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  • “The Flak” è il nuovo singolo dei JaydeeQ

    Da venerdì 8 maggio 2026 sarà in rotazione radiofonica “The Flak” (Overdub Recordings e Cime Sonore), il nuovo singolo dei JaydeeQ, già disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 5 maggio.

    “The Flak” è un brano synth pop con contaminazioni dubstep, frenetico e ansiogeno, che si rivela infine come un brutto sogno. La fusione tra breakbeat, sintetizzatori aspri, attitudine punk e vocalità urlata lo avvicina ai filoni più estremi dell’elettronica, tra digital hardcore, punk step e sfumature aggrotech.

    Il testo, che si apre con “Run, run, run”, introduce immediatamente un senso di urgenza: la canzone vive di velocità e tensione. La voce si incastra tra glitch ed esplosioni sonore, diventando essa stessa un elemento percussivo.

    Spiega la band a proposito della nuova release: “The Flak è il brano dell’album che più strizza l’occhio al dancefloor. Abbiamo scelto i suoni del synth pop anni 90 ma cercando al contempo di ricreare le primissime sonorità synth degli anni 60 e 70, di pionieri dell’elettronica come Jean Jacques Perrey, Bruce Haack, Dick Hyman. Quando abbiamo scritto il testo ci siamo ispirati al cartone Disney di Paperino Der Fuehrer’s Face uscito nel 1943 in piena Seconda Guerra Mondiale, il più famoso esempio di cartone animato di propaganda antinazista. Questa curiosità spiega anche lo strano titolo della canzone: Flak è l’abbreviazione di Flugabwehrkanone, che era il principale e più temibile cannone da contraerea usato dal terzo reich. Il protagonista del testo deve correre a distruggere il cannone: è la sua corsa disperata per completare la missione di sabotaggio che dà il ritmo incalzante all’intero pezzo”.

    Il videoclip di “The Flak”, girato da Sergio Pozzi negli studi de “La Bucaniera” a Melle (CN), prende forma nel corso di un’intensa singola nottata di riprese. L’idea visiva è immediata ma altamente simbolica: le immagini evocano non solo l’attitudine live della band, ma anche i temi affrontati nel brano — la guerra, passata o futura, la distorsione della realtà, l’incubo distopico e il brainwashing che trasforma gli individui in automi. Questi elementi emergono attraverso le riprese di schermi catodici, sui quali si sviluppa un secondo livello narrativo del video.

    Guarda il videoclip su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=d-iD9oOLcTg

    Biografia

    JaydeeQ è un progetto elettronico nato nel 2025 dall’incontro tra Salvatore Marano (synths e keys), Jacopo Trivero (synths e voce) e Diego Lacaille (drum pads). Il trio si distingue per un approccio fuori dagli schemi: nessun DJ set, ma performance costruite esclusivamente con strumenti suonati in tempo reale, riportando al centro la dimensione fisica e performativa dell’elettronica.

    Il sound di JaydeeQ attraversa territori che spaziano dal new rave all’electro punk, dalla psytrance all’EBM e IDM, fino a suggestioni post new wave, electro-industrial e kraut rock. Un’identità sonora stratificata che unisce energia clubbing e ricerca timbrica.

    Il progetto prende forma all’interno di Cime Sonore, collettivo creativo radicato in Val Varaita, e si sviluppa negli spazi de La Bucaniera, hub dedicato alla produzione musicale e alle residenze artistiche. Proprio qui nasce il primo album, frutto di dodici mesi di lavoro tra studio e club, in uscita il 5 giugno 2026 per Overdub Recordings.

    Il singolo d’esordio, “Alien Song”, disponibile in digitale dal 31 marzo, vede la collaborazione di PirATK, che contribuisce con synth e drum machine, ampliando ulteriormente la palette sonora del progetto.

    Tra le principali influenze figurano David Bowie (periodo Low), The Prodigy, Underworld, The Chemical Brothers e Kraftwerk, insieme a riferimenti colti come Johann Sebastian Bach e Luciano Berio.

    Oltre alla dimensione discografica, JaydeeQ guarda ad un percorso multidisciplinare: colonne sonore, collaborazioni con teatro, danza e arti visive. Anche l’attività live segue questa direzione, privilegiando pochi appuntamenti selezionati, pensati come esperienze immersive tra club, festival e contesti artistici.

    Dopo “Alien Song”, “The Flak” è il nuovo singolo dei JaydeeQ pubblicato da Overdub Recordings e Cime Sonore disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 5 maggio e in rotazione radiofonica da venerdì 8 maggio.

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  • “Principesse perse” è il nuovo singolo di Tommaso Bebi

    Dall’8 maggio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Principesse perse”, il nuovo singolo di Tommaso Bebi.

    “Principesse Perse” è un brano che si distingue per la sua capacità di muoversi in equilibrio tra la critica sociale e il pop elettronico più attuale. Attraverso una narrazione vivida, l’artista dipinge il ritratto di una società sospesa, che corre freneticamente all’interno di una “city” cercando di conciliare il desiderio di realizzazione personale con la cruda necessità di sopravvivere alla realtà quotidiana.

    Il cuore del brano risiede nel contrasto, un elemento che Bebi esplora in ogni sua sfumatura: dalle aspettative che si scontrano con la realtà, fino alla distanza tra l’apparenza superficiale e la sostanza dei valori umani. Le “principesse perse” che danno il titolo alla canzone sono figure metaforiche: rappresentano tutti quegli individui che, tra regni smarriti e corone cadute, si ritrovano ad affrontare difficoltà concrete e crescenti.

    Questa dualità si riflette perfettamente nella struttura artistica. Da un lato, la produzione musicale è travolgente: una fusione di ritmi latini, funky e house che strizza l’occhio alle logiche radiofoniche e ai tormentoni estivi. Dall’altro, il testo nasconde una critica profonda al sistema moderno, colpevole di alimentare contrapposizioni faziose solo per ottenere viralità e consenso. Anche il linguaggio scelto sottolinea questo gioco di opposti, accostando termini modernissimi come “city” a vocaboli desueti come “ori” e “vesti”, invitando l’ascoltatore a guardare oltre la superficie.

    In definitiva, “Principesse Perse” si configura come un inno alla resilienza urbana. È l’invito a continuare a ballare sotto i riflettori anche quando si sente il “veleno nel ventre” della rabbia o si stringe tra le mani la “polvere” delle poche possibilità. L’obiettivo di Tommaso Bebi è ambizioso ma nobile: unire sotto la stessa melodia chi cerca solo una canzone spensierata per l’estate e chi desidera fermarsi a riflettere, ricordando a tutti che, nonostante le ferite del mondo moderno, restiamo tutti “Principesse”.

    Spiega l’artista a proposito del nuovo singolo: “Principesse Perse rappresenta per me il punto di massimo sforzo, sia a livello organizzativo che realizzativo. Ho cercato di curare ogni minimo dettaglio della musica e della promozione mettendo in campo tutto me stesso, nonostante le risorse scarse — quasi assenti — in termini di tempo e budget. Il mio obiettivo con questo brano è fare un vero salto di crescita; non vivo il successo come un’ossessione, ma credo sia fondamentale che la propria musica venga ascoltata, specialmente quando porta con sé un messaggio sociale così forte, quasi un grido di responsabilità. La mia sfida più grande è stata creare qualcosa di memorabile senza cadere nei soliti cliché del sole, cuore, amore. Qualcuno potrà pensare che un pop così impegnato non possa funzionare, ma io sono testardo e ho voluto provarci lo stesso. Desidero che le persone possano canticchiarla facilmente, perché la memorabilità è la vera cassa di risonanza per il messaggio che voglio trasmettere. Il percorso verso l’uscita, fissata per l’8 maggio dopo vari rinvii, è stato un vero cammino a ostacoli, pieno di imprevisti risolti con soluzioni arrangiate. C’è un’immagine che porto nel cuore e che riassume perfettamente il mood di questo progetto: eravamo a teatro per girare il video e la macchina del fumo si è guastata per il surriscaldamento. Senza possibilità di sostituirla e con i minuti contati, mi sono ritrovato con un phon in mano a cercare di raffreddarla per permettere al fumo di riempire la scena. Ecco, questo è “Principesse Perse”: la capacità di adattarsi alle difficoltà della vita, superando il panico con un sorriso e continuando, nonostante tutto, a cantarci e ballarci sopra.”

