone profondamente autobiografica – linea guida di tutte le tracce presenti nell’album “Storie D’annate” – che racconta quel preciso istante in cui i rumori del giorno si assopiscono.

    È in questo momento che i silenzi della notte conciliano i pensieri e le riflessioni personali, favorendo la chiarezza mentale ed emotiva: un momento intimo in cui ci si confronta finalmente con se stessi, con le proprie paure e i propri desideri, trovando senza più indugi il coraggio di inseguirli fino in fondo.

    Dal punto di vista musicale, il brano richiama da vicino le atmosfere dei Coldplay, pur mantenendo ben salda la forte impronta melodica italiana che caratterizza l’intero lavoro discografico.

    Così l’artista commenta il nuovo singolo: “Amo molto la mia città: Roma. Lei continua ad essere lo sfondo delle storie che viviamo, dei ricordi che conserviamo e delle emozioni che ci accompagnano nel tempo. Da questa atmosfera prende vita “Quando arriva la notte”, il nuovo capitolo di Storie D’annate. Una canzone che attraversa quelle ore in cui tutto sembra più sincero: i pensieri trovano spazio, le emozioni diventano più forti e ciò che durante il giorno resta nascosto cerca il coraggio di emergere. Un racconto fatto di amore, dipendenza, paure, desideri e difficoltà di mostrarsi davvero per ciò che si è. Perché quando arriva la notte, spesso restiamo soli davanti alle verità che non riusciamo più a ignorare. Perché a volte basta una notte per cambiare una storia. O per iniziarne una nuova”.

    Per il brano è stato realizzato un lyrics video a partire dagli scatti esclusivi firmati dal fotografo Simone Cecchetti.

    Guarda il video su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=01Nbhwm-X2Y 

    Biografia

    Piergiuseppe Gereschi, in arte Pete Jersey, nasce a Roma nel 2003. Inizia giovanissimo a studiare musica, dapprima come diversivo, poi come un obiettivo da raggiungere. Ama tutti gli strumenti ma, prima ancora del canto, si appassiona allo studio degli strumenti armonici come la chitarra e il pianoforte.

    Comincia ad abbozzare alcune idee attingendo dalla realtà che lo circonda e da circa sei anni – ovvero dal periodo post-pandemia – lavora a un progetto personale che possa rappresentare la sua estetica musicale. Da sempre grande fan di Michael Jackson, grazie ad album come “Thriller” scopre il mondo della West Coast americana, innamorandosi del sound degli anni ’80, che risulta essere la sua maggiore influenza musicale, sempre presente in ogni sua produzione.

    L’idea del titolo dell’album, “Storie d’annate”, nasce un giorno osservando due ragazzi seduti su una panchina che, invece di parlarsi, stavano chattando tra loro sui rispettivi smartphone. Questo totale scollamento dalla realtà è presente nei primi due singoli estratto: “Come due acrobati”, in cui si parla del timore di esporsi e della necessità di cercare a ogni costo una comfort zone nelle relazioni interpersonali, e “Via” (pubblicato ad aprile 2026), che affronta invece il tema della dipendenza affettiva.

    A queste tracce si aggiunge “Quando arriva la notte”, un brano eminentemente autobiografico nato durante una passeggiata notturna tra i vicoli del centro di Roma, in prossimità del fiume. La canzone racconta il momento intimo in cui i rumori del giorno si assopiscono, lasciando spazio ai silenzi che conciliano le riflessioni, portando chiarezza mentale ed emotiva per affrontare le proprie paure e i propri desideri. Musicalmente, questo pezzo richiama da vicino le atmosfere dei Coldplay, pur mantenendo ben salda la forte impronta melodica italiana che caratterizza l’intero progetto.

    In questo percorso discografico, Pete Jersey è affiancato dal musicista e produttore Marco Iacobini, con cui realizza tutte le sue produzioni. Inoltre, essendo un grande amante della fotografia, collabora strettamente con il fotografo Simone Cecchetti, che ha curato lo shooting dell’album e le copertine dei singoli; per il brano è stato inoltre realizzato un lyrics video a partire proprio dai suoi scatti esclusivi.

    Pete Jersey è un artista che parla alla sua generazione ma che, trattando tematiche universali, si rivolge a un pubblico ampio, anche anagraficamente più adulto e smaliziato. Punta a raccontare la fragilità dell’animo umano attraverso l’osservazione della realtà e spera di poter raggiungere una platea sempre più vasta, lavorando con costanza: senza fretta, ma senza sosta.

