Dal 27 marzo 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Dissolvimi”, il nuovo singolo di Samuele CYMA per PLUMA Dischi.
“Dissolvimi” è un brano che si sviluppa attorno a un arpeggio di synth ciclico basato su un giro di sei accordi, capace di generare una sottile sensazione di perdita di controllo: un’attrazione ipnotica che, al contempo, dissolve ogni certezza. La produzione evolve partendo da sonorità modulari, stratificandosi progressivamente con voci, percussioni ibride e chitarre, fino a spingere un sax baritono ai suoi limiti strutturali. In un vortice sonoro che trasforma il minimalismo iniziale in un massimalismo saturo, il pezzo corre a 140 BPM, accelerando e aprendosi fino a esplodere in un finale fisico e viscerale, dalle tinte post-rock e noise, dominato da distorsioni e feedback.
Commenta l’artista a proposito del brano: “Il mio obiettivo era far convivere due anime opposte: una melodia semplice e cantabile incastonata in un suono che, al contrario, si frammenta, si stratifica e si fa instabile. Il brano esplora l’idea di una presenza distante, un’aura inafferrabile che continua però a esercitare la sua influenza. È un concetto ricorrente nel disco: l’aura intesa come qualcosa di fragile e temporaneo, una percezione che svanisce un istante dopo essere apparsa. In questo scenario tra l’assenza e la presenza, l’altro — che sia una persona, un’entità o un’esperienza interiore — non è mai pienamente tangibile, ma lascia una traccia che logora. ‘Dissolvimi’ oscilla così tra la paura e la preghiera: è l’atto finale di chi decide di lasciarsi andare a quell’abisso che prima guardava con timore. Qui l’amore si rivela una forza ambivalente: è ciò che annulla e scioglie i contorni dell’io, ma rimane, allo stesso tempo, l’unico appiglio possibile.”
Biografia
Samuele Cima, in arte Samuele CYMA, è un producer, songwriter e sound artist romano, diplomato in chitarra jazz al Conservatorio Saint Louis di Roma. L’ampio spettro delle sue influenze musicali — dal jazz contemporaneo alla musica corale, dal post-rock all’elettroacustica di metà Novecento — viene condensato attraverso una dettagliata cura per il sound design e una particolare predilezione per la sperimentazione sonora. Il risultato è una musica introspettiva, delicata e sospesa, al confine tra l’elettronica astratta e il songwriting più trasversale: una poetica in cui è centrale l’estrema fluidità di generi, stili e suoni.
“Dissolvimi” è il nuovo singolo di Samuele CYMA disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 27 marzo 2026.
Da venerdì 27 marzo 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “Vorrei” (Maionese Project), il nuovo singolo dei SAMAR.
“Vorrei” è una ballad intensa e personale che parla di assenza, ricordi e parole rimaste in sospeso. Il brano racconta il desiderio di poter sentire ancora chi non c’è più, trasformando la nostalgia in un messaggio universale. Il sound è emotivo e diretto, con un arrangiamento delicato che cresce senza perdere intimità e mette al centro la voce e il suo racconto.
Spiega la band a proposito del brano:“Vorrei nasce come una lettera scritta per una persona che non c’è più: è nata durante un viaggio in treno, quando guardando fuori dal finestrino ed ascoltando un giro di chitarra scritto qualche giorno prima, le parole sono uscite naturalmente. È un racconto molto personale, con riferimenti di vita vissuta, che parla dell’assenza, della distanza e di quel tempo che passa cambiando inevitabilmente lo stato delle cose e della vita. É quasi un modo per cercare di recuperare il tempo perduto, le parole sospese ed i rapporti con una persona cara, che ormai non è più tra noi. Abbiamo scritto questa ballad pop- rock, con tratti orchestrali, per trasformare la mancanza in memoria; perché crediamo che, da qualche parte sopra il cielo, qualcuno potrà ancora ascoltare le nostre parole e la nostra musica, e sorridere insieme a noi.”
SAMAR | BIOGRAFIA
I SAMAR sono una band di sei elementi nata nel 2019, unita da un forte legame umano e da un mix di influenze che convivono in un sound fresco e coinvolgente. Il progetto nasce dall’esigenza di condividere emozioni forti sensazioni attraverso una scrittura diretta e sincera.
Le loro principali reference musicali spaziano tra pop rock, rock and roll e cantautorato, arricchite da elementi di virtuosismo di matrice metal, creando un equilibrio tra immediatezza melodica ed energia strumentale.
