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  • Radiouf – Yon Yi Da venerdì 6 febbraio 2026, disponibile questo nuovo disco in formato digitale e in copia fisica


    Prodotto dall’etichetta indipendente Wow Records, disponibile su tutte le piattaforme digitali e in formato fisico da venerdì 6 febbraioYon Yi è la nuova realizzazione discografica del chitarrista senegalese Papis Diouf e del bassista Francesco Ranieri, ovvero, i Radiouf. In questo progetto sono affiancati da due giovani talenti del jazz già affermati sulla scena nazionale: Giuseppe Sacchi (Fender Rhodes) e Valerio Vantaggio (batteria).
    La tracklist del CD prevede sei brani originali figli della creatività compositiva di Diouf e Ranieri. “Yon Yi” è un disco fortemente orientato verso l’afro-jazz grazie all’incontro tra Francesco Ranieri e Papis Diouf. Il progetto nasce dalla fusione di due loro repertori e mondi sonori paralleli che hanno trovato una comunanza di idee stilistiche specialmente in termini di linguaggio e ritmo, dove colore e spiritualità rappresentano due elementi di straordinaria importanza. Grazie anche al fulgido talento di Giuseppe Sacchi e Valerio Vantaggio, il mood di “Yon Yi” è improntato fra groove afro e divagazioni jazz fusion, con marcate influenze riconducibili alla musica cubana, al funk e alla tradizione africana in senso ampio. In buona sostanza, si tratta di un lavoro il cui obiettivo principale è quello di dare voce a una musica ricca di vitalità comunicativa, radicata nel ritmo e nella memoria. Ma, allo stesso tempo, proiettata verso una visione contemporanea dell’afro-jazz.
    Papis Diouf e Francesco Ranieri descrivono così le caratteristiche del loro album: «Le nostre composizioni raccontano il nostro dialogo artistico, in cui esperienze e sensibilità differenti si fondono in una voce musicale unica. Strade che si intrecciano, strade che si uniscono, strade che raggiungono eldoradi lontani».

    Yon Yi BIOGRAFIA

  • “Cose Silenziose” è il nuovo singolo di Campi

    Dal 20 febbraio 2026 sarà in rotazione radiofonica “COSE SILENZIOSE”, il nuovo singolo di Campi estratto dall’omonimo album uscito il 30 gennaio realizzato con il sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”.

    “COSE SILENZIOSE” è la title track e la focus track dell’album. È una ricerca di senso che si snoda tra le pause, i dettagli e tutto ciò che non fa rumore: piccoli gesti, presenze discrete e rischi emotivi. La vita, forse, non è soltanto risolvere problemi o “funzionare”, ma è anche la capacità di fermarsi, ascoltare e affidarsi a ciò che spesso passa inosservato, ma che in realtà tiene insieme le persone.

    Così l’artista presenta il suo nuovo singolo: “Cose silenziose è nata di getto, da una necessità, in modo molto naturale. È il manifesto di un album che parla di gesti silenziosi e di tutto ciò che rischia di perdersi, ma che io credo sia invece prezioso. Una riflessione su cosa conta davvero, su quello che — per citare Sorrentino ne La grande bellezza — resta sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore.”

    Guarda il video su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=G5wM7gqCSV4

    “COSE SILENZIOSE” è un album che attraversa un presente incerto, fragile e accelerato, e si interroga su come reinventarsi per restare umani. Le canzoni si muovono come piccole forme di resistenza quotidiana, cercando di custodire legami, domande e sogni messi alla prova da un mondo conflittuale che corre veloce e spesso disorienta, proprio quando il rumore di fondo rischia di prendere il sopravvento.

    Commenta l’artista a proposito dell’album: “COSE SILENZIOSE nasce dal bisogno di rallentare e di ascoltare cosa resta quando il rumore del mondo si abbassa. È un disco che parla di fragilità da proteggere, di attenzione e di legami che resistono, anche mentre tutto sembra consumarsi in fretta. Ho provato a raccontare il mio sentire e a osservare il tempo che stiamo vivendo senza dare risposte facili, tenendo insieme intimo e collettivo, paure personali e condivise.”

     

     

    Ascolta l’album: https://open.spotify.com/album/5em5En0mq1qOoKGPiZge5X?si=wvl4M-1hS0SmwhsA4Rjx9g

     

     

    Biografia

    Andrea Campi, in arte CAMPI, è un cantautore bolognese. Dopo aver intrapreso lo studio della chitarra, del canto e della scrittura, ha conseguito la laurea in Lettere Moderne con una tesi sull’onomatopea nei testi della canzone italiana.

    Il suo album d’esordio, “Un Ballo Di Altalene”, ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti di settore, tra cui il primo premio assoluto SIAE e il premio per il miglior testo al “Proscenium Festival” di Assisi. A questi si sono aggiunti il primo premio al “Festival Via Emilia”, il premio NUOVO IMAIE a “L’artista che non c’era” e la vittoria al concorso “Zocca Paese della Musica”, grazie al quale, nel giugno 2024, ha avuto l’onore di aprire il concerto di Vasco Rossi allo Stadio San Siro.

    Nel 2025, Campi è tra i vincitori del bando SIAE “Per chi crea” e pubblica i singoli “TUTTO A POSTO” e “RIPARARE”, brani che anticipano un nuovo capitolo del suo percorso artistico. Durante l’estate prosegue un’intensa attività live partecipando a numerosi festival, esibendosi in apertura ad artisti di rilievo come Michele Bravi in occasione di “Rimini in Musica”.

    Il suo stile indie-pop fonde sapori vintage a un sound contemporaneo, mantenendo i testi sempre in primo piano, quasi a volerli far galleggiare su una struttura sonora ricercata.

    “COSE SILENZIOSE” è il nuovo singolo di Campi in rotazione radiofonica dal 20 febbraio 2026 estratto dall’omonimo album uscito il 30 gennaio e realizzato con il sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”.

