Blog

  • Il primo disco-medicina pensato per curare il mal d’amore: Andre KoL pubblica “Post-Rottura 1000 modi per guarire”

    Post-Rottura 1000 modi per guarire” (Daylite Records), il debut album di Andre KoL, nasce come il primo disco-medicina pensato per il mal d’amore: undici brani, un percorso scandito come una terapia sentimentale, un concept che racconta il tempo che si apre quando una relazione si chiude.

    L’artista piemontese prende i postumi di un cuore infranto e li trasforma in un disco che ne segue gli effetti nel tempo, affidando a ogni traccia uno spazio ben definito che contribuisce a ricomporre, passaggio dopo passaggio, le ricadute, i ritorni e la lenta ripresa.

    La fine di un rapporto, in questo album, non è un episodio da liquidare in poche righe, ma una condizione che altera il sonno, la percezione del tempo, il rapporto con le abitudini, con lo spazio domestico e perfino con l’idea futura di sé.

    La capacità di rimettere insieme la propria vita dopo essere stati lasciati prende forma in una tracklist che segue il decorso di una separazione come se fosse una terapia non clinica, pop, accessibile. Dalla disillusione radicale di “Non ci crederò mai più” al sorriso finto e quasi difensivo di “Come va? Tutto bene!”, dalla dipendenza affettiva di “Un’altra dose di te” fino alla presa di coscienza conclusiva de “La mia parte migliore”, il disco accompagna chi ascolta in un itinerario che non prescrive guarigioni immeditate, ma offre una mappa, una bussola per potersi orientare dentro sé stessi prima ancora che in un mondo che, una volta venuto meno il noi, chiede di essere guardato con occhi nuovi.

    Andre KoL, anziché provare a rassicurare, a dire “passerà”, mostra come fa male mentre passa. La sua scrittura, infatti, insiste su dettagli, immagini, reazioni sproporzionate, pensieri che si ripresentano nei luoghi più ordinari. Il postino che suona quando si spera che a farlo sia l’ex, i pugni al muro, i binari, le finestre aperte per far uscire un odore rimasto in casa, il feed dell’altra persona che continua a vivere anche quando il proprio tempo sembra essersi fermato.

    Musicalmente e concettualmente, “Post-Rottura 1000 modi per guarire” si muove dentro una linea pop contemporanea che non rinuncia alla forma-canzone, al ritornello, alla melodia, alla possibilità che un disco del genere funzioni tanto come ascolto che come specchio per guardarsi finalmente dentro, rimettere insieme i pezzi e ricostruirsi. È anche per questo che il progetto ha una portata trasversale: parla a chi sta vivendo una separazione, a chi ne è appena uscito, a chi non l’ha ancora davvero elaborata, ma si estende anche ad un pubblico più ampio perché intercetta un argomento che riguarda età, contesti e linguaggi differenti, senza restringersi al solo racconto generazionale.

    “Post-Rottura 1000 modi per guarire” è un concept album che parla di separazione senza renderla un pretesto, ma provando ad ordinarne il caos e a farne un luogo in cui riconoscersi, fino a ritrovare sé stessi al di là della fine.

    A seguire, tracklist e track by track del disco.

    “Post-Rottura 1000 modi per guarire” – Tracklist:

    1. Non ci crederò mai più
    2. Come va? Tutto bene!
    3. … Ma per sempre ti amerò
    4. Senza di noi
    5. Un’altra dose di te
    6. Lasciatemi qui
    7. Ricominciare
    8. Ovunque
    9. Morti insieme
    10. La mia parte migliore
    11. Goditi lei

    “Post-Rottura 1000 modi per guarire” – Track by Track:

    “Non ci crederò mai più” è l’inizio del percorso e coincide con la caduta della fiducia. Non è soltanto la fine di una storia, duqnue, ma il crollo dell’idea stessa di eccezione, di quell’illusione che porta a credere che almeno una volta l’amore possa sottrarsi al fallimento. Il brano apre il disco come un trauma iniziale, quasi una sentenza pronunciata a caldo.

    In “Come va? Tutto bene!” il dolore smette di avere una forma composta e si traveste da normalità. Il titolo è già una maschera, mentre il testo mette in fila insonnia, rabbia, irritazione, smarrimento, autocontrollo mancato. È il brano della risposta automatica, della frase che si dice agli altri quando dentro, in realtà, sta cedendo tutto.

    “… Ma per sempre ti amerò” è il pezzo con cui Andre KoL entra nella zona più ambigua del distacco, quella in cui lasciare andare qualcuno non equivale affatto con smettere di amarlo. Il brano lavora sul paradosso di un sentimento che sopravvive anche alla fine e che, proprio per questo, fa ancora più male.

    La separazione si misura negli spazi e nei gesti rimasti senza controparte. La casa, il letto, le finestre, le scale, gli oggetti: tutto continua a esistere, ma ha perso il suo doppio. “Senza di noi” fotografa la concretezza dell’assenza e la rende quasi tattile, come se il distacco avesse lasciato una traccia fisica nell’aria.

    In “Un’altra dose di te” il lessico diventa apertamente dipendente. L’ex relazione viene trattata come una sostanza da cui non ci si riesce a staccare, e il desiderio di un’ultima volta somiglia a una ricaduta annunciata. È uno dei passaggi più espliciti del concept: il mal d’amore come astinenza, come bisogno che si riconosce tossico eppure continua a chiamare.

    “Lasciatemi qui”: dopo il picco della dipendenza arriva la stasi. Non c’è ancora l’esigenza di ripartire, non c’è ancora piena elaborazione, c’è piuttosto il desiderio di restare fermi dentro un ricordo, come se il tempo esterno potesse andare avanti senza trascinare con sé anche chi soffre.

    “Ricominciare” è la prima vera svolta del disco. Non perché la guarigione sia compiuta, ma perché si affaccia finalmente l’idea che una vita, pur malvolentieri, debba rimettersi in moto. Andre KoL racconta quel momento imperfetto in cui si tenta di ripartire senza essere pronti, sapendo che il corpo va avanti più lentamente di quanto gli altri si aspettino.

    In “Ovunque” il ricordo invade ogni cosa: il traffico, le fermate, i vestiti, la spesa, le vittorie, i giorni storti. L’ex diventa una presenza diffusa, quasi una trama invisibile infilata dentro la realtà. Ma nel finale il brano apre una piccola torsione: ciò che oggi viene cercato ovunque, domani potrà essere ritrovato altrove, in nuove case, in nuovi racconti.

    “Morti insieme”: la relazione viene riletta come una guerra finita senza vincitori, ma non senza conseguenze. Il titolo è netto, esplicativo, e racconta la morte simbolica di un “noi” che continua tuttavia a sopravvivere nei ricordi. È una canzone che unisce riconoscenza e impossibilità di cancellazione.

    Ne “La mia parte migliore” Andre KoL smette di interrogare l’assenza e comincia a interrogare sé stesso, i propri errori, ciò che rimane, ciò che si può ancora imparare. La guarigione, qui, non coincide con la rimozione ma con una nuova disposizione del ricordo, meno tossica, più abitabile.

    Il disco si chiude con “Goditi lei”, un finale cambia leggermente fuoco, passando dalla perdita all’impermanenza. Il brano non parla soltanto a chi è stato lasciato, ma a chi ama senza capire che il tempo concesso non è infinito. Dopo dieci brani attraversati dal dolore, dalla ferita dell’abbandono e della separazione, Andre KoL chiude con una frase semplice e severa: ogni cosa passa, e proprio per questo va guardata meglio mentre c’è.