    Il videoclip di “Principesse perse” nasce dalla collaborazione con il regista Niccolò Lorini, reduce dal successo del suo ultimo film “Il Dono”, distribuito su RaiPlay. Lorini vanta una solida esperienza nell’ambito dei video musicali, avendo già lavorato con artisti del calibro di Sal Da Vinci, Bianca Atzei, Tormento e Ivana Spagna.

    Il video è ambientato nel teatro di Rapolano Terme, un piccolo gioiello nella provincia senese. Proprio l’ambientazione teatrale permette di sfruttare un patto narrativo che vede la personificazione delle “Principesse” in una bambina che affronta con coraggio ed energia il proprio percorso di crescita. La piccola rappresenta la parte più pura dell’artista, che condivide con lei dubbi e paure, invitandola però a “ballarci sopra”. Nel corso del video, la bambina immagina il proprio ruolo sociale e professionale, talvolta in modo quasi caricaturale, ponendosi interrogativi su come deciderà di essere “da grande”. La seguiamo così nella sua evoluzione, da neonata ad adulta, tra banchi di scuola e scrivanie, in un costante passaggio tra studio e lavoro.

    Alla fine, la Principessa sceglie di abbracciare l’artista nel ballo della vita, focalizzando l’attenzione sulla libertà di scelta: l’invito è quello di rimanere “Principesse”, e quindi conservare la propria nobiltà d’animo, anche in una società che fa di tutto per farci smarrire.

    Il regista ha scelto di girare il video “al contrario”, ovvero con le spalle rivolte al pubblico. Questa intuizione, nata in corso d’opera, ha permesso di creare una scenografia particolarmente suggestiva grazie a un gioco caravaggesco di luci e ombre. Una scelta che è apparsa fin da subito coerente con le contraddizioni e i contrasti su cui si fonda l’intero impianto artistico e narrativo del brano.


    Guarda il videoclip su YouTube:
    https://youtu.be/KUxvrClwydw

    BIO

    Nato a Poggibonsi e cresciuto ad Arezzo nel 1988, Tommaso Bebi ha costruito la propria vita su un solido senso del dovere, dedicandosi prima a una brillante carriera accademica e poi a quella professionale. Nel 2011 scrive e registra il suo primo album, “Solo un’utopia”, che sceglie però di non pubblicare, lasciandolo nel cassetto per oltre dieci anni. La sua vita si sposta tra Roma e Milano, dove si afferma come manager di un’azienda Tech, lasciando inizialmente poco spazio all’espressione artistica a causa di una routine frenetica e formale.

    Oggi Tommaso ha deciso di non nascondere più la sua passione per il canto e la scrittura. La sua filosofia è chiara: si può essere se stessi e fare musica con autenticità, senza l’ossessione del successo a ogni costo o il timore del giudizio. Se di giorno riveste il ruolo di manager, di notte ritrova la sua dimensione cantautoriale, conciliando la musica con le responsabilità familiari. La sua è una sperimentazione curiosa che affonda le radici in generi diversi, dal metal dei Manowar al funk, ma che trova la sua vera costante nel cantautorato italiano, con una particolare attenzione ai testi e ai messaggi profondi nascosti dietro narrazioni semplici.

    La sua produzione è varia e coerente al tempo stesso. Già nel 2011 si era fatto notare con “Sabato Mattina”, brano swing e ironico presentato a Sanremo Social, che ottenne un ottimo riscontro radiofonico. Successivamente, la nascita della figlia ispira “La Nascita di Giancamilla”, una canzone pop dolce e autoironica che segna il suo effettivo ritorno alla scrittura. Il vero manifesto del suo nuovo corso artistico è però “37 e mezzo”: un brano introspettivo che celebra il “delirio lucido” della presa di coscienza. Qui l’età diventa uno stato febbrile che spinge alla ribellione contro gli schemi quotidiani e le maschere sociali, invitando chiunque si senta intrappolato a riprendere in mano le proprie passioni.

    Per portare avanti questo progetto, Tommaso fonde le sue due anime: il cantautore si affida alle capacità organizzative del manager, costruendo un team professionale che include realtà come la Red&Blue di Marco Stanzani per le PR e il regista Niccolò Lorini per i videoclip. Con un target che spazia dai 12 ai 45 anni (con una leggera prevalenza femminile), Tommaso punta a un’affermazione che gli permetta di autofinanziare la propria produzione artistica in modo costante, mantenendo vivo il sogno di traguardi ambiziosi come il disco d’oro o il palco di Sanremo. L’obiettivo ultimo resta quello di raccontare una profondità accessibile, dove la musica diventa uno strumento di libertà e di nuovo inizio.

    “Principesse perse” è il nuovo singolo di  Tommaso Bebi disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dall’8 maggio 2026. 

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  • “Cristalli Liquidi” è il singolo d’esordio dei Relief

    Da venerdì 8 maggio 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “CRISTALLI LIQUIDI” il primo singolo dei RELIEF per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.

    Il brano “Cristalli Liquidi” prodotto da Massimo Calabrese e Marco Lecci per Musica & Rivoluzione racconta l’idealizzazione di una persona che forse non esiste davvero: un’immagine costruita, proiettata, quasi “generata”, in linea con le dinamiche delle relazioni virtuali e dell’intelligenza artificiale. La canzone mette in scena un amore rivolto più ad un’idea che a una presenza reale, con sonorità pop alternative intime e un arrangiamento atipico che valorizza il flauto in primo piano.

    Spiega la band a proposito del brano: “Il testo di Cristalli Liquidi nasce da quelle mattinate che sembrano piatte, apparentemente senza senso, come capita un po’ a tutti davanti a una tazza di caffè non zuccherato. Poi, all’improvviso, avviene la magia: un’idea inizia a martellare nella testa, chiedendo di uscire. Allora si prende il flauto, carta e penna, o direttamente il cellulare, e si inizia a scrivere. Lo stesso giorno in cui abbiamo suonato Cristalli Liquidi per la prima volta siamo stati anche aggrediti per strada. Non c’entra nulla… eppure sembra quasi un segnale. Da allora non l’abbiamo più lasciata: la portiamo in ogni live anche e forse soprattutto per sfida”.

    Il videoclip di “Cristalli Liquidi”, diretto da Federico Ciceroni e girato presso lo studio QUID di Roma, restituisce l’essenza dei Relief alternando parti strumentali e cantate e svela il backstage e il processo creativo del brano. La narrazione visiva evoca un senso di trasparenza, in linea con il concept dei “cristalli liquidi”.

    Questa trasparenza si riflette anche nella scelta estetica: il vestiario, caratterizzato da colori accesi, è pensato per trasmettere una sensazione di sollievo, in contrasto con un sottile effetto uncanny valley che richiama le dinamiche suggerite dal brano.