                                                                                               

     

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  • “Younipol City” è il nuovo singolo dei Tackat

    Da venerdì 20 febbraio 2026 sarà in rotazione radiofonica “Younipol City” (Overdub Recordings), il nuovo singolo dei Tackat, già disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 17 febbraio.

    “Younipol City” è un brano che racconta una città che cresce senza misura, consumando spazio e vita nel nome di un progresso vuoto. I riferimenti alla Morte Nera di Star Wars e al cortometraggio dei Monty Python diventano metafora di un modello che si espande inglobando tutto ciò che lo circonda.

    Come un drone che sorvola il Fiera District, il brano osserva dall’alto l’avanzata di un capitalismo asfittico che non lascia spazio alla vita e al futuro, ma solo a se stesso. Alla fine, restano i palazzoni: monumenti di cemento, reperti di un’idea di sviluppo che ha smesso di interrogarsi sul proprio senso.

    Spiega la band a proposito del brano: “Younipol City nasce prima del Covid e, come molti altri brani di questo disco, nasce da suoni filtrati e alterati per diventare qualcos’altro. Non abbiamo mai smesso di sperimentare con stili, suoni, passati e presenti. Siamo tornati ma in realtà non abbiamo mai smesso, amiamo fare musica perché ci dà un piacere di calore analogico. Sono 30 anni che abbiamo smesso di cercare di fare le rockstar”.

    Biografia

    Tack At, sta per “the artist commonly known as technogod”. Nel 1990 Technogod esordisce con l’EP “Cola Wars”, pubblicato dalla label inglese Nation Records, guidata da Aki Nawaz. Quest’ultimo dopo aver avuto un incubo ascoltando la band, decide di contattarli: un episodio che diventa quasi mitologico e che segna l’inizio di una relazione importante.

    L’esordio colpisce subito la scena inglese e inserisce Technogod in quel contesto post–acid house che include realtà come Pop Will Eat Itself e Jesus Jones. Personaggi chiave come John Peel, Andy Weatherall e Dave Angel programmano il disco nelle loro trasmissioni radiofoniche e nei DJ set. Segue una breve tournée londinese.

    Nel 1993 la band registra il primo album, “Hemo Glow Ball”, per Contempo Records (Firenze), con la coproduzione di Roli Mosimann, già noto per il lavoro con Young Gods e The The. Il disco fonde elettronica, rock e rap in una forma personale e non allineata, suscitando interesse in tutta Europa e portando la band in tournée come supporto ai Consolidated di San Francisco.

    Negli anni successivi Technogod apre concerti per Meat Beat Manifesto in Francia e segue gli Young Gods nel tour italiano. Dopo il fallimento di Contempo e una serie di problemi legali, il progetto reagisce invece di fermarsi: nasce il collettivo Alieni della Lost Legion, attraverso cui vengono prodotti lavori più elettronici e ambient come Ohmega Tribe e B9D-Vine, pubblicati sia in Europa che negli Stati Uniti.

    Parallelamente arrivano collaborazioni, remix e commissioni: Casino Royale, Bluvertigo, La Crus, Mau Mau, Young Gods, oltre a jingle pubblicitari per brand come Ceres e Volkswagen.

    Nel 2006 esce “2000 Below Zero”, un album denso, complesso, saturo di idee e suoni. Pubblicato in Italia da Vox Pop / BMG, ottiene licenze per Francia, Germania, Austria e Svizzera. Seguono nuovi concerti e tournée, con band come Papa Brittle, Young Gods, Napalm Death e Asian Dub Foundation. Nel 1998, però, la band entra in una fase di pausa e rimodulazione, con l’uscita di alcuni membri fondatori.

    Il progetto non scompare, rimane in sordina ma continua a mutare. Tra il 2001 e il 2002 y:dk realizza “Undo”, seguito da diversi side project: “>>” (2000), “Labiale” (2004) e “Ramsazzizz” (2008).

    Nel 2009 Technogod torna con “Pain Trtn Ment (l’intrattenimento del dolore)”, un lavoro che mantiene vivo lo spirito ironico, sarcastico e rabbioso del progetto, miscelato a sonorità rock-funk ed elettroniche.

    Il 2011 segna una trasformazione identitaria: con il quinto album “Whelm”, Technogod diventa Tack At. Un cambio di nome che non è una rottura ma una sintesi: the artist commonly known as Technogod.

    Tack At è secco, tagliente, snello, agile.

    Segue il mini-LP “Re)sound EP”, raccolta di remix e reinterpretazioni di brani da “Whelm”, con contributi di Bologna Violenta, Lorenzo Montanà (Tying Tiffany), His Clancyness, Stato Sociale e Perturbazione.

    Nel 2017 Loz e y:dk collaborano con Jean Lux Boka e Fredbo (cofondatore originale dei Technogod) per “Dusting the Plants”, secondo album del progetto darkbeat Armoteque.

    Dopo un lungo periodo di gestazione, influenzato dalle dissonanze della realtà contemporanea, nasce il nuovo disco “Nausea”, pubblicato da Overdub Recordings di prossima uscita.

    “Younipol City” è il nuovo singolo dei Tackat pubblicato da Overdub Recordings disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 17 febbraio e in rotazione radiofonica da venerdì 20 febbraio 2026.

