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  • Quando “ti amo” diventa una frase qualunque: Niko e la svalutazione semantica dell’amore nel linguaggio digitale

    «Ti amo è un insulto se non viene dal cuore». Perché quando si usano le parole più importanti senza nobilitarle, si consumano. E quando si consumano, smettono di dire qualcosa e fanno danni.

    Nel 2026 le dichiarazioni sentimentali non mancano di certo. Anzi, circolano ovunque. E forse, proprio per questo, sembrano valere meno. “Mappa Perfetta”, il nuovo progetto di Niko, nasce dal disallineamento tra l’amore che continua a essere raccontato e quello che, sempre più spesso, viene ridotto a una sequenza di frasi già sentite, imitate, ripetute. Un ritratto del modo in cui oggi si promette, si dichiara, si recita. Le parole funzionano come formule: suonano corrette, perfette. Le esperienze, molto meno.

    Dopo “Anime Perse”, che aveva dato voce al logorante silenzio del ghosting e all’assenza improvvisa e spiazzante nei legami affettivi, l’artista reatino d’adozione capitolina sposta lo sguardo su quello che accade quando il silenzio finisce: il rumore assordante delle parole. Parole educate, automatiche, inflazionate. Parole di rito, volte a descrivere ciò che per antonomasia non può essere decritto, ma solo vissuto. E che si ritrovano a riempire le pagine di sentimenti recitati per copione. Parole che non proteggono più nessuno.

    E Roma, sotto la pioggia, a definire il tono del racconto, incorniciando la stanchezza di chi torna sempre allo stesso punto, tra baci dati per abitudine, promesse non mantenute e direzioni incerte. Una città attraversata da luci riflesse sull’asfalto, da ombre che si allungano tra i vicoli, da silenzi che si impongono come le architetture antiche che ne dominano gli scorci. È lì che Niko ambienta la sua nuova canzone: in uno spazio che resta immutato pur offrendo sempre qualcosa di nuovo, mentre nel linguaggio relazionale tutto sembra continuare a ripetersi.

    Il brano, scritto e prodotto da Fede Mcallister, prende forma in un mondo saturo di promesse, ma sceglie di prenderne le distanze. Un mondo in cui il “ti amo” rischia di ridursi a un automatismo, a un riflesso meccanico di un tempo trascorso insieme senza essere davvero vissuto, svuotato dalla ripetizione, imitato come una battuta di un film già visto.

    Niko evita banalizzazioni e idealizzazioni, muovendosi dentro il tempo che racconta e affidandosi a una scrittura fatta di immagini concrete e malinconiche: «Fanno tutti per finta, fanno tutti l’amore», canta, mettendo in discussione la distanza sempre più evidente tra ciò che viene dichiarato, espresso a voce, e ciò che si prova davvero.

    “Mappa Perfetta” non è la ricerca di una relazione ideale, ma il tentativo di ritrovare una bussola in mezzo a un linguaggio che ha perso il senso stesso di ciò che comunica. La “mappa”, infatti, non indica un luogo, ma un modo di sentire: più consapevole, meno automatico.

    Il suono accompagna questo percorso. La voce di Niko attraversa registri diversi con assoluta naturalezza, lasciando spazio ai silenzi. E proprio in quelle pause il brano trova il suo equilibrio: negli interstizi, nelle frasi che non cercano di spiegare tutto, ma lasciano respirare il senso.

    Roma ritorna, ancora, come simbolo. Come luogo di passaggio, di attese, di giornate che sembrano tutte uguali finché un dettaglio – una luce, un sorriso, una pioggia improvvisa – non cambia la prospettiva. «Stretta sopra Roma se piove», rende perfettamente l’idea della città interpretata e abitata come stato d’animo, come dimensione interiore, più che geografica. Un punto fermo dentro un movimento ininterrotto tra dubbi, domande ed esitazioni.

    “Mappa Perfetta” parla di promesse, ma soprattutto di responsabilità. Quella di dare alle parole il valore e l’importanza che meritano. Di non usarle come rifugi temporanei, ma come strumenti capaci di creare legami, emozioni e sentimenti che resistono al tempo.

    Nel linguaggio digitale, sempre più rapido e meno umano, Niko si muove in controtendenza, riportando l’attenzione su ciò che viene detto e, soprattutto, sul modo in cui viene detto.

    Perché le parole non sono neutre. Si portano dietro quello che promettono, quello che negano, quello che eludono. Possono avvicinare, ma anche allontanare. Possono aprire, ma anche chiudere. Possono guarire, ma anche ferire. E una volta pronunciate, si depositano e lasciano traccia.

    È da qui che nasce l’idea di una “mappa” che non sia destinazione, ma assetto. Che non serva per arrivare altrove, ma per capire come ci si muove, cosa si dice, e con che intenzionalità.

    Perché forse, oggi, la vera mappa non è quella che ci porta da qualche parte.
    È quella che ci aiuta a capire dove siamo davvero, prima di scegliere se muoverci o fermarci.

  • “Anche se” è il nuovo singolo di FACE

    Da venerdì 6 febbraio 2026 sarà in rotazione radiofonica “ANCHE SE” (Qanto Records), il nuovo singolo di FACE, già disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale.

