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  • “Bluesman”: la fine dei miti maledetti e una generazione che non sa più riconoscersi

    Un musicista senza musica, un interprete che ha sostituito il talento con la messa in scena, con l’abitudine a sembrare. A sembrare altro da sé. Poi, tra le valigie svuotate sui letti di un monolocale e i racconti filtrati dal vetro di un taxi, una chitarra resta muta tra le mani di chi la possiede. Da questo fermo immagine affiora “Bluesman” (Daylite/ADA Music Italy), il nuovo singolo della cantautrice olbiese Iside.

    Un diario livido, un racconto tagliente che utilizza il blues non come genere musicale, ma come travestimento identitario. Il bluesman di Iside non è un archetipo romantico né un antieroe gentile o un’icona d’altri tempi; è una figura contemporanea e spaesata che accumula città, corpi e alibi senza mai fermarsi davvero. Racconta la propria vita a un taxi driver «sperando capisca», svuota bagagli in dimore che non sono mai casa, su letti che non riconosce, e confonde sistematicamente il sesso con l’intimità. Ha «le mani di un bluesman», ma le usa per stringere il vuoto di un presente che ha sostituito l’urgenza creativa con la rassicurante piattezza dell’abitudine, consumandole in un quotidiano che non ammette deviazioni, incastrato in un loop svuotato di senso.

    Nel brano si consuma una relazione osservata con distacco: due persone che si sfiorano senza incontrarsi, mattini che iniziano all’alba suonando musica jazz e finiscono senza identità, mentre persino le radici familiari diventano estranee. «Nemmeno i tuoi ormai sanno chi sei», canta Iside, spostando il discorso dal mero rapporto amoroso a una deriva esistenziale più ampia: la perdita di una forma e di una direzione.

    Musicalmente, il pezzo abita la linea di confine tra R&B e Afrobeat, mantenendo un respiro radiofonico ma lasciando alla parola il compito di scuotere, colpire, ferire. La produzione di Kidd Reo sostiene magistralmente il testo, inserendolo in un ambiente sonoro notturno e caldo, in cui ogni dettaglio sembra trarre linfa dal silenzio che segue la mezzanotte.

    Dopo aver attraversato l’immaginario onirico con “Luna Calamita” e il corpo come campo di frizione sociale con “Collana di Perle”, Iside sposta ora lo sguardo sull’altro. Punta l’obiettivo su quella figura maschile fragile e contraddittoria che utilizza il mito dell’artista maledetto per non guardarsi davvero allo specchio. «Ma tu sei un bluesman», ripete, come una constatazione che è al tempo stesso congedo e epifania: non un’accusa, ma la presa d’atto di un naufragio stilistico diventato mestiere, di un ruolo che ha finito per divorare l’attore.

    Iside conferma una scrittura sempre più centrata, capace di usare il pop come linguaggio senza rinunciare alla sensibilità e alla complessità di chi non ha paura di restare in ascolto delle proprie zone d’ombra.

    «Questa canzone nasce dall’osservazione di chi si rifugia in un personaggio per non affrontare la propria realtà — dichiara Iside —. Il Bluesman non è solo chi suona, è chiunque porti addosso il peso di quello che ha perso senza riuscire a dargli un nome. Ho voluto raccontare il momento in cui ci si rende conto che nemmeno chi ci sta accanto sa più chi siamo davvero. È un pezzo che parla di distanze immani percorse restando chiusi in una stanza, tra una sigaretta e una nota jazz che suona all’alba.»

    Il percorso della cantautrice olbiese continua a muoversi su coordinate che evitano scientemente la superficie. Se la Sardegna è stata la culla di un’estetica e di un’espressività fatte di silenzi e spazi larghi, in “Bluesman” Iside dimostra di saper abitare anche l’asfissia delle metropoli, traslando quel senso di isolamento ancestrale all’interno delle dinamiche frenetiche dei nuovi centri creativi. Non si tratta solo di un cambio di ambientazione, ma di un’evoluzione della prospettiva: l’artista smette di essere lo specchio della propria generazione per diventarne la lente d’ingrandimento, capace di mettere a fuoco gli angoli nascosti dietro la ricerca ossessiva di una validazione esterna.

    La collaborazione con Kidd Reo prosegue un sodalizio fondamentale per definire questo nuovo “pop da camera”, dove le influenze globali si piegano a un’esigenza narrativa molto intima, suggestiva e quasi teatrale. La scelta di non cercare il climax facile, preferendo il suono etereo delle note jazz e i ritmi spezzati dell’Afrobeat, sottolinea la volontà di Iside di non assecondare le regole del consumo rapido. La sua è una produzione musicale che chiede attenzione, che impone un tempo di ascolto diverso, trasformando ogni release in un piccolo rifugio dalla dittatura dell’istante.

    Con questo singolo, Iside riconferma un’identità già solida nonostante la giovane età, che non si impone per occupare un posto nel mercato discografico, ma rivendica una statura autoriale che la posiziona come una delle voci più raffinate e meno comprimibili del panorama attuale.

    “Bluesman” è un brano per chi ha deciso di non recitare più una parte, per chi predilige la verità di un angolo buio alla finzione di un palcoscenico ben illuminato. È la chiusura di un cerchio tra l’immagine pubblica e l’urgenza interiore e l’inizio di un nuovo capitolo per un’artista che ha imparato a fare del silenzio il suo suono più potente.

  • Un artista under 25 porta il ritmo di Rio nella filiera urban italiana: Kidd Reo e “In Down”

    Milano, oggi, non è soltanto il centro decisionale dell’industria musicale italiana; è lo spazio in cui le contaminazioni internazionali trovano una forma stabile. “In Down”, il nuovo singolo di Kidd Reo per Starlight Records con distribuzione The Orchard, ne fissa le coordinate produttive. Il brano segna l’avvio di una fase inedita del percorso dell’artista, all’anagrafe Alex Budroni, coincidente con il trasferimento da Olbia al capoluogo lombardo e con una scelta sonora ben precisa: innestare il Brazilian Funk nella scrittura urban-pop italiana, sottraendolo alla dimensione episodica.