La formazione è composta da Fabio Sias (voce), Francesco Iovino (chitarra), David Riboldi (chitarra), Jhon Paulo Yazon (basso), Edoardo Calcaterra (batteria) e Nicolò Vintani (tastiere).
Ogni membro contribuisce attivamente alla costruzione dell’identità sonora della band, con arrangiamenti curati e un approccio corale alla composizione.
All’interno della loro discografia, alcuni brani rappresentativi del progetto sono “Quello che Manca”, “Jukebox”, “2017” e “Viola”, tracce che sintetizzano le diverse anime della band e il loro percorso artistico.
Nel corso degli anni i SAMAR hanno portato avanti il progetto in modo indipendente, senza un team strutturato alle spalle. Di recente hanno avviato una collaborazione con Davide Maggioni di Maionese Project, segnando l’inizio di una nuova fase di crescita e sviluppo artistico.
La proposta musicale dei SAMAR si rivolge principalmente a un pubblico giovane, tra i 15 e i 35 anni, con l’obiettivo di creare una connessione sincera con chi ascolta attraverso un racconto autentico fatto di emozioni, relazioni e vissuti condivisi.
I SAMAR puntano a consolidare la propria identità artistica, ampliare il pubblico e portare il progetto su palchi sempre più importanti.
L’obiettivo è raggiungere una stabilità artistica e professionale nei prossimi 2–3 anni, attraverso nuove uscite discografiche, un’attività live costante e una crescita strutturata del progetto.
“Vorrei” è il nuovo singolo dei Samar disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 27 marzo.
Basta un’assonanza per spostare tutto: Orione, detto in napoletano, diventa ’o rione. Una costellazione che si comporta come un quartiere, e la lingua che fa da cerniera tra l’astronomia e la strada, con la naturalezza di chi sa trasformare un dettaglio fonetico in un varco tra sogno e realtà.
“Gravità Zero”, il nuovo singolo di Eric Mormile, apre il capitolo notturno di “ÆSTHETICA pt. II”: bpm più alti, synth e arpeggiator al posto del piano elettrico, una drum machine più spinta. Il piacere del viaggio, tema già ricorrente nella scrittura del cantautore e musicista partenopeo, si sposta dove la geografia incontra l’astronomia e la città resta visibile solo in lontananza, come un punto fermo. Non è più strada, ma esosfera: la rotta è scritta in napoletano, con un lessico che alterna strada e cielo, quartiere e costellazioni in controluce, e un ritornello che sembra un invito a salire a bordo – «Na crociera pe ll’esosfera, vizio ’e piacere a gravità zero» («Una crociera nell’esosfera, un vizio di piacere a gravità zero»).
Se “ÆSTHETICA pt. I” era pensata per un tempo diurno, più rilassato e legato ai piaceri della vita, la parte II nasce per il dopo, per il notturno, per una scrittura più incalzante e una spinta sonora più marcata.
Il testo di questo primo estratto è una piccola galassia a sé stante, tra riferimenti pop e ambiguità “aliena”, che vive su due piani: da una parte l’idea, volutamente fantasiosa, di muoversi nello spazio con facilità; dall’altra, la ricerca di una vita ideale “là fuori”, lontana dalla società terrestre. Mormile cita stelle e costellazioni e fa del napoletano la chiave che porta l’immaginario spaziale dentro una grammatica cittadina, quotidiana, lasciando affiorare, qua e là, allusioni a una natura non del tutto “umana”.
«Dint’ ’o scuro Polaris indica ’a via» («Nel buio, Polaris indica la strada»)
«Ncoppe Sirio nun se sente ’a pucundria, ma ’a llà se vede bbuono ’a casa mia» («Su Sirio non si sente la malinconia, ma da lì si vede bene casa mia»)
«Ccà ncoppo sto quieto, nun turnaraggio areto» («Qui sopra sto tranquillo, non tornerò indietro»)
La seconda strofa, invece, è un piccolo campo da gioco dichiarato: la citazione dei Police arriva letterale («passiggianno ncopp’ ’a luna comme ’a polizia», richiamo diretto a “Walking on the Moon”).
Il brano prende forma lo scorso anno: a maggio nasce l’introduzione, inizialmente lasciata in attesa; poi, tra fine estate e inizio autunno, l’idea si completa, testo e arrangiamento cominciano a fissarsi.