    Il brano “Anche se” racconta la resistenza emotiva nei momenti in cui tutto pesa, attraverso un sound diretto e in costante crescita che intreccia vulnerabilità e forza, muovendosi dal conflitto verso una possibile apertura. La canzone attraversa le zone d’ombra dell’animo senza perdere la spinta a proseguire, mantenendo una tensione costante verso il movimento. Tra malinconia e determinazione, il pezzo restituisce un equilibrio fragile ma consapevole, in cui la fragilità diventa una presa di posizione. Una canzone che parla a chi sceglie di restare presente anche quando il peso si fa sentire, riconoscendo nella musica uno spazio di confronto sincero.

    Spiega l’artista a proposito del brano: «”Anche se” nasce da quei momenti in cui tutto sembra pesare troppo. Quando ti ritrovi a farti domande su chi sei, se stai facendo le scelte giuste, se vale la pena essere te stesso fino in fondo. È una canzone che parla di fragilità, ma anche di quella forza silenziosa che ti fa andare avanti. Volevo raccontare quel conflitto interno che tutti abbiamo: da una parte il peso, dall’altra la voglia di non arrendersi. L’ho scritta per chi si guarda dentro senza paura, per chi sente profondamente e continua a resistere. È un brano onesto, che cresce a ogni ascolto, e spero possa arrivare a chi vive le emozioni come le vivo io».

     

    Il videoclip di “Anche se” è ambientato tra le montagne innevate di Aosta e utilizza il bianco e nero per ridurre l’immagine all’essenziale, eliminando ogni elemento superfluo. Il racconto visivo segue una relazione che si interrompe bruscamente: la caduta, il vuoto e il ripensamento diventano passaggi necessari di un percorso interiore. In quello spazio di sospensione emerge la consapevolezza che l’autenticità personale può avere un valore superiore alla paura della perdita. Le stesse montagne, inizialmente percepite come oppressive, diventano il luogo di una rinascita. Un passaggio dal buio alla consapevolezza che riflette il movimento emotivo al centro del brano.

    Guarda il videoclip su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=wxm_gvM664Y

     

    Biografia

    FACE è il progetto solista di Filippo De Fazio, cantautore bolognese e membro dei The Hangovers. La sua musica esplora amore, fragilità e resilienza attraverso testi intensi, capaci di emozionare e trasmettere forza. Un viaggio tra introspezione e determinazione.

    “Anche se” è il nuovo singolo di FACE già disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica da venerdì 6 febbraio 2026.

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  • Pagine di Copland, Berio, Schoenberg e Puccini con i jazzisti Tracanna, Zambrini, Mangialajo e D’Auria sabato 21 febbraio alla Camera del Lavoro di Milano


    In prima esecuzione assoluta, l’Atelier Musicale ospita la performance di quattro protagonisti del jazz italiano che si confrontano con la musica di matrice eurocolta del Novecento 

    MILANO – La trasversalità del nuovo appuntamento dell’Atelier Musicale, ovvero il concerto del quartetto composto da Tino Tracanna (sassofoni), Antonio Zambrini (pianoforte), Tito Mangialajo Rantzer (contrabbasso) e Francesco D’Auria (batteria) in programma sabato 21 febbraio alla Camera del Lavoro di Milano, riflette in pieno la filosofia della rassegna organizzata dall’associazione culturale Secondo Maggio: quattro noti jazzisti dalle vaste competenze guardano, dal loro punto di osservazione, ad altrettante personalità della storia musicale del secolo scorso (Copland, Berio, Schoenberg e Puccini), affrontandone la musica attraverso melodie o spunti tematici provenienti da alcune loro opere in un processo in cui intervengono l’improvvisazione e il classico interplay jazzistico.
    È, sostanzialmente, un incontro con il mondo musicale di matrice eurocolta che si propone di trovare spunti originali per la realizzazione della performance di tipo jazzistico. Del resto, il jazz ha sempre guardato al mondo europeo colto, molto di più di quanto, sporadicamente, abbiano fatto gli autori del Vecchio Continente nei suoi confronti e nell’ultimo trentennio questo processo è enormemente cresciuto, soprattutto in ambito europeo, ma anche in quello statunitense.
    Di Puccini, antesignano di linee armoniche influenti nel primo Novecento, Schoenberg, maestro dell’atonalità e della dodecafonia, Copland, che per nascita si trovava in contatto anche con il mondo musicale afroamericano, e di un maestro del secondo Novecento come Berio (curiosissimo del mondo musicale che lo circondava) vengono affrontate con leggerezza e piacevolezza d’ascolto pagine importanti e funzionali al progetto.
    Dei quattro protagonisti del concerto, Antonio Zambrini, pianista raffinato che non solo ha collaborato con grandi personalità della scena nazionale e internazionale del jazz ma che si è distinto anche come leader e compositore (alcuni suoi brani sono nel repertorio di molti jazzisti di fama, tra cui Stefano Bollani), è l’autore di tutti gli arrangiamenti. C’è poi Tino Tracanna, solista di assoluto rilievo, artista progettuale e figura di riferimento del panorama jazzistico nazionale, anch’egli compositore e band leader, oltre che membro del quartetto storico di Franco D’Andrea e del quintetto di Paolo Fresu. Tito Mangialajo Rantzer è un contrabbassista molto richiesto in diversi ambiti stilistici del jazz, da quelli più tradizionali alla scena radicale. Infine, Francesco D’Auria, batterista e percussionista, è un musicista eclettico, con una lunga carriera internazionale al fianco di importanti esponenti della scena del jazz europeo.
    La prima milanese di questo quartetto rappresenta, dunque, una proposta di ascolto assolutamente originale e fuori dagli schemi abituali di ascolto.