    Negli ultimi due anni, il genere nato tra le favelas di Rio e noto anche come Baile Funk e Funk Carioca, è entrato stabilmente nelle playlist urban e pop internazionali, diventando uno dei linguaggi ritmici più ricorrenti nei cataloghi globali, ben oltre i confini sudamericani e la dimensione club. In Italia, tuttavia, ha faticato a tradursi in una scrittura riconoscibile e continuativa, restando spesso confinato a suggestioni isolate. “In Down” si inserisce proprio in questo divario, provando a colmarlo con una proposta che si articola sulla stabilità del suono anziché sull’effetto immediato. Si tratta di uno dei primi tentativi espliciti di traslare il Brazilian Funk in un formato compatibile con il pop nazionale, senza snaturarne l’impianto ritmico.

    Il singolo inaugura inoltre un assetto produttivo che va oltre la logica della singola uscita. È infatti il risultato di una filiera di lavoro ibrida tra la Sardegna e il distretto creativo milanese, sviluppata all’interno del collettivo YVL (Young Vibes Lovers), e ispirata a modelli di produzione collaborativa già adottati da alcune house indipendenti europee e statunitensi. Budroni non opera soltanto come interprete, ma come produttore e coordinatore, seguendo direttamente ogni fase del lavoro, dalla scrittura al mix finale. Un’impostazione ancora poco frequente nel panorama italiano under 25, che sposta l’attenzione dalla singola release alla continuità del progetto, e che Kidd Reo, classe 2003, affronta con la consapevolezza del producer. Scrive e produce da quando aveva undici anni, e questa maturità tecnica si evince nella gestione di un ritmo che non ha bisogno di stratificazioni aggiuntive.

    Il testo del brano aderisce a questa impostazione con una scrittura funzionale alla struttura musicale. La ripetizione di «Questa notte non è in down» agisce come perno del ritornello, rafforzando la scansione ritmica senza assumere un valore simbolico autonomo.

    A rendere la release particolarmente rilevante, però, non è tanto l’uso del Brazilian Funk in sé, né la fusione con sfumature tipicamente R&B, quanto la normalizzazione del genere, che viene trattato come materiale ordinario e non come innesto eccezionale. “In Down” rinuncia infatti all’effetto esotico per lavorare su una sintassi sonora più solida, avvicinando un linguaggio globale a un contesto produttivo locale.

    Questa operazione arriva in un momento in cui anche il mercato tricolore sta iniziando a ridefinire i propri criteri di accesso al pop-radio e alle playlist mainstream, dopo anni di compartimenti stagni tra suono “digitale” e circuito tradizionale. In questo contesto, Kidd Reo opera su una soglia ancora poco battuta: quella dell’utilizzo di un linguaggio nato altrove che non chiede legittimazione, ma si presenta già strutturato per circolare ed essere compreso.

    E lo fa in una Milano che, negli ultimi anni, ha rafforzato il suo consolidamento come principale snodo produttivo della musica urban italiana: studi di registrazione, team creativi e assetti produttivi ibridi hanno trasformato la città in un luogo di convergenza operativa, dove le influenze internazionali vengono metabolizzate prima ancora di essere raccontate. Il trasferimento dell’artista entra in questo polo creativo non come fuga dalla provincia, ma come riallineamento con un ecosistema che oggi orienta le forme del suono.

    «Milano mi ha imposto una disciplina diversa sul suono – racconta -. “In Down” nasce dall’idea di prendere influenze che ascolto da anni e metterle finalmente a sistema. Vengo da zone che stanno là fuori, dove si fanno cose che non vedi, e portare quel battito in un contesto come quello milanese era la direzione che cercavo.»

    Il profilo di Budroni si è strutturato negli anni tra le audizioni di Sanremo Giovani in commissione RAI e la gestione del collettivo YVL, muovendosi lungo quella linea sempre più centrale dell’artista–producer under 25: non interprete che delega la veste sonora, ma autore che ne governa grammatica e ritmo. Una figura ormai stabile nella nuova scena europea, e ancora in fase di definizione nel panorama italiano.

    “In Down”, dunque, non si presenta come un esperimento isolato, ma come un indicatore preciso di un processo in cui la scelta dei codici, dei metodi e dei luoghi di lavoro precede la pubblicazione del singolo. E mostra come una parte dei giovani artisti si stia riorganizzando, allineandosi a dinamiche già consolidate fuori dai confini nazionali.

  • “Avanti March!” è il nuovo singolo di Emonis

    Da venerdì 20 febbraio 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “Avanti March!” (Maionese Project), il nuovo singolo di Emonis.

    Il brano “Avanti March!” parla di conformismo e omologazione nella società contemporanea, mettendo sotto la lente quei meccanismi – linguistici, culturali e comportamentali – che finiscono per dirci come parlare, come apparire, come essere. Attraverso un tono ironico e provocatorio, il pezzo critica l’indottrinamento quotidiano fatto di dogmi, slogan e mode (come l’uso automatico degli anglicismi), che spesso appiattiscono il pensiero e soffocano le espressioni più autentiche e le emozioni reali.

    La canzone diventa così un falso ordine di marcia che in realtà funziona al contrario: non è un invito ad allinearsi, ma a rompere le righe. Un’esortazione a pensare con la propria testa, a parlare la propria lingua emotiva, a rifiutare etichette e imposizioni.

     

     

     

    Spiega l’artista a proposito del brano: “E’ la prima volta che mi cimento in un territorio a me poco conosciuto e che propongo un brano diverso dal mio stile consueto. È ovviamente ironico ma spero possa dare degli spunti di riflessione sulla società moderna”.