    Guarda il videoclip di “Cristalli Liquidi” su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=jtKtjBy4KX0

     

    RELIEF| BIOGRAFIA

    I Relief sono una band pop italiana attiva da circa due anni, nata a Roma dall’incontro di musicisti con percorsi e sensibilità diverse ma un’idea comune di canzone: un pop contemporaneo che unisce melodia, ricerca sonora e ironia. Il progetto prende forma attraverso la scrittura di brani originali in italiano e una forte attenzione agli arrangiamenti, con l’obiettivo di costruire un’identità riconoscibile sia dal vivo sia in studio. Uno degli elementi distintivi del sound dei Relief è l’uso non convenzionale del flauto traverso, che grazie a loop, armonizzazioni ed effetti diventa non solo uno strumento melodico, ma anche ritmico e armonico, dialogando con un basso groovy, una chitarra dal sapore vintage e una batteria che alterna suoni acustici ed elettronici. Le principali influenze musicali spaziano tra pop e rock internazionale e italiano, con riferimenti che vanno dai Queen ai Beatles, dai Genesis ai Jethro Tull, passando per i Wheater Report, Yes, Jamiroquai, Pino Daniele e il pop italiano contemporaneo. Questa varietà di ascolti si riflette in un linguaggio musicale che guarda al passato senza nostalgia, rielaborandolo in chiave moderna.

    I Relief sono una band polistrumentale: voce principale e chitarra, flauto traverso con multieffetti e beatbox, basso elettrico con forti influenze funk e groove-oriented e batteria acustica ed elettronica. La formazione musicale dei membri è mista, tra studio accademico e percorso autodidatta, con una particolare cura per le armonie vocali e la resa live. La formazione attuale è composta da Lorenzo Corsi – flauto, chitarra, cori; Leonardo Fortini – basso, cori; David Le Pera – batteria e Lorenzo Politi – voce, chitarra e pianoforte.

    Ad oggi la band non ha ancora pubblicazioni sugli store digitali, ma il repertorio originale è già definito e ruota attorno a brani che affrontano temi come l’idealizzazione amorosa, l’incomunicabilità, le relazioni sospese, le amicizie che attraversano il tempo e il rapporto tra emozioni e tecnologia. Le canzoni dei Relief raccontano la quotidianità emotiva contemporanea con uno sguardo che alterna leggerezza e profondità, cercando di parlare di cose serie senza prendersi troppo sul serio. Il progetto è prodotto da Massimo Calabrese e Marco Lecci per Musica & Rivoluzione.

    Il target principale dei Relief è un pubblico tra i 18 e i 35 anni, senza distinzione di genere, attento alla scrittura, alle armonie e a una proposta pop italiana moderna e consapevole.  Nel medio periodo la band punta a pubblicare i primi singoli ufficiali e a consolidare la propria presenza nel circuito dei live e dei festival, con l’obiettivo di rendere la musica il centro del proprio percorso professionale.

    “Cristalli Liquidi” è il singolo d’esordio dei Relief disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 8 maggio 2026.

     

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  • Edoardo Baroni pubblica “The Ash Wednesday Supper” e annuncia un nuovo tour tra Europa e Giappone

    Dopo il tour internazionale che negli ultimi mesi lo ha portato a esibirsi tra Italia, Svizzera, Bulgaria e Giappone, con una tappa simbolica all’Expo di Osaka, Edoardo Baroni torna con un nuovo progetto discografico che prosegue con coerenza e raffinatezza il percorso tracciato fino a qui. Si intitola “The Ash Wednesday Supper” (Clockbeats) ed è il quarto album solista del chitarrista jazz bresciano: un lavoro che, a pochi giorni dalla pubblicazione, ha già raggiunto la vetta di Amazon Music, inserendosi in una traiettoria discografica avviata da “Songs”, salito anch’esso al primo posto sulla piattaforma, e proseguita con “By Heart”, il disco che ne ha consolidato la cifra più personale e la proiezione internazionale.

    “The Ash Wednesday Supper” è un corpus di profonda maturità intellettuale e tecnica, prodotto da Dario Mollo, che segna un’evoluzione radicale nell’iter dell’artista, capace di far convivere il rigore della musica colta con l’urgenza espressiva del jazz contemporaneo. Il titolo dell’album trae ispirazione da uno dei testi cardine del pensiero filosofico italiano, “La Cena delle ceneri” di Giordano Bruno. Un omaggio non solo letterario, ma ideale: come il filosofo nolano sfidava i confini del pensiero precostituito, così Baroni abbatte le barriere tra i generi, imbastendo un dialogo serrato tra composizioni originali, standard jazz e incursioni nel repertorio classico.

    «La mia volontà per questo disco era quella di unire brani miei a standard jazz, osando anche brani di musica classica – dichiara –. Ho cercato di rendere tutto il più vicino possibile alla mia sensibilità musicale, pur mantenendo il doveroso rispetto verso i grandi musicisti che mi hanno ispirato. È il mio quarto album da solista e ne sono molto soddisfatto: sento di aver compiuto un passo in avanti decisivo rispetto ai miei lavori precedenti.»

    La tracklist racconta bene questa impostazione e lascia intuire già dal titolo delle esecuzioni la varietà della tessitura e dell’esperienza d’ascolto: “Satin Doll”, “Fugata”, “29 Gennaio”, “After You”, “Chanson Epique”, “Sarabande BWV 995”, “Estudios Sencillos II”, “We’re With You” e “Hapy’s Dance (A Night in Egypt)” compongono un itinerario in cui la grammatica del jazz convive con la memoria della musica classica e con una scrittura originale che non appare laterale, ma centrale nell’equilibrio dell’album.

    La release è suggellata dal videoclip ufficiale di “Fugata”, capolavoro di Astor Piazzolla reinterpretato da Baroni con una cifra stilistica che ne esalta la tensione drammatica e la precisione geometrica. Il video, presentato in anteprima nazionale su Sky TG24, è il primo di una trilogia visiva che vedrà nei prossimi mesi la pubblicazione di “Satin Doll” di Duke Ellington e dell’inedito “Hapy’s Dance (A Night in Egypt)”, brano firmato dallo stesso Baroni. Tre uscite distribuite in momenti differenti, pensate per accompagnare nel tempo il racconto del disco e metterne in evidenza la pluralità di riferimenti e registri.

    Dopo aver insegnato Propedeutica Musicale al Conservatorio di Gallarate (MB), di Cremona e di Cesena (FC) ed aver raggiunto la vetta della chart di Amazon Music, Edoardo Baroni si conferma un “architetto del suono” capace di parlare un linguaggio trasversale. Prima “Songs”, in cui l’eredità del jazz si apriva alla cultura pop; poi “By Heart”, in cui il rapporto con la tradizione classica e jazzistica diventava ancora più evidente; oggi “The Ash Wednesday Supper”, che raccoglie tutto questo e lo porta in una direzione ancora più personale, più consapevole, più solida.

    La pubblicazione di “The Ash Wednesday Supper” dà ufficialmente il via a un nuovo, imponente tour mondiale che toccherà l’Italia, la Francia, la Svizzera e farà nuovamente tappa in Giappone, consolidando il legame indissolubile tra l’artista bresciano e il pubblico del Paese del Sol Levante.

    Con questo quarto progetto full length, Edoardo Baroni prosegue un lavoro che rifugge le convenzioni strutturali, tracciando una rotta rigorosa nel panorama jazz contemporaneo, capace di reggere il confronto con la storia senza restarne schiacciata. La sua chitarra continua a muoversi agilmente tra retaggio e interpretazione, studio e immaginazione, repertorio e scrittura personale, con un’armonia che ora appare ancora più definita.

    “The Ash Wednesday Supper” è un invito a sedersi a una tavola dove la musica diventa alimento per lo spirito, tra echi del passato e visioni di un futuro ancora tutto da comporre.

    “The Ash Wednesday Supper” – Tracklist:

    1. Satin Doll
    2. Fugata
    3. 29 Gennaio
    4. After You
    5. Chanson Epique
    6. Sarabande BWV 995
    7. Estudios Sencillos II
    8. We’re With You
    9. Hapy’s Dance (A Night in Egypt)

  • “Starlight” è il nuovo singolo di Kamylla

    Da venerdì 8 maggio 2026 sarà in rotazione radiofonica “Starlight”, il nuovo singolo di Kamylla già disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 1° maggio.