    Atelier Musicale – XXXI edizione
    Sabato 21 febbraio 2026, ore 17.30
    Tracanna-Zambrini-Mangialajo-D’Auria
    Quattro tempi – La musica del Novecento
    Tino Tracanna (sassofoni), Antonio Zambrini (pianoforte), Tito Mangialajo Rantzer     (contrabbasso), Francesco D’Auria (batteria).
     
    Programma
    A. Copland: Fanfara per l’uomo comune;
    A. Schoenberg: Valzer da un frammento strumentale dal Pierrot Lunaire;
    L. Berio: Folk Song n. 8;
    A. Copland: Tema da  Appalachian  Spring;
    G. Puccini: Un bel dì vedremo;
    L. Berio: Sequenza per clarinetto;
    G. Puccini: Coro a bocca chiusa dalla Madama Butterfly;
    A. Schoenberg: Marcia su un frammento strumentale dal Pierrot Lunaire;
    G. Puccini: E lucean le stelle.

    Arrangiamenti di Antonio Zambrini.
    Prima esecuzione a Milano.
    Introduce  Maurizio Franco.

    Dove: Auditorium Di Vittorio della Camera del Lavoro, corso di Porta Vittoria 43, 20122 Milano.
    Inizio concerti: ore 17.30.
    Ingresso: 10 euro con tessera ordinaria (5 euro) o di sostegno (10 euro).
    Per informazioni: 3483591215; email: secondomaggio@alice.it; eury@iol.it
    Direzione e coordinamento artistico: Giuseppe Garbarino e Maurizio Franco.
    Organizzazione: associazione culturale Secondo Maggio.
    Presidente: Gianni Bombaci; vicepresidente: Enrico Intra.
  • Concerto-tributo in memoria di Lelio Luttazzi con la Big Band Jazz Company, Caterina Comeglio e i giovani finalisti del premio a lui dedicato domenica 22 febbraio al Blue Note di Milano


    Sul palco del jazz club milanese, i musicisti diretti da Gabriele Comeglio daranno una nuova veste ai brani più noti di Lelio Luttazzi, ma eseguiranno anche vere chicche tratte dal suo repertorio meno frequentato e alcuni inediti del grande artista triestino
    MILANO – Un concerto-tributo in memoria di Lelio Luttazzi, uno dei grandi maestri della musica leggera e del jazz nel nostro Paese, ma anche presentatore, showman, attore e scrittore: è quanto accadrà domenica 22 febbraio al Blue Note di Milano, protagonisti la Big Band Jazz Company diretta dal sassofonista e compositore Gabriele Comeglio, la vocalist Caterina Comeglio e i finalisti dell’ultima edizione del Premio Lelio Luttazzi (tra cui il vincitore Giuseppe Blanco). Organizzato dalla Fondazione Lelio Luttazzi con il sostegno di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, il concerto inizierà alle ore 20.30 (ingresso 25-30 euro; prevendita on line su www.bluenotemilano.com/evento/concerto-tributo-a-lelio-luttazzi-22-febbraio-2026-milano/).
    Spiega Gabriele Comeglio: «Il repertorio che eseguiremo al Blue Note includerà una manciata di chicche tratte dal repertorio meno frequentato di Lelio, che è stato un musicista e un direttore d’orchestra raffinato, comprese alcune musiche che la moglie Rossana Luttazzi ha recuperato dall’archivio Rai di Torino, rivisitate per l’occasione. Ci sarà anche qualche inedito come “La curiosità” (sulla partitura per pianoforte, coerente con il suo stile ironico, Lelio lo indicava come “fox-trottino” o “swingaccio”) ed anche “One more blues”, un brano che, pur avendo lo stesso titolo, è diverso dalla versione in trio del 1968 così come dalla versione in quartetto (con clarinetto) del recente album intitolato “30 anni di swing”».
    Da segnalare, inoltre, che ci sarà una collaborazione alle orchestrazioni da parte degli studenti dei corsi di arrangiamento del CPM di Milano. Gli spettatori assisteranno, quindi, a un concerto di vere e proprie prime esecuzioni: «Il merito è sempre di Rossana Luttazzi – continua Comeglio – che ha pazientemente cercato, sia nell’archivio di Lelio sia attraverso altre fonti, pagine musicali di grande valore ma sfuggite all’attenzione generale e anche un po’ oscurate dalla grande quantità di brani celebri che popolano il repertorio luttazziano». 
    Gli fa eco Rossana Luttazzi: «Si tratta di composizioni che meritano di essere conosciute dal pubblico e che ora trovano nuova vita grazie alla penna di Gabriele Comeglio, uno dei più apprezzati arrangiatori della scena italiana, che ha studiato approfonditamente i manoscritti di Lelio. E sapere che questa musica verrà eseguita da una big band come la Jazz Company non può che farmi enorme piacere».
    Com’è noto, Lelio Luttazzi ha contribuito a fare la storia del cinema, della radio e della televisione in Italia. È stato uno dei grandi maestri della musica leggera e del jazz nel nostro Paese, regalando alle big band partiture raffinate ed eleganti, spesso  ispirate alla tradizione americana, con un linguaggio sofisticato e irresistibile. Sua moglie Rossana è presidente della Fondazione Lelio Luttazzi, istituita nel 2010 con l’obiettivo di promuovere la cultura, l’educazione e la formazione musicale: «Grazie al Premio che porta il nome di mio marito ci proponiamo di scoprire e sostenere i nuovi talenti della musica italiana, in particolare i giovani autori pianisti jazz. I vincitori delle passate edizioni, da Manuel Magrini a Danilo Tarso, da Seby Burgio a Thomas Umbaca, da Vittorio Esposito a Giovanni Blanco, sono oggi tra i protagonisti della scena jazz nazionale».