     

     

     

    Biografia

    Emonis, alias Simone Pesatori, classe ’76, è un cantautore con alle spalle 30 anni di esperienza musicale, maturata sui palchi di tutta Italia come frontman della progressive rock band “Sintonia Distorta”, una delle principali rivelazioni prog degli ultimi decenni e che vanta vendite di dischi in tutto il mondo.

    Negli ultimi anni ha voluto dare voce e spazio anche alla sua anima più “pop” con il progetto da solista Emonis.

    È già uscito (per VREC) con un primo singolo nel 2019 (“Love is all we need”) ed ora propone questo secondo singolo “Avanti March!”, in cui si cimenta per la prima volta in un ambito più “rap”.

    Simone può vantare anche diverse illustri collaborazioni: da Luca Colombo a Roberto Tiranti, da Luca Pernici a Cosimo Zannelli e Barny, fino al tedesco Henning Basse, voce dei Firewind, band di Gus G (Ozzy Osbourne).

    “Avanti March!” è il nuovo singolo di Emonis disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 20 febbraio.

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  • L’Uomo con la Radio il canale podcast presenta: Olimpia Racconta – Le Olimpiadi Invernali

    L’Uomo con la Radio lancia la quarta edizione di Olimpia Racconta , dedicata alle Olimpiadi Invernali in occasione di Milano-Cortina 2026 . Dopo Rio 2016, Tokyo e Parigi, l’avventura olimpica torna nel cuore bianco d’Italia: terza edizione italiana, dopo Cortina 1956 e Torino 2006.

    Narrato da Fabrizio Silvestri e scritto con Giovanni Fenu , il podcast rivive in quattro episodi un secolo di fiamma, neve e leggenda: dalla nascita travagliata (1911 respinto, Chamonix 1924 trionfo) al 1° oro azzurro di Nino Bibbia (skeleton 1948 a St. Moritz), fino a primati e origini.

    Protagonisti azzurri al centro: l’Italia in questa edizione del 2026 è seconda nel medagliere generale dopo la Norvegia – un percorso di successi raccontato con numeri, imprese e passione.

    Olimpia Racconta è il podcast che ti immerge nella storia degli sport invernali: ascolta ora su tutte le piattaforme! Produzione Stefano Francia EnjoyArt: Olimpia Racconta. Le Olimpiadi Invernali.

    Storie di fiamma, neve, leggenda. Le puntate possono essere ascoltate su tutte le piattaforme digitali e su Spreaker.

    Olimpia Racconta- Le Olimpiadi invernali.  Quarta serie in 4 episodi pubblicati durante le Olimpiadi 2026. Produzione Stefano Francia EnjoyArt.

  • “De par en par” è il nuovo album dei Sinedades

    Dal 20 febbraio 2026 sarà disponibile in vinile e sulle piattaforme digitali di streaming “De par en par”, il terzo album di inediti dei Sinedades per Blackcandy Produzioni.

    De par en par” non è solo il titolo del terzo album dei Sinedades, ma una vera e propria dichiarazione d’intenti. In spagnolo, l’espressione evoca l’immagine di una porta spalancata, priva di soglie o difese; un simbolo di apertura totale che riflette la natura profonda di questo lavoro. Per la prima volta, il duo sceglie di presentarsi in una formazione essenziale di chitarra e voce, esplorando una dualità che si fa musica: due strumenti e due fragilità che si riconoscono e respirano all’unisono.

    Dopo dieci anni di carriera e due dischi realizzati con ensemble estesi, i Sinedades hanno sentito il bisogno di tornare all’essenza. Il risultato è un album registrato interamente dal vivo in studio, senza il filtro di sovraincisioni o editing digitale. Solo due sedie, poche chitarre e qualche microfono, per rivendicare un’umanità autentica e felicemente imperfetta in un’epoca spesso dominata dal perfezionismo sintetico.

    L’album si compone di nove tracce che intrecciano brani inediti e collaborazioni nate dagli incontri artistici del festival curato annualmente dal duo. Tra gli ospiti spiccano nomi di rilievo della scena internazionale:

    • Zé Ibarra, voce di punta della nuova MPB brasiliana, che interpreta con il duo “Michelangelo Antonioni”, il raro omaggio in italiano di Caetano Veloso.
    • Leo Middea, che arricchisce “Ahora y acá” con la sua chitarra e una traduzione in portoghese.
    • Magalí Datzira, talento della scena barcellonese, co-autrice di “El Arte”, una riflessione sul ruolo della musica oggi.

    Il disco conferma inoltre la vocazione transatlantica della band: dalla versione italiana di “Do a do” di Dora Morelenbaum fino a “Malua”, secondo singolo estratto e uno dei pochi brani cantati in italiano, segno di una rinnovata voglia di esprimersi nella propria lingua madre.

    L’uscita di De par en par coincide simbolicamente con la partenza del loro tour in Sudamerica, a partire dal Messico: un nuovo capitolo che si apre, proprio come quella porta spalancata suggerita dal titolo.

    Commenta il duo a proposito del nuovo album: Questo disco, De par en par, è come una finestra spalancata dalla quale entra una luce confortevole di un mattino estivo. Registrato in solo due giorni, a differenza del disco precedente che ci ha visti impegnati per 5 anni in studio di registrazione. È liberatorio perché ci siamo abbandonati alla piacevole accettazione dei nostri stessi limiti. Il disco è imperfetto, qualche stonatura, qualche accordo preso male o qualche oscillazione ritmica, ma pieno di sentimento, passione e amore per la musica. È pieno anche di affetto e stima reciproca fra noi, che siamo a 10 anni di carriera condivisa e che ci vogliamo quel bene infinito e pieno di meraviglia da sempre. È anche emozionante riuscire a fare qualcosa con soltanto due elementi: voce e chitarra. E lo è ancora di più quando quella sensazione viene condivisa con artisti coetanei in giro per il mondo che adoriamo e rispettiamo profondamente.  Questo disco ci restituisce un’ondata di calore umano e agio con sé stessi.
    Sensazioni assai difficili da provare nella vita di tutti i giorni e in un mondo così controverso come quello che stiamo vivendo. È la fotografia indelebile di un momento meraviglioso del nostro cammino su questo pianeta. Viva la vita.”