     

     

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  • In libreria il nuovo lavoro editoriale “FERDINAND PORSCHE-Un genio capace di sognare” di Christiana Ruggeri

    l libro “FERDINAND PORSCHE. Un genio capace di sognare” (NADA Editore – Partner Giunti) della giornalista Christiana Ruggeri ripercorre sotto forma di romanzo l’eccezionale biografia di Ferdinand Porsche: da giovane talento incompreso, a pilastro dell’ingegneria automobilistica mondiale. La ‘leggenda boema’, infatti, definita all’epoca ‘il genio di Stoccarda’, l’ingegnere del secolo’, sembra essere stato dimenticato dalla Storia.
    In uscita dal 18 febbraio 2026, questo biopic evidenzia l’instancabile curiosità di Porsche, manifestata fin dall’infanzia, attraverso esperimenti domestici e l’ossessione per l’elettricità, che lo porterà ad osare, prevedere il futuro e, senza mai laurearsi, entrare nella leggenda.
    La narrazione attraversa a doppio filo la sua vita, resiliente e segreta, fatta di cadute e atti di coraggio, con quella pubblica del grande progettista: osannato e molto invidiato, tanto da venire imprigionato in Francia, dopo la Guerra, con l’accusa di collaborazionismo, nonostante il lasciapassare avuto inglesi e americani.
    Il libro è una grande storia biografica a cui si inseriscono altre ‘sotto storie’, con personaggi dell’epoca, eventi che hanno segnato il 900, come il dramma delle due Guerre mondiali: che Porsche attraversa da uomo e da ingegnere, con innegabili conseguenze, e vere chicche storiche recuperate nelle biblioteche, con la lunga ricerca compiuta dall’autrice, che ha preceduto il romanzo.
    La Ruggeri racconta la genesi dei progetti di Porsche, in una sorta di continuo backstage: pubblico e privato si intersecano, senza mai confondersi.
    Dalla ‘Semper Vivus’ la prima auto ibrida, alle competizioni di velocità, dalle aeronavi fino ai carri armati, dai treni terrestri fino ai trattori e ai bolidi su commissione. Ma Porsche non era solo velocità: era creazione pura.
    Incredibili progetti e brevetti, migliaia quelli depositati, che le guerre, spesso, interrompono e condizionano.
    Emergono con forza i legami affettivi: con la moglie Aloisia, conosciuta dal suo primo mentore austriaco Béla Egger, con il figlio Ferry, talentuoso ingegnere, con l’amata figlia Louise e suo marito, Anton Piech, un nuovo figlio per Porsche. La sua tenerezza con i nipoti amati, forse, più di tutto.
    Il testo celebra questo visionario, timido, schivo, geniale quanto incompreso, capace di coniugare la passione per la velocità con il desiderio di rendere la tecnologia accessibile
    a tutti: con l’auto del popolo. Il progetto che nessuno voleva e che noi ancora vediamo sfrecciare, nelle varianti dello storico ‘Maggiolino’.
    “Porsche ha avuto tante vite – spiega l’autrice – ha saputo risorgere dalle macerie attraversando il presente, vivendo già nel futuro. Il suo è un nome che tutti associano al brand che lui ha fondato. Era necessario conoscere l’uomo che ha fatto tutto questo: sarà un viaggio inatteso per molti lettori”
    Chi era, infatti, l’uomo Ferdinand Porsche?
    “Ai giorni nostri avremmo considerato quel bambino un plus dotato ribelle, magari affetto da un disturbo dello spettro autistico” – ci anticipa l’Autrice, attuale Caporedattore della Redazione Scienze e Multimedia del TG2.
    “La storia conferma che era un visionario capace di trasformare i progetti in realtà. Gli stessi che si delineavano, chiari, nella sua mente, senza possedere neanche il knowhow per concepirli”.
    Ferdinand Porsche è una figura che andava riscoperta, per un lungo elenco di motivi extra ingegneristici: nessuno come lui credeva nella forza del gruppo, nel concetto di amicizia e lealtà, necessari per fare la storia.
    Il bambino Porsche ha creduto nei suoi sogni contro tutto e tutti: rompendo le regole che il patriarcato ottuso dell’epoca imponeva. L’adulto ha trasformato quegli stessi sogni in progetti, fatti di lamiere e bulloni.
    Questa dicotomia, tra il Porsche privato e quello pubblico, non è mai cambiata. L’uomo schivo e il personaggio famoso, convivevano, distinti, nella stessa persona.
    Un uomo coerente, fino al suo ultimo respiro che stupirà, pagina dopo pagina.
    Come la sua uscita di scena, all’improvviso, proprio quando il suo grande sogno – era già diventato realtà.

    DATI TECNICI:
    Titolo: Ferdinand Porsche. Un genio capace di sognare.
    Autrice: Christiana Ruggeri
    Editore: GIORGIO NADA EDITORE
    Collana: STORYTELLERS
    Copertina: Brossura con bandelle
    Pagine: 288
    Prezzo: 24,00 euro
    Dimensioni: 14.0 x 22.0 cm
    Data di pubblicazione: 18 febbraio 2026
    ISBN: 9788879119955