  • “America Fist” è il nuovo singolo di UBO

    Dal 17 aprile 2026 sarà in rotazione radiofonica “America Fist”, il nuovo singolo di UBO estratto dall’album “WHAT IF? (il raschio del fondo celeste)” disponibile sulle piattaforme di streaming dal 6 febbraio.

     

     

     

    “America Fist”, è una fusione tra funky, rock, groovy jazz e rhythm and blues d’orchestrazione.

    Intrecci caleidoscopici tra chitarra, basso e tastiere delineano un viaggio sonoro irrequieto e sghembo, a tratti psichedelico: una cavalcata nevrotica e suadente, addomesticata da echi di un gospel metropolitano.

    Il testo descrive la nuova America dei MAGA, di Trump, il neoconservatorismo arrembante, Musk e il suo sconfinato potere tecnologico. Ciò non di meno, l’America rimane pur sempre la patria della grande musica multirazziale, delle tendenze e dello stylish — quell’essere fighi che solo una società complessa come quella americana può trasmetterci.

    Commenta l’artista a proposito del nuovo brano: “Sotto il grande occhio muskiano ci siamo noi: pecorelle addomesticate dal canto sirenico del benessere e del consumismo, che navigano nella nebbia come in un grande circo umano delle nostre individualità.”

    WHAT IF? (il raschio del fondo celeste)” è un concept album; è la consapevolezza che una nuova era è cominciata, le guerre sono più vicine e la storia si è accorciata. Un senso di impotenza e nichilismo caratterizza tutta l’opera: i testi sono un grido sussurrato di colpa e rabbia verso il proprio disimpegno politico.

    Non rimane che rifugiarsi nell’amore, al quale non si crede quasi più, o fuggire in qualche parte incontaminata del globo per cambiare vita, allontanandosi dall’abbondanza del consumismo, dalla velocità e dal cosiddetto progresso.

    Questo album nasce dalle improvvisazioni chitarristiche di Corrado Terenziani, che le forgia in canzoni strutturate. Sandro Animini ed Elisa Minari sono i musicisti che contribuiscono all’arrangiamento e alla produzione di “What if?”, e insieme il trio prende il nome di UBO.

    Le chitarre si muovono scattose e sornione, con suoni acidi e puliti, alternando parti melodiche ad accompagnamenti minimalisti, dissonanze e giri armonici improbabili ma efficaci. Il basso è un pulsare di armonizzazioni e melodie, suonato con gusto e sapienza. Le tastiere coprono una gamma di suoni infiniti a comporre una scenografia che rappresenta vividamente i testi, come in una colonna sonora paranoica e psichedelica.

    “What if?” è suonato con classe e talento, sapienza e ambizione, scarsità di mezzi e abbondanza degli stessi. Un suono lo-fi, garage, tendente al naïf, che non impedisce a questo disco di essere un’assoluta novità e rarità nel panorama della musica italiana degli ultimi trent’anni.

    TRACK-LIST:

    Rapida (Beh tanto)

    Rien Club

    Microbo

    America Fist

    Via con me

    Fine

    Ascolta l’album su Spotify: https://open.spotify.com/album/61cLBciBriG9ZVE7cDdegZ?si=3jnYoO7yQ4-Arsz1_ax2dg

     

     

    Biografia

    Corrado, in arte UBO, comincia a suonare la chitarra a 14 anni, forma il suo primo gruppo con brani suoi dai 14 ai 16 anni, partecipando con i Travel Boys a 3 concorsi per gruppi in erba, vincendone 1, a Traversetolo (PR), nel lontano 1983.

    Lascia la musica per 3 anni, tornando a suonare con i Cea park dei f.lli Fontanili nel 1987, come chitarra solista, ma lascia il gruppo dopo il primo anno. È un nuovo allontanamento dalla musica, causa problemi dovuti al suo bipolarismo. Torna a formare un gruppo,” dr divago”, dal 1991 al 1993, con Stefano Lugli alla voce, Marco Pecchini al basso e Marco Salvemini alla batteria, elementi provenienti dal fervido e talentuoso ambiente musicale della bassa reggiana, Gualtieri nel caso dei sopracitati. Nonostante un materiale pronto per la registrazione di un album, e un concerto molto riuscito alla nota festa dell’unità Gorganza, non se ne fa nulla, divergenze sui testi annullano il progetto. Lascia il gruppo nel 1994 per raggiungere i Korova milk bar di Daniele Gallinari, batt. e Ezio Moscatelli, basso, con Giovanni Guerri alla voce, dando vita a una serie di concerti, ottimamente riusciti, a Reggio Emilia. Nuova interruzione dell’attività musicale, dal 1995 al 1998, quando registra un EP di 3 brani suoi, con l’amico e cantante Stefano Lugli ed altri amici, noti musicisti reggiani, quali Alessandro Lugli, Lucio Boiardi e la stessa Elisa Minari. Dal 1999 lascia la musica in toto, fino a quando durante il covid, 2020, riprende in mano la chitarra, si esercita principalmente a casaccio, ma riprende tra le mani un vecchio libro di chitarra jazz, e nascono le primissime idee per “WHAT IF?”… Ciò nonostante il progetto non si sviluppa, si interrompe tutto, smette ancora di suonare, fino all’aprile 2024, quando riprendendo in mano la chitarra e riascoltando 2 pezzi di 4 anni prima, sviluppa definitivamente il progetto UBO e la realizzazione di “WHAT IF?”, grazie al coinvolgimento della grandissima Elisa Minari e del geniale maestro Sandro Animini. Il titolo del suo unico disco è un chiaro riferimento alle frequenti interruzioni della sua attività musicale, all’incostanza del suo operato, alla totale mancanza di disciplina e al suo particolarissimo autodidattismo confuso e disturbato, malato e insicuro. Cosa sarebbe stata la sua vita se…come sarebbe stata la sua musica se…. Il raschio del fondo celeste sono i suoi ultimi afflati in musica

    “America Fist” è il nuovo singolo di UBO in rotazione radiofonica dal 17 aprile 2026 estratto dal nuovo album “WHAT IF? (il raschio del fondo celeste)” disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 6 febbraio.

     

     

    Spotify | Instagram | Facebook

  • “Tra mandrie e stormi hai un déjà vu” è il disco d’esordio dei Fujiiro

    Dal 14 aprile 2026 sarà disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale e in formato vinile “Tra mandrie e stormi hai un déjà vu”, il primo disco dei FUJIIRO pubblicato da Overdub Recordings.

    “Tra mandrie e stormi hai un déjà vu” è un album di sette brani che attraversa territori sonori diversi, tra psych rock, new wave, cantautorato e folk, con suggestioni che richiamano atmosfere mediorientali e western. Il disco segue il percorso di un protagonista alle prese con un conflitto interiore che si riflette nel mondo che lo circonda. Le canzoni mettono in scena domande, tensioni e contraddizioni di un individuo inserito nella società contemporanea, diviso tra il desiderio di partecipare e quello di evadere.

    Tra immagini evocative e riferimenti simbolici, il racconto alterna momenti di inquietudine e ricerca a brevi aperture di consapevolezza, in cui affiora la possibilità di uno spiraglio di speranza.