L’immaginario visivo si collega a un luogo reale, concreto, campano. L’intro arriva dopo una visita all’esterno dell’antica Grotta di Seiano, a Bagnoli (NA): da lì in poi la canzone prende direzione, e diventa la traccia d’apertura pensata per “ÆSTHETICA pt. II”, con un piacere diverso rispetto alla parte I: non più solo il benessere, ma l’impulso a spostare il confine, mentale e fisico.
Sul fronte musicale, il cambio di passo è netto: per questo nuovo capitolo, Eric si allontana dall’estetica Yacht Rock e si avvicina a un pop “da classifica” che lui stesso definisce “MTV Pop”, quello che passava con continuità nell’epoca d’oro del canale.
Le coordinate di riferimento, citate dall’artista, passano da Rod Stewart, Pat Benatar e Michael Sembello fino a Go West, Kenny Loggins, John Farnham e Phil Collins, con un’area sonora che guarda a Synth Pop, Synthwave e Dance Rock. In pratica: drum machine più aggressiva, synth bass al posto del basso reale e tutte le chitarre incise con un vero Rockman, l’amplificatore ideato negli anni ’80 da Tom Scholz dei Boston, diventato timbro-firma su dischi fondamentali come “Hysteria” dei Def Leppard.
Dentro la traccia compaiono anche piccoli elementi narrativi di produzione: effetti sonori, e una voce pitchata su un conto alla rovescia prima del solo, resa più grave e robotica.
La copertina del singolo insiste sul concetto di continuità visiva tra i capitoli: stesso impianto grafico di “ÆSTHETICA pt. I”, con un segno evidente di cambio fase: la luna al posto del sole.
Il lavoro grafico è firmato dall’artista, e nella cover compaiono due foto originali scattate da Silvana Ferrandino (immagine di Eric) e Sara Di Marzo (cielo stellato) e rielaborate dallo stesso Mormile.
Le copertine degli anticipi manterranno lo stesso layout, variando di volta in volta i colori di sfondo.
“Gravità Zero” è accompagnato dal videoclip ufficiale, in cui compare Daniel Martiniello, 10 anni, definito dall’artista “talentuoso e già molto competente sul piano digitale”. La sua presenza funziona come raccordo tra il bambino che sognava lo spazio e l’adulto che, nella storia del brano, sembra diventare quasi una forma di vita extraterrestre.
Eric appare “quadruplicato” all’inizio e scompare alla fine: un espediente pensato per rafforzare l’ambiguità del testo e i riferimenti alla propria natura “aliena”. Anche per questo video, fondamentale il ruolo di Michele De Angelis di Midea Video, che ha realizzato la parte tecnica più complessa e ha proposto l’idea del bambino come linea di continuità temporale.
«“Gravità Zero” – dichiara Mormile – anticipa il nuovo corso stilistico del prossimo album. Da tempo volevo scrivere qualcosa di più energico, alzando anche la velocità dei bpm. Dietro l’argomento fantasioso c’è il desiderio di immaginare – e magari vedere, un giorno – una vita lontana dalla Terra, dove ci si possa spostare tra stelle e pianeti con facilità, e forse ricominciare in modo diverso. Anche il video per me conta moltissimo: l’idea del bambino come ponte tra il me di ieri e il me di oggi, e quella “quadruplicazione” iniziale, servono ad enfatizzare il concetto ambiguo testuale tra identità terrena e aliena.»
In questo viaggio interstellare a trazione partenopea, Eric Mormile non ci chiede di staccare i piedi da terra, ma di guardare il mondo da un’altezza tale da renderlo, finalmente, più leggero. “Gravità Zero” è l’ossigeno sintetico per attraversare quella notte metropolitana che profuma di futuro, dove il rione non è più un confine ma un punto di partenza, una rotta verso l’ignoto; l’unica dimensione in cui la velocità dei bpm può davvero accorciare la distanza tra i vicoli di Bagnoli e le luci di Sirio.
Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante: il nuovo disco di Zondini è un viaggio musicale tra memoria, disincanto e resistenza poetica. Dieci brani che raccontano una fuga dolceamara verso mondi interiori più veri di quelli reali.
Perché pubblicare due versioni alternative “Compagna Mutante” dopo l’uscita ufficiale? Perché aspettare è sopravvalutato. E perché quando una cosa funziona davvero, non la lasci riposare: la stressi, la metti sotto pressione, vedi quanto regge.
Compagna Cantante poteva stare lì a farsi bella, invece l’ho fatta esplodere subito.
I “Mutanti” sono il rumore di fondo che aumenta il segnale, non il contrario.
