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Red River, cinque musicisti veneti alla loro prima uscita con “Unchain Me”
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Gli InsideUp e il coraggio di lasciare aperta una possibilità: fuori “Non vorrei che una parola”
INSIDEUP
“Non Vorrei che una Parola”
ASCOLTA “NON VORREI CHE UNA PAROLA”!
https://orcd.co/insideup-nonvorreicheunaparola
UN INCONTRO BREVE, LA DISTANZA E UN SENTIMENTO CHE LASCIA IL SEGNO
Ci sono incontri che durano poco, ma riescono comunque a lasciare un segno profondo.
“Non vorrei che una parola”, il nuovo singolo degli InsideUp, nasce proprio dalla storia di due persone che si piacciono fin dal primo sguardo, ma che vivono troppo lontane per riuscire davvero a costruire qualcosa insieme.
Il tempo trascorso insieme è breve, eppure per lei è sufficiente a far nascere un sentimento che continua a portarsi dentro anche dopo essersi salutati. Rimane così sospesa nell’attesa di un messaggio, aggrappata alla speranza che possa esserci ancora una possibilità. Dall’altra parte, invece, lui sembra riuscire ad andare avanti con maggiore facilità.
“Non vorrei che una parola” racconta così il dolore di chi resta legato a un ricordo e a un’emozione che, nonostante la sua brevità, ha lasciato una traccia difficile da cancellare. Una storia fatta di distanza, aspettative e di quella diversa capacità che spesso hanno due persone di lasciarsi alle spalle ciò che hanno vissuto.
Sul piano musicale, il brano si muove su sonorità pop rock, guidate dai riff di chitarra elettrica. L’intensità cresce gradualmente nel corso della canzone, fino ad arrivare a un ritornello finale esplosivo, che dà ancora più forza al racconto.
“Non vorrei che una parola” germoglia nello spazio che rimane tra ciò che è successo e ciò che avrebbe potuto succedere. Gli InsideUp scelgono di non dare una risposta, lasciando aperta quella possibilità che, almeno per una delle due persone, non ha mai smesso davvero di esistere.
InsideUp è una band pop rock nata a Roma nel 2021. Il progetto unisce l’energia del rock internazionale alle melodie del pop contemporaneo, con influenze che spaziano da Måneskin e Placebo a Coldplay e U2.
La formazione è composta da cinque elementi: Angelica Barbati alla voce, Alexia Mersinaj a tastiera e cori, Alessandro Crescentini alla chitarra elettrica, Diego Barbati alla batteria e Maria Barbati al basso.
I membri della band si conoscono tra i banchi di una scuola di musica, dove nasce una passione comune che li porta inizialmente a esibirsi dal vivo con un repertorio di cover. Nel 2021 decidono di trasformare quell’esperienza in un progetto originale: nascono così gli InsideUp, che iniziano a lavorare alla scrittura dei propri testi e delle proprie musiche.
Nell’estate del 2025 la band entra per la prima volta in studio di registrazione, segnando un passaggio importante nel proprio percorso artistico. Da questa esperienza nasce il singolo d’esordio e prende forma una nuova fase del progetto, con l’obiettivo di portare avanti un sound personale e creare, attraverso le proprie canzoni, una connessione autentica con chi ascolta.
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“Santo subito” è il nuovo singolo di Gio DeCaprio
Dall’11 settembre 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Santo subito”, il nuovo singolo di Gio DeCaprio per Jazzy Records.
“Santo Subito” è un brano ironico, uno swing teatrale e disincantato, costruito come una satira sulla falsa moralità e sulle ipocrisie del mondo contemporaneo. Il protagonista osserva una società popolata da autorità, opportunisti, perbenisti e «uomini di buona volontà» che, però, sembrano introvabili.
In questo scenario grottesco, che chiama in causa tutto l’armamentario del genere sacro — tra paradiso, inferno, diluvi e aureole —, il protagonista sceglie di non salire su alcun «battello» salvifico, rifiutando l’arca di Noè: resta dov’è, rivendicando con lucidità il diritto di non redimersi.
Il suo rifiuto della santità diventa una forma di libertà, un modo per sottrarsi alla retorica del bene, alle convenzioni e alla banalità collettiva.
Il senso del brano sta proprio in questa provocazione: meglio restare peccatori consapevoli che santi di facciata. Il sound jazz, con l’innesco shuffle della batteria, rende il tutto particolarmente leggero e giocoso.
Spiega l’artista a proposito del brano: “Il brano è nato dalla osservazione di un certo tipo di personaggi che tutti abbiamo incontrato nella vita : coloro che si sentono depositari della verità. Insomma quelli che sono santi ancora prima di passare all’ al di là. Il santo è quello che ti dà i consigli non richiesti , che sa trovare sempre la chiosa banale in ogni situazione, che sa dove sta il bene dove sta il male. E ci azzecca sempre ma dimentica una cosa : che senza trasgressione senza azzardo , che vita senza gusto sarebbe!”
Nel videoclip di “Santo Subito” la satira del brano prende forma in un universo illustrato, colorato e surreale, popolato da autorità, perbenisti, opportunisti e improbabili aspiranti alla santità. Tra aureole, cerimonie, sorrisi di circostanza e un diluvio affrontato con sorprendente nonchalance, il protagonista osserva questo piccolo teatro dell’ipocrisia con sguardo beffardo e sceglie di restarne fuori. Non sale sul battello della salvezza collettiva: preferisce tenersi i propri peccati e la propria libertà. Il segno da comic animato e l’atmosfera giocosa accompagnano così lo swing del brano, trasformando la critica alla falsa moralità in una favola ironica e leggera. Il video è stato realizzato su piattaforma AI a partire da soggetto e sceneggiatura originali di Valentina e Roberta Gramazio – Jazzy Records.
Guarda il videoclip su YouTube: https://youtu.be/PXuTFbb4P0U
Biografia
Autore, pianista, cantante e narratore musicale nato in Campania nel 1962, Gio DeCaprio approda alla discografia attraverso un percorso non lineare, fatto di deviazioni, pause, ritorni e nuove consapevolezze. La sua è una storia costruita fuori dagli schemi convenzionali: un cammino maturato nel tempo, lontano da ogni urgenza generazionale, e proprio per questo segnato da una forte autenticità espressiva.