    Spiega la band a proposito del nuovo album: “L’album è stato pensato, suonato, ripensato, prodotto, finito e rifinito nel periodo fra la pandemia del 2020 e il 2024. Questo periodo ci ha influenzato molto, sia dal punto di vista delle parole che della musica. Gli shock culturali e sociali che abbiamo vissuto hanno avuto un ruolo fondamentale per la ricerca sonora e testuale. Eppure, anche il periodo attuale che stiamo vivendo ci sembra continuare ad esistere in alcune delle canzoni dell’album che abbiamo scritto. È, inoltre, in questo periodo che abbiamo pensato di dar vita al progetto Fujiiro, lasciandoci il precedente progetto, Malva, alle spalle. Non è un disco facile, è un materiale che contiene conflittualità al suo interno e la trasmette interamente all’ascoltatore, a volte in maniera ironica, alle volte in maniera aggressiva. Al tempo stesso rappresenta anche una certa presa di coscienza. Si tratta di una ricerca indefinita che, quando meno te l’aspetti, porta a degli stati di distensione totale. Quasi di espansione della coscienza. L’album cerca, attraversando diversi ostacoli e conflitti interiori, di congiungere emotività, spiritualità e società. Il lavoro è stato interamente autoprodotto, abbiamo cambiato anche noi idea mille volte. Ci siamo divertiti ma ci siamo anche tanto impazziti dietro!”.

     

    “TRA MANDRIE E STORMI HAI UN DÉJÀ VU” TRACKLIST

    1-Indagine                           

    2-Sioux                            

    3-Sister Gone                     

    4-Apertura                          

    5-Oduganga                       

    6-Colazione su Marte         

    7-Ossessione Cittadina 

     

    Biografia

    I Fujiiro nascono ufficialmente nel 2026 a Firenze, dalle ceneri dei Malva, precedente progetto alternative attivo dal 2019. Il genere della band è difficilmente catalogabile, a tratti ricorda uno Psych Rock contemporaneo di matrice internazionale (King Gizzard and the Lizard Wizard, Tropical Fuckstorm, Queens of the Stone Age), a tratti sono evidenti i rimandi ad una sorta di cantautorato italiano, sensoriale ed onirico (Iosonouncane, Verdena, C.S.I.).

    I testi ed il cantato in italiano sono irrequieti e tormentati, appoggiandosi su figure archetipiche e immagini simboliche. Il primo disco dei Fujiiro racconta in prima persona i pensieri e le pulsioni di un individuo alla spasmodica e insoddisfatta ricerca di un qualcosa di indefinito, inserito in una società apparentemente fuori dal tempo, a tratti distopica e a tratti spaventosamente contemporanea. Da riferimenti socialmente e culturalmente lontanissimi si arriva ad introspezioni psicologiche senza soluzione di continuità.

    I Fujiiro cercano di congiungere l’amore per la canzone con l’interesse per la sperimentazione, decostruendo la forma canzone e alternando melodie classiche a cantati frenetici (a tratti “spoken”). I Fujiiro si rivolgono agli amanti dei live e della musica rock trasversale, con uno spiccato interesse per la psichedelia.

    La band è formata da Dario Errico (chitarrista e cantante principale), Lorenzo Niccolai (chitarrista e “rumorista elettronico”) e Andrea Biancotti (batterista e percussionista). In formazione completa, dal vivo, hanno come turnista un bassista (basso elettrico e bass synth).

    Anticipato dai singoli “Sioux” e “Sister Gone”, “Tra mandrie e stormi hai un déjà vu” è il disco d’esordio dei Fujiiro pubblicato da Overdub Recordings disponibile in digitale e in formato vinile dal 14 aprile 2026.

     

    Instagram | Facebook

  • Ferrara celebra il giornalismo: il 18 aprile convegno formativo e consegna premi Corona d’Oro e Film Videoclip Award

    Sabato 18 aprile 2026, il Ridotto del Teatro Comunale ospita la III edizione del Premio Corona d’Oro e la IV edizione del Film-Videoclip Award all’interno del convegno formativo deontologico “Etica, musica e algoritmi — Il giornalismo musicale nell’era dell’intelligenza artificiale”. Tra i premiati e gli ospiti: Gino Castaldo, Mauro Repetto e i vertici dell’informazione musicale italiana. A seguire i casting della 58^ edizione di “Una Voce per L’Europa”presso Sala Prove 2.

    La città di Ferrara, patrimonio dell’Umanità e culla della cultura europea , torna a essere l’epicentro del dibattito critico musicale . L’iniziativa è organizzata da Nove Eventi in collaborazione con il Comune di Ferrara.

     

    Dalle ore 09:30, presso il Ridotto del Teatro Comunale, avrà luogo il convegno formativo deontologico “Etica, musica e algoritmi — Il giornalismo musicale nell’era dell’intelligenza artificiale”, all’interno del quale esperti del settore e firme storiche della critica musicale si confronteranno sul delicato equilibrio tra automazione e creatività umana. La partecipazione al convegno vale 5 crediti formativi. Il programma prevede interventi di:

    • Gino Castaldo (Radio 2 Rai) sull’obiettività nella critica musicale.
    • Fabrizio Basso (Sky TG24) sull’indipendenza editoriale e i rapporti con le etichette.
    • Cristina Ranieri (Sintonia) sull’impatto dell’IA sul diritto d’autore.
    • Michele Monina (Scrittore) sulla responsabilità della parola e il rischio fake news.
    • Bruno Sconocchia (Assoconcerti) e Andrea Micciché (Nuovo Imaie) sulla trasparenza per lo spettatore e il valore dell’autenticità.
    • Silvestro Ramunno (Presidente ODG Emilia-Romagna) sul futuro occupazionale e l’accountability della professione.

     

    Durante il convegno formativo sarà previsto un momento dedicato alle premiazioni delle eccellenze italiane. Il Premio Corona d’Oro alla Carriera per l’edizione 2026 sarà conferito a Gino Castaldo. Sarà inoltre annunciato il vincitore del premio “Miglior Critico dell’Anno”, scelto tra una rosa di candidati provenienti dalle testate nazionali più prestigiose.

    Contestualmente, il Film-Videoclip Award (IV edizione) celebrerà l’audiovisivo come forma d’arte autonoma. La cerimonia vedrà la partecipazione speciale di Mauro Repetto per la consegna dei riconoscimenti alle migliori produzioni dell’anno.

     

    Dalle ore 15:30, le attività si sposteranno presso la Sala Prove 2 per i casting nazionali della 58ª edizione di “Una Voce per l’Europa”. Circa 25 giovani talenti si esibiranno davanti alla giuria; in questa occasione verrà assegnato il Premio Red & Blue per la promozione discografica professionale.

    Una Voce per l’Europa” è uno storico festival canoro volto a scoprire e valorizzare giovani talenti emergenti, favorendone l’inserimento nell’industria musicale. Il contest si rivolge a solisti, duo o band dai 14 anni in su. Gli iscritti si dividono in due categorie: EDV, per chi si esibisce dal vivo,  e  ESB, per chi si esibisce su base.

    Il percorso 2026 prevede una tappa il 18 aprile a Ferrara con casting per circa 25 concorrenti. Seguono le selezioni e semifinali dal 18 al 21 giugno, culminando nella Finalissima del 5 settembre in Piazza Municipale a Ferrara. I premi includono pacchetti di promozione discografica, borse di studio e opportunità di scambi internazionali, come il progetto “Sing for Italy” in Canada.

     

     

    COMUNE DI FERRARA

    SITO UFFICIALE

     

    FONDAZIONE TEATRO COMUNE DI FERRARA

    SITO UFFICIALE

    NOVE EVENTI SRL

    SITO UFFICIALE | FACEBOOK

    AGIMP

    SITO UFFICIALE | INFO@AGIMP.IT

  • “Giovani incompleti” è il nuovo singolo di Maria Sofia

    Dal 17 aprile 2026 sarà in rotazione radiofonica “Giovani incompleti”, il nuovo singolo di Maria Sofia disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 10 aprile.