    “Starlight” è un brano dal sound moderno che valorizza le qualità vocali e interpretative di Kamylla, permettendole di esprimersi al meglio in ogni esecuzione. Il significato del pezzo è racchiuso in una frase del testo: “Con te voglio provare quanto brucia il sole, poi ritrovarmi a pezzi sotto un temporale”. Un’immagine che racconta la bellezza delle emozioni forti e dell’innamorarsi, anche accettando il rischio di soffrire.

    La canzone invita a vivere l’amore senza paura, scegliendo l’intensità rispetto a sentimenti tiepidi e superficiali. Allo stesso tempo, emerge un messaggio fondamentale: l’amore per sé stessi, la capacità di mettersi al primo posto e di trovare forza dentro di sé.

     

     

    Spiega l’artista a proposito del brano: «Io riassumerei il significato di questo brano prendendo una frase proprio dal testo di “Starlight”: “Con te voglio provare quanto brucia il sole, poi ritrovarmi a pezzi sotto un temporale” Con questo brano voglio quindi ricordare a tutti quanto sia bello provare emozioni forti e innamorarsi, anche mettendo in conto il fatto di poter soffrire e di poter provare dolore qualche

    volta…consapevoli che correre quel rischio, se si è innamorati davvero, ne vale sempre la pena. Meglio provare emozioni forti, sentire le farfalle nello stomaco, fare follie per amore e correre il rischio di soffrire piuttosto che accontentarsi di un amore tiepido e piatto, che poi alla fine amore non è. Ma c’è un’altra forma di amore, molto importante, che emerge in questo brano…l’amore per sé stessi: ricordarsi sempre di mettersi al primo posto, di avere più autostima e avere la certezza che qualsiasi cosa accada, potremo sempre contare su di noi, sulla nostra forza e sul nostro coraggio, perché come dice STARLIGHT. “Quando ballo da sola, il mondo mi sfiora e di me non resterò mai delusa”».

     

     

    Biografia

    CAMILLA GORRINI (in arte KAMYLLA) ha 24 anni e abita a San Giorgio Piacentino. Dall’età di 11 anni fino ai 19 ha frequentato il Conservatorio di Piacenza dove ha studiato clarinetto.

    Successivamente si è iscritta al Conservatorio di Parma e ad aprile 2025 si è laureata in canto pop/rock con la votazione di 110/110 e Lode.

    Dai 9 ai 14 anni ha frequentato una scuola di musical nella sua città dove studiava canto, ballo e recitazione e dall’età di 11 anni ha iniziato a partecipare a tantissimi concorsi canori in giro per l’Italia piazzandosi sempre ai primi posti. Ha vinto pure 4 talent: a Varese, a La Spezia e 2 a Sanremo (uno si è svolto al Teatro del Casinò e l’altro al Teatro Ariston)

    In questi anni ha duettato e presentato eventi con diversi big della musica italiana, tra i quali Gatto Panceri, Aleandro Baldi, Aida Cooper (storica corista di Loredana Berté), Enrico Beruschi, Fabio Taormina, Viola Valentino e Savi & Montieri (di Radio Italia solo musica italiana). Per 4 anni, insieme al conduttore Marcello Granata, ha condotto la trasmissione televisiva “INGRESSO LIBERO” visibile su un canale del Digitale Terrestre, dove aiutava nella conduzione, si esibiva in diversi brani e intervistava gli artisti emergenti della sua zona e del Nord Italia in generale. Nel 2021 ha partecipato anche alla trasmissione televisiva di Carlo Conti “TOCCA A TE!” andata in onda su Rai Play. Il riconoscimento più prestigioso ed emozionante però lo ha ottenuto nell’ottobre del 2019 quando è stata scelta per rappresentare la canzone italiana in un’importante manifestazione canora a Philadelphia negli USA. Da questa esperienza americana ha avuto il privilegio anche di ricevere in omaggio un inedito scritto da autori italo/americani dal titolo “ABOVE THE FIRE”, uscito nel dicembre 2020 su tutte le piattaforme digitali, che ha riscosso un buon successo di ascolti.

    Il 19 aprile 2024 è uscito il suo primo singolo in italiano “ALL’ANGOLO DESTRO DEL CUORE” scritto da MASH, un giovane ragazzo veneto. L’11 luglio 2024 ha avuto l’opportunità di aprire il concerto di ARIETE e di MECNA al Trentino Love Fest (Trentino Music Arena) dove ha presentato per la prima volta il suo secondo singolo in italiano “MAI SOLA” uscito poi il 3 agosto 2024 (sempre scritto da Mash). Il 25 giugno scorso ha aperto il concerto di Ivana Spagna al Desio Summer Festival 2025. Finalmente esce con un nuovo singolo, questa volta scritto da Claudia Pregnolato, in arte Namida, dal titolo “Starlight”. È un po’ di mesi che stanno lavorando a questo progetto (sotto la supervisione di Cristian Gallana, che ormai da un po’ di anni segue artisticamente Kamylla) e sperano che possa appassionare anche tutti coloro che lo ascolteranno, proprio come è successo a loro durante la sua realizzazione. Gli artisti che ascolta di più e a cui si è sempre un po’ ispirata sono: Annalisa, Elodie, Elisa, Marco Mengoni, Olly ma anche Lady Gaga, Adele, Olivia Rodrigo e nell’ultimo periodo si è appassionata anche ad Olivia Dean.

    KAMYLLA sta ora concludendo l’ultimo anno di magistrale in canto Pop/Rock sempre al conservatorio di Parma, con la speranza di fare della musica la sua vita e di realizzare, in questo modo, il sogno che ha sin da quando è bambina. Con la sua musica vuole raccontare storie di vita, emozionare il suo pubblico e fare in modo che chiunque possa immedesimarsi nelle sue canzoni, ognuno a modo suo. Spera che la sua musica e le sue canzoni possano diventare un rifugio per tanti, proprio come spesso è successo a lei.

    “Starlight” è il nuovo singolo di Kamylla disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 1° maggio e in rotazione radiofonica da venerdì 8 maggio.

     

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  • ZOLLE/PANTALON: da venerdì 8 maggio disponibile lo split in formato vinile 7” e dal 29 maggio in digitale

    Da venerdì 8 maggio sarà disponibile in formato vinile 7” lo split “ZOLLE / PANTALON” (Overdub Recordings), a tiratura limitata e numerata. Il progetto sarà pubblicato in digitale dal 29 maggio 2026.

    Le band Zolle e Pantalon uniscono le forze per lo split 7” “ZOLLE / PANTALON”, un lavoro che si sviluppa lungo coordinate sonore essenziali e dirette, puntando su un impatto immediato e su una scrittura priva di sovrastrutture. Il suono si muove tra tensione e apertura, alternando momenti più serrati ad altri più dilatati, mantenendo una forte coerenza espressiva. Le tracce mettono in evidenza un’attitudine condivisa, capace di fondere energia, ricerca timbrica e un approccio istintivo alla composizione.

     

    Spiegano le band a proposito della nuova release: “Questo split è musica istantanea, nitida e ripida: descrive il momento in cui leggi questa presentazione se ti trovassi nel mezzo dell’aia, con il sole bianco che si mangia le ombre a mezzogiorno. È nei campi vicini a questa aia che Pantalon e Zolle hanno incontrato il temibile spaventapasseri chiamato Dan. Egli, grazie ai suoi noti poteri ipnotici e comunicativi, ha voluto che Diego, Simone, Stefano e Marcello incrociassero le proprie forche per sonorizzare terreni incolti”.