Avvicinatosi al pianoforte da bambino, sviluppa negli anni un rapporto istintivo e autodidatta con lo strumento, nutrito dall’ascolto, dalla pratica e dal confronto con altri musicisti. Più che un interprete accademico, DeCaprio si ritrova nella figura del cantastorie, capace di trasformare in musica immagini, ricordi, personaggi e contraddizioni della vita quotidiana. Se negli anni ’80 vive alcune esperienze significative accanto al chitarrista jazz Nunzio Barraco frequentando ambienti stimolanti per la sua identità artistica, successivamente la vita lo porta lontano dai palcoscenici, impegnandolo prima in una multinazionale e poi nell’attività forense. È proprio dopo questa lunga parentesi che la musica torna a imporsi come un linguaggio necessario: non un semplice passatempo, ma uno spazio profondo di espressione, libertà e racconto.
Il suo stile originale nasce dall’incontro tra la canzone d’autore italiana, il jazz, la musica brasiliana e spiccate suggestioni cinematografiche. Nelle sue composizioni convivono l’eleganza armonica, l’ironia, il senso della scena, l’attenzione per l’atmosfera e un gusto raffinato per la parola. Elementi capaci di aprire veri e propri mondi narrativi e luoghi sonori in cui si muovono personaggi, illusioni, fragilità, desideri di fuga e seconde possibilità.
Il debutto ufficiale avviene con il singolo “Udinì”, registrato nel marzo 2025 presso gli Abbey Rocchi Studios di Roma con la produzione artistica di Dario Rosciglione, il mix di Enrico Solazzo e il supporto di un ensemble di grandi professionisti: Gio DeCaprio (pianoforte e voce), Dario Rosciglione (contrabbasso e basso elettrico), Amedeo Ariano (batteria), Max Filosi (sax), Enrico Solazzo (tastiere) e Juan Carlos Albelo Zamora (violino, armonica e flicorno).
Pubblicato da Jazzy Records e distribuito da DistroKid, il brano è disponibile sulle piattaforme di streaming dal 27 maggio e in rotazione radiofonica dal 17 luglio. Il singolo inaugura la collaborazione con l’etichetta e con il team guidato da Valentina Gramazio, che ne cura l’identità, lo sviluppo strategico e la comunicazione, con l’obiettivo di portare la musica di DeCaprio oltre la dimensione locale e di consolidarne la presenza dal vivo.
Ispirandosi all’immaginario di Houdini, “Udinì” si trasforma in una metafora musicale fatta di catene, chiavi, fughe, verità e finzione: una riflessione ironica ed evocativa sul bisogno umano di credere all’impossibile e sulla possibilità di liberarsi da ciò che trattiene.
Pensato per un pubblico adulto e attento alla qualità interpretativa, al jazz, ai testi narrativi e alla musica autenticamente suonata – lontano dalle logiche del pop commerciale –, questo primo singolo anticipa la pubblicazione dell’album “Controtempo”, prevista per l’autunno 2025. Un titolo manifesto che racchiude perfettamente il senso dell’intera vicenda artistica di Gio DeCaprio: arrivare alla musica seguendo un tempo personale, non lineare e inatteso, ma profondamente necessario.
“Santo subito” è il secondo singolo di Gio DeCaprio disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dall’11 settembre 2026.
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“A metà strada” è il nuovo singolo di Titta
Dall’11 settembre 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “A metà strada”, il nuovo singolo di Titta per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.
“A metà strada” apre la stagione invernale restando collegato a “Right Here Right Now”. È un brano che parla di relazioni a distanza, ma non solo: affronta i legami in età adulta e quella condizione sospesa in cui due persone continuano a scegliersi pur vivendo in luoghi diversi. Tra abitudini differenti, vite separate e chilometri da attraversare, Titta racconta la ricerca di un punto d’incontro fisico ed emotivo, quella “metà strada” in cui nessuno dei due deve rinunciare completamente al proprio mondo per raggiungere l’altro.
Il brano affronta la distanza senza idealizzarla, restituendone la fatica ma anche la capacità di trasformare ogni incontro in qualcosa di prezioso. Il sound pop cantautorale, intimo e contemporaneo, accompagna questa dimensione alternando momenti più raccolti a un’apertura emotiva crescente, traducendo in musica la tensione tra lontananza e desiderio di ritrovarsi.
Spiega l’artista a proposito del brano: “A METÀ STRADA è nata, letteralmente, a metà strada. Io vivo a Roma e la mia amica Laura vive e lavora a Napoli: due vite adulte, piene di impegni, ritmi diversi, la voglia di vedersi e il continuo alternarsi tra chi raggiunge chi, con tutto quello che significa in termini di tempo, energie e costi. Un giorno abbiamo deciso di cercare davvero un punto a metà tra noi e, seguendo banalmente le fermate del treno regionale, siamo finite a Formia. È lì, al tavolino di un bar, in un lunedì pomeriggio, che è nata la canzone. Laura mi guarda e mi dice ‘dovresti scriverci una canzone’. Parlando ci siamo rese conto che quella “metà strada” raccontava qualcosa di molto più grande di noi: nelle amicizie adulte, così come nell’amore e in qualsiasi relazione, non può esserci sempre qualcuno che percorre tutta la distanza. A METÀ STRADA parla proprio di questo: imparare ad andare incontro all’altro, ai suoi bisogni e al suo mondo. Per me le relazioni sono un po’ una danza: non serve incontrarsi sempre esattamente al centro, ma continuare a muoversi l’uno verso l’altro, cercando insieme un equilibrio che faccia sentire bene entrambi.”
Biografia
Titta è un’artista multidisciplinare, attrice, cantautrice e formatrice teatrale, la cui identità artistica si muove con naturalezza tra musica, teatro e ricerca emotiva. Da anni porta avanti un percorso originale e stratificato, capace di intrecciare la dimensione autobiografica con la critica sociale, mettendo la vulnerabilità al centro della propria narrazione. La sua scrittura, che rappresenta il suo punto di forza, affronta in modo lucido e senza filtri temi caldi della contemporaneità come la salute mentale, l’identità, il corpo, le relazioni e il senso del lavoro artistico, alternando con disinvoltura ironia, rabbia, introspezione e un profondo desiderio di evoluzione.
Forte di una solida formazione multidisciplinare teatrale e vocale, Titta utilizza la scrittura come principale strumento espressivo e comunicativo. Accanto alla carriera sul palco, ha approfondito gli studi nelle artiterapie espressive, collaborando attivamente in contesti educativi e performativi, e portando la propria esperienza fino alla Camera dei Deputati, dove ha partecipato più volte in veste di relatrice con speech dedicati al potere terapeutico dell’arte. Attualmente sta completando il proprio percorso didattico studiando per il conseguimento di un Diploma in Canto Moderno.