     

    «A volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane». È da questa celebre riflessione di Italo Calvino ne Il visconte dimezzato che trae linfa vitale “Giovani Incompleti”, il nuovo brano di Maria Sofia tra introspezione e citazioni letterarie

    Nel romanzo, la frase fotografa quel momento preciso in cui il protagonista, pur essendo fisicamente integro, si sente manchevole a causa della propria inesperienza. Maria Sofia parteda questo paradosso per esplorare l’incompletezza non come un difetto, ma come una condizione universale della giovinezza — e, per estensione, dell’esistenza umana.

    “Giovani Incompleti” è un tuffo nelle emozioni vivide e spesso confuse degli anni più intensi. Il testo descrive quel sentirsi smarriti anche quando, all’apparenza, non manca nulla. È il racconto di un conflitto costante: da un lato il desiderio bruciante di agire, scoprire ed essere; dall’altro la paura paralizzante di sbagliare, di non venire compresi o di restare soli sotto il giudizio altrui.

    Nonostante il forte legame con il vissuto personale degli artisti, il brano si apre a una dimensione collettiva. L’incompletezza raccontata da Maria Sofia supera i confini anagrafici: è la sensazione che colpisce chiunque si trovi privato di affetto, comprensione o della possibilità di realizzarsi.

    L’architettura sonora del pezzo accompagna perfettamente questo viaggio introspettivo. Un’atmosfera intensa, caratterizzata da un crescendo emotivo, valorizza la fragilità del testo, trasformando la ricerca di sé in un’esperienza sonora coinvolgente e profondamente onesta.

    Così l’artista commenta il nuovo singolo:Siamo giovani incompleti sotto il peso dei segreti che piovo sulle domande della gente che ci giudica senza sapere che…”

     

    Biografia

    Maria Sofia Cancelli è una cantante e cantautrice con oltre dieci anni di esperienza. Cresciuta immersa nella natura, sviluppa precocemente un legame istintivo con il canto, influenzata dai grandi della musica come Queen, Louis Armstrong e Amy Winehouse, oltre che da sonorità contemporanee come Raye e Olivia Dean.

    Il suo percorso di studio inizia a nove anni in un coro gospel e prosegue con l’approfondimento di blues, jazz e tecnica vocale con vocal coach di rilievo, tra cui Danila Satragno (Vocal Care) e, attualmente, Lalla Francia. Fondamentale per la sua crescita è stata anche l’esperienza negli Stati Uniti e la partecipazione alla vocal band a cappella Le PopUp, con cui ha vinto premi internazionali.

    Negli anni, Maria Sofia ha maturato una solida esperienza live come voce solista in formazioni pop, rock e jazz, calcando palchi come l’Ippodromo di Varese. Parallelamente, ha partecipato a concorsi nazionali come Il Cantagiro e Fatti Sentire, fino alla recente esperienza come concorrente a X Factor 2024, che l’ha proiettata in una dimensione professionale e mediatica nuova.

    Oltre alla formazione artistica, ha conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali alla IULM, acquisendo competenze anche sul versante organizzativo e progettuale del settore.

    Il suo stile è un intreccio fluido di soul, jazz e blues contaminato da pop, indie e rock. Negli ultimi anni si è dedicata alla scrittura di inediti in italiano, esplorando temi come l’incompletezza, il desiderio e la ricerca di sé. I suoi riferimenti spaziano da Etta James a Ornella Vanoni, definendo un immaginario emotivo che punta all’autenticità.

    Oggi, supportata da un team di professionisti, Maria Sofia lavora per affermarsi come artista indipendente, puntando a un pubblico che cerchi nella musica un riconoscimento personale e universale. Per lei, la musica è il mezzo più sincero per raccontarsi e trasformare le fragilità in storie condivise.

    “Giovani incompleti” è il nuovo singolo di Maria Sofia disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 10 aprile 2026 e in rotazione radiofonica dal 17 aprile.

    Instagram | TikTok

  • “Mi Sveglio” è il nuovo EP dei DISH-IS-NEIN

    Da venerdì 17 aprile sarà disponibile sulle piattaforme di streaming digitale “Mi Sveglio” (Overdub Recordings), il nuovo EP dei DISH-IS-NEIN. Il lavoro uscirà in vinile il 18 aprile per il Record Store Day 2026, con distribuzione fisica in Italia da Master Music e da Code7 in tutta Europa.

    Questo nuovo lavoro discografico dei Dish-Is-Nein segna un punto di convergenza tra passato e presente, unendo la rilettura di due brani storici dei Disciplinatha (Crisi di Valori, ora “I Valori della Crisi” e “Ultima Fatica”) ad un inedito, “Mi Sveglio” che ne raccoglie l’eredità concettuale, aggiornandola ed arricchendola con elementi legati alla contemporaneità dei “tempi moderni”. I tre brani compongono un percorso che attraversa la crisi dell’individuo ancora prima del mondo che lo circonda, la stanchezza, la consapevolezza, per le poche menti lucide, di essere “carne da cannone”. Un EP che non offre soluzioni, ma invita all’ascolto critico, ponendo una domanda che resta sospesa: tu cosa fai?

    Commenta la band a proposito del disco: «Le cose accadono non perché “devono” ma perché qualcuno decide che “debbano”. Noi abbiamo deciso di dare un seguito ad “Occidente a Funeral Party”. “Mi Sveglio” EP contenente 3 brani, uscirà in vinile per il Record Store Day 2026.

    Le cose accadono perché Dish-Is- Nein è autarchia e musica … e fankulo tutto il resto». 

    “MI SVEGLIO” TRACKLIST

    Lato A: “Mi Sveglio”

    Lato B: “I Valori della Crisi”, “Ultima Fatica” 

     

    Biografia

    DISH-IS-NEIN: la storia di una band che non si arrende al dolore e alla perdita. Si scrive DISH-IS-NEIN, ma si legge DISCIPLINATHA. Questo è un nuovo capitolo della storia musicale, umana e personale di DISH-IS-NEIN. Dopo la scomparsa di Dario Parisini il 9 giugno 2022, molti, inclusi Cristiano Santini e Roberta Vicinelli, credevano che il progetto DISH-IS-NEIN fosse giunto al termine.

    Tuttavia, la passione è riemersa e “il fuoco ha ripreso a camminare con loro”. Hanno raccolto le macerie, sanato le ferite, anche se alcune di queste, le più profonde, rimarranno per sempre sanguinanti. Ha prevalso la voglia di esserci, di rimettersi alla prova, la necessità di raccontare di questi tempi tossici, un mondo al capolinea, “la fine della festa”, il senso di desolazione che attanaglia il cuore ed esilia la mente.

    DISH-IS-NEIN è per natura l’opposto della stasi. Fin dagli albori dei DISCIPLINATHA, la band ha avuto come obiettivo un “oltre” che neppure loro, ancora oggi, conoscono fino in fondo. In questo percorso, Dario era fondamentale: oltre alle sue chitarre, portava la sua presenza e una visionarietà lucida in grado di spingersi oltre il presente.

    Per onorare il suo ruolo, DISH-IS-NEIN ha scelto di non sostituirlo. Nel nuovo album “Occidente, a Funeral Party” non ci saranno chitarre. Il DNA della musica rimane lo stesso, ma la sua assenza sarà una presenza evidente e definitiva. Questa scelta rappresenta un modo per capire chi sono DISH-IS-NEIN oggi e cosa saranno in grado di raccontare, immaginare, fotografare, quali coscienze sapranno smuovere.