    CHI È CHRISTIANA RUGGERI
    Christiana Ruggeri è giornalista e scrittrice.
    Laureata in Lettere moderne, Attualmente è Caporedattore della Redazione Scienze e Multimedia del TG2, dopo una vita di inviata agli esteri. Nel 2008 pubblica per Mursia il suo primo romanzo, La lista di carbone, con il quale arriva terza, tra i finalisti internazionali del Premio Bancarella e vince il Premio internazionale Città di Gaeta per la categoria “Opera prima” e il Premio Com&Te 2008. Il libro viene edito nuovamente da Giunti nel 2016, con una versione riveduta e aggiornata, in occasione dell’ottantesimo anniversario della costruzione del campo di concentramento di Sachsenhausen. Nel 2015 pubblica Dall’Inferno si ritorna, dove racconta il genocidio ruandese del 1994 attraverso la vera storia di una bimba di cinque anni, sopravvissuta al massacro. Il libro vince il Primo premio per la Narrativa del Premio letterario Casentino 2016. Nel 2017 esce il suo terzo libro, I dannati, un romanzo-reportage sulla Penitenciaría General de Venezuela di San Juan de los Morros, una delle carceri più dure dello stato venezuelano, oggi dismessa. Nel 2019 realizza il suo primo libro per bambini in età scolare e pre-scolarr, per Il Glifo, Greta e il pianeta da salvare, un testo di educazione ambientale ispirato all’attivista svedese Greta Thunberg e ai Venerdì per il futuro, le manifestazioni mondiali per sollecitare attenzione sui temi del riscaldamento globale e il cambiamento climatico. In occasione della Giornata della Terra 2021, con Giunti pubblica Green Girls – Storie vere di ragazze dalla parte del pianeta, in cui racconta le storie di 32 giovani donne da tutto il mondo che si battono per la salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità. Per dare risalto all’Agenda 2030 l’autrice cambia prospettiva e la racconta con gli occhi degli animali: nel 2022, sempre per Giunti esce Animali straordinari Un mondo nascosto di capacità sorprendenti. 33 storie vere che sono un inno all’etologia e all’empatia per creature, spesso, misconosciute. Questi libri sono ancora oggetti di preentazioni nelle scuole e di laboratori scolastici,
    Lo stesso anno viene insignita del Premio Internazionale Stand Out Woman Award – per il giornalismo alla Sala della Regina di Montecitorio.
    A marzo 2025 per Editoriale Scienza- Giunti esce Jane Goodall- Io e gli scimpanzé. La grande etologa e zoologa britannica viene considerata dall’autrice tra le sue inspiring women. Il libro viene presentato il 19 maggio 2025 al Salone del Libro di Torino ed è in tour nelle scuole italiane.
    A febbraio 2026 esce il suo nuovo romanzo, un biopic dal titolo “Ferdinand Porsche. Un genio capace di sognare”, per NADA editore, partner Giunti. Sulla storia incredibile della leggenda Boema, della cui vita si sa pochissimo e. per l’autrice, “il suo talento e la sua resilienza stupirà i lettori”.
    Ha una figlia di nome Grace e nella loro famiglia ci sono cani, gatti e conigli. Ha fondato e presieduto per venti anni la Onlus Il Rifugio delle Code Felici, dedicata alla lotta al randagismo, che continua a combattere in prima linea. È vicepresidente dell’ONLUS GreenAccord di giornalisti per l’ambiente. È una grande appassionata di fotografia. È vegetariana.

  • Cristian Calabrese: dal 27 febbraio in teatro “E Loro Lo Sanno” il lato oscuro dell’utopia moderna

    Venerdì 27 febbraio 2026 debutterà a Brescia il nuovo spettacolo satirico e provocatorio (da Perfect Day Artist Management) che smaschera le ipocrisie del sistema dell’ex comico e regista, voce fuori dal coro con oltre 3,7 milioni di visualizzazioni mensili. Biglietti disponibili su Ticketone.

    Cristian Calabrese arriva a teatro con il suo nuovo spettacolo live, “E Loro Lo Sanno”, un’opera cruda e provocatoria vietata ai minori di 18 anni. Lontano dal “politicamente corretto”, Calabrese analizza la società di oggi trasformando il disagio in satira e usando la provocazione per far riflettere il pubblico.

    In 90 minuti di racconto serrato, lo spettacolo esplora il concetto di “utopia obbligatoria”: in un mondo che ci impone felicità e sicurezza a ogni costo, cosa stiamo perdendo davvero? Calabrese mette a nudo i meccanismi che ci hanno trasformato in consumatori dipendenti dalle emozioni, mostrando come il controllo sociale stia limitando la nostra libertà individuale.

    “E Loro Lo Sanno” non è uno spettacolo comico, ma un invito a risvegliare il pensiero critico. È dedicato a chiunque sia stanco delle “favole del sistema” e sospetti che, dietro il benessere apparente, si nasconda una nuova forma di schiavitù moderna.

    Commenta l’artista prima del debutto: Salgo sul palco dopo dodici anni di stop dalle mie prime esperienze da comico. Nel frattempo sono cambiato io e con me è cambiato il mondo che mi circonda. Non mi interessa piacere, non mi interessa compiacere, e cambio spesso opinione. Non ho paura di contraddirmi, perché non ho attaccamenti: se mi smentisco, non tradisco nessuna bandiera. Salgo sul palco senza filtri, rumoroso e pericolosamente sincero. È un atto egoistico: lo faccio perché ne ho bisogno. Altrimenti dovrei esplodere. Questo spettacolo è il mio modo di trasformare paranoia e rabbia in un rituale collettivo. Non vedo l’ora di guardare negli occhi i miei ‘Folliwer’ dal vivo. Ce lo meritiamo. Il teatro sarà il nostro luogo sacro: intimo e liberatorio.”

    CALENDARIO APPUNTAMENTI

    27 febbraio @ Der Mast – BRESCIA (SOLD OUT)

    05 marzo @ Teatro Villoresi – MONZA

    12 aprile @ Cinema Teatro Astra – SAN GIOVANNI LUPATOTO (VR)

    23 aprile @ Teatro Monterosa – TORINO

     

    Per info biglietti: https://www.ticketone.it/eventseries/cristian-calabrese-e-loro-lo-sanno-4070707/

     

    Biografia

    Cristian Calabrese è un regista, ex comico e creatore di contenuti che si è imposto nel panorama mediatico come una vera e propria voce fuori dal coro. Il suo stile comunicativo è caratterizzato da una costante sfida al buonismo, dove la realtà si mescola alla provocazione con l’obiettivo dichiarato di stimolare dibattiti autentici e profondi.

    La sua poliedrica carriera si è sviluppata attraverso diversi linguaggi espressivi, a partire dalla radio, dove per otto anni è stato il volto e la voce di Radio Studio Più. In quel contesto ha ideato e condotto “Radiofornication”, un programma diventato cult per la sua capacità di unire satira e discussioni provocatorie. Parallelamente, Calabrese ha calcato palcoscenici televisivi di grande prestigio nel mondo della comicità, partecipando a trasmissioni come Zelig Off, Zelig 1, Central Station e Metropolis.