Il suo sound originale risente di influenze eterogenee, che spaziano dal cantautorato italiano contemporaneo e il teatro-canzone fino alle sonorità alternative/pop, senza dimenticare la forte impronta legata al repertorio del musical anglo-americano. Tra i suoi brani più rappresentativi spiccano la traccia d’esordio “Ostaggi”, il toccante ritratto familiare di “Mimma” e “Perfetta”, un vero e proprio inno all’unicità e all’imperfezione.
Con il nuovo progetto “FUORI ASSE – carta celeste per stelle inclinate”, sostenuto da un team di professionisti del settore musicale e audiovisivo, Titta inaugura un percorso narrativo e musicale che attraversa la fragilità, la resistenza e la possibilità di riscatto. Il primo tassello di questo viaggio è il singolo “Cronika”, un brano che fotografa il momento in cui il corpo e la mente smettono di sostenere il passo frenetico imposto dalla società. Al brano si accompagna un videoclip diretto da Armando Di Lillo ed editato da Ilaria Tonali ambientato in un teatro vuoto: un’opera dall’estetica psico-punk ed elegantemente disturbante che, attraverso la coreografia contemporanea creata e interpretata da Anna Bucci, racconta non una lotta contro il dolore, ma la ricerca di una convivenza possibile con esso.
A giugno 2026 pubblica il brano “Cronika” e a luglio “Right here, right now”.
“A metà strada” è il nuovo singolo di Titta per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dall’11 settembre 2026.
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“Caro Vecchio Neon” è il nuovo singolo dei Tidal Waves
Da venerdì 11 settembre 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “Caro Vecchio Neon” (Overdub Recordings) il nuovo singolo dei Tidal Waves.
Il brano “Caro Vecchio Neon”, primo estratto dall’omonimo album di prossima uscita, prende il nome dal racconto di David Foster Wallace contenuto nella raccolta Oblio. Un intenso monologo interiore che riflette sull’inautenticità percepita e su una consapevolezza che, anziché liberare, finisce per intrappolare.
Musicalmente, la canzone si sviluppa su un ritmo di batteria ossessivo e sincopato, che sostiene chitarre e synth in una tensione costante, destinata più ad accumularsi che a esplodere. Nel ritornello la voce si domanda: «Come si fa a resistere all’idea di meritare tutto?». La risposta è un invito a rinunciare al sogno di diventare ogni cosa, ad abbandonare la convinzione che «tutto ciò che conta è solo ciò che è mio» e a trovare, finalmente, il coraggio di essere sé stessi.
Spiega la band a proposito del nuovo brano: «Questo brano rappresenta bene il punto da cui siamo partiti per costruire il disco. Dentro ci sono molti degli elementi che caratterizzano il nostro modo di scrivere: le doppie voci, le chitarre sature, una struttura ritmica tesa e l’alternanza tra parti più dirette e momenti più sospesi.
Durante la lavorazione abbiamo riscritto e modificato diversi passaggi, soprattutto in studio, cercando di non rendere il pezzo troppo ordinato o prevedibile. Joey Santoro e Andrea Caccese ci hanno aiutato a mettere a fuoco il suono senza ripulirlo eccessivamente, mantenendo le asperità e le imperfezioni che per noi erano importanti.
Abbiamo scelto questo brano come primo singolo perché introduce in modo abbastanza chiaro il mondo di “Caro Vecchio Neon”: un disco che parla del peso del passato, della sensazione di essere fuori posto e della difficoltà di distinguere quello che siamo da quello che pensiamo di dover essere».
TIDAL WAVES | BIOGRAFIA
I Tidal Waves sono una band alternative rock di base a Napoli. Il progetto nasce nel 2016 dall’incontro tra Antonio Ricciardi, voce e chitarra, Francesco Izzo, basso e voce, e Andrea Confessore, batteria. Dopo una prima fase di attività dal vivo, nel marzo 2018 pubblicano il videoclip di “All That You Have Tried”, singolo che anticipa il loro primo lavoro in studio, “Avalanches”.
Nel 2021 Nunzio Garofalo subentra ad Andrea alla batteria, completando la formazione attuale. Il cambio di formazione coincide con un passaggio decisivo per la band: l’inglese lascia spazio all’italiano, che diventa il nuovo centro della scrittura e permette al gruppo di sviluppare un rapporto più diretto e personale con i testi. Da questa fase prende forma un linguaggio sonoro che unisce alternative rock, trame psichedeliche e derive new wave.
Tra le principali influenze dei Tidal Waves figurano Verdena, Afterhours, Marlene Kuntz, Interpol, DIIV, The National, Nirvana, Alt-J, Elliott Smith, Fontaines D.C. e Wilco. Il loro suono combina chitarre abrasive e sature, strutture ritmiche tese, doppie voci e armonizzazioni, alternando passaggi più compatti e diretti a momenti sospesi e rarefatti. Negli arrangiamenti trovano spazio anche elementi elettronici, ambient e glitch.
Questa ricerca confluisce in “Caro Vecchio Neon”, il nuovo album della band di prossima uscita pubblicato da Overdub Recordings.
“Caro Vecchio Neon” è il nuovo singolo dei Tidal Waves pubblicato da Overdub Recordings disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 11 settembre 2026.
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“Soundbwoy” è il nuovo singolo di Digaonthemic feat. Elia1991
Da venerdì 11 settembre 2026 sarà in rotazione radiofonica “SOUNDBWOY”, il nuovo singolo di DIGAONTHEMIC feat. ELIA1991, prodotto da JAMES CELLA ed estratto dal disco “CANTAUTORAP”, già disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 10 luglio.
Il brano “Soundbwoy”, estratto dal nuovo disco “Cantautorap”, richiama il suono e la cultura che hanno accompagnato una parte importante del percorso musicale di Digaonthemic: il reggae e la dancehall. È un viaggio che parte dalla Jamaica, attraversa il Salento e arriva fino alla laguna, trasformando distanze geografiche e culturali in un unico spazio sonoro. Il ritmo diventa una forma di evasione, mentre l’estate è il momento in cui quella sensazione di libertà sembra diventare concreta.
«Cosa fa la musica? Riempie le strade, poi le illumina». È questa una delle chiavi di lettura di “Soundbwoy”: non il semplice racconto di una serata, di un concerto o di un’estate, ma la capacità della musica di cambiare, anche solo per qualche ora, il modo in cui percepiamo ciò che ci circonda. Il testo alterna immagini quotidiane e riferimenti alla cultura dancehall, dai dreadlocks al viaggio ideale «dalla Jamaica al Salento», attraverso un linguaggio diretto ed evocativo.