E nel frattempo arriva Romantasy ’96: cinque tracce che si riscrivono in giapponese come se il progetto avesse cambiato continente durante la notte.
Sono remix, reinterpretazioni o veri universi paralleli? “Remix” è una parola da DJ. Qui è più una deviazione genetica.
Stesso DNA, ma sviluppato in un altro ambiente. Come quando una cosa esce da uno studio e finisce in un’altra stanza, con altre regole, altri fantasmi.
Ti interessa l’idea della canzone come organismo mutante? Mi interessa non trattare le canzoni come oggetti morti. Per anni abbiamo fatto dischi come se fossero lapidi. A me interessa quando le canzoni iniziano a muoversi da sole, come quei pezzi lunghi, ipnotici, tipo Echoes dei Pink Floyd: non sai più dove finisce il brano che stai ascoltando e dove inizi tu.
Quanto cambia un brano quando cambia linguaggio sonoro? Cambia il modo in cui ti colpisce. Non è una questione estetica. È una questione di impatto.
Puoi dire la stessa cosa e farla sembrare una carezza o una minaccia. Un po’ come Keanu Reeves: stesso volto, ma a seconda del contesto può salvarti o distruggerti.
Pensi che il pubblico sia pronto ad accogliere versioni alternative così ravvicinate? Il pubblico non è pronto quasi mai. E va bene così. Se aspetti che sia pronto, stai già lavorando per Hollywood, non per un disco indie che si accontenta di tenerti un po’ di compagnia.
6. È un modo per prolungare il racconto del concept? No, è un modo per sabotarlo. I concept troppo lineari mi annoiano. Preferisco quando
«Ho rischiato di morire, ora scelgo la musica per smettere di compiacere» – Nikita.
Il 20 marzo 2026, nel giorno del suo 32esimo compleanno, Nikita, all’anagrafe Nikita Pelizon, pubblica “Son Questa”, il nuovo singolo che si collega in modo diretto al percorso narrativo e musicale iniziato con “Maschere” e sviluppato, negli ultimi mesi, attraverso “Sei Bella Se”, “Angeli e Demoni” e il format social “SmascherAMANDOMI”.
La poliedrica artista triestina mette nero su bianco una consapevolezza maturata nel tempo e la consegna a una canzone che ruota attorno ad un unico punto: smettere di adattarsi, iniziando a sottrarsi alle attese che arrivano dall’esterno, per interrompere la trattativa continua con lo sguardo degli altri e dichiarare, senza più giustificazioni, la propria essenza.
Il progetto “SmascherAMANDOMI” nasce ufficialmente il 19 settembre 2025 con l’uscita di “Maschere”, un brano pensato per portare alla luce ciò che viene coperto, deformato, recitato. Poi arriva “Sei Bella Se”, pubblicato l’11 dicembre dello stesso anno, una traccia scritta in uno dei momenti più difficili della sua vita, dopo anni segnati da dolore fisico ed emotivo, pensata per dar voce a tutte le donne che la voce l’hanno persa e anche come gesto di vicinanza verso chi attraversa le feste sentendosi lontano dall’immagine di felicità che il mondo pretende. In seguito, a San Valentino 2026, esce “Angeli e Demoni”, confessione privata diventata canzone, in cui Nikita affronta la questione dell’amore come accoglienza di ogni lato del partner, compresi quelli più complessi, contraddittori e meno presentabili.
“Son Questa” collega tutte queste traiettorie, ma compie un passo ulteriore, perché non racconta più soltanto le maschere riconosciute negli altri, bensì quelle che l’artista ha individuato in sé stessa nel tempo, assorbendo giudizi, pressioni, pretese, diffamazioni, fraintendimenti e ruoli che finivano per sporcare la percezione di chi fosse davvero. La scrittura, che la accompagna fin dall’infanzia, diventa uno spazio protetto, un luogo in cui quelle stratificazioni iniziano a cadere, una alla volta.
Questo singolo nasce anche da una svolta biografica, un evento che ha segnato profondamente la vita personale dell’artista. Dopo aver rischiato di morire per un attacco ischemico transitorio (TIA), Nikita lascia Milano, città in cui aveva costruito la sua vita adulta, e torna a Trieste, nella casa dei genitori, dopo dodici anni. È lì, nella sua cameretta, una sera, guardando la luna dal balcone, che prende il telefono e registra sottovoce ciò che sente dentro. Quel piccolo ma decisivo gesto ha segnato il passaggio definitivo dal bisogno di dimostrare qualcosa alla scelta di esserci per come si è. Senza filtri, senza il timore di deludere scegliendo il silenzio e senza più pensare di dover corrispondere ad una direzione pensata e tracciata da altri.