    Naturalmente, anche quante persone saranno in grado di fare in****are. In altri termini, l’unico modo di essere DISH-IS-NEIN.

    “Mi Sveglio” è il nuovo EP dei DISH-IS-NEIN, disponibile dal 17 aprile in digitale e dal 18 aprile in vinile per il Record Store Day 2026 con distribuzione fisica in Italia da Master Music e da Code7 in tutta Europa.

    Sito Web | Facebook | Instagram | Spotify | YouTube |Bandcamp

  • Dal lockdown alla crisi climatica, dalle aule scolastiche ai rapporti che si spezzano: i Defector debuttano con “Stormy Tales”, un album che attraversa le inquietudini del presente in chiave rock

    Non tutti i dischi d’esordio riescono a far capire subito chi si ha davanti. “Stormy Tales”, il primo album dei Defector, sì. Perché arriva quando un progetto nato durante la pandemia ha ormai superato la forma ancora aperta del tentativo e si presenta per ciò che è diventato: una band, un suono, una scrittura, una direzione abbastanza chiara da sostenere un album intero senza disperdersi. In uscita il 18 aprile 2026 alle ore 22.30, “Stormy Tales” nasce dal passaggio dei Defector da duo a band, ma al di là della crescita interna, rende evidente una ricerca di identità, di estetica e di compattezza musicale che qui trova una forma ben definita. È il lavoro con cui il gruppo esce dall’ipotesi e chiarisce la propria fisionomia artistica.

    Cantato in inglese, lingua che più aderisce alla voce e all’attitude del frontman Stefano Masuelli, “Stormy Tales” parte da esperienze private ma le allarga a un presente fatto di instabilità, rapporti che si incrinano e timori sempre più concreti. Le canzoni assumono così la forma di quei “racconti tempestosi” che danno il titolo al disco: storie brevi, ciascuna con un proprio taglio, ma attraversate dalla stessa aria inquieta. Dentro l’album entrano la pandemia, le guerre, la crisi climatica, la difficoltà di insegnare e soprattutto di ascoltare, i rapporti che si consumano, la sensazione sempre più diffusa che il mondo si sia fatto meno stabile, meno comprensibile, meno affidabile. I Defector prendono questa incertezza contemporanea che entra nelle vite e le modifica, e la fanno agire nei testi, la fanno ricadere sui corpi, sul quotidiano, sui legami affettivi.

    Per la band piemontese, “Stormy Teals” è insieme un inizio, una ribellione al senso di sconfitta e un tentativo di mettere in musica ansie e paure senza aggirarle, attribuendo un significato anche alle pagine più dure e complesse dell’esistenza. Il messaggio principale del concept è quello di non arrendersi all’appiattimento della routine, di non cedere alla bruttezza del mondo, di continuare a cercare ciò che merita di essere difeso, compreso il pianeta su cui viviamo.

    I Defector si affidano al rock, scegliendolo come spazio ancora utile per dire qualcosa di serio sul presente, sulle sue incertezze, sui suoi conflitti civili, sulle sue contraddizioni.

    Non è un caso che il brano da cui tutto comincia sia “Life In Lockdown”, la canzone che ha dato origine al progetto. Il lockdown non compare come un capitolo ormai chiuso, ma come un’esperienza ancora vicina, ancora capace di lasciare traccia sull’oggi e sul domani. La mascherina, la bocca chiusa, i luoghi di sempre diventati improvvisamente estranei, l’amore costretto alla distanza, le piazze vuote, il notiziario continuo, l’idea di un futuro sempre più esitante: tutto in questo brano fa percepire una vita messa in pausa, in cui il tempo passa ma non porta da nessuna parte. Quando il testo insiste su «tomorrow’s just a bet» («domani è solo una scommessa»), esula dalla descrizione del clima di quei mesi per chiamare in causa la percezione che nulla sia davvero garantito, che l’ordinario possa rompersi in qualsiasi momento, che perfino toccarsi possa smettere di essere naturale.

    Da quel nucleo iniziale, il disco, scritto e prodotto da Biagio Concu e Stefano Masuelli, si apre e si sposta su altri fronti dell’attualità. “Please Sit Down”, raccontata dal punto di vista di un docente, entra nel rapporto sempre più insidioso tra insegnanti e studenti senza cadere né nel moralismo né nella caricatura generazionale. C’è la stanchezza concreta delle giornate che partono male, c’è il rumore che copre le parole, c’è la frustrazione di chi sente di avere un compito importante ma di non riuscire più a esercitarlo fino in fondo. Eppure, nonostante la disillusione, il brano tiene viva anche un’altra possibilità: quella di un patto ancora pensabile tra generazioni, quella di una conoscenza che possa restare strumento di libertà, quella di una scuola che non rinunci del tutto al proprio compito. Il verso «Knowledge is the way to freedom», («La conoscenza è la via per la libertà») rappresenta perfettamente l’idea che la scuola possa ancora avere un valore prezioso se non rinuncia alla propria funzione più alta.

    “White Magic”, che a una lettura superficiale potrebbe sembrare l’episodio più lieve dell’album, è in realtà uno dei brani più profondi, perché affronta la questione ambientale partendo da un’immagine: una passeggiata nel parco con il cane, la neve che comincia a cadere, la realtà che improvvisamente cambia aspetto. Il brano prende avvio così, ma ciò che segue va molto oltre. La neve diventa un richiamo, la lingua antica della natura, l’esperienza quasi rituale e l’occasione di contatto con qualcosa che precede e supera il nostro tempo. Poi però il testo si sposta, e in quel passaggio entra la crisi climatica: il marzo troppo caldo, l’aria che sembra avere la febbre, il fiume che si asciuga, la domanda su quando si rivedrà la neve iniziale.

    Ma “Stormy Tales” non guarda solo fuori. Una parte importante della sua struttura arriva da come affronta i rapporti affettivi, senza idealizzarli e senza ridurli a un repertorio di frasi già sentite. “The Real You” mette in musica il momento in cui la persona che si pensava di conoscere si mostra per quella che è davvero, e da lì in poi tutto cambia. L’amore non è più riparo, non è più confidenza, non è più promessa: diventa qualcosa da cui prendere le distanze, qualcosa che obbliga a voltarsi, a dubitare, a difendersi. Il brano accompagna questa scoperta con freddezza crescente, fino a trasformare una figura familiare in una presenza da cui sottrarsi.

    Con “I’m In Love”, invece, i Defector scelgono una strada meno frequente e per questo più interessante: prendono di mira il linguaggio stereotipato di molta canzone d’amore, le sue formule automatiche e già confezionate, il suo eterno lessico di comodo. Il brano ironizza, ma non in modo leggero o gratuito. Non ride dell’amore, ride del modo in cui spesso lo si semplifica, lo si svuota, lo si riduce a esposizione social. Quando il testo mette in fila frasi celebri e ne mostra l’inconsistenza, quando insiste sul fatto che «nothing’s forever» («niente è per sempre») e che l’amore non può essere ridotto a uno schema elementare, il gruppo rifiuta la banalizzazione del sentimento e preferisce la contraddizione, l’ambiguità, la complessità di ciò che non si lascia liquidare con una rima facile.