La partecipazione di Elia1991, presente con una strofa e nell’outro, aggiunge al pezzo una componente internazionale e completa uno degli episodi di CANTAUTORAP in cui il racconto lascia maggiormente spazio al ritmo e alla libertà.
Spiega l’artista a proposito del brano: “Soundbwoy porta una ventata di aria fresca in Cantautorap, ho voluto coinvolgere Elia per ciò che nel suo piccolo mi ha insegnato, artista umile e di grande talento, ho voluto inserire un genere ed un artista che hanno influenzato il mio percorso artistico, insieme a James, che ha saputo creare un’atmosfera speciale facendo esplodere il concetto del brano.
Ringrazio di cuore Luca Bortoletti dell’Old School Garage e sua moglie Chiara per averci ospitato sulla loro bellissima barca a vela”.
Il videoclip ufficiale di “Soundbwoy” porta le influenze musicali che hanno accompagnato il percorso artistico di Digaonthemic in un paesaggio diverso da quello a cui vengono abitualmente associate. Nessuna ricostruzione esotica o tentativo di riprodurre un immaginario lontano: la dancehall arriva nel Nord Adriatico e trova qui una nuova ambientazione, tra una barca a vela, isole deserte, laguna e mare aperto. La musica accompagna il viaggio e lascia spazio alla tecnica e al flow dei due artisti, mentre le immagini seguono la navigazione attraverso scenari suggestivi.
Il videoclip nasce così dall’incontro tra aria, acqua e musica, trasformando il paesaggio in parte integrante del racconto. Digaonthemic ed Elia1991 attraversano questo spazio lasciandosi guidare dal ritmo, in una dimensione in cui la distanza dalla terraferma coincide anche con un momentaneo distacco dalla quotidianità.
Guarda il videoclip di “Soundbwoy” su YouTube
https://www.youtube.com/watch?v=WAQoBPTGf6M
Il nuovo album “Cantautorap” è un progetto che fonde rap e cantautorato attraverso una scrittura personale e autentica. Nove tracce che raccontano ricordi, critica sociale, amore, famiglia, viaggio e crescita personale, senza rinunciare alla libertà espressiva dell’artista. L’album si sviluppa come un percorso autobiografico che attraversa esperienze, ricordi e riflessioni. Dall’infanzia evocata in Sagittario alle atmosfere notturne di Baleno, passando dalla riflessione sul mercato musicale e sull’identità artistica di Delinquente, fino al manifesto creativo della title track Cantautorap. Completano il racconto l’intimità di Giovanna, il desiderio di libertà di Unesco, le sonorità reggae e dancehall di Soundbwoy, la dedica ai figli di Boulevard e la chiusura simbolica di Vegeta, metafora di crescita e di continua ricerca di sé.
Una delle particolarità del progetto è il suo processo creativo: le canzoni sono nate inizialmente senza basi musicali, prendendo forma attraverso voce, metrica e melodie vocali. Solo in un secondo momento le produzioni hanno accompagnato i brani, preservandone l’identità originaria.
Registrato, mixato e masterizzato da James Cella, autore anche della produzione di sei tracce, l’album si arricchisce del contributo della band Mari Sugli Alberi, produttrice dei restanti tre brani, e dei featuring di Nez ed Elia. L’intero progetto grafico è stato affidato a Jonny Mancin, in arte Jeft, che ne ha curato l’identità visiva.
“CANTAUTORAP è il disco che mi rappresenta più di tutti. È nato senza schemi e senza l’idea di inseguire un genere o una tendenza. Le canzoni sono arrivate prima ancora delle produzioni: voce, metrica e melodie sono uscite in modo naturale, come se fossero già dentro di me, solo dopo la musica ha preso forma attorno a loro. In questo album convivono tutte le mie influenze: il rap con cui sono cresciuto e il cantautorato italiano che mi ha insegnato a raccontare storie. Per questo l’ho chiamato CANTAUTORAP: non è un’etichetta, è un modo di vivere la musica. Ogni brano racconta un pezzo della mia vita, dei miei ricordi, delle persone che amo e del mondo che mi circonda. Non volevo fare un disco perfetto, volevo fare un disco vero. Se chi lo ascolta riuscirà a ritrovare un pezzo della propria storia dentro queste canzoni, allora avrò raggiunto il mio obiettivo”, commenta Digaonthemic.
Ascolta il disco al seguente link
https://distrokid.com/hyperfollow/digaonthemic/cantautorap?ref=release
DIGAONTHEMIC | BIOGRAFIA
Digaonthemic è un artista che ha scelto di non stare dentro un genere, ma dentro una storia. Torinese di nascita e veneto d’adozione, sviluppa il proprio percorso tra rap, cantautorato, reggae, indie e contaminazioni urban, costruendo negli anni un linguaggio personale fondato sulla metrica, sulle melodie e su una scrittura fortemente narrativa.
Lavora al suo percorso musicale dal 2010, ha iniziato con i The Fox, progetto con cui ha pubblicato 4 album e numerosi singoli, proseguendo l’esperienza fino al 2020.
Da quell’anno ha intrapreso una carriera solista che lo porterà a pubblicare il suo primo album.
A Luglio 2026 pubblica CANTAUTORAP, il suo nuovo album: nove tracce nate prima delle produzioni musicali, attraverso parole, metriche e melodie, e trasformate in un viaggio che attraversa memoria, amore, famiglia, identità, critica sociale e libertà.
Tra gli artisti che hanno maggiormente influenzato il suo modo di scrivere e a concepire la musica ci sono Neffa, Fibra, Marracash, Salmo,Tormento e Coez per quanto riguarda il rap italiano, Alborosie e Sud Sound System e per il mondo della Reggae music.
La sua cifra distintiva è una scrittura cinematografica, capace di trasformare esperienze personali e frammenti di vita quotidiana in immagini nelle quali l’ascoltatore può riconoscersi.
Digaonthemic è un artista autodidatta, come ama scherzare “L’unico strumento che so suonare è il citofono”.
Per rappresentare il percorso complessivo di Digaonthemic, alcuni brani fondamentali sono Darling, Rafiki e Maracuja. Il principale obbiettivo di Digaonthemic è di rimanere nel tempo.
“Soundbwoy” è il nuovo singolo di Digaonthemic feat. Elia1991, prodotto da James Cella già disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 10 luglio e in rotazione radiofonica da venerdì 11 settembre.
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“Microbo” è il nuovo singolo di UBO
Dall’11 settembre sarà in rotazione radiofonica “Microbo”, il nuovo singolo di UBO estratto dall’album “WHAT IF? (il raschio del fondo celeste)” disponibile sulle piattaforme di streaming dal 6 febbraio.