    Negli ultimi anni il suo percorso si è arricchito di importanti esperienze nel cinema internazionale. Ha interpretato un ispettore di polizia nel film Code Karim del 2021 e, più recentemente, ha vestito i panni di un prete nel thriller The Contract, recitando in un cast di rilievo al fianco di Kevin Spacey. Questa versatilità lo ha reso una figura di spicco anche nel mondo digitale, dove vanta oggi una presenza massiccia con una media di 3,7 milioni di visualizzazioni mensili e una comunità di oltre 300.000 follower distribuiti tra TikTok, Instagram, Facebook, YouTube e Telegram.

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  • “Errori” è il nuovo album di Michee

    Dal 20 febbraio 2026 sarà disponibile in vinile e sulle piattaforme digitali di streaming “Errori”, il nuovo album di Michee.

    “Errori” è un viaggio musicale tra fragilità umana, impegno civile e introspezione. L’album è un’opera policroma e sonora che esplora le pieghe della vita personale dell’autore e le contraddizioni dell’umanità intera.

    “Errori” nasce dall’esigenza di Michee di raccontare, attraverso la propria lente di cantautore, gli sbagli che costellano l’esistenza. Dalle cadute personali ai tragici errori storici e bellici che l’umanità continua a ripetere, l’album si snoda attraverso otto tracce che fondono emozioni e suoni curatissimi.

    Il disco si snoda attraverso temi universali e di stretta attualità, partendo da un profondo impegno sociale che emerge in brani come “Mai Più” e “Quante Vite Costa?”. In queste tracce, Michee attinge alla propria esperienza diretta con l’orrore dei bombardamenti per criticare la memoria corta dell’umanità e l’inutilità dei conflitti, siano essi bellici o religiosi. La riflessione si sposta poi sulla consapevolezza moderna con “La Nebbia” e “Nessun Dorma”, canzoni che invitano a restare vigili di fronte alle manipolazioni mediatiche e all’uso dell’intelligenza artificiale, che rischia di offuscare il confine tra verità e finzione. Non mancano però momenti dedicati all’introspezione e al benessere personale, come l’inno alla lentezza di “Dolce Far Niente”, che celebra l’importanza di staccare la spina , o la nostalgia autentica di “Fotografie”, un brano che preferisce il fascino dei ricordi sbiaditi alla perfezione dei filtri moderni.

    Per la produzione dell’album, Michee ha collaborato con musicisti della scena internazionale. La sezione ritmica vede Roman Roth (Simply Red) alla batteria e Dudu Penz (Mercado Negro) al basso. Le chitarre sono state registrate da Claudio Cervino , Luca Colombo ed Edo Leonardi. Il mixaggio è stato curato da Urs Wiesendanger.

    Commenta l’artista a proposito del nuovo progetto: “Scrivo canzoni sulla mia vita e nella mia vita ci sono gli errori che faccio e che ho fatto, così come quelli che l’umanità compie e ha compiuto,” dichiara l’artista. “Da questa consapevolezza è nato un album ricco di colori e suoni”

    TRACKLIST:

    1. Mai Più
    2. La Nebbia
    3. Nessun Dorma
    4. Dolce Far Niente
    5. Errori
    6. Fotografie
    7. Tutte Le Strade
    8. Quante Vite Costa?

    Biografia

    Michee nasce a Zurigo, ma ha origini lucane. All’età di sei anni il nonno gli regala una fisarmonica: è l’inizio della sua passione per la musica. Dopo anni tra piano bar e orchestre, continua a scrivere canzoni che per molto tempo rimangono nel cassetto. Dopo aver composto brani per Billy Todzo, Larry Woodley e Dhenibe, arriva finalmente l’esordio come solista con i singoli Voglia Di Te, Elettrica, Tu Ce Faci e Quante Vite Costa.

    Nel 2021 l’Espresso ha pubblicato un articolo con l’anteprima del video Tu Ce Faci, mentre Wonderland Magazine ha lanciato in anteprima il video di Pennies, una ballata in inglese. La prima radio nazionale svizzera, SRF 1, gli ha dedicato una puntata della trasmissione Swissmade, con un’intervista e la presentazione dei suoi brani. L’obiettivo di Michee è raggiungere il maggior numero di persone con la sua musica, trasmettendo emozioni autentiche.

    Anticipato dal singolo“Mai più”, “Errori” è il nuovo album di Michee disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in vinile dal 20 febbraio 2026. 

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  • “Nudapietra” è l’omonimo disco d’esordio della band

    Dal 20 febbraio 2026 sarà disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale e in formato CD “Nudapietra”, l’omonimo disco d’esordio della band, pubblicato da Overdub Recordings.

     

     

    “Nudapietra” è un viaggio in territori lontani: si attraversano suoni pesantissimi per ritrovarsi in lande psichedeliche che sfociano in fiumi di melodia. La band insiste su passaggi monocordi e tempi dispari, generando una catarsi fatta di esplosioni melodiche ancora più efficaci nel loro contrasto.

    I testi enfatizzano il lato musicale, rendendo l’italiano una scelta naturale per esprimere sentimenti che corrono paralleli alla resa sonora: esperienze, sensazioni, speranze e una ricerca del sapere affrontata con un approccio quasi atemporale.

     

     

    Spiega la band a proposito del nuovo album: «Siamo entusiasti della resa sonora che abbiamo ottenuto per il disco. Ci abbiamo lavorato diversi mesi, spendendo tempo ed energie per raggiungere un risultato che, siamo convinti, sarà apprezzato. “Nudapietra” è un lavoro scritto e concepito insieme, nato in sala prove, in ore di tentativi e aggiustamenti; il risultato mostra all’ascoltatore di cosa siamo capaci».

     

    “NUDAPIETRA” TRACKLIST

    1. Il Bagatto
    2. Madonna dei Veggenti
    3. Ombra del Passato
    4. La Luna
    5. Vipera
    6. Oumuamua

    Biografia

    Il gruppo si forma nel 2021, inizialmente come trio con due chitarre, doppia voce e batteria; dal 2022 la formazione si completa con l’ingresso del basso. Le influenze prog e psichedeliche, affiancate da solide sonorità stoner rock, sono elementi centrali del sound e rivestono un ruolo fondamentale nello spirito compositivo della band, insieme all’uso della lingua italiana nei testi. L’obiettivo del progetto è quello di creare musica che soddisfi prima di tutto i membri della band e, lungo il percorso, conquistare la curiosità di una comunità di ascoltatori e appassionati. Tra le principali influenze figurano Pink Floyd, King Crimson, Black Sabbath, Alice in Chains, Motorpsycho, Temple Fang, King Buffalo e Yob.