    Anche “Foul Play” si muove dentro questa zona, ma lo fa da una prospettiva differente. Qui la follia rappresenta la risposta estrema ai piccoli conflitti quotidiani, alle gelosie, ai rapporti guastati, al “gioco sporco” evocato dal titolo, che riguarda tanto le relazioni quanto una parte del clima sociale in cui siamo immersi. Il brano combina disillusione, fine dell’innocenza giovanile e desiderio di liberazione, fino a consegnare alla pioggia la funzione catartica di lavare, portare via, aprire la possibilità di una ripartenza anche a costo della solitudine. In quel «I don’t mind at all if I can be myself» («Non mi dispiace affatto poter essere me stesso») c’è già l’accezione dell’intero pezzo: meglio restare soli che continuare a vivere dentro una deformazione di sé.

    Infine “Simulate”, nato da un incubo, chiude il perimetro del disco con una scena che ha qualcosa del thriller psicologico: la strada, la pioggia, i fari che saltano, i freni che cedono, un volto che appare nello specchietto, il rischio di morire, la necessità di attraversare comunque ciò che fa paura. È una canzone in cui il pericolo si sente in modo fisico, quasi filmico, ma non resta mai pura scena. Sotto c’è il tema della sopravvivenza, del passaggio di qualcosa che poteva distruggere e invece viene superato. «I made it through» («Ce l’ho fatta») torna allora come il punto a cui tutto tende: uscire vivi da certe relazioni, da certe immagini, da certe notti, è già un’enorme vittoria.

    Quello che rende “Stormy Tales” un disco da osservare con attenzione, però, non è solo l’elenco dei temi che affronta, ma il modo in cui questi temi vengono disposti, collegati, fatti risuonare, echeggiare, l’uno nell’altro. La pandemia non resta confinata al suo tempo, la scuola non è un argomento laterale, la crisi climatica non entra come nota di colore o cornice sociale, l’amore non è materiale di repertorio obbligato: tutto finisce dentro lo stesso insieme di domande su come si possa restare svegli, sensibili, vigili, dentro un’epoca che sembra invece volerci rendere assuefatti. In questo senso il titolo del disco è ancora più chiaro: questi sono “racconti tempestosi” non perché inseguano l’enfasi, ma perché nascono da un tempo in cui l’instabilità è diventata condizione diffusa.

    La release dell’album sarà accompagnata da un momento che aggiunge al progetto la dimensione live: il release party in programma il 18 aprile 2026 all’Auditorium “Paradiso” di Grugliasco (TO), in Viale B. Radich 4, con inizio alle 21:00. Alle 22:30, durante il concerto, “Stormy Tales” verrà pubblicato sulle piattaforme digitali, facendo coincidere l’uscita del disco con il suo primo battesimo dal vivo. È una scelta che racconta bene la natura dei Defector: una band che non affida il proprio debutto a una mezzanotte impersonale, ma decide di farlo nascere davanti a un pubblico, nel contesto della performance.

    Sono già online, inoltre, i videoclip ufficiali dei tre singoli “Life In Lockdown”, “White Magic” e “Please Sit Down”, tutti inclusi nell’album, mentre altri videoclip verranno realizzati dopo la release, a conferma della volontà del gruppo di proseguire questo primo capitolo anche sul piano visivo. I video sono firmati da Angelo Parisi e Carlo Peluso per la regia, con video making di Angelo Parisi, Giulia Ramazzina e Marco Vernetto.

    A seguire, tracklist e track by track del disco.

    “Stormy Tales” – Tracklist:

    1. Foul Play
    2. Life In Lockdown
    3. Please Sit Down
    4. White Magic
    5. The Real You
    6. I’m In Love
    7. Simulate

    “Stormy Tales” – Track by Track:

    “Foul Play” apre il disco chiarendo subito che il conflitto non è un dettaglio marginale, ma una costante del racconto. Il “gioco sporco” del titolo riguarda le relazioni avvelenate, le gelosie, i piccoli attriti quotidiani, ma anche una disonestà più ampia che finisce per corrodere fiducia e innocenza. La follia emerge come reazione estrema al soffocamento, mentre la pioggia diventa possibilità di liberazione, tentativo di lavare via ciò che opprime, anche se questo significa mettere in conto la solitudine.

    “Life In Lockdown” è il brano da cui nasce il progetto Defector e resta una delle pagine più incisive del disco. È il racconto di un’umanità sospesa, cristallizzata, costretta a vivere in un mondo immobile in cui ci si può parlare ma non toccare, desiderare ma solo a distanza. Dentro il pezzo c’è la memoria concreta della pandemia, ma soprattutto ciò che quella esperienza ha lasciato: la consapevolezza che abbiamo dato la vita per scontata e che, da un certo momento in poi, il futuro ha smesso di sembrare garantito.

    “Please Sit Down” porta l’album nelle aule scolastiche e guarda alla distanza crescente tra insegnanti e studenti dal punto di vista di chi prova, ogni giorno, a tenere in piedi un’idea di educazione. Ne esce un brano amaro, attraversato da scoraggiamento e caos, ma non del tutto privo di fiducia. Sotto la stanchezza resta la speranza di un incontro possibile tra generazioni e la convinzione che la conoscenza possa ancora orientare.

    “White Magic” parte da un episodio personale e lo lascia crescere fino a trasformarlo in qualcosa di molto più ampio. La neve che cade durante una passeggiata nel parco non è soltanto neve: diventa mistero, richiamo, contatto con una dimensione più antica della nostra. Ma il brano non resta lì. Quando l’inverno finisce troppo presto e il marzo è troppo caldo, il testo lascia entrare il cambiamento climatico e il senso di perdita che lo accompagna. È una canzone sulla meraviglia, ma anche sulla sua precarietà.

    “The Real You” affronta il momento in cui l’illusione affettiva si rompe. La persona che sembrava familiare si rivela altra, estranea, persino minacciosa, e il brano segue con precisione questa presa d’atto dolorosa. Non c’è compiacimento melodrammatico, ma il disagio concreto di una festa in cui ci si sente soli, il vino, la nausea, il desiderio di andarsene, la scoperta che a volte il vero volto dell’altro arriva quando la distanza è già inevitabile.

    “I’m In Love” è la traccia più ironica del lavoro, ma anche una delle più taglienti. Prende di mira i cliché della canzone d’amore, le frasi immortali, le promesse da juke-box, e ne mostra il lato più fragile e convenzionale. Il punto non è negare l’amore, ma rifiutare la sua riduzione a schema, a formula. Per i Defector è una materia troppo contraddittoria, troppo seria, troppo sfuggente per essere consegnata a cliché sentimentali.

    “Simulate” chiude il disco con un incubo che prende la forma di un racconto notturno: la guida sotto la pioggia, i segnali ignorati, i fari che saltano, il volto dell’altra persona che ricompare nello specchietto, il rischio di schiantarsi. È il brano in cui la paura si fa più densa e concreta, ma anche quello in cui emerge con più nettezza l’idea del superamento: attraversare tutto questo, arrivare dall’altra parte, poter dire “I made it through”.

    Per i Defector, “Stormy Tales” non è quindi un esordio nel senso più classico del termine. È il primo passo discografico di una band che ha deciso di prendere sul serio la propria forma e di dirlo con un concept capace di legare vissuto personale, osservazione del presente e scrittura rock in un insieme coerente, riconoscibile, già maturo abbastanza da chiedere attenzione vera. In una scena musicale in cui molte uscite si assomigliano più di quanto dovrebbero, i Defector consegnano un disco che ha una direzione precisa e la mantiene. Fino all’ultima traccia.

  • Disponibile da oggi “Hammond Organ Complete | Edizione Italiana”: la guida definitiva per entrare nel mondo di questo leggendario strumento.