    Ad aprile 2026 esce “Via” e a maggio 2026 esce “Come due acrobati”.

    “Quando arriva la notte” è il nuovo singolo di Pete Jersey disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 3 luglio 2026 per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.

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  • “A cena” è il nuovo singolo dei tuttotace

    Da venerdì 3 luglio 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “A CENA”, il nuovo singolo dei tuttotace per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.

    “A cena” è un brano che celebra un gesto che spesso passa inosservato, ma che può nascondere un affetto altrimenti invisibile. Cucinare per qualcun altro è un modo per prendersene cura e comunicare qualcosa che, a parole, si avrebbe pudore di esprimere. In altri contesti, preparare un pasto per gli altri diventa invece un modo per celebrare l’amicizia e festeggiare l’uscita dal proprio baratro interiore.

    Il sound della canzone nasce dall’incontro tra il blues centroafricano di artisti come Bombino e Mdou Moctar e le chitarre-carillon tipiche del midwest emo. Una combinazione atipica di influenze apparentemente lontane: la chitarra elettrica sabbiosa, caratterizzata da arpeggi circolari e ipnotici, incontra la brillantezza del fingerpicking tipico della tradizione chitarristica di Chicago e Detroit. Il tutto è sostenuto da una batteria dinamica ma minimale e da un basso solido e melodico, che richiama quel sound granitico degli anni ’90 di cui, in Italia, i Verdena sono stati i più grandi rappresentanti. Il risultato è un viaggio sonoro e culturale che non si limita ad accostare generi diversi, ma li fonde in modo naturale e originale.

    Spiega il gruppo a proposito del brano: «“A cena” è uno dei primi brani che abbiamo scritto insieme e forse è quello che ha risentito maggiormente della nostra evoluzione nel corso della lunga scrittura dell’album. La prima versione risaliva al 2021 ed era completamente diversa da com’è ora. Per dare un’idea: i nostri amici la chiamavano “il pezzo reggaeton”. Pubblicheremo anche quella, un giorno, forse al 50° anniversario dall’uscita, chissà. Rimane comunque il brano più festoso del nostro primo album. D’altronde, chi l’ha detto che un gruppo post-pop non possa fare un “tormentone estivo”, per quanto si possa dire così di un pezzo emo…».

    Il videoclip ufficiale di “A cena”, scritto e diretto da Riccardo Baiocco, con la direzione della fotografia di Sandra Bidoli e le animazioni realizzate da Studio Animari, racconta il valore degli incontri in un tempo che sembra spingerci sempre più verso la distanza. Protagonista del video è un gruppo di amici ad una cena, uniti da una crostata e da 150 polaroid animate in stop-motion. Ogni immagine custodisce un piccolo ma prezioso frammento di felicità, trasformando il videoclip in un omaggio alla condivisione, all’amicizia e ai momenti che danno significato alle nostre vite.

    Guarda il videoclip ufficiale di “A cena” su YouTube

    https://www.youtube.com/watch?v=yomDiAKy_fw

     

     

    Biografia

    tuttotace è l’incontro di Massimo Rusi (cantante e chitarrista), Riccardo Quell de Riso Paparo (batterista e percussionista), Federico Bentivoglio (bassista e corista) e Andrea El Khaloufi (chitarrista e corista). Il progetto affonda le radici nel 2019, con l’incontro tra Riccardo e Massimo, allora studenti di filosofia.

    L’ingresso di Federico e Andrea, anche loro conosciuti in facoltà, trasforma definitivamente il garage in cui Massimo e Riccardo “giocavano” alla musica nella sala prove di un gruppo che improvvisa e compone. Brano dopo brano, tuttotace prende forma senza che i quattro se ne accorgano, ma la consapevolezza di fare ormai parte di qualcosa di più grande di ciascuno di loro arriva nel corso del 2022. Il primo album è scritto in due anni improvvisati e inconsapevoli e ricalca il tempo dell’amicizia che si forma. Presto è concluso anche il secondo, scritto in pochi mesi, come in fretta cresce l’erba quando il terreno è pronto. Lottando con il tempo del lavoro, il primo album, “un’altra grande città”, è registrato solo nell’estate 2025, dopo cinque anni di prove ininterrotte.