    La Jazz Company diretta da Gabriele Comeglio è una delle più longeve formazioni italiane, con all’attivo oltre 500 concerti in Italia e all’estero e collaborazioni prestigiose con artisti di livello internazionale (Bob Mintzer, Dee Dee Bridgewater, Lee Konitz e moltissimi altri).
    Cantante e compositrice, Caterina Comeglio si è formata in ambito jazz prima al Trinity College di Londra e poi al Leeds College of Music. Fin da giovanissima ha condiviso il palco con artisti quali Bob Mintzer, Pee Wee Ellis, Franco Ambrosetti, Sarah Jane Morris, Massimo Lopez e Mika. Si è esibita in prestigiosi festival e rassegne (Bergamo Jazz Festival, Trieste Loves Jazz, Jazz Ascona, Notte di Note e Bucharest International Jazz Competition). Nel 2019 si è aggiudicata il Premio Lelio Luttazzi, nella categoria Cantautori, con il suo primo brano inedito intitolato Scheletri a ballare.
  • Elena Andreoli quartet e Paolo Tomelleri a tutto swing domenica 15 febbraio allo Spirit de Milan


    I musicisti eseguiranno alcuni brani dell’album “Beautiful Love”, firmato dalla cantante Elena Andreoli e dal clarinettista Paolo Tomelleri: un percorso nella Golden Era dello swing, con un’attenzione particolare alle composizioni di Duke Ellington e Irving Berlin. In scaletta anche alcuni standard rivisitati con arrangiamenti moderni e brillanti 

     
     

    MILANO – È in programma domenica 15 febbraio allo Spirit de Milan (inizio live ore 18.30, ingresso libero) il concerto del quartetto della vocalist Elena Andreoli (con Stefano Pennini al pianoforte, Raffaele Romano al contrabbasso e Alberto Traverso alla batteria) e del grande clarinettista Paolo Tomelleri, decano del jazz italiano.
    Nel locale di via Bovisasca 59, i musicisti proporranno alcuni brani tratti dall’album Beautiful Love di Elena Andreoli e Paolo Tomelleri, uscito lo scorso autunno e presentato al Teatro degli Arcimboldi durante il festival JAZZMI: un percorso nella Golden Era dello swing, con un’attenzione particolare ai brani intramontabili di Duke Ellington e Irving Berlin. Non mancheranno neppure alcuni standard rivisitati con arrangiamenti moderni e brillanti. Il risultato? Il repertorio classico è stato rivestito di nuove geometrie sonore, rendendo i pezzi originali più audaci e dinamici. Spiega Elena Andreoli, autrice jazz e cantante capace di mescolare in modo personale e convincente swing, blues, ragtime, bebop ed early jazz: «Beautiful Love non vuole essere solo un omaggio al passato, ma anche il manifesto di un jazz contemporaneo, fresco e potente. Abbiamo rielaborato il jazz e lo swing degli anni Venti e Trenta con energia e libertà, pur nel rispetto della tradizione. Nella scelta dei brani che compongono il mio album d’esordio e che propongo nei live ho privilegiato gli standard meno conosciuti e meno sfruttati, dando particolare importanza alle parole delle canzoni».

    È un periodo ricco di impegni e appuntamenti quello che sta vivendo la cantante milanese: dopo il concerto allo Spirit de Milan, infatti, Elena Andreoli sarà per due volte protagonista sui palchi itineranti del festival Dolomiti Ski Jazz, la manifestazione che da trent’anni porta la musica in alta quota, sulle Dolomiti trentine delle valli di Fiemme, Cembra e Fassa, direttamente sulle piste da sci. Elena si esibirà con il Trio Manouche in un omaggio al grande Django Reinhardt, insieme ai chitarristi Yann Maréchal e Davide Parisi, lunedì 9 marzo (ore 14) al Rifugio Fuciade, al Passo S. Pellegrino, in Val di Fassa, e martedì 10 (sempre alle ore 14) allo Chalet Caserina, in località Pampeago-Tesero, in Val di Fiemme.

    Il mese successivo, inoltre, Andreoli volerà in Giappone per la prima tournée internazionale di Beautiful Love. Tre le date in programma: il 7 aprile a Yokohama, l’8 a Tokyo e il 10 a Osaka.
    Non solo: con il trombonista e compositore Andrea Andreoli, jazzista di grande talento, la  vocalist milanese sta lavorando a un album di inediti che vedrà la luce nei prossimi mesi. Da segnalare, infine, che proprio con il trombonista bergamasco e con il batterista Alberto Traverso Elena ha firmato, come autrice, il brano Girl in the Mirror che interpreta nella commedia Stella gemella del regista Luca Lucini (con Margherita Buy e Laura Morante), presto sul grande schermo.
  • “Forever” è il nuovo singolo di Dario Distasi

    Dal 6 febbraio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “FOREVER”, il nuovo singolo di Dario Distasi.

     

    “Forever” è un brano che parla di un momento così vivo nella memoria da voler diventare presente. Nonostante sia impossibile, la tentazione di abbandonarsi alla certezza di una gioia passata — appunto, un momento eterno nel quale si è stati davvero felici — bussa alla propria porta. Il presente è molto diverso e non cedere alla malinconia è difficile.