    TRACK LIST:

    1. (e)
    2. Sinestesia
    3. (alla)
    4. Malua
    5. (fine)
    6. Michelangelo Antonioni
    7. (non)
    8. Do a do
    9. (siamo)
    10. El arte
    11. Ahora y acá
    12. (mai)
    13. Flor de limon
    14. (veramente)
    15. Peregrinaje en oriente
    16. (soli)
    17. Moromoro

    Biografia

    Sinedades è un progetto musicale italo-sudamericano nato nel 2015 dalla cantante italiana Erika Boschi e dal chitarrista argentino Agustín Cornejo.

    Ispirati dal Tropicalismo degli anni ’70, viaggiano liberamente tra lingue, scrittura e tradizione, fondendo sonorità latinoamericane con sensibilità mediterranea per costruire un universo musicale personale e profondamente emotivo. Da un punto di vista filosofico, il duo esprime idee e valori umani e sociali, difendendo una visione artistica in cui bellezza e fragilità diventano forme di resistenza e Connessione Emotiva.

    Musicalmente, i Sinedades sono innamorati della musica popolare brasiliana, della Nueva Canción Latinoamericana e della tradizione musicale italiana. Il loro lavoro trova un equilibrio tra eleganza mediterranea e ritmi afro-latini, creando una proposta che unisce radici, modernità e Diversità Sonora.

    Più che una band, Sinedades è un progetto culturale e poetico che celebra l’imperfezione umana e la bellezza dello spontaneo, entrando in risonanza con un pubblico ampio che cerca emozione e autenticità nell’era digitale. Attraverso musica, scrittura, viaggi e un linguaggio visivo fatto di fotografia e video, il duo costruisce ponti tra culture e persone, fondendo arte, emozione e pensiero in un’Esperienza Poetica Condivisa.

    Sinedades sono autori, interpreti, produttori musicali e creatori audiovisivi, oltre a essere ideatori e organizzatori del Firenze World Music Festival, un evento che unisce Italia e Sudamerica attraverso musica e collaborazioni artistiche. Con oltre 700 concerti alle spalle e due dischi pubblicati, stanno attualmente lavorando al loro Terzo Album (in uscita a Febbraio 2026) e a un Tour Internazionale tra Europa e America Latina.

    “De par en par” è il nuovo album dei Sinedades disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in vinile dal 20 febbraio 2026.

     

     

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  • “No Hook”, il brano che rifiuta deliberatamente l’elemento più richiesto dal mercato contemporaneo: il gancio

    Sottrarre, comprimere, rifiutare. Da questa triade nasce “No Hook”, il nuovo singolo di Elegio per Starlight Records con distribuzione The Orchard: un brano che rifiuta deliberatamente l’elemento più richiesto dal mercato contemporaneo, il gancio.

    In una scena musicale dominata da ritornelli immediati e strutture pensate per trattenere l’ascolto, l’artista olbiese — che con il precedente progetto “Overthinking” ha tracciato una linea di demarcazione importando le sonorità della Baton Rouge — sceglie ora di radicalizzare il proprio linguaggio con una traccia che abdica a ogni funzione d’uso, disattendendo la geometria del pop e i codici del gradimento istantaneo: nessun ritornello, nessun punto di appiglio, nessuna concessione alla memorizzabilità come valore in sé.

    “No Hook” non accompagna l’ascoltatore, non lo guida e non lo compiace. Avanza come un flusso continuo, privo di momenti di decompressione, articolato su una sovrapposizione di immagini che non prevedono una risoluzione ordinata, né un punto di approdo. In tal senso, l’assenza dell’hook esplicita la scelta consapevole di sottrarre ciò che ormai viene dato per scontato, riaffermando un controllo autoriale sulla forma.

    «“No Hook” – spiega Elegio – nasce dal bisogno di togliere, non di aggiungere. Volevo un pezzo che non avesse un punto in cui fermarsi o sentirsi al sicuro: senza ritornello, senza appigli, senza una direzione rassicurante. È un flusso che rimane inquieto, teso, dall’inizio alla fine, come certi pensieri che non si risolvono e non chiedono di essere spiegati.»

    Co-prodotto con Kidd Reo, il brano fonde trap e suggestioni Louisiane, mantenendo quella grammatica sonora già introdotta nei precedenti lavori: minimale, spigolosa, non conciliativa. Il sound non viene rifinito per scivolare via nell’ascolto distratto addomesticato a una fruizione passiva, ma tenuto grezzo, coerente con un testo crudo e diretto, che si colloca agli antipodi delle narrazioni edificanti. L’assenza di un centro di gravità melodico permette a Elegio di spingere sull’acceleratore tecnico, alternando la metrica sporca della Baton Rouge a incursioni in extrabeat che frantumano ulteriormente il ritmo, rendendo la traccia un corpo a corpo serrato tra voce e produzione.

    Anche sul piano simbolico, “No Hook” si allontana da ogni forma di redenzione. L’immaginario del successo non è raccontato come ascesa lineare, ma come attrito costante: Panda e Cadillac convivono senza trasformarsi in parabola, l’ambizione non diventa riscatto, il rollercoaster di emozioni, pensieri e sentimenti non trova una tregua e la collisione tra logica e istinto non cerca una sintesi. Non c’è nessuna catarsi, nessuna morale finale. Nessun traguardo da celebrare. Solo un presente che si stratifica, ossessivo e circolare.

    La scelta linguistica, priva di filtri, non è pensata per scioccare, ma per impedire l’identificazione facile. Il linguaggio non è un fine, ma uno strumento di disturbo, un’interferenza volta a sabotare la fruizione passiva per spingere l’ascoltatore a un confronto frontale con il testo.