    Il progetto unisce le influenze a prima vista incompatibili di ciascuno dei quattro membri, tutti polistrumentisti. Massimo suona la chitarra come se avesse un cappello di paglia e una spiga tra i denti, ama il country à la Bill Monroe, ma anche l’emo dei Pinegrove, gli intrecci dei Genesis e il cantautorato di De André e De Gregori. Ha studiato chitarra fingerpicking per anni, finché non si è accorto che c’è troppo da imparare, così ha smesso di studiare, e ha iniziato a scrivere. Riccardo è tecnico ma emotivo e, ispirata dalle bacchette di Carter Beauford e Vinnie Colaiuta, la sua batteria è un elemento centrale degli arrangiamenti: non a caso, i fan più vicini hanno rinominato la band “Ricky e i tuttotace”. L’apporto di Federico nella band gli è valso il titolo di “signore dell’armonia”. Tra le sue ispirazioni essenziali vanno citati almeno: Beatles, Artic Monkeys e Verdena. Il più lontano dal suono dei tuttotace è Andrea che, abbandonato il pianoforte classico nel conservatorio a causa della scoperta degli AC/DC, cresce a Metallica e Tool. Tuttavia, la sua sensibilità (musicale) lo porta a ispirare le sue chitarre allo shoegaze degli Alcest e al post-rock dei Mogwai. Senza il suo contributo compositivo i pezzi della band sarebbero delle lunghe suite di rock progressivo senza ritornelli e ciascun brano durerebbe dai 15 ai 20 minuti.

    La loro musica non nasce da un’unica fonte, e nemmeno con un motivo preciso. Hanno iniziato a suonare per esprimersi, più che per comunicare qualcosa di specifico. Tuttavia, almeno i testi in qualche modo parlano e sono tutti accomunati dall’esigenza di verbalizzare ciò che nel quotidiano non si riesce a dire, e che però si vuole tenere a mente. Così, la musica dei tuttotace finisce per essere un insieme di promemoria: ciascun testo parla di una sensazione, gli arrangiamenti però la trasformano in qualcosa di nuovo, e il risultato è che ciascun brano dice qualcosa che non è riducibile a ciò che i testi narrano, rimanda a delle sensazioni che non potrebbero essere ricordate se non ascoltando quella canzone. A chiunque si riconosca in questa esigenza è rivolta la musica dei tuttotace.

    Testo e musica si equivalgono e si confondono, perché la musica parla e dà nuovo senso alle parole. Così, tuttotace è più della somma dei suoi quattro membri, è come una quinta persona che dice più di quello che ognuno sarebbe capace di dire. Non parla perché ha qualcosa da comunicare, ma perché non può fare a meno di esprimersi con decisione, anche se non sa cosa vuole dire. E così lancia un urlo, come in preda alla gioia o alla sorpresa.

    Al momento, i tuttotace contano più di venti inediti. Il loro obiettivo è raggiungere con la musica quante più orecchie possibile, accrescere il pubblico e vederlo coinvolto nei brani, fino a cantarli con trasporto durante i concerti.

    “A cena” è il nuovo singolo dei tuttotace disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 3 luglio.

     

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  • Arianna Rozzo e Braska trasformano il “sentimi” in una canzone generazionale

    «Figlie della notte, siamo stelle con i traumi». Bastano otto parole ad Arianna Rozzo e Braska per far capire che “SIENT’ A MME” non è soltanto una canzone estiva ben congegnata: ritmo, ritornello e immaginario mediterraneo ci sono tutti, ma la protagonista resta una generazione femminile cresciuta tra periferie, giudizi, dialetti, aspettative e bisogno di farsi ascoltare senza attenuare la propria identità.

    Un richiamo da strada, da mare, da finestra aperta, da notte calda tra palazzi e motorini, diventa subito qualcosa di più profondo, un solo appello: ascoltami. Sì, perché “Sient’ a mme” non è un titolo pensato per restare in testa, anche se in testa ci entra subito, ma la sintesi del bisogno di essere sentite davvero, dopo anni passati tra consigli non richiesti, giudizi, bisbigli, sguardi alle finestre, frasi dette a metà e aspettative cucite addosso troppo presto.