“Microbo“, seconda ballata dell’album, amplia la confessione di “Rien Club” trasportandola in una dimensione più onirica e surreale. Qui, paure e rimpianti si rifugiano nel sogno, nella pura fantasia di un’adolescenza ancora viva nello spirito dell’autore.
Entrano così in gioco l’amore e il suo doppio. Tra un fiorire di promesse, giullari, cavalieri e regnanti che offrono servigi irrealizzabili, il sentimento viene ridotto e imprigionato in uno spazio fantastico dove, accanto all’estasi, convivono, senza invito, tormenti ed espiazione.
In questo teatro spiritico e assurdo, la donna si trova finalmente dinanzi al grottesco tribunale del proprio karma, materializzatosi nelle sembianze di un fantomatico giudice dadaista.
La sentenza, tuttavia, non è tragica: l’amata sarà vittima di un sortilegio che la condannerà ad amare senza volerlo e, al tempo stesso, senza saperlo, mentre il suo amore verrà accolto come autentico.
Dal punto di vista musicale, “Microbo” è un brano progressive che ondeggia e si dibatte tra blues, baby jazz, chitarre schizoidi, marcette sinfoniche, mellotron e moog. Immerso in un’onnipresente psichedelia, il pezzo è sorretto da un basso pungente e sinuoso che, sul far della sera, indossa l’abito da gran galà.
Commenta l’artista a proposito del nuovo brano: “Microbo è una confessione trasportata in una dimensione onirica e surreale, dove ho preso le paure e i rimpianti e li ho nascosti nella fantasia di un’adolescenza che sento ancora viva. È un pezzo sull’amore e il suo doppio, un teatro assurdo fatto di promesse irrealizzabili, giullari e cavalieri, in cui l’estasi convive inevitabilmente con il tormento. Qui la donna viene processata dal grottesco tribunale del suo stesso karma davanti a un giudice dadaista. La condanna alla fine è un sortilegio, ovvero amerà senza volerlo e senza saperlo, ma il suo amore verrà preso da tutti per vero. Musicalmente invece è un delirio progressive che oscilla tra blues, baby jazz, chitarre schizoidi, mellotron e moog. C’è tantissima psichedelia, ma tutto è tenuto in piedi da un basso sinuoso che sul far della sera si mette l’abito da gran galà.”
“WHAT IF? (il raschio del fondo celeste)” è un concept album; è la consapevolezza che una nuova era è cominciata, le guerre sono più vicine e la storia si è accorciata. Un senso di impotenza e nichilismo caratterizza tutta l’opera: i testi sono un grido sussurrato di colpa e rabbia verso il proprio disimpegno politico.
Non rimane che rifugiarsi nell’amore, al quale non si crede quasi più, o fuggire in qualche parte incontaminata del globo per cambiare vita, allontanandosi dall’abbondanza del consumismo, dalla velocità e dal cosiddetto progresso.
Questo album nasce dalle improvvisazioni chitarristiche di Corrado Terenziani, che le forgia in canzoni strutturate. Sandro Animini ed Elisa Minari sono i musicisti che contribuiscono all’arrangiamento e alla produzione di “What if?”, e insieme il trio prende il nome di UBO.
Le chitarre si muovono scattose e sornione, con suoni acidi e puliti, alternando parti melodiche ad accompagnamenti minimalisti, dissonanze e giri armonici improbabili ma efficaci. Il basso è un pulsare di armonizzazioni e melodie, suonato con gusto e sapienza. Le tastiere coprono una gamma di suoni infiniti a comporre una scenografia che rappresenta vividamente i testi, come in una colonna sonora paranoica e psichedelica.
“What if?” è suonato con classe e talento, sapienza e ambizione, scarsità di mezzi e abbondanza degli stessi. Un suono lo-fi, garage, tendente al naïf, che non impedisce a questo disco di essere un’assoluta novità e rarità nel panorama della musica italiana degli ultimi trent’anni.
Ascolta l’album su Spotify: https://open.spotify.com/album/61cLBciBriG9ZVE7cDdegZ?si=3jnYoO7yQ4-Arsz1_ax2dg
Biografia
Corrado, in arte UBO, comincia a suonare la chitarra a 14 anni. Tra i 14 e i 16 anni forma il suo primo gruppo per eseguire brani di sua composizione: con i Travel Boys partecipa a tre concorsi per band emergenti, vincendone uno a Traversetolo (PR) nel lontano 1983.
Dopo una pausa di tre anni, nel 1987 torna a suonare come chitarra solista con i Cea Park dei fratelli Fontanili, lasciando però la formazione dopo il primo anno. Segue un nuovo allontanamento dalla musica, causato dalle difficoltà legate al suo disturbo bipolare.
Dal 1991 al 1993 fonda i Dr. Divago insieme a Stefano Lugli (voce), Marco Pecchini (basso) e Marco Salvemini (batteria) — musicisti provenienti dal fervido e talentuoso ambiente della bassa reggiana (nello specifico, di Gualtieri). Nonostante il materiale sia pronto per la registrazione di un album e la band abbia alle spalle un concerto di grande successo alla nota Festa dell’Unità di Gorganza, il progetto sfuma a causa di divergenze sui testi.
Nel 1994 lascia il gruppo per unirsi ai Korova Milk Bar di Daniele Gallinari (batteria), Ezio Moscatelli (basso) e Giovanni Guerri (voce), dando vita a una serie di concerti di ottimo riscontro a Reggio Emilia.
Dopo un’ulteriore interruzione dell’attività musicale tra il 1995 e il 1998, registra un EP di tre brani autografi insieme all’amico e cantante Stefano Lugli e ad altri noti musicisti reggiani, tra cui Alessandro Lugli, Lucio Boiardi e la stessa Elisa Minari.
Dal 1999 abbandona completamente la musica. Solo nel 2020, durante il periodo del COVID-19, riprende in mano la chitarra: inizialmente si esercita in modo disordinato, ma rispolverando un vecchio libro di chitarra jazz nascono le primissime idee per WHAT IF?. Nonostante ciò, il progetto non decolla e l’attività si interrompe nuovamente.
La svolta arriva nell’aprile del 2024: riprendendo lo strumento e riascoltando due pezzi registrati quattro anni prima, sviluppa definitivamente il progetto UBO. La realizzazione dell’album WHAT IF? (Il raschio del fondo celeste) prende vita grazie al coinvolgimento della straordinaria Elisa Minari e del geniale maestro Sandro Animini.