    Il sound sa di pop internazionale, con le chitarre acustiche di Dario che vanno a cercare l’elettronica, per poi aprirsi in un ritornello ampio e melodico. La voce femminile nel duetto è dolce e tipicamente americana (la vocalist viene infatti da Nashville, TN, città nella quale il brano è stato anche prodotto).

    Commenta l’artista sul nuovo singolo: “Avevo in testa questo modo di usare la chitarra acustica così fresco e moderno e, allo stesso tempo, un loop che mi faceva pensare tanto a della musica elettronica vintage. Ancora, sul significato del brano: “D’altronde, non ci chiediamo continuamente se riusciremo mai a essere felici come quella volta?”

     

    Per il video di “Forever”, per la prima volta Dario ha deciso di affidarsi a un lyric video basato sull’IA. Immagini, suggestioni e scene di vita dei personaggi di questa storia si intrecciano senza mai risolversi, proprio come il brano: “Forever” non ha un happy ending. È la canzone di un amore tormentato, sfiorato ma mai rimasto nel tempo, che proprio per questo ferisce.

    Il significato del brano si espande verso una nuova dimensione, andando da un lato a chiedersi in che chiave l’intelligenza artificiale leggerà la storia dietro al brano, dall’altro affrontando il titolo stesso del singolo: solo poco tempo fa realizzare un video in questo modo non sarebbe stato possibile — cosa significa ora “per sempre”?

    Guarda il videoclip: https://www.youtube.com/watch?v=7uf4apohVxM

    Biografia

    Dario Distasi (all’anagrafe Dario Di Stasi) è un artista italiano con un lungo trascorso internazionale, attivo come cantautore da dieci anni.

    Formatosi prima di tutto come chitarrista, aveva iniziato studiando con maestri come Nicola Cordisco (jazz), Gianni De Chellis (rock) e William Stravato (fusion), per poi proseguire con un diploma in chitarra al Modern Musician Institute di Alex Stornello con il massimo dei voti. Al Saint Louis di Roma (dove si era spostato anche per l’università) ha deciso che la sua chitarra non doveva più essere la sua unica voce.

    Da sempre, il suo lato più sviluppato è quello dell’ascolto, da cui nasce la sua passione per le lingue e la decisione di scrivere sempre in inglese. D’altronde, nelle band delle quali era stato componente, era sempre stato autore di musiche e testi. Ha quindi iniziato lo studio del canto con Alessandra Piroddi (Santa Cecilia), proseguendo poi nel Regno Unito con Jonny Black (The Royal Central School of Speech and Drama) e, una volta tornato in Italia, con Marco Priotti (The Voice).

    Ha suonato la sua musica per cinque anni nei locali di Manchester, arrivando alle finali di Open Mic UK. Lì ha deciso di “cedere” lo spazio nel cognome per rendere il suo nome d’arte più memorizzabile per il pubblico britannico. Ha registrato un EP a Nashville (TN) e pubblicato diversi singoli e videoclip.

    I suoi riferimenti sono vari: da chitarrista ascolta tutto ciò che attraversa rock, fusion, progressive, hard & heavy e ovviamente pop. Infatti, il suo vero amore resta la “forma canzone”. Le influenze della scena britpop inglese e di quella hard-rock, alternative e grunge americana si sommano a quelle di songwriter dalla scrittura essenziale ed evocativa. Al suo attivo ha più di 100.000 ascolti su Spotify, oltre alla presenza su tutte le altre piattaforme e YouTube.

    Tre brani essenziali nella discografia di Dario: “Again”, “Stuck In Here”, “Say”.

    Dario ha avuto la grande soddisfazione di scrivere le musiche per il docufilm Varchi Attivi, con la partecipazione di Michele Placido. Scrive e registra la sua musica curando in completa autoproduzione tutte le parti strumentali e gli arrangiamenti. Il rapporto con i produttori del suo progetto solista e di quello della Dario Distasi Band britannica è fondamentale per confrontarsi e poter esplorare opzioni diverse.

    Dal punto di vista grafico, del management e dell’approccio visivo, la gestione è sempre stata autonoma, mentre per la realizzazione dei videoclip la collaborazione più prolifica è stata quella con il regista britannico Mat Johns.

    Il progetto musicale individua un target principale “teen+” (15-40 anni e oltre). Le tematiche sono universali (amore, sentimenti, relazioni), ma il genere musicale è un pop senza tempo che interessa anche i più adulti. Si tratta di musica scritta per emozionare, che invita a farsi domande su se stessi e sulle proprie vite.

    Il percorso da indipendente lo ha portato a un’evoluzione della sua musica, prima più ruvida, ora più varia e aperta. L’obiettivo è essere percepito come un artista a tutto tondo, puntando alla programmazione in radio e TV nazionali per stabilire un rapporto diretto con la sua audience. Lo spazio primario resta quello del lavoro in studio: scrittura, registrazione e promozione sono i suoi focus principali. In particolare, Dario reputa la sua musica molto cinematografica e il suo obiettivo principale sarebbe l’inclusione dei suoi brani in colonne sonore di rilievo.

    “Forever” è il nuovo singolo di Dario Distasi, disponibile in streaming su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica dal 6 febbraio 2026.