    Il brano nasce dall’incontro tra due identità artistiche differenti e complementari: Arianna Rozzo, cantautrice classe 2002 nata a Caserta, cresciuta in provincia di Napoli e poi trasferitasi a Bergamo, già semifinalista a Sanremo Giovani 2024 con “J’Adore”, selezionata da VEVO Italia per Newcomers 2025 e finalista a 1MNEXT; e Braska, nome d’arte di Giulia Cerasoli, cantautrice spezzina classe 1998, con una scrittura che fonde soul, rap e R&B, un percorso internazionale tra Rotterdam, Berlino e Amsterdam e oltre trenta brani all’attivo.

    Due geografie, due timbri, due modi diversi di vivere, abitare e interpretare la scrittura. Da una parte la linea melodica di Arianna, calda, mobile, legata a una matrice partenopea che colora il brano senza rinchiuderlo in un’appartenenza geografica; dall’altra il taglio più urban di Braska, radicato in una vocalità che attinge alla strada, al confronto diretto con ciò che osserva, attraversa, misura. “SIENT’ A MME” nasce proprio da questa fusione di stili, voci e personalità; non dalla somiglianza dunque, ma dalla possibilità di far convivere due provenienze sonore che si riconoscono nello stesso bisogno espressivo.

    Il progetto prende forma a Milano, nel maggio 2025, dopo un incontro tra Arianna e Braska. La connessione è immediata, personale prima ancora che musicale. Da lì, l’idea di scrivere un brano che non fosse soltanto una collaborazione, ma un vero e proprio spazio condiviso: una canzone capace di parlare a chi cresce tra periferie, giudizi, desiderio di riscatto e necessità di trovare un proprio modo per stare nel mondo senza abbassare il volume della propria identità.

    Nel brano, il canto diventa l’unica risposta possibile al rumore esterno, alla sensazione di essere continuamente osservate prima ancora di essere comprese.

    Prodotto da LoZar, mixato e masterizzato da Willy x 3Beats Studio e distribuito da Believe Italia, “SIENT’ A MME” porta dentro il calore del Mediterraneo, il mare, le notti all’aperto, il corpo che si muove, le sonorità latin e urban, ma anche una scrittura segnata da immagini più dure e concrete.

    Un brano al femminile, nel senso più concreto del termine: due artiste che non vengono affiancate per logica di featuring, ma si sostengono e si rispondono, creando un dialogo in cui la voce dell’una amplifica quella dell’altra. L’empowerment non viene dichiarato come un tema astratto, ma passa dalla scelta di esserci, dalla capacità di rendere solitudine e incomprensione energia condivisa, dalla reciprocità di chi ascolta e sa ascoltare.

    «Per noi “SIENT’ A MME” rappresenta la volontà di dare voce a una generazione che spesso si sente messa in discussione, osservata o non compresa, ma che continua a cercare il proprio modo di esprimersi – raccontano le artiste -. È un invito a farsi ascoltare davvero, a prendere spazio e a non avere paura di mostrare chi si è. Due voci femminili che si sostengono a vicenda e trasformano esperienze personali in forza condivisa.»

    Nel pezzo convivono Napoli e Liguria, la costiera amalfitana e la giungla metropolitana, il dialetto e l’italiano, la dimensione melodica e quella rap, la strada e il mare. Una stratificazione che rende “SIENT’ A MME” una canzone estiva, sì, ma con una sostanza tutt’altro che leggera: raccontare come una nuova generazione femminile stia riscrivendo il proprio modo di occupare lo spazio musicale, linguistico e visivo.

    Il videoclip ufficiale, girato tra Rapallo e San Michele Pagana, sotto la direzione di Eslam “Pronoia” Khalifa, segue Arianna e Braska tra il mare della Liguria e i vicoli della città, alternando scorci urbani, luce naturale, coreografie e immagini dal sapore mediterraneo. Accanto alle due artiste, il corpo di ballo 9out, diretto da Carlotta Lanata, porta nel racconto una componente fisica di gruppo, coerente con l’energia del brano. Anche lo styling contribuisce alla definizione dell’identità estetica del progetto, con outfit e styling di Braska curati da Magda Project.

    Con “SIENT’ A MME”, Arianna Rozzo e Braska non pubblicano soltanto una collaborazione tra due artiste in ascesa. Presentano un brano che ha tutti gli elementi per imporsi come una delle uscite più interessanti della stagione: un ritornello immediato, un’identità mediterranea dall’attitudine internazionale, una scrittura generazionale, una produzione radiofonica e contemporanea, una componente femminile forte e un immaginario visivo già pronto per vivere tra videoclip, social, live e media.