     

    Anticipato dal singolo “Madonna dei Veggenti”, “Nudapietra” è l’omonimo album d’esordio della band, pubblicato da Overdub Recordings, disponibile in digitale e in formato CD dal 20 febbraio 2026.

     

     

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  • “Rapida (Beh tanto)” è il nuovo singolo di UBO

    Dal 20 febbraio 2026 sarà in rotazione radiofonica “Rapida (Beh tanto)”, il nuovo singolo di UBO estratto dall’album “WHAT IF? (il raschio del fondo celeste)” disponibile sulle piattaforme di streaming dal 6 febbraio.

     

     

     

    RAPIDA (Beh tanto)” è un brano costruito su una base di batteria elettronica africaneggiante e sincopata, con un cantato/parlato simil-rap. Un brano di natura funk-rock psichedelico virante al prog.

    La struttura del pezzo è atipica, non segue alcuno schema armonico; la chitarra viaggia e raccoglie note e accordi tra memorie perdute e istinto. Un basso groove e melodico, una voce calda e fanciullesca, diabolica e disperata; tastiere che visualizzano e, a volte, placano le inquietudini del brano con suoni sinfonici e onirici. Il testo è sarcastico, realistico e onesto nell’ammissione di una paura e di un disagio decennale che rode l’anima dell’autore.

    Spiega l’artista sul nuovo brano: “La rabbia contro me stesso, contro il politically correct che ha impedito ai giusti, alla mia amata sinistra di alzare la voce, di stare al passo coi tempi. Queste le prime pulsioni che mi hanno portato a scrivere. Ora sono pervaso da nichilismo e disagio, confusione e frustrazione. Non sento ottimismo in me, credo che tutto andrà in malora, i ricordi affiorano, il resoconto di una vita diventa depressione e autoannientamento. La paura della fine di tutto mi ha riversato addosso la mia vita, passata e presente, quella vissuta impropriamente e quella non vissuta. Dobbiamo imparare a morire, essere pronti, ad occhi aperti, ad accettare e affrontare la morte, senza rimpianti, per varcare la soglia tra la vita e quello che ci attenderà con la serenità di un fanciullo che se ne va a dormire.”

    WHAT IF? (il raschio del fondo celeste)” è un concept album; è la consapevolezza che una nuova era è cominciata, le guerre sono più vicine e la storia si è accorciata. Un senso di impotenza e nichilismo caratterizza tutta l’opera: i testi sono un grido sussurrato di colpa e rabbia verso il proprio disimpegno politico.

    Non rimane che rifugiarsi nell’amore, al quale non si crede quasi più, o fuggire in qualche parte incontaminata del globo per cambiare vita, allontanandosi dall’abbondanza del consumismo, dalla velocità e dal cosiddetto progresso.

    Questo album nasce dalle improvvisazioni chitarristiche di Corrado Terenziani, che le forgia in canzoni strutturate. Sandro Animini ed Elisa Minari sono i musicisti che contribuiscono all’arrangiamento e alla produzione di “What if?”, e insieme il trio prende il nome di UBO.

    Le chitarre si muovono scattose e sornione, con suoni acidi e puliti, alternando parti melodiche ad accompagnamenti minimalisti, dissonanze e giri armonici improbabili ma efficaci. Il basso è un pulsare di armonizzazioni e melodie, suonato con gusto e sapienza. Le tastiere coprono una gamma di suoni infiniti a comporre una scenografia che rappresenta vividamente i testi, come in una colonna sonora paranoica e psichedelica.

    “What if?” è suonato con classe e talento, sapienza e ambizione, scarsità di mezzi e abbondanza degli stessi. Un suono lo-fi, garage, tendente al naïf, che non impedisce a questo disco di essere un’assoluta novità e rarità nel panorama della musica italiana degli ultimi trent’anni.

    Ascolta l’album su Spotify: https://open.spotify.com/album/61cLBciBriG9ZVE7cDdegZ?si=3jnYoO7yQ4-Arsz1_ax2dg

     

     

    Biografia

    Corrado, in arte UBO, comincia a suonare la chitarra a 14 anni, forma il suo primo gruppo con brani suoi dai 14 ai 16 anni, partecipando con i Travel Boys a 3 concorsi per gruppi in erba, vincendone 1, a Traversetolo (PR), nel lontano 1983.

    Lascia la musica per 3 anni, tornando a suonare con i Cea park dei f.lli Fontanili nel 1987, come chitarra solista, ma lascia il gruppo dopo il primo anno. È un nuovo allontanamento dalla musica, causa problemi dovuti al suo bipolarismo. Torna a formare un gruppo,” dr divago”, dal 1991 al 1993, con Stefano Lugli alla voce, Marco Pecchini al basso e Marco Salvemini alla batteria, elementi provenienti dal fervido e talentuoso ambiente musicale della bassa reggiana, Gualtieri nel caso dei sopracitati. Nonostante un materiale pronto per la registrazione di un album, e un concerto molto riuscito alla nota festa dell’unità Gorganza, non se ne fa nulla, divergenze sui testi annullano il progetto. Lascia il gruppo nel 1994 per raggiungere i Korova milk bar di Daniele Gallinari, batt. e Ezio Moscatelli, basso, con Giovanni Guerri alla voce, dando vita a una serie di concerti, ottimamente riusciti, a Reggio Emilia. Nuova interruzione dell’attività musicale, dal 1995 al 1998, quando registra un EP di 3 brani suoi, con l’amico e cantante Stefano Lugli ed altri amici, noti musicisti reggiani, quali Alessandro Lugli, Lucio Boiardi e la stessa Elisa Minari. Dal 1999 lascia la musica in toto, fino a quando durante il covid, 2020, riprende in mano la chitarra, si esercita principalmente a casaccio, ma riprende tra le mani un vecchio libro di chitarra jazz, e nascono le primissime idee per “WHAT IF?”… Ciò nonostante il progetto non si sviluppa, si interrompe tutto, smette ancora di suonare, fino all’aprile 2024, quando riprendendo in mano la chitarra e riascoltando 2 pezzi di 4 anni prima, sviluppa definitivamente il progetto UBO e la realizzazione di “WHAT IF?”, grazie al coinvolgimento della grandissima Elisa Minari e del geniale maestro Sandro Animini. Il titolo del suo unico disco è un chiaro riferimento alle frequenti interruzioni della sua attività musicale, all’incostanza del suo operato, alla totale mancanza di disciplina e al suo particolarissimo autodidattismo confuso e disturbato, malato e insicuro. Cosa sarebbe stata la sua vita se…come sarebbe stata la sua musica se…. Il raschio del fondo celeste sono i suoi ultimi afflati in musica