Il titolo del disco è un chiaro riferimento alle frequenti interruzioni della sua attività musicale, all’incostanza del suo operato, alla totale mancanza di disciplina e a un approccio autodidatta particolarissimo, confuso e disturbato, malato e insicuro. Cosa sarebbe stata la sua vita se…? Come sarebbe stata la sua musica se…? Il raschio del fondo celeste rappresenta i suoi ultimi afflati in musica.
“Microbo” è il nuovo singolo di UBO in rotazione radiofonica dall’11 settembre 2026 estratto dal nuovo album “WHAT IF? (il raschio del fondo celeste)” disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 6 febbraio.
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Festival delle Manifestazioni 2026: grande successo per lo show di Mauro Repetto, trionfano in finale La Bottega degli Artisti, Mandela e Ragafataya ed Eleonora Plebani
Sabato 5 settembre all’interno della prestigiosa cornice del Cortile del Castello Estense di Ferrara (Largo Castello 1) si sono svolte le finali del Festival delle Manifestazioni di Ferrara ed. 2026, la 58ª edizione di “Una Voce per l’Europa – Italia” e la 15ª edizione del “Gran Gala dei Festival”.
Una notte all’insegna del talento della musica emergente coronata dall’attesissimo live show di Mauro Repetto. L’iconico co-fondatore degli 883 ha infiammato il pubblico ferrarese nella seconda parte della serata con un live travolgente, energico e ricco di grandi ricordi, che ha fatto da perfetto preludio al momento più atteso: la proclamazione dei vincitori e le premiazioni ufficiali.
La serata, condotta da Natascia Merighi, ha preso il via alle ore 19:00 con l’apertura del Gran Gala, impreziosito dalle esibizioni delle atlete di ASD Attiva Med e dalle applauditissime coreografie de La Bottega degli Artisti, premiata per la Categoria Danza.
A seguire, i finalisti delle due sezioni canore si sono sfidati sul palco davanti a una platea gremita e a una giuria tecnica e istituzionale di altissimo profilo, composta da: Mimmo Gallotti (editore e discografico per G.Records), Leo Giunta (produttore, manager discografico e responsabile Sanremo Rock Festival), Monica Atzei (giornalista e discografica), Willy Vecchiattini (PR, talent manager e CEO di Twinkle Agency), Ruggero Ricci (cantautore, vocal coach e art director) e Annarosa Fava (responsabile relazioni istituzionali della Fondazione Teatro Comunale di Ferrara).
Sul palco si sono alternati anche prestigiosi interventi artistici: Sofia Giardina e il duo Banchy e Flyx (Baby Voice), lo stesso Ruggero Ricci, il cantautore bolognese Guglielmo ed Eden (vincitore della scorsa edizione).
Categoria Danza
- 1° Classificato: La Bottega degli Artisti
Categoria ESB (Esibizione su base)
- 1° Classificata: Eleonora Plebani (si aggiudica la borsa di studio di 1.500 euro offerta da ACEP per la formazione artistica)
- 2° Classificato: Nicolò Deori
- 3° Classificati: Christian, Manuel & Nicole
Categoria EDV (Esibizione dal vivo)
- 1° Classificati: Mandela e Ragafataya (si aggiudicano il contributo di 10.000 euro nell’ambito del bando Nuovo IMAIE – Parole in Musica per l’Europa, destinato alla produzione di concerti e spettacoli dal vivo)
- 2° Classificato: Skorie
- 3° Classificato: Samu
A tutti i premiati sono state inoltre consegnate le prestigiose opere d’arte create dal Maestro Giuliano Grittini. Ai vincitori di categoria è riservata inoltre la partecipazione come ospite alla finalissima di Sanremo Rock & Sanremo Trend (in programma il 12 settembre 2026 al Teatro Ariston di Sanremo a cura di Nove Eventi) e l’accesso al progetto di internazionalizzazione.
Si è consolidato ulteriormente lo storico accordo tra Nove Eventi S.r.l. e l’organizzazione canadese C.H.I.A. – Celebrating Heritage In the Arts per il progetto “Sing for Italy – A Cultural Heritage Experience”. La sinergia permetterà ai migliori talenti selezionati a Ferrara di volare a Toronto come ospiti speciali dell’edizione canadese, rinnovando un ponte di scambio culturale reciproco che vede Enrico de Marco (vincitore 2025) apripista della collaborazione.
L’intero progetto culturale multidisciplinare è promosso e organizzato da Nove Eventi S.r.l., in collaborazione con il Comune di Ferrara.
L’iniziativa è realizzata grazie al supporto e alla collaborazione di importanti realtà del panorama musicale, artistico e istituzionale, nonché di un fitto network di media partner radiofonici.
PARTNER E SPONSOR: Vivaticket, Assoconcerti, Nuovo IMAIE, Fondazione Giornalisti Ferrara, ACEP, Giuliano Grittini, Michele Affidato, Sing for Italy, C.H.I.A. – Celebrating Heritage in the Arts, AGIMP.
RADIO & MEDIA PARTNER: Radio Bruno, Radio Gamma, Radio LatteMiele, Radio Sabbia, Twinkle Agency.
COMUNE DI FERRARA
FONDAZIONE TEATRO COMUNE DI FERRARA
NOVE EVENTI SRL
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Samuele CYMA torna con “AURA impossibile”, il nuovo album dall’11 settembre
Dall’11 settembre 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in vinile “AURA impossibile”, il nuovo album di Samuele CYMA per PLUMA Dischi.
“AURA impossibile” di Samuele CYMA è un disco nato come un bagliore dietro gli occhi: un’aura emicranica che distorce tutto. È un lavoro che parla di presenza e assenza, di qualcosa che esiste solo mentre sfugge.
Un album che mescola glitch, alt-pop, shoegaze, elettronica sperimentale e jazz contemporaneo in un viaggio unico tra presenza e assenza. Un racconto sonoro intenso e stratificato, perfetto per chi cerca emozioni autentiche e paesaggi sonori inediti.
Suoni glitch, chitarre shoegaze, elettronica rotta e melodie che si sciolgono. Testi come sintomi: dissoluzione, sabbie immobili, gelo. Qui convivono pop iper-emotivo, riverberi post-rock, improvvisi silenzi e rumore. Una soglia instabile: impossibile da trattenere, eppure viva proprio perché irraggiungibile.
Il doppio senso di “aura”: sia quello medico (l’emicrania, la distorsione percettiva), sia quello filosofico (Benjamin, la presenza che sfugge), ma anche “aura impossibile” nel senso moderno e social legato all’aura farming.