    Con “No Hook”, Elegio prosegue un percorso che rifiuta la normalizzazione formale e simbolica tipica dagli standard contemporanei, scegliendo di pubblicare un singolo che non chiede di piacere, ma di essere attraversato. Un’operazione che sposta l’attenzione dalla ricerca del gancio perfetto al disincanto del racconto.

  • Tra analogico e digitale, da Roma a New York, la collisione tra bit e battito nel debut album di 4Grigio

    New York, 1° gennaio 2025. Fuori Manhattan è paralizzata da una bufera di neve che sfuma i contorni della metropoli; dentro una stanza, un uomo registra l’ultimo respiro di un disco che ha costruito pezzo dopo pezzo, cavo dopo cavo, da solo. Non è l’inizio di un film noir, ma la genesi di “Digitanalogico“, il nuovo album di 4Grigio. Romano di nascita e newyorkese d’adozione per affinità elettiva, 4Grigio ha scelto di lavorare in isolamento, allontanandosi consapevolmente dal brusio costante della produzione musicale seriale.

    Senza team di scrittura né produttori esterni, “Digitanalogico” nasce da un’autarchia creativa, con ogni fase del lavoro gestita direttamente dall’artista. 4Grigio è un artigiano che ha trasformato il suo home studio in un’officina a porte chiuse, un laboratorio che ha reso il lavoro quotidiano un presidio creativo completamente autonomo: ha scritto, suonato, prodotto e mixato ogni singola traccia, cercando un punto di contatto tra la precisione asettica del digitale e la scrittura intuitiva, di matrice analogica. Il risultato è un pop sporco di asfalto americano ma con il DNA del cantautorato italiano, quello che non ha paura di mostrarsi nudo, essenziale.

    La focus track del disco è “Vette”, brano che inverte la rotta creativa dell’intero progetto. Se le altre tracce sono nate da una riflessione lenta, “Vette”, accompagnato dal lyric video ufficiale, è puro istinto: una produzione elettronica serrata, definita quasi al 100%, che ha orientato parole e melodia. È uno schiaffo all’immobilismo, un invito brutale a smettere di guardare il mondo dal davanzale per affrontare finalmente la propria strada.

    «”Vette” è l’urgenza di non perdere la spinta evolutiva proprio mentre il mondo affonda nella mediocrità – dichiara 4Grigio -. L’album vive di questo conflitto costante tra la perfezione delle macchine e il disordine delle mie esperienze reali, dei traslochi, delle notti passate a New York a fare i conti con chi sono diventato.»

    Dalle ballad incise con la voce graffiata e la raucedine fino alle visioni mistiche nate durante una traversata nel Mediterraneo, “Digitanalogico” documenta un percorso di ridefinizione identitaria. È la storia di chi ha avuto il coraggio di abbandonare i propri «musei personali» a Roma per rinascerne altrove, portando con sé solo lo stretto necessario: una chitarra, qualche synth e il bisogno di non restare a guardare.

    “Digitanalogico” si compone di episodi, di passaggi, di decisioni prese strada facendo. Ogni traccia rappresenta un momento preciso, senza chiuderlo, preparando il terreno a quella successiva. È un album che avanza mentre si interroga, lasciando che ogni brano aggiunga un tratto a un percorso ancora aperto, ancora in divenire.

    A seguire, tracklist e track by track del disco.

    “Digitanalogico” – Tracklist:

    1. Vette
    2. Troppe verità
    3. Che c’è?
    4. Altrodove
    5. Come stella cadente
    6. Dimora
    7. Quando non c’eri tu
    8. All’anno che se ne va

    “Digitanalogico” – Track by Track:

    Vette. L’istinto che precede la ragione. Una produzione elettronica serrata per un testo imperativo: «Lotterai, capirai. Proprio quando sei alle strette, arrivi alle tue vette».

    Troppe verità. Il pop-country che incontra la strada. Il racconto del trasferimento a New York, dove la libertà coincide con la capacità di lasciar andare il passato.

    Che c’è. La bellezza dell’imperfezione. Registrata con un mal di gola che ne accentua la delicatezza, è una traccia che ignora la tecnica per cercare il contatto.

    Altrodove. Un limbo interiore tradotto in frequenze. La ricerca di quel luogo non geografico dove le ansie svaniscono e le idee tornano a fiorire.

    Come stella cadente. Un’evoluzione materica: nata lo-fi, si è trasformata in un arrangiamento caldo e organico, emblema di una luce che resiste all’oscurità.

    Dimora. Il mare come unico confine. Ispirata da un’esperienza spirituale nel Mediterraneo, trasforma la «casa» in un concetto metafisico.

    Quando non c’eri tu. Una storia di rivalsa, di riequilibrio, riflessa negli occhi di chi ci accompagna. Il cielo di Roma che si posa sopra i tetti, regalando un’armonia che sembrava perduta.

    All’anno che se ne va. New York, 1° gennaio 2025. Una bufera di neve fuori e la necessità di scrivere pagine che sono fermi immagine dell’anima. Il cerchio che si chiude per poter ripartire.

  • “Colpa Mia” è il nuovo singolo di Blynch

    Da venerdì 13 febbraio 2026 è disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “Colpa Mia” (Maionese Project), il nuovo singolo di Blynch.

     

    “Colpa Mia” è una ballata che affronta il tema del dolore interiore e del senso di colpa come condizione esistenziale. Il brano racconta il bisogno di sottrarsi al rumore del mondo e di trovare uno spazio di protezione, sostenuto da un arrangiamento essenziale di pianoforte e violoncello che accompagna una voce sospesa e delicata. Il contrasto tra un sound caldo e un testo diretto e crudo conduce ad un finale in crescendo, che si richiude in modo circolare. “Colpa Mia” è il brano di chiusura dell’EP di prossima uscita “La Stasi dei Fantasmi”, un progetto composto da sette tracce che riflette sul tempo dell’attesa e sull’immobilità emotiva.