    TRACKLIST | ZOLLE/PANTALON Vinile 7” split

     

    LATO A / ZOLLE

    Ballata di Fieno

    LATO B / PANTALON

    Paullame Team Building

    Letamgram

    Late Night Skateboarding in the Countryside

    Biografie

    Gli ZOLLE sono duo Hard Rock Non Convenzionale che suona incisivo, contraddistinto da voci e melodie giocose, riff di chitarra abbondanti e batteria super energica. 

    Gli ZOLLE dal vivo trovano la propria massima espressione: approccio ludico, vibrazione assicurata.

    Il duo è formato da Stefano Contardi (batteria e voce) e Marcello Bellina (chitarra e voce).

    Stefano e Marcello suonano insieme dal secolo scorso, dal 1995, come Zolle dal 2012.

    Provengono musicalmente da MoRkObOt, Klown e Viscera/// (e non solo) e geograficamente dalla sponda lombarda del fiume Po.

    Le loro influenze partono dal Metal più moderno degli anni ’90, con un occhio di riguardo a Metallica, Pantera, ACDC e grandi classici dell’hard rock dei quali è impossibile negare le influenze.

    Il duo nasce strumentale ma negli ultimi anni ha aggiunto le voci, spesso melodiche, che inaspettatamente strizzano l’occhio al pop.

    Gli ZOLLE hanno all’attivo 5 album usciti per Subsound Records, Supernatural Cat e Bloody Sound e qualche centinaio di concerti tra Italia e resto d’Europa.

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    I PANTALON sono un duo basso/batteria formato da Diego Galeri (Timoria, Miura, Adam Carpet, I Fiumi e altri) e Simone Matteo Tiraboschi (Kuadra, Pajarritos e altri).

    Pubblicano il primo album dal titolo ALBUN nel 2022 per Prismopaco Records, 21 tracce di musica schizofrenica nella quale convivono jazz, ambient e post-hardcore.

    All’attivo numerosi concerti in Italia e in Europa.

    Il nome Pantalon è un tributo alla scena Metal anni 90 (Mortification, Abandon, Antidemon, Hollenthon, Incantation, Inquisition, Satyricon, Naer Maraton, Panopticon, Pantheon e molti altri che finiscono in “on”).

    Preziosa, costante e fondamentale è la collaborazione tra Pantalon e Punk Citofono, regista e autore di tutti i video (9) pubblicati a supporto di ALBUN.

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  • Quando le vittime iniziano a credere di meritare il male: “Colpa Mia”, il nuovo singolo di Clair contro il bullismo e la colpa interiorizzata

    «Forse il male mi fa bene, perché lo merito e mi appartiene.
    È colpa mia, solo colpa mia
    »

    Una chat di classe può restare aperta tutta la notte. Anche quando nessuno scrive più, anche quando il telefono è appoggiato sul comodino, anche quando il giorno dopo bisogna tornare nello stesso banco, nello stesso corridoio, davanti agli stessi occhi. Per molti ragazzi il bullismo non finisce con l’ultima campanella, ma resta in un insulto riletto in silenzio, in una risata che si deposita e si fissa sottopelle, nell’esclusione da un gruppo, nello sguardo di chi sa e finge di non sapere. Una presenza costante, che può arrivare a deformare il modo in cui una persona si percepisce, fino a trasformare l’offesa ricevuta in una domanda: “E se fosse colpa mia?”.

    Da questo interrogativo sofferto, figlio di una percezione alterata dalla sopraffazione, nasce “Colpa Mia”, il nuovo singolo di Clair, nome d’arte di Barbara Rizzo, disponibile su tutti i digital store per Loud Vision. Dopo “Stop Anxiety”, brano di sensibilizzazione sull’ansia come condizione fisica, mentale e sociale, la cantante e docente siciliana sposta voce e penna su una delle conseguenze più sottili, devastanti e meno raccontate del bullismo: la colpa che chi subisce finisce per attribuire a sé stesso, fino a leggere la violenza ricevuta come una conferma del proprio disvalore. Una colpa interiorizzata dalla vittima, una forma di autoaccusa che nasce quando la prevaricazione viene subita così a lungo da sembrare quasi normale, inevitabile, perfino meritata.

    Il tema appartiene pienamente alla cronaca del presente. Secondo i dati ISTAT pubblicati nel 2025, relativi all’indagine 2023, il 68,5% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni dichiara di aver subìto, nei dodici mesi precedenti, almeno un episodio offensivo, aggressivo, diffamatorio o di esclusione, online o offline; per il 21%, questi episodi si ripetono più volte al mese. Nel 2026, Save the Children ha indicato inoltre che il 47,1% dei 15-19enni è stato vittima di cyberbullismo, tra messaggi offensivi, minacce, insulti via web o esclusione da chat e gruppi online. Numeri che evidenziano la diffusione di un fenomeno ormai strutturale, ma che non sempre riescono a raccontarne le conseguenze sui singoli, su quello che i giovani provano quando smettono di riconoscere il male come abuso e iniziano a considerarlo una prova contro sé stessi.

    “Colpa Mia” descrive il bullismo non soltanto come violenza subita, ma come lenta alterazione dello sguardo su di sé. Il testo si apre con una frase che contiene già tutta la dinamica del brano: «Ho paura di quello che può succedere e la paura è colpa mia non degli altri». Non è ancora denuncia, non è ancora richiesta d’aiuto. È la voce di chi ha cominciato a processarsi da solo, di chi cerca una spiegazione alla crudeltà degli altri e finisce per trovarla dentro di sé.

    Uno dei passaggi più eloquenti del brano arriva poco dopo, ed è anche uno dei più dolorosi: «Forse il male mi fa bene, perché lo merito e mi appartiene». In questo verso Clair coglie una delle ripercussioni più insidiose della prevaricazione ripetuta, quella in cui la vittima smette di percepire la sofferenza come un’ingiustizia esterna e inizia a incorporarla come destino. Il bullismo, allora, non agisce più soltanto nello spazio esterno dell’offesa, ma occupa la dimensione con cui una persona si definisce, nel modo in cui misura il proprio valore, nella possibilità stessa di immaginarsi degna di protezione.

    La scrittura di Clair sceglie una struttura dialogica. Da una parte c’è chi si sente piccolo «fra tanti giganti», chi parla senza riuscire a sentirsi, chi avverte «un vuoto scuro» capace di inghiottire ogni probabilità di reazione; dall’altra, una voce che interrompe la spirale: «Io invece ti dico che non puoi mollare, che hai la tua vita e ti ci devi aggrappare. Che ogni tuo sogno, vale più di ogni colpo». Una voce che arriva quando quella della di chi viene sopraffatto sembra essersi spenta o, peggio, pare ormai utilizzare le parole di chi l’ha ferito, introducendo un elemento essenziale: la possibilità che qualcuno, dall’esterno, rimetta in discussione la colpa e restituisca alla vittima il diritto di non coincidere con ciò che ha subito. Perché la musica non elimina il dolore, ma può presentare un altro punto di vista, una prospettiva differente in grado di spezzare il circuito chiuso dell’autoaccusa.

    «Il progetto è nato come dispositivo educativo e di sensibilizzazione per riconoscere e contrastare atti di bullismo e cyberbullismo – racconta Clair –. Volevo che il brano aiutasse a sviluppare empatia, ad ascoltare davvero chi soffre, a mettersi nei panni degli altri e a comprendere quanto siano importanti relazioni sociali sane, prive di prevaricazione. “Colpa Mia” racconta le emozioni contrastanti e molto spesso anestetizzate di chi è vittima di bullismo e si colpevolizza del male ricevuto, pensando di meritarlo, ma anche la possibilità che qualcuno si ponga in ascolto e ricordi a quella persona che vale sempre la pena vivere.»