La materia sonora: glitch, elettronica rotta, hyper-emo, shoegaze, ambient e noise — tutti legati da un filo fragile che può spezzarsi da un momento all’altro.
La poetica della mancanza: dissoluzione, sabbie immobili, gelo e soglie instabili.
Il disco si muove lungo il crinale di una soglia instabile, dove le relazioni e le esperienze interiori oscillano costantemente tra la dissoluzione e la salvezza. Al centro di questo universo poetico si staglia il concetto stesso di un’aura impossibile, un’entità o un amore che si rivela vivo e reale solo nel momento esatto in cui sfugge, lasciando dietro di sé la traccia consumante di un’assente presenza. L’altro non è mai pienamente afferrabile, e il legame si manifesta come una forza ambivalente: un potere capace di annullare e sciogliere l’io, ma che al tempo stesso rappresenta l’unico appiglio possibile contro il vuoto.
Questa tensione emotiva si riflette in una natura inospitale e metamorfica, che smette di essere un semplice paesaggio reale per farsi puro stato d’animo. Tra sabbie immobili, gelo, deserti e piogge mancate, l’aridità e l’immobilità degli ambienti evocano una profonda durezza interiore; eppure, proprio dentro questa ostilità, si aprono spiragli di contatto e di condivisione del dolore. I corpi e le emozioni vengono così tradotti in elementi primordiali e dinamiche astrofisiche. La scala del sentimento abbandona la dimensione intima per farsi cosmica, proiettandosi tra anelli di luce, vuoti siderali ed esplosioni stellari come quelle di una Pulsar Wind Nebula. L’altro diventa un sole o un fenomeno astronomico distante e accecante, una presenza magnetica ma irraggiungibile.
In questo scenario di costante conflitto tra la perdita e la resistenza, emerge anche un forte desiderio di liberazione. Quando il mondo esterno implode, minacciato da guerre, divisioni e confini illegittimi, la ribellione e la presenza dell’altro si trasformano in un segreto da custodire per poter sopravvivere. È da questa resistenza che nasce una nuova genesi, una prima pioggia purificatrice a cui l’umanità assiste, sigillando un percorso in cui l’atto di non lasciarsi annientare diventa l’estrema forma di verità e di riscatto.
Commenta l’artista a proposito del nuovo album: “Mi piace pensare che ‘AURA impossibile’ esiste solo mentre si sta per dissolvere. è un disco che anche io ho iniziato a capire da poco: per anni pensavo di non aver controllo di quello che producevo, ma ora quella che per me era produzione apatica, ha completamente senso ed è pieno di mondi e di colori. farlo uscire finalmente è una liberazione incredibile; è la fine e l’inizio, come ogni disco che esce. “
TRACK-LIST:
AURA (Intro)
Dissolvimi
SABBIE IMMOBILI
PWNe (Pulsar Wind Nebula)
Sento il GELO
vedo te
Lentamente sai
prima pioggia
impossibile (Coda)
Biografia
Samuele CYMA è un producer, songwriter, polistrumentista e sound artist romano, classe 1997. Cresciuto in una famiglia di musicisti amatoriali, si avvicina alla musica sin da piccolissimo, iniziando lo studio del pianoforte a soli 4 anni per poi accogliere la chitarra a 11. Da quel momento, il suo percorso non si interrompe più: per oltre quindici anni canta in un coro giovanile — un’esperienza che lo porta a stretto contatto con la grande tradizione corale dei paesi baltici e scandinavi —, mentre in parallelo si muove all’interno di svariati progetti paralleli come polistrumentista, cantante e tecnico del suono.
La sua attività dietro al banco del mixer inizia già nel 2014 all’interno dello studio ACM del padre, un apprendistato fondamentale che ne plasma l’attitudine da produttore e la sensibilità per il sound design. Nel 2018 prende ufficialmente vita il suo progetto solista CYMA, una sintesi fluida e personalissima di un background straordinariamente stratificato. Nelle sue produzioni convivono le matrici primordiali del post-rock e dell’alternative rock (con numi tutelari come Radiohead e Sigur Rós), l’elettronica geometrica e astratta di Floating Points e Four Tet, le suggestioni della musica colta del Novecento e i confini sfumati del jazz nordeuropeo in pieno stile ECM.
Guidato da una cura maniacale per il dettaglio sonoro, CYMA dà vita a una musica ermetica ma magnetica, dove le parole cedono spesso il passo alla narrazione pura di suoni e accordi. Che si tratti di traccie evocative come Clorofilla, Nebula o Afrodisia, la sua ricerca punta a colpire dritto allo stomaco attraverso un’elettronica iper-emotiva e ricca di contrasti.
Supportato da un team fidato che vede Agnese Zingaretti alla cura del concept visivo e fotografico e Federico Coderoni alla post-produzione audio, CYMA si rivolge a un pubblico trasversale di appassionati di musica sperimentale e alternative pop. Il suo obiettivo è amplificare la risonanza della propria firma sonora e tradurre questa dimensione immersiva in un live show d’impatto con una band completa, capace di portare sui palchi uno spazio emotivo unico e senza filtri.
“AURA impossibile” è il nuovo album di Samuele CYMA disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in vinile dall’11 settembre 2026.
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“Periferie 1” è l’EP d’esordio dei tuttotace
Da venerdì 11 settembre 2026 sarà disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale “Periferie 1”, il primo EP dei tuttotace per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.
Con “Periferie 1” i tuttotace raccontano un percorso di crescita e presa di coscienza, costruito attraverso brani scritti tra il 2020 e il 2022, nei primi due anni di vita del gruppo. L’EP costituisce il primo capitolo di un progetto che proseguirà con “Periferie 2”, previsto per gennaio 2027. Questo nuovo lavoro prende le mosse dalla sensazione di un’incongruenza e conduce gradualmente verso una consapevolezza: esistono parti essenziali di ciascuno di noi che provengono dall’esterno, agiscono al di sotto della coscienza e si manifestano nelle parole e nelle convinzioni di tutti i giorni, arrivando a influenzare le nostre scelte. Ogni brano aggiunge un nuovo indizio e accompagna l’ascoltatore verso questa presa di coscienza.
Il sound delle prime quattro tracce mescola influenze folk, progressive ed emo, dando spazio a emozioni che, per quanto intense, diventano luoghi da abitare e non da fuggire. Con l’ultimo brano si ha invece l’impressione di essere giunti a destinazione, dopo aver attraversato sentieri periferici e impliciti che hanno condotto alla meta senza anticiparla.