     

     

    Spiega l’artista a proposito del brano: «Ho scritto questo testo in un periodo in cui la depressione mi stava facendo a pezzi, un po’ nel tentativo di buttarla fuori da me e un po’ per scrivere qualcosa che parlasse esattamente di cosa stavo provando, senza girarci intorno e senza estetizzare il dolore. Sentivo che nessuna canzone tra quelle che ascoltavo mi descriveva esattamente in quello stato; decisi dunque di scriverne una che comprendesse proprio tutto. Non ero in me quando successe, eppure scrivendola provai una sorta di riconnessione con me stesso, come se avessi “abbracciato” il mio stesso dolore. Sapevo di aver scritto qualcosa di sincero, ma non avevo le forze di dargli una melodia. Rimase solo un testo sulle note di un cellulare per diverse settimane, finché non mi decisi a scriverla al piano. Passai un’intera giornata a registrarla, aggiungere e togliere strumenti, cantarla più e più volte. Decisi solo alla fine della giornata di smantellarla, di spogliarla di tutto il non necessario tanto quanto io avrei voluto spogliarmi dei pesi che non mi appartengono. Un piano, un violoncello, una chitarra acustica e la mia voce. Lo stretto indispensabile. Il mio produttore, Alife, fu immenso nel valorizzare il senso, la dimensione e la direzione del brano. Grazie a lui tutto suonò più ampio, più forte e ben più presente di come l’avessi registrato. Aveva trasformato ogni mio sussurro in urla, ed ogni mio strumento in un’orchestra. Così, in poco tempo, nacque “Colpa Mia” per come la conoscete. Non mi perdo mai in commenti sui miei stessi lavori, ma non sono mai stato così fiero di un mio brano come questa volta».

     

    Il videoclip di “Colpa Mia”, diretto da Nour Gharbi, è stato girato tra le valli dei monti del Matese nell’alto Casertano. Nel video, Blynch viene vestito e preparato da una troupe come per una cerimonia elegante, in netto contrasto con l’ambiente naturale che lo circonda. L’artista indossa un’immagine che non gli appartiene, sostenendone il peso fino alla decisione di liberarsene, spogliandosi simbolicamente di abiti e sovrastrutture. Il gesto segna un momento di rottura: l’accettazione di ruoli e aspettative imposte ha consumato le sue energie, lasciandolo privo della forza necessaria per rialzarsi e riconoscere pienamente la propria identità.

     

    Guarda il videoclip di “Colpa Mia” su YouTube

    https://www.youtube.com/watch?v=Ne3m_y8mgOs

     

     

    BLYNCH | BIOGRAFIA

    Blynch, alter ego musicale di Gian Marco Bellone, prende vita ufficialmente nel 2024. Gian Marco tuttavia scrive, compone, canta e registra la sua musica dall’età di 15 anni, completamente da autodidatta.

    Le sue influenze vanno dal britpop anni 90’ degli Oasis e dei Supergrass al bedroom pop / slowcore moderno di Salvia Palth e dei Crywank, influenza principale per il suo ultimo lavoro in uscita: l’EP “La Stasi dei Fantasmi”.

    Blynch cura autonomamente l’arrangiamento dei suoi brani, registrando tutto in un piccolo studio casalingo: dal basso al piano alla batteria, alle voci, per poi affidarlo a produttori che sposano in pieno la sua visione di sound, e che danno forma ai suoi brani.

    Raggiunge il successo di pubblico con il singolo pop “Tutto Ciò che Ho di Te”, per poi raggiungere una più ampia definizione artistica con “Andare Via”, ballata in cui racconta la crisi e la perdita di sé tipica di chi si trova sul limbo tra adolescenza ed età adulta.

    Con “Milleperché”, primo singolo dopo oltre un anno di silenzio, Blynch cambia completamente sound ed estetica in favore di una svolta più cupa ed intimista, tendente all’alternative rock.

    Blynch cura personalmente ogni aspetto del proprio progetto, lavorando a stretto contatto con produttori e grafici per raggiungere sempre la massima espressione possibile dai suoi brani.

    Non punta al riscontro del grande pubblico, quanto più ad una solida nicchia di ascoltatori di tutte le età in grado di percepire fino in fondo le emozioni, prima ancora che i suoni e le parole, accuratamente impresse nei suoi brani.

    Il principale obiettivo artistico di Blynch è quello di portare alla luce gli aspetti più intimi e delicati dell’animo umano, quelli che troppo spesso finiamo per nascondere e trattenere per paura dell’incomprensione, trovando le giuste parole per definire ciò che difficilmente può avere una definizione.

    Con il suo primo EP, “Bordibianchi”, Blynch ha raccontato la luce calda ed avvolgente di un passato idealizzato. Con “La Stasi dei Fantasmi” scaverà nel buio di un presente freddo e fermo nel tempo, fatto di echi e penombre.

    “Colpa Mia” è il nuovo singolo di Blynch disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 13 febbraio.

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  • AUDITORIUM CONCILIAZIONE TERZA EDIZIONE CONCERTO DI SAN VALENTINO DI ROMA A FAVORE DEL PROGETTO ADOTTA UN ANGELO

    La musica torna a farsi linguaggio dell’amore nella Capitale. Sabato 14 febbraio, alle ore 21.00, l’Auditorium della Conciliazione (Via della Conciliazione, 4) ospita la Terza Edizione del Concerto di San Valentino di Roma, dopo il doppio sold out delle prime due edizioni, che hanno decretato il grande successo dell’iniziativa e consolidato l’evento come un appuntamento atteso dal pubblico.

    Protagonista della serata sarà Marco Sensi, compositore e pianista viterbese, al pianoforte, accompagnato dai ventiquattro elementi dell’Ensemble Strumentale di Roma, diretti dal Maestro Daniele Marcelli, e con la gradita partecipazione del soprano Arianna Morelli. Una serata di alto profilo artistico ed emotivo, che promette di regalare al pubblico un’esperienza musicale intensa e raffinata.