    Il videoclip ufficiale, diretto da Alessio Consoli e disponibile anche in una versione in LIS, non accompagna semplicemente la canzone, ma ne rafforza il valore: il corpo ferito dalla paura, il peso dello sguardo altrui, la difficoltà di chiedere aiuto, fino alla possibilità di riconoscere una presenza capace di ascoltare. In un tempo in cui il cyberbullismo prolunga la violenza oltre l’orario scolastico, portandola nelle stanze, nei telefoni, nelle notifiche e nelle chat private, “Colpa Mia” sceglie di intervenire sul piano più urgente: quello della parola detta prima che il silenzio diventi isolamento.

    Prodotto da Francesco Ronsivalle, in arte Skyner, con Gianluca Trainito come ingegnere del suono, “Colpa Mia” conferma la direzione artistica di Clair: un pop di respiro internazionale, attraversato da una vocalità di matrice accademica, in cui la tecnica incontra l’intenzione. La cantautrice siciliana non arriva a questo tema come interprete chiamata a prestare la voce a una causa, ma come artista e docente che lavora ogni giorno con le nuove generazioni. Diplomata in Canto presso il Conservatorio Statale “A. Corelli” di Messina, insegnante di Educazione Musicale, specializzata sul sostegno, da anni porta avanti un percorso in cui la musica non resta confinata alla dimensione performativa, ma diventa occasione di confronto, lettura delle emozioni, educazione all’ascolto. Dopo “So Perfectly”, dedicato alla violenza di genere, “Never Give Up”, legato all’autodeterminazione, e “Stop Anxiety”, centrato sull’ansia come condizione diffusa, “Colpa Mia” amplia un percorso in cui ogni release assume anche una funzione formativa. Non nel senso di una canzone che “insegna” dall’alto, ma di un materiale capace di aprire domande. Nelle classi, il brano può diventare punto di partenza per analizzare gli stati emotivi di chi subisce e di chi esercita bullismo, per riconoscere i segnali della prevaricazione, per comprendere il ruolo di chi assiste, tace, ride, si adegua o arriva troppo tardi.

  • “Cosa Desideri Veramente?” di MANUEL è il brano che mette in crisi le traiettorie imposte dagli altri

    Cosa resta di noi quando smettiamo di seguire traiettorie imposte da altri, aspettative esterne e paure che il tempo ha finito per trasformare quasi in abitudini? Nell’epoca delle risposte rapide, che sempre più spesso si accontenta dell’approssimazione, MANUEL pubblica una domanda. Si intitola “Cosa Desideri Veramente?” il nuovo singolo del cantautore, polistrumentista e produttore milanese, un brano che si sviluppa attorno al rapporto con sé stessi, senza appoggiarsi a un linguaggio motivazionale ormai troppo consumato per risultare credibile.

    Negli ultimi anni il pop ha raccontato l’amore come un traguardo, un approdo definitivo, una promessa di ricomposizione e salvezza. MANUEL sceglie di partire da un interrogativo, mettendo in musica la difficoltà di distinguere ciò che desideriamo sinceramente da tutto quello che, giorno dopo giorno, abbiamo finito per inseguire quasi per adattamento.

    All’artista interessa il momento in cui smarrirsi non coincide più con un fallimento, né con la percezione personale di averlo vissuto, ma con la consapevolezza che molte direzioni vengono percorse per anni senza essere mai davvero sentite, interrogate, ripensate, fino a quando qualcosa si incrina o si cristallizza e ci costringe a tornare al quesito iniziale.

    «Quando perdi la direzione imposta dagli altri, puoi finalmente scoprire chi sei e hai la possibilità di scegliere quale prendere tra le infinite direzioni che hai davanti a te – racconta -. Questa canzone è nata dalla necessità di andare a fondo, di parlare al me stesso ferito e rassicurarlo, incoraggiandolo ad intraprendere il viaggio che più rispecchia la sua volontà, la sua ragione di vita.»

    Nel testo, ricorre l’immagine della bussola, che però non serve a individuare una meta esterna, ma a rimettere in discussione il punto di avvio. Una guida che misura la distanza tra la vita che si mostra e quella che, oltre le attese, continua a chiedere di essere ascoltata. Allo stesso modo, il diamante non entra nella narrazione come simbolo di rivincita, bensì come figura di qualcosa di raro e prezioso che resiste sotto la paura e le cicatrici. L’artista, con la sua scrittura suggestiva e al contempo concreta, ben ancorata alla realtà, evidenzia la possibilità che anche lo smarrimento, quando viene attraversato senza infingimenti, apra una conoscenza più profonda e matura di sé.

    Ad ampliare l’immaginario del singolo lo Short Music Film, che ne estende il respiro sul piano visivo, rendendo la canzone un vero e proprio cortometraggio musicale. Nicole Meda interpreta una figura femminile che attraversa il racconto come presenza di soglia e come riflesso di una coscienza che prova ad affiorare. La produzione musicale è firmata dallo stesso MANUEL per Eterno Wild Studios, con mix e mastering di Cristiano Messina, mentre il film porta la regia di Cristian Morello e Nicolò Fellini e la fotografia di Francesco Genovese. Direzione artistica, storytelling e styling portano ancora una volta la firma di MANUEL.

    “Cosa Desideri Veramente?” fonde una forte componente introspettiva a una cifra lirica che, pur muovendosi tra immagini e simboli, non perde mai contatto con la realtà da cui prende forma. Un brano che smette di far coincidere l’identità con l’immagine, con l’abitudine, con la direzione presa per inerzia, e riporta tutto al punto da cui era partito: la distanza tra ciò che inseguiamo e ciò che, invece, ci appartiene davvero.

  • ANTONINO CEDRO: il 2 maggio al Teatro Francesco Cilea di Raggio Calabria TEN YEARS OF LOVE per celebrare i dieci anni di attività dello stilista

    Il 2 maggio 2026, la cornice del Teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria ospiterà un evento speciale per celebrare i dieci anni di attività dello stilista Antonino Cedro. Protagonista della serata sarà una collezione interamente dedicata al mondo del wedding e della lingerie, pensata per una donna determinata e sicura di sé.

    Le creazioni in passerella si distinguono per l’uso di materiali nobili: pizzo chantilly ricamato con perle swarovski e applicazioni di prestigio si affiancano a sete pregiate e frange d’impatto. Non mancheranno gli effetti tattoo realizzati con tulle color carne e modelli “due in uno”, capi versatili capaci di scomporsi e trasformarsi.

    Il vero fulcro della sfilata sarà l’abito di punta, un pezzo unico interamente ricamato a mano con uno strascico di tre metri; un’opera mozzafiato che, più che descritta, va semplicemente ammirata. L’obiettivo dell’iniziativa, oltre a festeggiare questo primo importante traguardo, è valorizzare il talento creativo di Antonino e dare risalto al settore moda-sposa attraverso il messaggio di un giovane imprenditore.

    Nino, come lo chiamano gli amici più cari, è riuscito in questo decennio a imporsi con uno stile capace di far sognare donne dalle fisicità diverse, rendendole sensuali con eleganza e delicatezza, sempre sostenuto dalla propria famiglia e da uno staff di fiducia.

    L’evento, dal titolo “Ten Years of Love”, vedrà la partecipazione di ospiti di rilievo internazionale, tra cui l’attrice Raffaella Di Caprio e l’influencer Isabel Tonelli. Nel corso della sua carriera, sono state numerose le testimonial che hanno indossato le sue creazioni in shooting fotografici e passaggi televisivi: da Stephany Falasconi a Cosima Coppola, passando per Ambra Lombardo, Claudia Conte, la Marchesa Daniela Del Secco D’Aragona, la principessa Giacinta Ruspoli e molte altre.

    Per il futuro, lo stilista ha già in cantiere grandi progetti, con l’intenzione di affacciarsi stabilmente sul mercato estero, in cui è già stato più volte invitato a presentare la sua visione della moda.