Dentro “Son Questa” confluiscono anche dieci anni vissuti tra moda e spettacolo, ambienti nei quali Nikita ha misurato da vicino il peso della superficie, delle aspettative sul corpo, della seduzione come linguaggio imposto, delle convenienze, dei compromessi inaccettabili, delle gerarchie opache e di un sistema in cui essere prese sul serio, per una donna, continua spesso a richiedere un prezzo ulteriore. Per questo, nella parte strumentale del brano, la Pelizon ha deciso di collaborare con l’intelligenza artificiale: non come provocazione tecnologica, bensì come scelta pratica di autonomia in un percorso che rifiuta dinamiche sessiste, invasioni di confine e ambiguità che troppe volte hanno accompagnato il lavoro creativo in presenza. Le voci sono state invece registrate da Rilah, professionista scoperto da Nikita su TikTok, con cui la stessa ha trovato in studio un clima di rispetto e precisione.
Musicalmente, il pezzo si posa su sonorità pop dal forte taglio emozionale, lasciando ampio spazio alla delicatezza del pianoforte, aprendosi a sfumature più malinconiche attraverso il violino e trovando, verso il ritornello, una spinta ritmica affidata all’incursione della batteria, in un equilibrio che alterna la fragilità iniziale alla consapevolezza data dall’esperienza, senza compiacere nessuna delle due.
“Son Questa” parla di Nikita, ma ad una più attenta analisi allarga il proprio raggio ben oltre la sua storia personale: è il brano di chi, dopo anni passati a rincorrere un’immagine di riuscita riconosciuta dall’esterno, decide di sottrarsi alla logica della scelta subita — quella dei casting e dei reality, ma anche delle relazioni sociali in cui si viene tollerati a condizione di cambiare, dei lavori in cui si è costretti a dimostrare continuamente di meritare un posto, dei contesti in cui si vale solo se si corrisponde a un’aspettativa, di tutti quei “perché dovremmo scegliere te?” — per spostare il baricentro al lato opposto: scegliere e scegliersi.
Nel testo, Nikita mette in fila alcuni dei punti cruciali che hanno segnato il suo percorso: il rumore assordante di una vita che corre troppo veloce, la pressione dell’immagine sociale, il sospetto rivolto a chi non aderisce ai codici dell’apparenza, la distanza tra chi vive per la fama e chi cerca invece un significato lontano dai riflettori, il fastidio verso una dimensione pubblica in cui tutto sembra dover essere prestazione, strategia o racconto già scritto da altre mani.
La ripetizione di «Io son questa, questa, questa» durante tutto il corso del brano, è una formula asciutta e assertiva per descrivere cosa rimane quando si smette di rincorrere il consenso altrui e si comincia ad apprezzare il proprio.
In questa prospettiva, il singolo si inserisce in un tempo in cui la distinzione tra ciò che è reale e ciò che è costruito appare sempre più sottile: filtri che alterano i connotati, immagini generate artificialmente, contenuti sintetici che imitano il vero, modelli di successo sempre più spinti verso la caricatura, sistemi che incentivano esposizione continua, prestazione e disponibilità permanente. Non sorprende, allora, che anche il rapporto con i contenuti e perfino con l’identità sia diventato più instabile e ambiguo. È dentro questo scenario che la frase “io son questa” smette di essere soltanto un’iterazione, un’àncora a cui aggrapparsi nei momenti difficili, per diventare un’attestazione di posizionamento personale, una risposta al caos del mondo, un modo per ricordarsi di sé, della propria unicità, anche e soprattutto in un contesto che tende a sfaldare i contorni.
La canzone, tuttavia, non chiude il percorso; lo rilancia. Nikita la considera infatti una rinascita ancora in divenire, una forma nuova di sé, più libera dalla pretesa, più vicina al tempo, alla famiglia, agli affetti reali, alla natura, agli animali, a una dimensione di vita meno costruita e meno esposta. Dopo anni di solitudine e di investimento quasi esclusivo nella realizzazione professionale, l’esperienza del limite le ha posto una domanda importante:
che cosa vale davvero la pena inseguire, e a quale prezzo?