    Il Concerto di San Valentino di Roma non è solo musica: è un’iniziativa che coniuga arte, emozione e solidarietà. Anche quest’anno l’evento sostiene l’Associazione CE.R.S. (Centro Ricerche Studi Onlus) e il loro progetto “Adotta un Angelo”, volto a garantire assistenza ai bambini affetti da malattie croniche, i cosiddetti “Bambini ad alta intensità di cure”, e alle loro famiglie. Sul palco interverrà il Dottor Renato Berardinelli, Presidente dell’Associazione CE.R.S., per raccontare l’impegno concreto dell’organizzazione: fornire assistenza domiciliare gratuita ai bambini con gravi disabilità, supportare le famiglie nelle esigenze quotidiane e offrire ai piccoli pazienti cure e attenzione costanti. Una serata in cui la musica diventa strumento di solidarietà, trasformando l’arte in sostegno concreto per chi ne ha più bisogno.

    Il 14 febbraio, festa degli innamorati, diventa così un’occasione per celebrare l’amore in tutte le sue forme: per il partner, per i figli, per i genitori, per le proprie passioni, per la terra e per la natura. Il concerto sarà un viaggio emozionale, guidato da musiche ispirate al sentimento universale dell’amore, capaci di toccare corde profonde e condivise.

    L’evento è organizzato da Balthazar Management srl, di Andrea Quattrini e Andrea Pistilli, mentre la parte autorale è affidata a Federico Moccia, regista e scrittore, il Patrocinio  del Comune di Roma Capitale, Assessorato Grandi Eventi, Sport Turismo e Moda.

    La serata sarà presentata dal regista Christian Marazziti e da Metis Di Meo, autrice e conduttrice tv, e vedrà la partecipazione di affermati professionisti del settore televisivo e musicale, tra  i quali il noto trio canoro dei Gemelli di Guidonia e il comico Marco Passiglia, che porteranno sul palco  interventi originali sul tema dell’amore.

     “Il pianoforte è la mia fonte di ispirazione. Ogni volta che lo suono, mi sento in comunione con il mondo, con la natura, con l’universo. È come se le note si trasformassero in una lingua universale, capace di comunicare sentimenti e sensazioni al di là delle barriere linguistiche e culturali.” – Marco Sensi.

    Marco Sensi, compositore e pianista italiano noto per le sue melodie emozionali e riflessive, ha costruito una carriera musicale dal carattere intimo e autentico, trasformando le proprie esperienze personali in musica capace di toccare il cuore. La sua attività concertistica continua a distinguersi per il grande valore artistico e umano, con appuntamenti come il Concerto di San Valentino di Roma, dove ogni nota diventa un ponte tra arte e solidarietà.

    Il concerto si sviluppa attraverso sedici brani, che compongono un vero e proprio racconto musicale, un viaggio emotivo che attraversa esperienze intime, memorie, affetti e visioni. Si apre con Conquista, che restituisce la gioia autentica di poter suonare su un palco, di fronte al pubblico; prosegue con Soleada, la prima luce che nasce, scalda e rimette in moto il cuore; Orizzonti racconta il desiderio di vivere gli spazi in libertà, mentre Infinito amore, dedicata ai figli, dà voce all’amore incondizionato.

    Per Vania è una dichiarazione d’amore rivolta alla compagna della vita, la moglie; Solitudine affronta il tema dell’emarginazione, con il suo carico di silenzio e rabbia; con Volando la musica si libra in volo con la fantasia, attraversando spazi immensi, liberi e rassicuranti; Magnifica diventa un omaggio alle bellezze della nostra Italia, alla sua autenticità e unicità.

    Con Luce si apre uno squarcio che illumina nuove possibilità; Inno al padre è il gesto di riconoscenza di un figlio verso i sacrifici di un padre; Nel vento evoca la forza e la bellezza della natura; La giostra racconta la giostra della vita, l’alternanza di emozioni, sentimenti e passioni, la consapevolezza raggiunta e l’ascolto puro di un bambino.

    Candida rosa racconta la devozione che si trasforma in gesto, fatica e orgoglio; Dolcezza è il volto di un bambino, semplice e disarmante; Ultimo richiama l’ultimo atto della guerra, che diventa l’inizio della libertà; Opera è un atto di gratitudine verso i maestri musicisti che compongono l’orchestra; Sarò con te chiude il percorso come una promessa condivisa: la tua strada è anche la mia.

    I brani della serata nascono dal sodalizio artistico tra Marco Sensi e il Maestro Daniele Marcelli, che ha orchestrato le composizioni nate originariamente al pianoforte, dando forma a un percorso emotivo e musicale unico, frutto di anni di collaborazione e intesa artistica.

    Si ringraziano per il prezioso contributo Articoli Termoidraulici e Banca Lazio Nord.

    La serata sarà ad ingresso gratuito su prenotazione su: https://www.concertosanvalentino.it/

  • “Una vita diversa” è il nuovo singolo di Marco Ligabue

    Reduce dal successo del 2025 con 109 concerti tra Italia ed Europa, Marco Ligabue torna in radio dal 13 febbraio 2026 con il singolo ‘Una vita diversa’. Il brano è tratto dall’album ‘M.A.P.S.’ che, dopo il debutto autunnale in vinile e sulle piattaforme digitali di streaming, sarà disponibile in tutti i negozi anche in formato CD a partire dal 20 febbraio.

    Il lancio del singolo in radio previsto per il 13 febbraio è accompagnato dall’uscita del videoclip ufficiale. Con questo tassello, il progetto visivo di ‘M.A.P.S.’ giunge a quota 9 video: ogni traccia del disco vanta infatti un proprio clip dedicato, con una narrazione e riprese personalizzate per ogni brano.”