    In un’estate spesso raccontata come tempo della leggerezza obbligatoria, Arianna Rozzo e Braska scelgono una strada diversa, quella di essere viste e ascoltate senza semplificarsi. “SIENT’ A MME” ha il ritmo della stagione, ma la sua incisività sta in due voci femminili che trasformano il bisogno di ascolto in una forma di identità condivisa.

  • Niky Marcelli cambia rotta: esce “Le ragazze sono in giro”, travolgente teen dramedy tra Caravaggio, motori e satira sociale

    Il raffinato autore dandy abbandona il noir per raccontare l’adolescenza dorata e tragicomica di cinque sedicenni alle porte di Roma nei primi anni Duemila.

    ROMA – Abiti sartoriali, atmosfere noir e intricate trame gialle: il pubblico è abituato a conoscere Niky Marcelli così. Eppure, l’eclettico scrittore dandy ha deciso di spiazzare i suoi lettori. Con il suo nuovo romanzo, “Le ragazze sono in giro” per i tipi di Officine Pindariche, Marcelli abbandona le nebbie veneziane e la riviera cesenaticense per catapultare il lettore in un piccolo borgo medievale lungo la via Cassia, direzione Viterbo.

    Il risultato? Un ironico e travolgente teen dramedy dove la farsa e il dramma si rincorrono senza sosta. Il titolo strizza l’occhio a un celebre brano di Luciano Ligabue, colonna sonora ideale per le vite di cinque sedicenni nei primi anni Duemila. Al centro della storia c’è Alessandra Bevilacqua, detta “Salamandra” per la sua innata capacità di passare le giornate a rosolarsi al sole a bordo piscina. Intorno a lei ruota una cerchia di amiche inseparabili e decisamente fuori dagli schemi: Chiara e Giorgia, “le gemelle” virtuose della tromba e delle moto; Viviana, alias “Mortiana”, l’immancabile amica dark e figlia del guardiano del cimitero; e Monica, la più dolce del gruppo, costantemente in lotta con la bilancia e con le dinamiche familiari.

    A completare questo quadro di un’adolescenza dorata e un po’ folle ci sono un padre scrittore in piena crisi creativa (e appassionato di auto d’epoca), due zie improbabili e una nonna ex attrice decisamente sopra le righe. A rompere la quiete di questa estate perfetta sarà un evento del tutto inaspettato: il ritrovamento fortuito di un affresco di Caravaggio all’interno del Duomo locale. Il borgo verrà improvvisamente invaso dal circo mediatico e dall’arrivo di un’affascinante quanto cinica restauratrice, che si rivelerà essere il primo grande amore del padre di Alessandra. Da quel momento, la vita delle cinque protagoniste si trasforma in un esilarante vaudeville di equivoci e colpi di scena, fino a quando la realtà non deciderà di presentare un conto decisamente salato.

    Con “Le ragazze sono in giro”, Niky Marcelli dimostra ancora una volta la sua straordinaria capacità di saltare da un genere all’altro con assoluta naturalezza creativa. Ma non si tratta solo di una storia di formazione: l’autore – che è stato tra i padri fondatori dello storico settimanale satirico La Peste negli anni Novanta – non rinuncia alla sua penna più affilata. Tra le pagine del romanzo emerge infatti una feroce e brillantissima satira sui nostri tempi, capace di far ridere, commuovere e, soprattutto, riflettere.

    Dal  29 giugno in  prevendita su Amazon e dal 6 luglio in libreria e su tutte le principali piattaforme on line.

    Contatti per la stampa e richieste di interviste: L.b.d. Communication srls

    occhiodellarte@gmail.com – 347 1488234

    Per ulteriori info su Niky Marcelli, consultare l’ Official website www.nikymarcelli.com