Il videoclip ufficiale, diretto da Leila Lisjak, è stato girato nella città natale di Nikita, Trieste, insieme alla famiglia e in luoghi che rappresentano la vita che l’artista sta scegliendo oggi. Un ritorno alle origini, ai legami, agli spazi in cui si riconosce una verità quotidiana e non più negoziabile.
«“Son Questa” – dichiara – nasce nel momento in cui ho capito che non volevo più essere compatibile con ciò che mi faceva male. Per anni ho cercato di farmi prendere sul serio, di portare le mie canzoni nel mondo, di trovare un posto in ambienti che spesso chiedevano di adattarmi, di semplificarmi o di sopportare ciò che per me era inaccettabile. Dopo quello che ho vissuto, nel corpo, nelle relazioni, nel lavoro, ho sentito che non avevo più nulla da dimostrare. Solo da dire. E dirlo, finalmente, con il mio nome, la mia voce e la mia storia.»
Sul piano live, Nikita sarà special guest il 12 aprile alle ore 20:30 al Teatro di Roiano di Trieste, all’interno dello show “SOLOINSIEME” di Puntino.
Tutto pronto per il tour di Andrea Sabatino, fra i più talentuosi trombettisti jazz e compositori italiani della sua generazione, che presenterà dal vivo il suo nuovo disco intitolato Fatata a partire da martedì 24 marzo presso l’Aion di Moroder (Tenuta Moroder), concerto inserito nel cartellone del prestigioso festival Ancona Jazz 2026 diretto da Giancarlo Di Napoli. Poi si proseguirà il 25 al Panic Jazz Club di Marostica (provincia di Vicenza), il 26 al jazz club La Piazzetta di Recoaro Terme (provincia di Vicenza), venerdì 27 al Duke Jazz Club di Bari e in chiusura, sabato, presso lo Spazio Arena di Avellino. La presentazione di questo album vedrà protagonisti gli eccellenti Claudio Filippini (pianoforte e tastiere), Antonio De Luise (basso) e Dario Congedo (batteria) al fianco del leader Sabatino.
Consegnata alle stampe dall’etichetta indipendente Encore Music, disponibile in formato fisico e sulle piattaforme digitali a partire da sabato 17 gennaio, coprodotta da Roberto Passaro, “Fatata” è la nuova opera discografica del jazzista Andrea Sabatino, accompagnato in questo lavoro da una sezione ritmica di assoluto valore: Claudio Filippini (pianoforte e tastiere), Antonio De Luise (basso) e Dario Congedo (batteria). A impreziosire il disco, tre valenti partner artistici che figurano in qualità di ospiti: Badrya Razem (voce in Life), Francesco Mariozzi (violoncello in I Remember Ludwig) e il rapper Done (in Fafa).
La tracklist del CD comprende dodici brani, di cui otto sono originali figli dell’ispirata vena compositiva di Sabatino (Hub, 10.10.10, For Avishai, Tatta, I Remember Ludwig, Fafa, South e Road to Nazareth), mentre Starmaker (Lou Marini), Life (Desirée Annette Weeks) e Fatata (Andrea Sabatino – Claudio Filippini) completano la set list.
Concepito in solco contemporary jazz, in cui confluiscono varie declinazioni stilistiche che spaziano dal jazz moderno alla musica mediterranea, dal funk a echi di musica colta, dove l’utilizzo dell’elettronica rappresenta un vero e proprio valore aggiunto per caratterizzare il sound di gruppo, “Fatata” è un progetto estremamente interessante che proietta Andrea Sabatino verso l’esplorazione di territori sonori e stilistici molto differenti rispetto all’ambito del jazz più tradizionale che il musicista salentino ha frequentato abitualmente negli ultimi anni della sua carriera. “Fatata” rappresenta un concreto punto di svolta nel percorso artistico del jazzista pugliese, che crea una sapida commistione di groove, travolgente energia comunicativa, innovazione e profonda ricerca melodica, armonica, ritmica e timbrica.
L’artista descrive così la gestazione e il mood di questa sua nuova creatura: «Fatataè il disco della mia vita. Per me ha un valore ancora più importante in quanto è dedicato alle mie tre splendide figlie. In questo lavoro ho cercato di uscire dai canoni del jazz più legato alla tradizione per virare verso paesaggi sonori diversi, fra colorazioni mediterranee, contaminazioni con generi come il rap, il funk, il pop internazionale e pennellate di musica classica. Ciò che desidero esprimere è far ascoltare la mia musica attraverso la mia “voce”, con un’identità artistica riconoscibile».