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  • Atelier Musicale: il quintetto del trombettista Marco Mariani omaggia Miles Davis sabato 7 febbraio alla Camera del Lavoro di Milano

    La formazione guidata da Marco Mariani, con Rudi Manzoli  al sax tenore,  Samuele Lindo al pianoforte e alle tastiere, Margherita Carbonell al contrabbasso e Daniele Delfino alla batteria, sarà protagonista di un tributo al grande trombettista americano, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita   

    MILANO – Quest’anno ricorre il centenario della nascita di Miles Davis, figura chiave nella storia del jazz e della musica del Novecento, nato ad Alton, nell’Illinois, il 26 maggio 1926. A questo straordinario artista dedica il suo nuovo progetto Marco Mariani, che nel suo percorso musicale ha già realizzato progetti originali anche su altre grandi personalità della tromba e della composizione jazz quali Kenny Wheeler e Wynton Marsalis.
    La novità di questo tributo, in programma sabato 7 febbraio alla Camera del Lavoro di Milano nell’ambito dell’Atelier Musicale, la rassegna organizzata dall’associazione culturale Secondo Maggio (inizio live ore 17.30, ingresso 10 euro con tessera associativa di 5/10 euro), è dovuta al fatto che i riferimenti, con due significative eccezioni, sono i brani registrati da Davis con il suo secondo quintetto, quello con Shorter, Hancock, Carter e Williams, formazione iconica della storia jazzistica che portò la concezione modale a un punto estremo di realizzazione. Gli altri due brani sono, invece, Teo (legato alla fase di transizione tra il primo e il secondo quintetto) e il celeberrimo Sanctuary, d’impronta funk-jazz. 
    Quella del quintetto del trombettista Marco Mariani è una proposta originale per far rivivere oggi pagine importanti e poco esplorate della storia del jazz degli anni Sessanta. Mariani si è diplomato sia in tromba classica sia in jazz ed è solista della Civica Jazz Band di Enrico Intra, della Artchipel Orchestra di Ferdinando Faraò, della Montecarlo Night di Nick The Nightfly e della Swing Band di Paolo Tomelleri, oltre a dirigere da anni il Bocconi Jazz Business Unit dell’Università Bocconi, con il quale ha partecipato a importanti rassegne e realizzato progetti speciali sul rock progressivo, sulla musica per film e su quella di Kenny Wheeler. Docente ai Civici Corsi di Jazz (di cui fu studente), ha scritto con Emilio Soana tre metodi didattici per tromba jazz ed è un musicista che unisce alla profonda conoscenza del moderno trombettismo jazzistico la predilezione per il Miles Davis elettrico e per l’improvvisazione radicale nell’ambito della noise music.
    Anche i musicisti con cui si presenta all’Atelier sono tutti  legati ai Civici Corsi di Jazz di Milano, a cominciare da Rudi Manzoli (prima studente e oggi docente  della prestigiosa scuola  milanese), tenorista di esperienza e di vasta conoscenza linguistica. Diplomati ai Civici Corsi di Jazz sono pure la contrabbassista Margherita Carbonell, anch’essa con la  doppia preparazione classica e jazzistica, già partner di Enrico Intra in ambito concertistico e discografico, e il batterista Daniele Delfino, nuova realtà del drumming italiano. In fase di diploma al biennio di specializzazione è, invece, il pianista Samuele Lindo.

    Atelier Musicale – XXXI edizione
    Sabato 7 febbraio 2026, ore 17.30
    Marco Mariani Quintet – Cent’anni di Miles Davis
    Marco Mariani (tromba), Rudi Manzoli (sax tenore), Samuele Lindo (pianoforte e tastiere), Margherita Carbonell (contrabbasso), Daniele Delfino (batteria).
     
    Programma
    M. Davis: Teo;
    W. Shorter: Orbits;
    M. Davis/R. Carter: Mood;
    W. Shorter: Nefertiti;
    M. Davis/R. Carter: Eighty One;
    W. Shorter: Sanctuary.

    Prima esecuzione assoluta.

    Introduce Maurizio Franco.

    Dove: Auditorium Di Vittorio della Camera del Lavoro, corso di Porta Vittoria 43, 20122 Milano.
    Inizio concerti: ore 17.30.
    Ingresso: 10 euro con tessera ordinaria (5 euro) o di sostegno (10 euro).
    Per informazioni: 3483591215; email: secondomaggio@alice.it; eury@iol.it
    Direzione e coordinamento artistico: Giuseppe Garbarino e Maurizio Franco.
    Organizzazione: associazione culturale Secondo Maggio.
    Presidente: Gianni Bombaci; vicepresidente: Enrico Intra.
  • Dal 3 al 24 febbraio “Il rito del jazz” alla Cascina Cuccagna di Milano con Boggio Ferraris, Parisi, Straniero, Rusnak, il trio Aeronauts e la Panorchestra di Tino Tracanna


     
    Tornano, ogni settimana, gli appuntamenti con la musica dal vivo sul palco del Cuccagna Jazz Club presso il ristorante un posto a Milano