  • Canta, prega, ama: dal 7 al 17 maggio   riecco Monza Visionaria tra concerti, performance,   workshop, Notturni al roseto e molto altro  

     

    La scoperta e la condivisione del bello, l’incanto della musica, il ruolo del mistero nelle nostre vite: la nuova edizione della manifestazione organizzata dall’associazione culturale Musicamorfosi si ripromette di stimolare il dialogo tra amore e libertà spirituale, trascendendo le barriere culturali, linguistiche e religiose. Tra gli artisti  
    in cartellone spiccano i nomi di Ganna, Levon Eskenian, Bunna, Orchestra Canova, Simone Zanchini, Dandarvanching Enkjargaal , Roberto Olzer e Sarra Douik  

     

     

    MONZA – È la spiritualità il filo conduttore della XIV edizione del festival Monza Visionaria, in programma nel capoluogo della Brianza da giovedì 7 a domenica 17 maggio. Non a caso, il sottotitolo scelto dal direttore creativo Saul Beretta per la nuova stagione è “Canta, prega, ama”, citazione che riecheggia la celebre frase di Sant’Agostino (“Chi canta prega due volte”) per sottolineare l’importanza del mistero e della ritualità della musica, declinata in vari generi, dalla classica al jazz, dal folk al reggae fino al tango, ma non solo. Con un fitto di programma punteggiato di concerti, performance, visite guidate, installazioni di luce e suoni, reading musicali e molto altro, la manifestazione si ripromette di stimolare il dialogo tra amore e libertà spirituale. Il tutto grazie al ruolo delle arti performative, capaci di promuovere armonia, convivenza pacifica e comprensione reciproca tra culture e religioni diverse, e alla scoperta del bello, all’incanto e alla seduzione esercitati dalla musica, ma anche dalla visual art e dalla preghiera. 

    Il festival è organizzato dall’associazione culturale Musicamorfosi in collaborazione con la Reggia di Monza, il contributo del Comune di Monza e Regione Lombardia e il sostegno di una pluralità di partner tra cui il ministero della Cultura, la Fondazione della Comunità Monza e Brianza, Assolombarda, Banco Desio, Acinque, BrianzAcque ed Elli. 

    Monza Visionaria si inserisce nell’ambito del programma Creative Europe dell’Unione Europea, all’interno del più ampio progetto Spiritual Music realizzato dalla rete di partner culturali europei Musicamorfosi (Italia), Taller de Músics (Spagna) e Jazz Festivals & Events (Romania), che nel 2026 promuove la ricerca, la creazione e la divulgazione della musica spirituale contemporanea, con particolare attenzione al dialogo tra tradizione e nuovi linguaggi. 

    La XIV edizione di Monza Visionaria verrà inaugurata giovedì 7 maggio al Capitol Anteo spazioCinema con l’evento Io sono dalla parte di Dio dedicato a Bob Marley, il profeta del reggae, nel 45° anniversario della sua morte: alle ore 19.45 Bunna (voce storia degli Africa Unite), il chitarrista Fabio Merigo (Bluebeaters) e Federico Traversa (voce narrante) daranno vita a un reading musicale in cui si parlerà di amore, redenzione e pace – le tematiche care al grande artista giamaicano – e nel corso del quale verranno riproposti alcuni dei suoi più grandi successi. A seguire (ore 21.30) verrà proiettato “Marley”, il film-documentario di Kevin Macdonald che ripercorre la parabola, unica e inimitabile, dell’autore di capolavori immortali quali “Get up, stand up”, “I shot the Sheriff”, “No woman, no cry” e “Redemption Song”. Il suo impatto sulla storia della musica e il suo ruolo di leader politico e sociale restano ineguagliati, così come il suo messaggio che trascende le barriere culturali, linguistiche e religiose e che riecheggia forte, ancora oggi, in tutto il mondo. 

    Venerdì 8 maggio (ore 21) ci si sposterà nella chiesa di S. Pietro Martire, che ospiterà il concerto intitolato Il mio cuore trema, protagonisti Norayr Gapoyan (duduk), Tatev Hakobyan (kanon) e Levon Eskenian (organo e arrangiamenti), tre dei sensazionali musicisti del Gurdjeff Ensemble, gruppo di culto della etichetta ECM: in programma musiche tradizionali dell’Armenia e capolavori selezionati dal primo repertorio sacro occidentale, in un affascinante dialogo tra Occidente e Oriente attraverso i secoli. A Monza, prima tappa italiana di questo nuovo progetto, i tre musicisti eseguiranno inni sacri, antiche ninne nanne e melodie popolari. La voce del duduk (strumento a fiato in legno, originario dell’Armenia e dell’Azerbaigian), la brillantezza del kanon (strumento a 78 corde della tradizione classica araba, una sorta di cetra trapezoidale) e la risonanza dell’organo riveleranno inedite dimensioni spirituali. 

    Sabato 9 maggio il Teatro di Corte della Reggia di Monza accoglierà tre minilive (ore 18, 19.30 e 21) dell’Orchestra Canova, solista ospite lo strepitoso fisarmonicista Simone Zanchini, che spazia con disinvoltura alla classica al jazz, dal folk al liscio fino ai suoni contemporanei. In questi tre imperdibili appuntamenti, prima e dopo l’ora dell’aperitivo, gli orchestrali diretti da Enrico Pagano e Zanchini eseguiranno alcune delle pagine più note del grande compositore argentino Astor Piazzolla, l’inventore del Nuevo Tango, nume tutelare dell’eterodossia musicale. A ogni concerto è abbinata una degustazione enologica a cura di Confartigianato. 

    La giornata di domenica 10 maggio si aprirà con tre visite guidate (ore 10.30 , 11.15  e 12) e altrettanti set musicali per guardare il cielo stellato della cripta della Cappella Espiatoria Reale con una nuova luce, quella degli occhi della Regina Margherita, rigati di pianto per la scomparsa improvvisa del marito, il Re d’Italia Umberto I di Savoia, ucciso dall’anarchico Gaetano Bresci il 29 luglio 1900. Giulia Valcamonica, direttrice della Cappella Espiatoria Reale, introdurrà gli spettatori alla storia e all’arte che hanno ispirato la nascita del memoriale, mentre Sarra Douik (oud e voce), cantautrice di origine tunisina, tradurrà in musica il cordoglio della Regina da una prospettiva apparentemente lontana 

    Quasi in contemporanea, il Teatro di Corte (ore 10.30, 12, 15.30 e 17.30) ospiterà la fiaba  musicale I vestiti nuovi dell’imperatore, riscrittura dell’omonima opera di Hans Christian Andersen che smaschera le apparenze e la sostanza effimera del potere. Sul palco, insieme all’Orchestra Canova diretta da Enrico Pagano, si esibiranno i giovanissimi  attori Alessio Dongarrà, Tancredi Gadaleta, Ernesto Genovese e Riccardo Giordano. 

    Lunedì 11 maggio nella chiesa di Santa Maria al Carrobiolo i musicisti  Dandarvanching Enkjargaal  (morin khuur e canto armonico), Roberto Olzer (organo) e di nuovo Sarra Douik (oud e voce) daranno vita a un concerto all’insegna del misticismo più puro in cui il morin khuur (il violino da battaglia tradizionale della Mongolia) e l’incredibile voce di Dandarvaanchig Enkhjargal, maestro assoluto del canto diplofonico nonché cantante dei trascinanti Violons Barbares, dialogheranno con l’organo di Roberto Olzer e l’oud di Sarra Douik in un afflato naturale dove ci sarà posto solo per l’amore, la pace e la fratellanza universale, proprio come profetizzava e cantava Bob Marley (nel giorno esatto della sua scomparsa, avvenuta l’11 maggio 1981). 