    “Rapida (Beh tanto)” è il nuovo singolo di UBO in rotazione radiofonica dal 20 febbraio 2026 estratto dal nuovo album “WHAT IF? (il raschio del fondo celeste)” disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 6 febbraio.

     

     

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  • “Bluesman”: la fine dei miti maledetti e una generazione che non sa più riconoscersi

    Un musicista senza musica, un interprete che ha sostituito il talento con la messa in scena, con l’abitudine a sembrare. A sembrare altro da sé. Poi, tra le valigie svuotate sui letti di un monolocale e i racconti filtrati dal vetro di un taxi, una chitarra resta muta tra le mani di chi la possiede. Da questo fermo immagine affiora “Bluesman” (Daylite/ADA Music Italy), il nuovo singolo della cantautrice olbiese Iside.

    Un diario livido, un racconto tagliente che utilizza il blues non come genere musicale, ma come travestimento identitario. Il bluesman di Iside non è un archetipo romantico né un antieroe gentile o un’icona d’altri tempi; è una figura contemporanea e spaesata che accumula città, corpi e alibi senza mai fermarsi davvero. Racconta la propria vita a un taxi driver «sperando capisca», svuota bagagli in dimore che non sono mai casa, su letti che non riconosce, e confonde sistematicamente il sesso con l’intimità. Ha «le mani di un bluesman», ma le usa per stringere il vuoto di un presente che ha sostituito l’urgenza creativa con la rassicurante piattezza dell’abitudine, consumandole in un quotidiano che non ammette deviazioni, incastrato in un loop svuotato di senso.

    Nel brano si consuma una relazione osservata con distacco: due persone che si sfiorano senza incontrarsi, mattini che iniziano all’alba suonando musica jazz e finiscono senza identità, mentre persino le radici familiari diventano estranee. «Nemmeno i tuoi ormai sanno chi sei», canta Iside, spostando il discorso dal mero rapporto amoroso a una deriva esistenziale più ampia: la perdita di una forma e di una direzione.

    Musicalmente, il pezzo abita la linea di confine tra R&B e Afrobeat, mantenendo un respiro radiofonico ma lasciando alla parola il compito di scuotere, colpire, ferire. La produzione di Kidd Reo sostiene magistralmente il testo, inserendolo in un ambiente sonoro notturno e caldo, in cui ogni dettaglio sembra trarre linfa dal silenzio che segue la mezzanotte.

    Dopo aver attraversato l’immaginario onirico con “Luna Calamita” e il corpo come campo di frizione sociale con “Collana di Perle”, Iside sposta ora lo sguardo sull’altro. Punta l’obiettivo su quella figura maschile fragile e contraddittoria che utilizza il mito dell’artista maledetto per non guardarsi davvero allo specchio. «Ma tu sei un bluesman», ripete, come una constatazione che è al tempo stesso congedo e epifania: non un’accusa, ma la presa d’atto di un naufragio stilistico diventato mestiere, di un ruolo che ha finito per divorare l’attore.

    Iside conferma una scrittura sempre più centrata, capace di usare il pop come linguaggio senza rinunciare alla sensibilità e alla complessità di chi non ha paura di restare in ascolto delle proprie zone d’ombra.

    «Questa canzone nasce dall’osservazione di chi si rifugia in un personaggio per non affrontare la propria realtà — dichiara Iside —. Il Bluesman non è solo chi suona, è chiunque porti addosso il peso di quello che ha perso senza riuscire a dargli un nome. Ho voluto raccontare il momento in cui ci si rende conto che nemmeno chi ci sta accanto sa più chi siamo davvero. È un pezzo che parla di distanze immani percorse restando chiusi in una stanza, tra una sigaretta e una nota jazz che suona all’alba.»

    Il percorso della cantautrice olbiese continua a muoversi su coordinate che evitano scientemente la superficie. Se la Sardegna è stata la culla di un’estetica e di un’espressività fatte di silenzi e spazi larghi, in “Bluesman” Iside dimostra di saper abitare anche l’asfissia delle metropoli, traslando quel senso di isolamento ancestrale all’interno delle dinamiche frenetiche dei nuovi centri creativi. Non si tratta solo di un cambio di ambientazione, ma di un’evoluzione della prospettiva: l’artista smette di essere lo specchio della propria generazione per diventarne la lente d’ingrandimento, capace di mettere a fuoco gli angoli nascosti dietro la ricerca ossessiva di una validazione esterna.

    La collaborazione con Kidd Reo prosegue un sodalizio fondamentale per definire questo nuovo “pop da camera”, dove le influenze globali si piegano a un’esigenza narrativa molto intima, suggestiva e quasi teatrale. La scelta di non cercare il climax facile, preferendo il suono etereo delle note jazz e i ritmi spezzati dell’Afrobeat, sottolinea la volontà di Iside di non assecondare le regole del consumo rapido. La sua è una produzione musicale che chiede attenzione, che impone un tempo di ascolto diverso, trasformando ogni release in un piccolo rifugio dalla dittatura dell’istante.