    NIKY MARCELLI – NOTE BIOGRAFICHE

    Niky Marcelli, giornalista e scrittore, è nato a Milano ma si è trasferito quasi subito a New York e successivamente a Roma, dove ha risieduto fino al 2004, prima di coronare la sua vecchia aspirazione di andare a vivere in campagna. 
    Cronista investigativo e critico di spettacolo, è stato uno dei «padri fondatori», nonché caporedattore, del settimanale satirico e di controinformazione La Peste, per il quale ha firmato numerose inchieste. 
    Ha collaborato successivamente con i quotidiani L’Umanità, Il Giornale d’Italia, L’Avanti, Libero; con i periodici Audrey, Avvenimenti e con molte trasmissioni di successo della Rai, tra cui Via Teulada 66, Piacere Rai Uno, In Famiglia, Domenica In. 
    Come autore ha firmato nel 1993 il primo varietà prodotto e trasmesso dall’allora Tele Monte Carlo: Specchio delle mie brame – in collaborazione con l’agenzia Elite di John Casablancas – e, in teatro, la commedia Capolinea, rappresentata con successo nelle stagioni 1997/98 e 1998/99. 
    Nel 2003, per i tipi di Maretti, è uscita la sua raccolta di racconti Sotto la pergola del bar che non c’è più. Ora disponibile anche in e-book.
    Dal 2004 al 2007 ha diretto l’agenzia web Lo Sport
    Dal 2003 al 2010 ha collaborato con il settimanale di satira politica Veleno.

    Nel 2013, per i tipi di TEKE, è uscito il suo giallo L’Ultimo Swing, rieditato a settembre del 2018 per i tipi di StreetLib.

    Nel mese di luglio 2015, sempre per i tipi di TEKE, pubblica il romanzo La Contessa Rossa.

    A maggio 2016, pubblica in e-book, la raccolta di racconti Il senso di Giulio per Camilla , il manuale di cucina Tegame di scrittore non ancora bollito e la raccolta di poesie Versi Liberi .

    A dicembre 2017, l’e-book Tegame di scrittore non ancora bollito diventa un libro per i tipi di StreetLib e una rubrica settimanale sul quotidiano on line Dailygreen.it.

    A marzo 2018, sempre per i tipi di StreetLib, esce la terza edizione de La Contessa Rossa e nel giugno dello stesso anno il romanzo I Misteri di Hatria.

    Dopo anni di schiavitù è finalmente andato in pensione dalla Rai e ha deciso di vivere facendo esclusivamente lo scrittore. Attualmente vive tra Roma, Cesenatico e Venezia.

    Niky Marcelli dietro sua unica e completa responsabilità, ha fornito il  materiale fotografico in allegato alla presente mail, dichiarando che L’Autrice degli scatti e’ Simona Poni,  ma che le immagini sono  in ogni caso di uso gratuito.

  • mAledetto e il nuovo singolo sul bisogno di piacere alla persona sbagliata

    «Ho visto l’apice del mondo
    per conoscere il senso di una vita
    spesa solo ricercando un consenso
    ».

    Consenso. Una parola che oggi sembra appartenere soprattutto alla nostra dimensione pubblica, quella dei social, delle metriche dell’approvazione, della necessità continua di piacere, essere guardati, confermati, riconosciuti. Una parola che misura reputazioni, orienta comportamenti, decide spesso il valore percepito di ciò che siamo prima ancora di ciò che facciamo.

    Ma il consenso non vive soltanto nello spazio visibile delle piattaforme. Esiste una sua forma più intima e privata, molto più difficile da disinnescare: quella che cerchiamo nei legami che ci consumano, nelle persone sbagliate a cui continuiamo a credere, negli sguardi che diventano misura del nostro valore, nelle dinamiche da cui non riusciamo a uscire perché perderle significherebbe affrontare il vuoto che lasciano.

    Quelle dinamiche che alimentano il bisogno di essere scelti, anche quando esserlo non significa più essere amati, ma restare agganciati a qualcuno che continua a decidere il nostro equilibrio; quando una minima conferma basta a rimandare la resa dei conti; quando si resta dove si sta male perché, per qualche istante, sentirsi ancora importanti per qualcuno sembra meno doloroso che tornare a fare i conti con sé stessi. Quelle dinamiche che ci conducono, inevitabilmente, ad una domanda: perché continuiamo a cercare approvazione proprio da chi ci fa male?

    In “Il peggio di me”, nuovo singolo di mAledetto, progetto artistico del cantautore romano Alessandro Marchese, edito da Troppo Records, quella domanda, anziché essere spiegata, viene raccontata dall’interno, dall’esatto momento in cui si riconosce di aver dato troppo potere a una conferma sbagliata.

    «Ho visto l’apice del mondo per conoscere il senso di una vita spesa solo ricercando un consenso» è il bilancio di chi ha cercato valore dove non poteva trovarlo, affidando il proprio bilanciamento e la propria stabilità a una persona capace di farlo restare anche quando restare significava continuare a farsi male.