A rendere “Fatata” ancor più prezioso ci pensa Paolo Fresu, eccellenza della tromba jazz italiana in ambito internazionale, che nelle note di copertina scrive: «Un ottimo lavoro pieno di bella musica, di idee, di visione e di passione. Vi si percepisce un bisogno di indagine e di cambiamento».
Un tour in cui il quartetto alla testa di Andrea Sabatino saprà coinvolgere e travolgere il pubblico a suon di vibrazioni dall’alto tasso emozionale.
Ci sono canzoni che nascono per accompagnare un momento. Altre, invece, sembrano nate per fermarlo. “Deceleriamo (tutto dipende da te)” di ACCAME appartiene a questa seconda categoria: un brano che non corre dietro alla musica del momento ma sceglie, con lucidità e coraggio, di rallentare il tempo e invitare chi ascolta a fare lo stesso.
Fin dalle prime immagini evocate dal brano emerge un universo fatto di strade, periferie silenziose e pensieri che scorrono come luci viste dal finestrino di un’auto. È da questo punto di osservazione che ACCAME costruisce il suo racconto: uno sguardo lucido sul mondo contemporaneo, dove tutto accelera ma raramente ci si ferma a chiedersi perché.
Al centro di “Deceleriamo” c’è un tema concreto e universale: la sicurezza stradale, ma il messaggio va oltre e diventa anche una riflessione più ampia sulla vita moderna, sulla fretta di arrivare e sull’incapacità collettiva di rallentare.
Una frase del brano riassume perfettamente questo concetto: “Avevi solamente fretta di tornare… ma la strada può tradirti e darti i brividi.”
In queste parole si condensa il cuore del messaggio: la fretta di tornare a casa, gesto umano e quotidiano, diventa simbolo di un mondo che corre senza interrogarsi sulle conseguenze. ACCAME suggerisce invece una verità controcorrente: la vera forza non sta nell’accelerare, ma nel saper frenare.
Per questo possiamo definire “Deceleriamo” un piccolo manifesto sulla responsabilità personale e sul valore del tempo.
Coerentemente con questa visione, ACCAME ha scelto una strada indipendente anche nella diffusione del suo singolo: “Deceleriamo” non sarà distribuito sulle piattaforme di streaming ma sarà disponibile esclusivamente su YouTube, mentre la presenza sui social è ridotta al minimo, con Facebook come unico punto di contatto diretto con il pubblico. Una scelta che riflette la volontà dell’artista di mantenere un rapporto più diretto e libero con chi ascolta, lontano dalle logiche degli algoritmi e delle piattaforme.
Proprio per questo motivo il videoclip ufficiale, in uscita il 19 marzo, diventa il cuore del progetto artistico. Non è un semplice accompagnamento al brano, ma una vera estensione narrativa della canzone: le immagini alternano auto che sfrecciano sotto la pioggia su strade notturne a scene di natura più lente e silenziose, creando un contrasto visivo che riflette perfettamente il messaggio del brano, sospeso tra la velocità della vita moderna e il bisogno di rallentare.
Con “Deceleriam”, ACCAME firma così una riflessione musicale sul tempo, sulle scelte e sulla responsabilità personale, con un invito semplice ma potente: a volte il gesto più coraggioso è rallentare.
Da venerdì 20 marzo 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “4 bianchi alla fragola” (Up Music), il primo singolo di Pepo.
“4 bianchi alla fragola” è un brano fresco e ballabile, che racconta con leggerezza e ritmo l’incontro speciale tra due persone. Solare, coinvolgente e dal sapore estivo, è la colonna sonora perfetta per chi ha voglia di sorridere e muoversi a tempo.
Spiega l’artista a proposito della nuova release:“La canzone nasce da un ricordo speciale: un incontro leggero, divertente e spontaneo che ho voluto trasformare in musica. È un brano solare e ritmico, pensato per far sorridere, ballare e rivivere quelle emozioni semplici ma indimenticabili”.
Biografia
Pepo è un giovane artista che unisce energia, ritmo e autenticità. Con uno stile fresco e immediato, trasforma momenti di vita quotidiana in musica capace di far ballare e sorridere. Il suo singolo d’esordio, “4 bianchi alla fragola”, è l’inizio di un percorso artistico che punta a coinvolgere e far vibrare il pubblico con leggerezza e passione.
“4 bianchi alla fragola” è il singolo d’esordio di Pepo disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 20 marzo 2026.