    MILANO – Saranno quattro, nel mese di febbraio, gli appuntamenti con la musica dal vivo alla Cascina Cuccagna di Milano nell’ambito della rassegna Il rito del jazz, a cura dell’associazione culturale Musicamorfosi, un posto a Milano e Cascina Cuccagna, in collaborazione con I-Jazz e con il patrocinio del Municipio 4 del Comune di Milano. La formula è sempre quella del doppio set (alle ore 19.30 e 21.30) con ingresso libero (prenotazioni: tel. 025457785; email: info@unpostoamilano.it).
    Il primo concerto del mese è in programma martedì 3 febbraio e sarà all’insegna del jazz manouche, protagonisti il vibrafonista Gabriele Boggio Ferarris, il chitarrista Davide Parisi e il contrabbassista Jimmy Straniero. Il repertorio di questo trio nasce dalla passione comune per Django Reinhardt, di cui verranno proposti alcuni grandi classici come Minor Swing ma anche brani meno conosciuti del celebre chitarrista gitano. Boggio Ferraris, Parisi e Straniero esploreranno anche altri mondi sonori, sempre di matrice jazzistica, attingendo dagli standard americani di autori come Thelonious Monk e Charlie Parker. Non mancheranno, infine, alcune composizioni originali dei tre musicisti. Gabriele Boggio Ferraris è uno dei vibrafonisti più apprezzati della scena nazionale e ha pubblicato cinque album da leader. Diplomatosi con il massimo dei voti e perfezionatosi sotto la guida di Andrea Dulbecco, ha all’attivo collaborazioni con alcuni dei più noti esponenti del jazz italiano ed internazionale, tra cui Dave Douglas, Hindi Zara, Steven Bernstein, Stochelo Rosenberg e molti altri. Classe 2001, Davide Parisi è un chitarrista specializzato nello stile Gypsy Jazz. Si è diplomato con il massimo dei voti al Conservatorio G. Verdi di Milano, milita in diverse formazioni e collabora regolarmente con figure di spicco del panorama italiano tra cui Dario Napoli, Alessandro di Virgilio (Accordi Disaccordi), Paolo Tomelleri, Alfredo Ferrario, Tonino de Sensi ma non solo.

    Martedì 10 febbraio spazio al quartetto del contrabbassista polacco Jaromir Rusnak, che propone un jazz moderno fatto di composizioni originali che uniscono struttura e improvvisazione, con un linguaggio contemporaneo e aperto alle influenze europee. Il leader sarà affiancato dal sassofonista Jossy Botte, dal pianista Giuseppe Blanco e dal batterista Andrea Lo Palo. Il suono coeso del gruppo, nato nel 2021 e già con tre album all’attivo (due anni fa il quartetto si è aggiudicato il Premio del Conservatorio di Milano), è il risultato di una forte intesa musicale.

    La settimana successiva, martedì 17 febbraio, si esibirà il trio Aeronauts composto da Francesco Sensi (chitarra), Frank Masetti (basso elettrico) e Riccardo Marchese (batteria): alla Cascina Cuccagna i tre giovani musicisti presenteranno Automata, il loro album d’esordio, uscito lo scorso anno per l’etichetta Filibusta Records. Il jazz moderno del gruppo è aperto alle contaminazioni con altri generi musicali, a cominciare dal pop e dal rock. Il risultato è un suono coinvolgente, ricco e robusto. Le composizioni originali di Automata sono state lodate dalla critica specializzata: «Gli Aeronauts suonano una musica fisica e malinconica nello stesso tempo, animata da una nervosa elettricità che tuttavia non soverchia il tratto gentile dell’emozione con cui riescono a far partecipe l’ascoltatore».

    Infine, per l’ultimo concerto del mese, martedì 24 febbraio riflettori puntati sulla Panorchestra diretta dal sassofonista e compositore Tino Tracanna, nome di primo piano della scena jazz italiana. Formazione che fa della trasversalità, dell’improvvisazione e della ricerca la sua cifra stilistica, la Panorchestra è un’estensione del collaudato quartetto Double Cut di Tracanna con il sassofonista Massimiliano Milesi, il contrabbassista Giulio Corini e il batterista Filippo Sala. A questi quattro musicisti si aggiungono Paolo Malacarne alla tromba, Andrea Andreoli al trombone, Gianluca Zanello al sax contralto e Federico Calcagno ai clarinetti, che completano il gruppo condividendone pienamente l’estetica. L’aspetto che più di altri colpisce nel sound della Panorchestra è la marcata tensione che caratterizza i brani, costruiti su solide e propulsive basi ritmiche con arrangiamenti e assoli che si fondono con coerenza. Qua e là si notano assonanze con le avanguardie storiche afroamericane e le sue diramazioni, che fanno di questo ensemble una formazione felicemente in bilico tra contemporary mainstream e free jazz.

    CUCCAGNA JAZZ CLUB – IL RITO DEL JAZZ
    Un posto a Milano, Cascina Cuccagna, via Cuccagna 2/4, Milano.
    Ingresso libero. Informazioni e prenotazioni: tel. 025457785; email: info@unpostoamilano.it

    I CONCERTO DI FEBBRAIO 2026 
    Martedì 3 febbraio h. 19.30 e 21.30  
    JAZZ MANOUCHE
    Gabriele Boggio Ferraris, vibrafono
    Davide Parisi, chitarra
    Jimmy Straniero, contrabbasso

    Martedì 10 febbraio h. 19.30 e 21.30
    JAROMIR RUSNAK QUARTET 
    Jossy Botte, sax tenore
    Giuseppe Blanco, pianoforte
    Jaromir Rusnak, contrabbasso
    Andrea Lo Palo, batteria

    Martedì 17 febbraio h. 19.30 e 21.30
    AERONAUTS 
    Francesco Sensi, chitarra
    Frank Masetti, basso elettrico
    Riccardo Marchese, batteria

    Martedì 24 febbraio h. 19.30 e 21.30
    PANORCHESTRA
    Tino Tracanna, sax soprano e tenore, composizioni e arrangiamenti
    Massimiliano Milesi, sax tenore, composizioni e arrangiamenti
    Andrea Andreoli, trombone
    Gianluca Zanello, sax alto
    Paolo Malacarne, tromba
    Federico Calcagno, clarinetto e clarinetto basso
    Giulio Corini, contrabbasso
    Filippo Sala, batteria
  • A 17 anni ha vinto il Premio Bigazzi e ha scelto l’assenza dai social: il debutto di Madda con “Ma ci sei tu” contro l’apatia generazionale