    Con questo singolo, Iside riconferma un’identità già solida nonostante la giovane età, che non si impone per occupare un posto nel mercato discografico, ma rivendica una statura autoriale che la posiziona come una delle voci più raffinate e meno comprimibili del panorama attuale.

    “Bluesman” è un brano per chi ha deciso di non recitare più una parte, per chi predilige la verità di un angolo buio alla finzione di un palcoscenico ben illuminato. È la chiusura di un cerchio tra l’immagine pubblica e l’urgenza interiore e l’inizio di un nuovo capitolo per un’artista che ha imparato a fare del silenzio il suo suono più potente.

  • Un artista under 25 porta il ritmo di Rio nella filiera urban italiana: Kidd Reo e “In Down”

    Milano, oggi, non è soltanto il centro decisionale dell’industria musicale italiana; è lo spazio in cui le contaminazioni internazionali trovano una forma stabile. “In Down”, il nuovo singolo di Kidd Reo per Starlight Records con distribuzione The Orchard, ne fissa le coordinate produttive. Il brano segna l’avvio di una fase inedita del percorso dell’artista, all’anagrafe Alex Budroni, coincidente con il trasferimento da Olbia al capoluogo lombardo e con una scelta sonora ben precisa: innestare il Brazilian Funk nella scrittura urban-pop italiana, sottraendolo alla dimensione episodica.

    Negli ultimi due anni, il genere nato tra le favelas di Rio e noto anche come Baile Funk e Funk Carioca, è entrato stabilmente nelle playlist urban e pop internazionali, diventando uno dei linguaggi ritmici più ricorrenti nei cataloghi globali, ben oltre i confini sudamericani e la dimensione club. In Italia, tuttavia, ha faticato a tradursi in una scrittura riconoscibile e continuativa, restando spesso confinato a suggestioni isolate. “In Down” si inserisce proprio in questo divario, provando a colmarlo con una proposta che si articola sulla stabilità del suono anziché sull’effetto immediato. Si tratta di uno dei primi tentativi espliciti di traslare il Brazilian Funk in un formato compatibile con il pop nazionale, senza snaturarne l’impianto ritmico.

    Il singolo inaugura inoltre un assetto produttivo che va oltre la logica della singola uscita. È infatti il risultato di una filiera di lavoro ibrida tra la Sardegna e il distretto creativo milanese, sviluppata all’interno del collettivo YVL (Young Vibes Lovers), e ispirata a modelli di produzione collaborativa già adottati da alcune house indipendenti europee e statunitensi. Budroni non opera soltanto come interprete, ma come produttore e coordinatore, seguendo direttamente ogni fase del lavoro, dalla scrittura al mix finale. Un’impostazione ancora poco frequente nel panorama italiano under 25, che sposta l’attenzione dalla singola release alla continuità del progetto, e che Kidd Reo, classe 2003, affronta con la consapevolezza del producer. Scrive e produce da quando aveva undici anni, e questa maturità tecnica si evince nella gestione di un ritmo che non ha bisogno di stratificazioni aggiuntive.

    Il testo del brano aderisce a questa impostazione con una scrittura funzionale alla struttura musicale. La ripetizione di «Questa notte non è in down» agisce come perno del ritornello, rafforzando la scansione ritmica senza assumere un valore simbolico autonomo.

    A rendere la release particolarmente rilevante, però, non è tanto l’uso del Brazilian Funk in sé, né la fusione con sfumature tipicamente R&B, quanto la normalizzazione del genere, che viene trattato come materiale ordinario e non come innesto eccezionale. “In Down” rinuncia infatti all’effetto esotico per lavorare su una sintassi sonora più solida, avvicinando un linguaggio globale a un contesto produttivo locale.

    Questa operazione arriva in un momento in cui anche il mercato tricolore sta iniziando a ridefinire i propri criteri di accesso al pop-radio e alle playlist mainstream, dopo anni di compartimenti stagni tra suono “digitale” e circuito tradizionale. In questo contesto, Kidd Reo opera su una soglia ancora poco battuta: quella dell’utilizzo di un linguaggio nato altrove che non chiede legittimazione, ma si presenta già strutturato per circolare ed essere compreso.

    E lo fa in una Milano che, negli ultimi anni, ha rafforzato il suo consolidamento come principale snodo produttivo della musica urban italiana: studi di registrazione, team creativi e assetti produttivi ibridi hanno trasformato la città in un luogo di convergenza operativa, dove le influenze internazionali vengono metabolizzate prima ancora di essere raccontate. Il trasferimento dell’artista entra in questo polo creativo non come fuga dalla provincia, ma come riallineamento con un ecosistema che oggi orienta le forme del suono.

    «Milano mi ha imposto una disciplina diversa sul suono – racconta -. “In Down” nasce dall’idea di prendere influenze che ascolto da anni e metterle finalmente a sistema. Vengo da zone che stanno là fuori, dove si fanno cose che non vedi, e portare quel battito in un contesto come quello milanese era la direzione che cercavo.»

    Il profilo di Budroni si è strutturato negli anni tra le audizioni di Sanremo Giovani in commissione RAI e la gestione del collettivo YVL, muovendosi lungo quella linea sempre più centrale dell’artista–producer under 25: non interprete che delega la veste sonora, ma autore che ne governa grammatica e ritmo. Una figura ormai stabile nella nuova scena europea, e ancora in fase di definizione nel panorama italiano.

    “In Down”, dunque, non si presenta come un esperimento isolato, ma come un indicatore preciso di un processo in cui la scelta dei codici, dei metodi e dei luoghi di lavoro precede la pubblicazione del singolo. E mostra come una parte dei giovani artisti si stia riorganizzando, allineandosi a dinamiche già consolidate fuori dai confini nazionali.