    Mercoledì 13 maggio, presso l’Orangerie della Reggia di Monza, nell’ambito della mostra Sandokan, la tigre ruggisce ancora,  si svolgerà il laboratorio vocale curato dalla cantante e compositrice ucraina Ganna, ora di stanza a Berlino, nome di spicco della nuova scena jazz (e non solo) internazionale. Il workshop invita a esplorare il folklore del suo Paese d’origine attraverso i canti tradizionali stagionali: i partecipanti impareranno a cantare insieme, scoprendo storie, usanze e rituali legati ai cicli della natura e alla vita della comunità ucraina. Il laboratorio, che inizierà alle ore 20, avrà una durata di due ore circa ed è aperto a chiunque ami cantare (non è richiesta alcuna esperienza specifica). 

    Il giorno successivo, giovedì 14 maggioGanna sarà protagonista di un imperdibile doppio set (ore 19.30 e 21) al Teatro di Corte. Considerata dagli addetti ai lavori una delle musiciste più interessanti e originali del panorama europeo, l’artista ucraina presenterà a Monza – e per la prima volta in Italia – il meglio del suo repertorio, a cominciare dai brani dell’album Utopia, pubblicato lo scorso autunno. Nella sua musica, moderna e coinvolgente, Ganna mescola abilmente echi folk, sonorità dal sapore indie-pop, jazz ed elettronica per condurre gli spettatori in un viaggio rituale e sciamanico dedicato al ciclo della vita. Ganna si è esibita nei principali festival europei (Jazzahead!, WOMEX e Reeperbahn) e ha tenuto numerose tournée, tra cui di recente in Australia, partecipando al Sydney Festival e al WOMAdelaide. 

    Venerdì 15 maggio il festival farà tappa al monastero delle Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento, dove (ore 18) sarà di scena la cantautrice tedesca Agnes Verano (arpa e voce) per un concerto intimo e raccolto: le sue canzoni soavi e liriche fondono nostalgia e malinconia, fragilità e bellezza in un’atmosfera tenera e familiare, proprio come il luogo segreto dove si svolgerà la sua esibizione, organizzata in collaborazione con la Delegazione FAI di Monza. 

    Poco dopo (ore 19.30 e alle 21), nella chiesa di S. Maria Maddalena e S. Teresa, ritroveremo Agnes Verano, in duo con il vibrafonista jazz Gabriele Boggio Ferraris, nel doppio set Songs of love and freedom, intenso dialogo in musica tra amore e libertà. In scaletta brani originali e rivisitazioni di canzoni di culto di Bob Dylan, Morrissey, Joni Mitchell e Tim Buckley e una manciata di cover di pezzi (che parlano di amore e libertà spirituale) di Bob Marley, tutte sospese tra nostalgia e malinconia.  

    Sabato 16 maggio (ore 18.30 e 20.30), il Teatro di Corte accoglierà di nuovo l’Orchestra Canova diretta da Enrico Pagano, che interpreterà Metamorfosi di Richard Strauss, uno dei capolavori più alti e più desolati che mai siano stati concepiti in musica. L’esecuzione sarà arricchita dal video mapping generativo dell’artista Fabio Volpi: immagini e suoni si intrecceranno in tempo reale, trasformando ogni nota in un’esperienza immersiva unica. Si tratta di un evento speciale e inedito, in sinergia con la rassegna Musique Royale, che unirà la severa bellezza della composizione di Strauss alla forza evocativa della creazione artistica contemporanea. 

    Come di consueto, Monza Visionaria si concluderà con i Notturni, format “made in Musicamorfosi”, polifonia di performance artistiche che animeranno, sabato 16 e domenica 17 maggio fino a mezzanotte, il Teatro di Corte (con il doppio concerto del trio jazz-rock Mopoke alle ore 18.30 e 20.30), il Roseto Niso Fumagalli e la Villa Reale: oltre agli spettacoli di danza e musica ci sarà la possibilità di perdersi tra gli splendidi ambienti della Reggia (fino alle ore 22) in occasione dell’esposizione UR-RA Unity of Religions – Responsibility of Art di Michelangelo Pistoletto e di visitare la mostra dedicata a Sandokan all’Orangerie (fino a mezzanotte). Nel weekend del 16 e del 17 maggio è prevista l’apertura straordinaria della Villa Reale a partire dalle ore 18.30 con la possibilità, grazie a un biglietto unico, di visitare la mostra Sandokan – La tigre ruggisce ancora, di accedere ai meravigliosi ambienti della Reggia e di assistere alle performance dei Notturni.     

    Da segnalare, infine, domenica 17 maggio (ore 11 e 16.30), lo spettacolo Traviata e altre fantasie, organizzato in collaborazione con Fondazione La Società dei Concerti di Milano e Musique Royale, che vedrà in scena il duo composto dai violinisti Liù Pelliciari ed Edoardo Zosi, musicisti di notevole talento: le piccole dimensioni del Teatro di Corte sono il luogo ideale per ascoltare le più belle arie di Verdi, da Rigoletto a Traviata, nelle pregevoli trascrizioni di Antonio Melchiori, che fu primo violino del Teatro alla Scala ai tempi verdiani. Queste trascrizioni restituiscono virtuosismo e delicatezza, valorizzando ogni sfumatura lirica delle celebri melodie di uno dei maggiori operisti e compositori italiani. 

     

    Afferma Arianna Bettinassessora alla Cultura del Comune di Monza«Riteniamo particolarmente significativo sostenere un’iniziativa come Monza Visionaria che, attraverso la musica e le arti performative, invita a riscoprire una dimensione profonda e condivisa dell’esperienza umana, capace di superare confini e differenze a prescindere dal riconoscimento in una fede e dalle origini geografiche. Questa manifestazione si conferma così uno spazio aperto di ascolto, invenzione e riflessione, in cui l’esperienza dell’infinito e dell’eterno, mediata dalla musica, diventa occasione di connessione, consapevolezza e costruzione di relazioni autentiche. In un tempo segnato da frammentazioni e distanze, la nuova edizione del festival offre alla città e al suo pubblico un’opportunità preziosa per ritrovare, attraverso l’arte, un terreno comune di dialogo e di senso, rafforzando il valore della cultura come strumento di coesione e crescita collettiva». 

    Saul Beretta, direttore artistico di Monza Visionaria e mente creativa di Musicamorfosi, dichiara: «Canta, prega, ama è il mantra che proponiamo di vivere in questi dieci giorni di festival e di conservarlo nel cuore per i giorni a venire, come un raggio di luce e di speranza che parte e si irradia da ognuno di noi. “Quando tutto sembra perduto, non abbiamo perduto niente” scriveva John Cage o, come canta Rosalia, “The only way to save us, is divine intervention”. Io credo nel potere della musica, del canto e della forza del pensiero di modificare in meglio le nostre vite. Monza Visionaria prova a dirlo e a farlo». 

    «La nostra azienda – dichiara Annamaria Di Rusciovicepresidente di Acinque – sostiene con convinzione questa manifestazione, ricca di contenuti e valori, che propone occasioni di socializzazione all’insegna dell’eccellenza, dello sguardo visionario e della qualità, sviluppando visibilità e indotto a beneficio del territorio di Monza e Brianza». 

    Per Banco Desio, «sostenere una rassegna come Monza Visionaria significa investire nella vitalità culturale e sociale del territorio in cui siamo profondamente radicati. Crediamo che la musica, l’arte e la bellezza condivisa siano strumenti fondamentali per creare comunità, stimolare dialogo e generare valore. È importante partecipare attivamente alla crescita collettiva, valorizzando le eccellenze locali e offrendo occasioni di incontro che arricchiscano la vita di tutti». 

     

    Calendario completo, modalità di accesso, prevendite e prenotazioni online su www.monzavisionaria.it e www.musicamorfosi.it