    Esistere in un’epoca che consuma ogni slancio vitale sotto il peso di notifiche e algoritmi significa, spesso, rassegnarsi a un’apatia indotta. Ci siamo trasformati in «animali da divano» che pretendono di cambiare il mondo con un semplice click, mentre fuori le cronache narrano di mari che inghiottono sogni e di un’ecologia che resta confinata tra le pagine di un giornale, incapace di restituirci l’aria. In questo contesto di “dipendenza cerebrale”, dove la città assume le sembianze di un alienante «alveare blu», si innesta “Ma ci sei tu”, il debutto discografico di Madda, già vincitrice della sezione interpreti del Concorso Nazionale Premio Giancarlo Bigazzi 2023.

    Oggi, a soli diciannove anni, Madda ha fatto una scelta radicale: quella di non possedere profili social. E nell’epoca che impone la reperibilità costante e la scomposizione della vita privata in frame da quindici secondi, la sua assenza digitale non è un rifiuto del presente, ma il bisogno di preservare uno spazio personale non mediato. Una decisione che intercetta una sensibilità sempre più diffusa tra i giovanissimi, attenti a difendere la propria dimensione privata e a ridurre l’esposizione costante. Ma anche un segnale, che invita il mondo adulto a interrogarsi sui modelli proposti finora e sul rapporto tra identità, visibilità e tempo. Madda abita il proprio percorso artistico esclusivamente con la musica, sottraendosi a quella soggezione che «addormenta il cervello» per preservare una personalità che non ha bisogno di feed per esistere.

    Scritta da Marco Falagiani e Valentina Galasso e prodotta da Marco Falagiani e Diego Basso per GB Music, “Ma ci sei tu” non è una semplice ballata: è il racconto di una presenza che diventa punto fermo in un tempo che non si ferma mai. In un mondo che corre, calpesta e divora, Madda individua nell’altro l’unica vera oasi di sicurezza, l’unico «mezzo grammo di poesia» capace di contrastare un’indifferenza sempre più sistemica. Il brano racconta una generazione divisa tra la tentazione di fuggire verso orizzonti da cartolina e la necessità di restare per «ammazzare le paure figlie della diffidenza».

    «Nel caos della quotidianità moderna – racconta -, c’è sempre più bisogno di un cuore che batte forte e che ci fa sentire vivi aldilà di tutto. La benzina che lo alimenta è sempre l’amore che non passa mai di moda, che costruisce intorno a noi un’oasi di tranquillità e sicurezza e che ci rende invincibili davanti agli ostacoli che giorno dopo giorno la vita con indifferenza ci pone davanti.»

    Trionfare al Premio Giancarlo Bigazzi senza aver mai ceduto alla dittatura del “mi piace”, oltre ad essere un merito artistico, è un sabotaggio gentile ad un sistema che ci vuole tutti prevedibili, tutti iper-connessi e profondamente soli.

    Con un’interpretazione che omaggia la grande tradizione autorale italiana — nobilitata dal legame con il nome di Bigazzi — Madda si fa portavoce di un desiderio: quello di non risvegliarsi mai dal sogno in cui l’altro è presente, perché solo attraverso questa connessione reale si può sperare di «fermare la violenza» e cambiare, finalmente, la direzione del nostro cammino.

  • “Forse è meglio stare male” è il nuovo singolo di Ruben Coco

    Da venerdì 6 febbraio 2026 sarà in rotazione radiofonica “Forse è meglio stare male” (Maionese Project) il nuovo singolo di RUBEN COCO, già disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale dal 30 gennaio.

    “Forse è meglio stare male” è un brano che affronta la tematica del distacco e della solitudine. Una “migrazione” mentale e fisica grazie alla quale ritrovare se stessi in una città dalle dinamiche completamente nuove.

     

    Spiega il cantautore e autore abruzzese a proposito del brano: “È una canzone che parla di distanze: quelle che misuri con i chilometri e quelle che senti addosso anche quando non ti muovi. È il mio modo di raccontare quel momento in cui non ti riconosci più, ma continui a cercarti.”

     

    RUBEN COCO | BIOGRAFIA

    Ruben Coco canta da sempre e scrive musica dal 2015. Pubblica nel 2018 i suoi primi singoli “E invece io” e “Non sei più con me” seguiti l’anno successivo da “Io e te”, tutti e tre brani “auto prodotti”. Nel 2022 entra in studio con Luigi Tarquini (Etrusko) e Federico Fontana (Phonez) per la produzione del suo primo disco, una serie di storie-canzoni autobiografiche e universali. Il primo singolo nato dalla collaborazione con i due producer è “Perché non ci riesco”, uscito nel Gennaio del 2023. “Anche se non conviene” è il titolo del suo secondo singolo, il primo dopo la firma con l’etichetta LaPop. È presente su tutte le piattaforme streaming con il suo Ep “Nel frattempo”. Attualmente in studio per la realizzazione del suo disco di cui “Forse è meglio stare male” è il primo singolo estratto e pubblicato con Matilde Dischi.

    “Forse è meglio stare male” è il nuovo singolo di Ruben Coco disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 30 gennaio e in rotazione radiofonica da venerdì 6 febbraio.

     

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