    Dal 10 aprile 2026 è ufficialmente disponibile in Italia Hammond Organ Complete | Edizione Italiana, il volume firmato da Dave Limina e tradotto in italiano da Giorgio Barozzi, pubblicato da Volontè & Co. Un’uscita attesa da tastieristi, studenti e appassionati che desiderano approfondire uno degli strumenti più iconici della storia della musica moderna.
    Il libro si presenta come un percorso didattico completo e progressivo, pensato per accompagnare il musicista dalla scoperta iniziale fino a una padronanza consapevole dello strumento. Non si tratta soltanto di un manuale tecnico, ma di una vera immersione nel linguaggio espressivo dell’organo Hammond e degli strumenti a drawbar, con un approccio che unisce pratica, ascolto e consapevolezza timbrica.
    Dalla scoperta personale a un metodo strutturato
    Alla base del volume c’è l’esperienza diretta di Limina, che racconta il suo primo incontro con l’Hammond durante gli anni scolastici: un impatto sonoro potente e quasi misterioso, capace di suscitare curiosità e stupore. Da quella scintilla nasce un percorso che lo porterà a esplorare in profondità lo strumento, fino a sviluppare un metodo didattico consolidato in oltre vent’anni di insegnamento al Berklee College of Music.
    Il libro riflette proprio questo approccio: guidare il musicista passo dopo passo, affrontando inizialmente le basi – dalla comprensione dei manuali e dei drawbar fino al controllo del pedale di espressione – per poi sviluppare tecnica, coordinazione e sensibilità musicale.
    Un viaggio tra storia, tecnica e stile
    Uno degli aspetti più interessanti del volume è la contestualizzazione storica dello strumento. Limina ripercorre l’evoluzione dell’Hammond, dalla sua centralità nei club tra gli anni ’60 e ’70 fino al temporaneo declino negli anni ’80, segnato dall’avvento di sintetizzatori come il Yamaha DX7. Una parabola che oggi si è completamente ribaltata: mentre molte tecnologie dell’epoca sono diventate obsolete, l’Hammond vive una nuova stagione di popolarità.
    Dai grandi maestri alle applicazioni contemporanee
    Il percorso didattico è arricchito da riferimenti ai grandi protagonisti dello strumento, come Jimmy Smith, Dr. Lonnie Smith (Groove Holmes), Jimmy McGriff e Jon Lord, che hanno contribuito a definire il linguaggio dell’Hammond in diversi contesti stilistici.
    Allo stesso tempo, il libro guarda al presente, sottolineando quanto oggi la competenza sull’organo Hammond sia ancora molto richiesta nell’industria musicale, sia in studio che dal vivo. Dalla semplice parte di accompagnamento fino alla gestione completa di un organ trio, le possibilità espressive restano vastissime.
    Una struttura chiara e contenuti multimediali
    L’opera è suddivisa in tre sezioni principali:
    • una prima parte introduttiva dedicata alla conoscenza dello strumento;
    • una seconda focalizzata su esercizi tecnici e controllo dei parametri sonori;
    • una terza che propone brani in diversi stili contemporanei.
    A completare il tutto, esempi audio che includono sia dimostrazioni complete sia basi senza organo, pensate per lo studio attivo e l’applicazione pratica.
    Tradizione e innovazione
    Pur concentrandosi sulle tecniche classiche, il volume non ignora l’evoluzione tecnologica: vengono citati anche i moderni organi digitali sviluppati da aziende come Hammond Suzuki e Clavia (Nord), che hanno contribuito a rendere l’esperienza Hammond più accessibile e versatile, mantenendo intatto il carattere sonoro originale.
    Specifiche tecniche
    • Titolo: Hammond Organ Complete | Edizione Italiana
    • Autore: Dave Limina
    • Traduzione: Giorgio Barozzi
    • Editore: Volontè & Co.
    • Lingua: Italiano
    • Pagine: 132
    • Formato: libro con audio online
    • ISBN: 9788863889680
  • Jazz ma non solo: musica dal vivo all’Euphoria di Sesto San Giovanni (Mi) da giovedì 23 aprile,  si parte con il concerto di Letizia Onorati e del trio di Paolo Di Sabatino


    Al via la rassegna Euphoria live music collection nel ristorante che ospiterà jazzisti di primo piano del panorama italiano, artisti di fama internazionale, esponenti della nuova scena cantautorale e set acustici

    MILANO – Si chiama Euphoria live music collection il nuovo ciclo di concerti organizzati dal ristorante Euphoria di Sesto San Giovanni, in via Gian Carlo Clerici 342, a due passi dal quartiere milanese di Bicocca. La rassegna, che ospiterà gruppi jazz di primo piano del panorama italiano, artisti di fama internazionale, esponenti della nuova scena cantautorale, live acustici ma non solo, prenderà il via giovedì 23 aprile: il compito di inaugurarla è stato affidato alla cantante Letizia Onorati, tra le voci più interessanti della sua generazione, e al trio del pianista e compositore Paolo Di Sabatino (con Simone Sulpizio al basso e Glauco Di Sabatino alla batteria), formazione di punta del jazz tricolore. Tre le modalità di accesso per assistere al primo live della stagione (in programma alle ore 21): solo concerto (20 euro), concerto + drink (30 euro) e concerto + cena (40 euro).

    Nel locale di Sesto San Giovanni, i quattro musicisti presenteranno Americas, progetto discografico uscito nel 2024 per l’etichetta Azzurra Music e lodato dalla critica: in questo lavoro, Letizia interpreta alcuni brani della tradizione brasiliana, argentina e cubana  (tra cui Libertango, Corcovado, Alfonsina y el mar e Mas Que Nada) – riarrangiati con maestria da Paolo Di Sabatino – che hanno come filo conduttore il ritmo, la melodia e il pathos: «Americas è un viaggio di esplorazione, celebrazione e vero amore per una terra lontana che trova la sua bellezza e la sua forza più potente nella musica – afferma la vocalist – linfa vitale di una cultura di condivisione tra colori diversi ed emozioni che entrano profondamente nell’anima di chi le si avvicina».

    Classe 1992, Letizia Onorati è una cantante, autrice e compositrice jazz leccese, ma milanese d’adozione, con quattro album all’attivo: Black Shop (2016), Notes and Words (2018), Con I Miei Occhi feat. Fabio Concato (2021) e, appunto, Americas. Tra le tante collaborazioni maturate finora spiccano quelle con i jazzisti Flavio Boltro, Javier Girotto, Max Ionata, Luca Bulgarelli, Andrea Rea e Lorenzo Tucci e con gli attori Alessandro Preziosi e Michele Placido.

    Pianista, compositore e arrangiatore, Paolo Di Sabatino è uno dei più stimati jazzisti italiani e ha pubblicato oltre 30 dischi come leader. Nel corso della sua brillante carriera ha condiviso palchi, progetti ed esperienze con musicisti del calibro di Paolo Fresu, Enrico Rava, Lee Konitz, Bob Mintzer e Billy Cobham e ha collaborato con artisti quali Michele Placido, Arnoldo Foà, Alessandro Haber, Ugo Pagliai, Paola Gassman e Sergio Rubini, solo per citarne alcuni.
  • “Dai dai dai” è il nuovo singolo di Gemini

    Da venerdì 10 aprile 2026 è in rotazione radiofonica “DAI DAI DAI” (FDAM), il nuovo singolo di GEMINI, estratto dal disco “UNIVERSI”, già disponibile dal 21 novembre 2025 su tutte le piattaforme di streaming digitale e in formato fisico.