La conclusione rompe così l’equilibrio, portando alla luce qualcosa che era presente sottotraccia fin dal primo brano, ma che diventa evidente soltanto alla fine. “Periferie 1” si presenta così come un EP denso ed eterogeneo, in cui influenze e atmosfere diverse contribuiscono a definire un sound coerente e riconoscibile.
Spiega il gruppo a proposito dell’EP: «“Periferie 1” è la prima metà di un lavoro che condensa i nostri primi due anni di vita e di scrittura insieme. I brani che ne fanno parte sono stati scritti tra il 2020 e il 2022, e rappresentano una fase ormai conclusa della nostra scrittura. Da allora, abbiamo composto altri due album (che pubblicheremo nei prossimi due/tre anni) ed esplorato metodi di scrittura diversi, ma abbiamo fatto la scelta di pubblicare le canzoni in ordine cronologico, senza farci prendere dall’entusiasmo per le novità, che ci avrebbe portato a scegliere ogni volta i brani nuovi e scartare i più “anziani”. È stato un atto di rispetto verso ciò che siamo stati, la testimonianza di una crescita. I brani dell’EP compongono un percorso che ci rappresenta ancora, sia a livello compositivo che tematico e costituiscono, in fin dei conti, il racconto di una presa di coscienza. Lungo un percorso che diventa via via più esplicito quanto più ci si avvicina all’ultima traccia, ciascun brano è una tappa del cammino verso la consapevolezza più destabilizzante che abbiamo raggiunto finora: le nostre teste sono piene di parole già dette, discorsi già fatti e ambizioni altrui, così come la maggior parte delle strade che percorriamo sono già battute. L’unica cosa che ci resta da fare, allora, è partire da questa consapevolezza non per provare a creare un percorso “nuovo”, ma per interpretare a nostro modo quelli che abbiamo ereditato. Una via alternativa sarà prospettata nel nostro prossimo EP, “Periferie 2”, il secondo capitolo di questo percorso, che uscirà a gennaio 2027».
“PERIFERIE 1” TRACKLIST
1)Signori
2)A cena
3)Forse noi
4)S2/Linea
5)Questo suono
Biografia
tuttotace è l’incontro di Massimo Rusi (cantante e chitarrista), Riccardo Quell de Riso Paparo (batterista e percussionista), Federico Bentivoglio (bassista e corista) e Andrea El Khaloufi (chitarrista e corista). Il progetto affonda le radici nel 2019, con l’incontro tra Riccardo e Massimo, allora studenti di filosofia. L’ingresso di Federico e Andrea, anche loro conosciuti in facoltà, trasforma definitivamente il garage in cui Massimo e Riccardo “giocavano” alla musica nella sala prove di un gruppo che improvvisa e compone. Brano dopo brano, tuttotace prende forma senza che i quattro se ne accorgano, ma la consapevolezza di fare ormai parte di qualcosa di più grande di ciascuno di loro arriva nel corso del 2022. Il primo album è scritto in due anni improvvisati e inconsapevoli e ricalca il tempo dell’amicizia che si forma. Presto è concluso anche il secondo, scritto in pochi mesi, come in fretta cresce l’erba quando il terreno è pronto. Lottando con il tempo del lavoro, il primo album, “un’altra grande città”, è registrato solo nell’estate 2025, dopo cinque anni di prove ininterrotte.
Il progetto unisce le influenze a prima vista incompatibili di ciascuno dei quattro membri, tutti polistrumentisti. Massimo suona la chitarra come se avesse un cappello di paglia e una spiga tra i denti, ama il country à la Bill Monroe, ma anche l’emo dei Pinegrove, gli intrecci dei Genesis e il cantautorato di De André e De Gregori. Ha studiato chitarra fingerpicking per anni, finché non si è accorto che c’è troppo da imparare, così ha smesso di studiare, e ha iniziato a scrivere. Riccardo è tecnico ma emotivo e, ispirata dalle bacchette di Carter Beauford e Vinnie Colaiuta, la sua batteria è un elemento centrale degli arrangiamenti: non a caso, i fan più vicini hanno rinominato la band “Ricky e i tuttotace”. L’apporto di Federico nella band gli è valso il titolo di “signore dell’armonia”. Tra le sue ispirazioni essenziali vanno citati almeno: Beatles, Artic Monkeys e Verdena. Il più lontano dal suono dei tuttotace è Andrea che, abbandonato il pianoforte classico nel conservatorio a causa della scoperta degli AC/DC, cresce a Metallica e Tool. Tuttavia, la sua sensibilità (musicale) lo porta a ispirare le sue chitarre allo shoegaze degli Alcest e al post-rock dei Mogwai. Senza il suo contributo compositivo i pezzi della band sarebbero delle lunghe suite di rock progressivo senza ritornelli e ciascun brano durerebbe dai 15 ai 20 minuti.
La loro musica non nasce da un’unica fonte, e nemmeno con un motivo preciso. Hanno iniziato a suonare per esprimersi, più che per comunicare qualcosa di specifico. Tuttavia, almeno i testi in qualche modo parlano e sono tutti accomunati dall’esigenza di verbalizzare ciò che nel quotidiano non si riesce a dire, e che però si vuole tenere a mente. Così, la musica dei tuttotace finisce per essere un insieme di promemoria: ciascun testo parla di una sensazione, gli arrangiamenti però la trasformano in qualcosa di nuovo, e il risultato è che ciascun brano dice qualcosa che non è riducibile a ciò che i testi narrano, rimanda a delle sensazioni che non potrebbero essere ricordate se non ascoltando quella canzone. A chiunque si riconosca in questa esigenza è rivolta la musica dei tuttotace.
Testo e musica si equivalgono e si confondono, perché la musica parla e dà nuovo senso alle parole. Così, tuttotace è più della somma dei suoi quattro membri, è come una quinta persona che dice più di quello che ognuno sarebbe capace di dire. Non parla perché ha qualcosa da comunicare, ma perché non può fare a meno di esprimersi con decisione, anche se non sa cosa vuole dire. E così lancia un urlo, come in preda alla gioia o alla sorpresa.
I tuttotace hanno collaborato per la realizzazione dei videoclip di ‘Questo suono’ e ‘A cena’ con il team di Riccardo Baiocco, regista, scrittore e redattore della rivista Sentieri Selvaggi.
Al momento, i tuttotace contano più di venti inediti. Il loro obiettivo è raggiungere con la musica quante più orecchie possibile, accrescere il pubblico e vederlo coinvolto nei brani, fino a cantarli con trasporto durante i concerti.
“Periferie 1” è l’EP d’esordio dei tuttotace disponibile sulle piattaforme digitali da venerdì 11 settembre 2026.