Ci sono canzoni che nascono per accompagnare un momento. Altre, invece, sembrano nate per fermarlo. “Deceleriamo (tutto dipende da te)” di ACCAME appartiene a questa seconda categoria: un brano che non corre dietro alla musica del momento ma sceglie, con lucidità e coraggio, di rallentare il tempo e invitare chi ascolta a fare lo stesso.
Fin dalle prime immagini evocate dal brano emerge un universo fatto di strade, periferie silenziose e pensieri che scorrono come luci viste dal finestrino di un’auto. È da questo punto di osservazione che ACCAME costruisce il suo racconto: uno sguardo lucido sul mondo contemporaneo, dove tutto accelera ma raramente ci si ferma a chiedersi perché.
Al centro di “Deceleriamo” c’è un tema concreto e universale: la sicurezza stradale, ma il messaggio va oltre e diventa anche una riflessione più ampia sulla vita moderna, sulla fretta di arrivare e sull’incapacità collettiva di rallentare.
Una frase del brano riassume perfettamente questo concetto: “Avevi solamente fretta di tornare… ma la strada può tradirti e darti i brividi.”
In queste parole si condensa il cuore del messaggio: la fretta di tornare a casa, gesto umano e quotidiano, diventa simbolo di un mondo che corre senza interrogarsi sulle conseguenze. ACCAME suggerisce invece una verità controcorrente: la vera forza non sta nell’accelerare, ma nel saper frenare.
Per questo possiamo definire “Deceleriamo” un piccolo manifesto sulla responsabilità personale e sul valore del tempo.
Coerentemente con questa visione, ACCAME ha scelto una strada indipendente anche nella diffusione del suo singolo: “Deceleriamo” non sarà distribuito sulle piattaforme di streaming ma sarà disponibile esclusivamente su YouTube, mentre la presenza sui social è ridotta al minimo, con Facebook come unico punto di contatto diretto con il pubblico. Una scelta che riflette la volontà dell’artista di mantenere un rapporto più diretto e libero con chi ascolta, lontano dalle logiche degli algoritmi e delle piattaforme.
Proprio per questo motivo il videoclip ufficiale, in uscita il 19 marzo, diventa il cuore del progetto artistico. Non è un semplice accompagnamento al brano, ma una vera estensione narrativa della canzone: le immagini alternano auto che sfrecciano sotto la pioggia su strade notturne a scene di natura più lente e silenziose, creando un contrasto visivo che riflette perfettamente il messaggio del brano, sospeso tra la velocità della vita moderna e il bisogno di rallentare.
Con “Deceleriamo”, ACCAME firma così una riflessione musicale sul tempo, sulle scelte e sulla responsabilità personale, con un invito semplice ma potente: a volte il gesto più coraggioso è rallentare.
Non è finzione cinematografica, è la vita vera di chi ha conosciuto il gelo dell’asfalto. Nuovo Chrisjane, artista fiorentino originario di Novoli e oggi residente a Terranova da Sibari, annuncia l’uscita del suo nuovo EP: NOIR X.Un progetto nato dal dolore e dalla necessità di riscatto, che vede la collaborazione costante di Sandonoir e la partecipazione di Kappa CT. L’opera è stata curata tecnicamente da nomi di rilievo come Joe Santelli e la Denn Icy Entertainment, fondendo produzioni italiane ed estere per creare un suono unico e viscerale.Dall’esperienza traumatica di vivere come senzatetto (“barbone”) nelle stazioni del Nord Italia, Nuovo Chrisjane ha tratto la forza per scrivere brani come “Schizofrenia” e “Sacrificio 2”. NOIR X è il racconto di una caduta e di una risalita che non accetta compromessi.
Biografia
Nuovo Chrisjane è la voce del “Noir” italiano. Cresciuto nel quartiere Novoli di Firenze, la sua vita ha preso una piega drammatica che lo ha portato a vivere per strada, affrontando violenze, furti e umiliazioni come senzatetto. Quell’oscurità è diventata la sua luce artistica. Grazie alla forza di rialzarsi e al supporto fondamentale di sua madre, Chrisjane ha trasformato le cicatrici in musica. Accompagnato dal talento di Sandonoir, ha creato un immaginario dove il dolore della strada si trasforma in ambizione regale.Oggi, da Terranova da Sibari (Calabria), l’artista lancia NOIR X: non solo un EP, ma la prova vivente che si può toccare il fondo e tornare per reclamare la propria “Tomba d’Oro”.”Ho vissuto tra i dimenticati, ora scrivo musica per essere ricordato.”