    “Dai dai dai” è un brano dalle sonorità intime e cantautorali che racconta la fragilità dei rapporti umani, muovendosi su quella sottile linea tra il lasciarsi andare e il trovare la forza di andare avanti. Il testo, diretto ed emotivo, incontra un’interpretazione intensa che restituisce la vulnerabilità dell’amore, sospeso tra cuore e ragione.  La canzone racconta l’incontro con qualcuno capace di mettere in discussione certezze e difese. Tra consapevolezza dei propri limiti e desiderio di cambiamento, si muove sul filo tra abbandono e crescita. Al centro, una sensazione condivisa: capire il valore di una persona quando si rischia di perderla.

    «‘Dai dai dai’ è nata con l’idea precisa di portare dentro Universi un brano con un’anima più cantautorale, quasi un omaggio alla tradizione dei cantautori italiani che mi hanno formato. Volevo una canzone che mettesse al centro le parole e le emozioni nude, senza filtri. È un pezzo che parla di quei rapporti da cui sai che dovresti scappare ma in cui, in fondo, continui a restare perché l’amore non è mai logico. È una canzone nata dalla penna di Giordano Spagnol e fin da subito abbiamo cercato di mettere al centro l’emozione e la verità del testo. Interessava raccontare proprio quella zona grigia tra il lasciarsi andare e il trovare la forza di resistere. È una delle canzoni più intime del disco, forse quella in cui mi sono messo più a nudo», dichiara Gemini.

    Il videoclip ufficiale di “Dai dai dai”, diretto da Fabio Viti e Serena D’Andrea, è ambientato sul lungomare di Sabaudia, tra le luci del tramonto. Protagonista Natalia Stracqualursi, 21 anni, sassofonista classica formata al Conservatorio Licinio Refice di Frosinone. Il videoclip racconta la storia di un incontro: Gemini e Natalia camminano sulla spiaggia, vicini ma senza mai incrociarsi, fino a quando si trovano e condividono la musica, mentre il sole tramonta all’orizzonte. Natalia è vestita di bianco, Gemini di nero: una contrapposizione visiva che sottolinea il senso di ricerca e attrazione reciproca. L’atmosfera restituisce la poesia dell’attesa e dell’incontro, come se due percorsi separati fossero destinati a incrociarsi. Il video riflette il messaggio del brano, trasformando la musica in un filo invisibile che unisce i due protagonisti, sospesi tra distanza e condivisione, nel tempo rarefatto del tramonto.

    Guarda il videoclip su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=yxS09AH1PlA

     

     

    Con l’album “UNIVERSI”, Gemini raccoglie tutto il suo percorso: un mosaico di esperienze, collaborazioni e ricerca personale che lo confermano come una delle voci contemporanee più sincere e visionarie della nuova scena cantautorale italiana. Il disco è un viaggio attraverso l’amore in tutte le sue forme: quello che arriva all’improvviso e può cambiare la vita, quello che fa correre più veloce di ogni limite, quello che sa di mare, di sogni e di vertigini. Ogni canzone è una fotografia diversa dello stesso sentimento, capace di accendere ricordi e nuove speranze. Dalla leggerezza di un “Ti vengo a prendere” fino alla profondità degli “Universi” che si incontrano, il disco intreccia intimità e immaginazione, realtà e sogno. È un racconto sincero, profondo, che lascia spazio a chi ascolta di ritrovarsi dentro ogni parola e ogni melodia.

    Spiega il cantautore a proposito del disco: “Ho scritto queste canzoni insieme alla mia squadra di lavoro nei momenti in cui avevo bisogno di dare un nome a ciò che sentivo. Parlano d’amore, ma non solo come emozione romantica: l’amore che salva, che ferisce, che ti fa crescere e che a volte ti spinge a guardare oltre il cielo. Questo album è il mio modo di mettere ordine tra i ricordi, le paure e i sogni, e trasformarli in musica. Non cerco risposte, ma connessioni: se anche solo una persona si riconoscerà in queste parole, allora avrò raggiunto il senso di tutto”.

     

    Biografia

    Gemini è un cantautore italiano capace di coniugare la profondità della scrittura d’autore con sonorità contemporanee, dando vita a canzoni autentiche che raccontano emozioni quotidiane, sogni e fragilità. La sua cifra stilistica si distingue per intensità narrativa, originalità melodica e una forte attitudine da performer.

    Debutta nel 2013 con l’EP Fuori di testa, prodotto da Ettore Diliberto in collaborazione con Alberto Radius, scalando le classifiche Mondadori e Sorrisi & Canzoni. L’anno seguente pubblica Chissà che sarà, registrato nei leggendari Abbey Road Studios di Londra sotto la supervisione di Simon Gibson (già al fianco di Beatles, U2, Paul McCartney).

    Nel 2017, il brano vince il primo contest nazionale organizzato dalla rivista britannica Classic Rock, distinguendosi tra centinaia di proposte italiane.

    Nel corso degli anni si esibisce in prestigiose rassegne come Emilia Live e La Notte delle Chitarre, condividendo il palco con grandi nomi della musica italiana. Collabora con artisti del calibro di Mario Schilirò (Zucchero), Alberto Rocchetti (Vasco Rossi) e molti altri.

    Nel 2019 pubblica La superficie, entrato nella classifica Indie Music Like e accompagnato da un videoclip con Ricky Memphis. Nello stesso anno esce La mia canzone, con la partecipazione straordinaria di Alessandro Haber nel videoclip.

    Il 2021 lo vede in apertura ai concerti di Anna Tatangelo, Ron e James Senese, oltre a un live in collaborazione con l’attore Leonardo Bocci. Pubblica il singolo Come si fa, presentato alla Milano Music Week, e partecipa a programmi televisivi su Rai 1 (The Band con Carlo Conti), Canale 9 (Don’t Forget The Lyrics) e Rai 2 (Viva il Videobox di Fiorello).

    Nel 2022 vince il Premio Mia Martini nella categoria Emergenti con il brano Sapore d’estate. L’anno successivo partecipa al Premio Ravera e pubblica La volta buona, presentato in diretta su Rai 1 nel programma di Caterina Balivo.

    Nel 2024 si aggiudica il Vertical Music Award a Casa Sanremo per il videoclip di La volta buona. Ad aprile pubblica Questo strano viaggio, prodotto da Danilo Cherni e Maurizio Perfetto, musicisti storici di Antonello Venditti. A giugno rende omaggio a Rino Gaetano con una personale rivisitazione di Mio fratello è figlio unico, seguita a novembre da una versione moderna dell’Inno d’Italia, girata in Piazza del Campidoglio con il coro Le Dolci Note.

    Nel 2025 è protagonista del programma Bellissima Italia su Rai 2 e ospite nei format Sogni di gloria (Rai Radio 2), Videobox e Vertical Music durante il Festival di Sanremo.

    È ospite al Festival dello Spettacolo a Milano organizzato da TV Sorrisi e Canzoni e presenta il brano “Corri”. Il nuovo album “Universi” è disponibile su tutte le piattaforme digitali a partire dal 21/11/2025 e il singolo che dà il nome all’album è in classifica italiana indipendenti e in distribuzione video su tutte le Tv nazionali. È protagonista a Sanremo 2026 con varie esibizioni e interviste riguardanti l’album (Casa Sanremo, Sorrisi e Canzoni, Sanremo Exclusive, Track Radio, MEI).

    Dopo “Ti vengo a prendere”, “Corri”, “Universi” e “A mio agio con te”, “Dai dai dai” è il nuovo singolo di Gemini disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 21 novembre 2025 e in rotazione radiofonica da venerdì 10 aprile.

     

    Facebook | Instagram | TikTok | Spotify | YouTube VEVO