    Spiega l’artista su “Una vita diversa”: “Volevo una canzone che aprisse le braccia, capace di accoglierci anche quando ci sentiamo persi. ‘Una vita diversa’ racconta la voglia di vivere senza il bisogno di dare spiegazioni, rivendicando la libertà di bruciare il tempo come vogliamo e l’importanza di imparare, finalmente, a perdonarsi.”

     

    Guarda il videoclip su YouTube https://www.youtube.com/watch?v=6mgjLcoMrjY

    “M.A.P.S. – Manuale Alternativo Per Sentire”, il nuovo album di Marco Ligabue a cinque anni di distanza dall’ultimo, è un viaggio senza destinazione, un progetto discografico che rappresenta un viaggio profondo e personale attraverso le emozioni e le riflessioni dell’artista. Diviso in due lati, ognuno con una propria identità e tema dominante, questo disco rappresenta un percorso personale e universale che invita a riflettere e a sentire. Non offre risposte o soluzioni, ma piuttosto un’opportunità di ritrovare la propria strada e di esplorare le emozioni e le riflessioni dell’artista.

    «Dopo l’uscita in vinile, i fan ci hanno chiesto a gran voce anche il formato CD» racconta Marco Ligabue. «Abbiamo deciso di accontentarli subito, per ringraziarli del calore con cui hanno accolto questo progetto».

    E prosegue parlando dell’album: «C’è un momento in cui senti il bisogno di ritrovare la strada. Non quella con i cartelli o il navigatore acceso, ma la tua. Quella che passa tra le pieghe della pelle, nei ricordi che non mollano, nelle emozioni che non sempre sai spiegare. Questo disco nasce così: come una mappa fatta di canzoni. Un Manuale Alternativo Per Sentire. M.A.P.S. non ti dà una destinazione, ti dà delle direzioni. Per ritrovarti, perderti, ripartire».

    Hanno partecipato alla realizzazione del disco: Jonathan Gasparini (chitarre), Jack Barchetta (basso), Lenny Ligabue (batteria e mastering), Luca Zannoni (tastiere), Francesco Landi per Take Away Studios (produzione artistica e mastering), Maurizio Bresciani (foto e layout grafico). Il videoclip è girato da Fabio Fasulo (Frameatwork).

     

    Qui il preordine del CD Digipack

    https://saifam.lnk.to/marcoligabue_maps_cddigipack

     APPUNTAMENTI LIVE IN CONTINUO AGGIORNAMENTO

    19/02 Treviglio (Bg) – Revel

    21/02 Marano Sul Panaro (Mo) – Teatro Di Kia

    06/03 Argelato (Bo) – Con Andrea Barbi e Stefano Bonaccini

    07/03 Rubiera (Re) – Gusto
    13/03 Ausonia (Fr) – Scalo 110

    21/03 Salignano (Le) – Concerto

    22/03 Monticello (Lc) – Villa Greppi

     

    Biografia

    Marco Ligabue nasce a Correggio (RE) il 16 maggio 1970. Cantautore emiliano, già chitarrista e autore di testi e musiche per i RIO e per Little Taver & His Crazy Alligators, intraprende la carriera solista nel 2013.

    Con oltre 81 mila follower su Instagram e 275 mila su Facebook, Marco Ligabue è oggi una delle voci più autentiche e amate del panorama cantautorale italiano. Il suo album d’esordio, Mare Dentro, raggiunge subito il 16° posto nella classifica FIMI, aprendo la strada ai successivi lavori discografici L.U.C.I. (Le Uniche Cose Importanti), Il mistero del DNA e Tra Via Emilia e blue jeans.

    Le sue canzoni si distinguono per testi diretti e sinceri, capaci di affrontare temi sociali e personali con leggerezza e profondità. Questa cifra stilistica gli vale, nel 2015, il Premio Lunezia “per la capacità di saper cantare con un linguaggio diretto temi importanti della vita sociale italiana”, come dichiarato dal patron del premio, Stefano De Martino.

    Cantautore atipico e trascinatore sul palco, Marco Ligabue vanta oltre 900 concerti all’attivo, risultando tra gli artisti più richiesti nelle piazze italiane. È inoltre terzino sinistro della Nazionale Italiana Cantanti.

    Accanto all’attività musicale, collabora dal 1991 con il fratello Luciano Ligabue, curando il fan club e progetti legati alla comunicazione web. Durante il lockdown del 2020 è stato tra gli artisti più attivi sui social, con dirette quotidiane e iniziative discografiche che hanno mantenuto vivo il contatto con il pubblico.

    Nel 2021 pubblica il suo primo libro, “Salutami tuo fratello”, dal quale nasce lo showcase con il conduttore e autore televisivo Andrea Barbi. Lo spettacolo ottiene un grande successo, superando le 100 repliche in tutta Italia e dando vita a una collaborazione con l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna, su iniziativa del Presidente Stefano Bonaccini, per la valorizzazione delle eccellenze locali: Marco Ligabue e Andrea Barbi vengono così nominati ambasciatori delle 44 DOP e IGP della loro regione.

    Emiliano DOC, con il rock nel DNA, Marco Ligabue ha saputo conquistare il pubblico grazie alla sua capacità di unire energia, ironia e profondità. Ciò che lo distingue è la naturalezza con cui sa raccontare la vita, mantenendo sempre il sorriso e un legame autentico con chi lo ascolta.

    Nella vita privata è l’orgoglioso papà di Viola e Diego.

    A novembre 2025 pubblica l’album “M.A.P.S. – Manuale Alternativo Per Sentire” disponibile in formato vinile per l’etichetta M.O.M. S.r.l. (MUSIC OVERDRIVE MANAGEMENT) e distribuito The Saifam Group / Artist First.

    “Una vita diversa” è il nuovo singolo di Marco Ligabue in rotazione radiofonica dal 13 febbraio 2026.

     

     

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