    Da qui il brano non procede dalla parte di chi non aveva capito, ma da quella, più difficile da ammettere a sé stessi, di chi aveva intuito abbastanza e ha continuato lo stesso. Perché certe parole, quando arrivano dalla persona da cui dipendiamo, non devono nemmeno essere vere: basta che arrivino nel momento in cui siamo disposti a crederci.

    E perché «Ci fidiamo troppo spesso di persone a cui crediamo perché non vogliamo stare male», in una fiducia che non è una scelta pulita, né un atto nobile, ma una difesa, una corazza. Crediamo per non crollare, restiamo per non perdere l’ultima conferma disponibile, rimandiamo la verità perché affrontarla significherebbe riconoscere di essere rimasti troppo a lungo nel posto sbagliato.

    “Il peggio di me” che dà il titolo al pezzo trova senso proprio nell’impossibilità di parlare senza perdere il controllo. «Se parlo tiro fuori il meglio del peggio di me» non è un verso scritto per suonare efficace, ma quello in cui il brano mostra cosa accade quando il silenzio è durato troppo e parlare non serve più a sistemare le cose. Dire le cose, qui, non significa infatti chiarire, liberarsi, rimettere ordine. Significa, piuttosto, lasciar fluire, far sfogare tutto insieme: rabbia, orgoglio, stanchezza, bisogno, frasi ed emozioni rimaste troppo a lungo senza voce e senza posto.

    Per questo il ritornello sceglie quel «rimaniamo soli a bere qualcosa». Un bicchiere, una pausa, un discorso che potrebbe finalmente arrivare al dunque e invece resta poco prima della verità. Non sempre si evita un confronto fuggendo. A volte si resta seduti, si parla d’altro, si prende tempo, si lascia la parte più importante fuori dalla conversazione. In un «nascondiamo la vita» che non è un’omissione qualunque, né un dettaglio taciuto per paura, ma l’esistenza stessa che resta fuori campo. E con lei, tutto quello che si prova, quello che si sa già, quello che si continua a non dire perché dirlo obbligherebbe a scegliere. Un silenzio che non protegge più nessuno, ma permette soltanto di rimandare una decisione.

    A rendere ancora più stretto quel silenzio c’è la paura del giudizio, che nel brano attraversa ogni esitazione. Parlare significherebbe esporsi allo sguardo dell’altro proprio nella parte meno difendibile: quella che ha creduto troppo, aspettato troppo, sbagliato strada pur sapendo di farlo. Non è soltanto il timore di perdere qualcuno; è la paura di vedersi restituita un’immagine di sé più fragile e meno composta, un’immagine più difficile da sostenere. Per questo la verità resta sulla soglia della frase: perché dirla vorrebbe dire accettare anche il modo in cui verrà guardata.

    La seconda parte del testo sposta lo sguardo su un’altra forma di resa, quella verso i propri desideri. «Saremmo in grado di campare dietro alle emozioni, ma grazie a Dio che un giorno ci ha lasciato le illusioni»: le illusioni, nel brano, non vengono trattate come un errore ingenuo da correggere, ma come un riparo provvisorio, a volte necessario, quando guardare la realtà senza filtri sarebbe troppo.

    Subito dopo, con «Viviamo di paranoie accoltellando i sogni, facciamo tutto per riuscire a chiamarli bisogni», l’artista allarga il discorso oltre il legame sentimentale e tocca qualcosa che ha a che fare con il modo in cui molte persone imparano a ridurre ciò che desiderano prima ancora che qualcuno lo neghi. Un sogno diventa ingombro, una paura prende la forma della prudenza, una rinuncia viene presentata come scelta adulta pur di non chiamarla sconfitta.

    Anche per questo “Il peggio di me” non si configura come uno sfogo rabbioso, ma come il tentativo di ricostruire tutto ciò che si accumula quando non si riesce a dire la verità in tempo. La produzione di Lorenzo Mazzia, che firma anche mix e master presso music.it, segue questa direzione, lasciando che la voce di mAledetto resti protagonista.

    Resta un bicchiere sul tavolo, una frase taciuta, una verità che non trova ancora il coraggio di uscire. “Il peggio di me” non è rottura né accusa, e nemmeno liberazione, ma quell’istante in cui si è già capito tutto e si resta comunque. Perché a volte non è l’amore a tenerci fermi, ma il bisogno di essere ancora scelti dalla persona che ci sta facendo male.