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  • “Gira vota e furria” è il nuovo singolo di Sissy Castrogiovanni

    Da venerdì 10 luglio 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “GIRA VOTA E FURRIA”, il nuovo singolo di SISSY CASTROGIOVANNI per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.

    Il brano “Gira vota e furria” prende il nome da un’espressione siciliana che descrive la condizione di chi, dopo mille giri, viaggi e peripezie, finisce sempre per ritrovarsi allo stesso punto di partenza. Un movimento perpetuo che dà l’illusione del cambiamento, ma che riporta immancabilmente agli stessi schemi e alle stesse dinamiche. Da questa immagine prende forma il nuovo singolo: una riflessione sul caos contemporaneo e una denuncia sociale che mette in luce la distanza tra il linguaggio del potere e la realtà. Guerre, interessi e narrazioni cambiano forma, ma non sostanza, mentre il continuo bombardamento di informazioni finisce per mascherare dinamiche antiche che svalutano la vita umana. «It feels 1984, e poi la mente non si regola più», canta l’artista, con un chiaro riferimento al romanzo distopico di George Orwell.

    Diretto e incisivo, il testo si sviluppa tra siciliano, italiano e inglese, una scelta che riflette l’identità multiculturale di Sissy Castrogiovanni, sospesa tra la Sicilia e gli Stati Uniti, e rafforza il carattere universale del messaggio, rivolto all’intera società contemporanea.

    Dal punto di vista sonoro, “Gira vota e furria” unisce la grinta delle chitarre elettriche al SicilianJazz, cifra distintiva di Sissy Castrogiovanni. Il risultato è un incontro tra tradizione mediterranea, armonie jazz, voci folk ed energia rock che si traduce in un sound originale, capace di raccontare il presente senza rinunciare alle radici siciliane.

    Spiega l’artista a proposito del brano: «“GIRA VOTA E FURRIA” è un brano che esprime tutto il mio assoluto dissenso verso gli avvenimenti internazionali degli ultimi anni. Che però infondo non sono tanto diversi dagli avvenimenti che hanno vissuto i nostri nonni, o le generazioni precedenti. Infondo basta poco per notare che nonostante tutte le rivoluzioni, tutte le proteste, tutte le ribellioni… torniamo sempre allo stesso punto. Li chiamano in modi diversi, accusano popoli diversi, ma sono incredibilmente sempre e solo gli stessi giochi di potere. È una sfacciata presa in giro, che non trovo modo migliore per descrivere, se non con un’espressione del tutto sicula… “Gira Vota e Furria… fanu sempri chiddu ca volunu” (Gira e rigira, fanno sempre quello che vogliono). Un po’ come tutta la mia scrittura, anche la produzione di questo brano vuole essere una contaminazione di stili: come tutti i miei lavori, “GIRA VOTA E FURRIA” è stato registrato interamente LIVE, negli studi di Boston (USA), perché credo fortemente in quell’’approccio jazz, organico e diretto, che lascia spazio all’interazione reale tra i musicisti. Per il mastering invece si è scelto un approccio più “rock” per dargli quella grinta in più di cui il messaggio del brano aveva bisogno».

    Dopo gli appuntamenti internazionali di giugno 2026 a Taipei (Taiwan), dove si è esibita insieme alla HJO Orchestra in due concerti al Taipei Dome davanti a circa 40 mila spettatori, Sissy Castrogiovanni proseguirà un’intensa estate di concerti e progetti internazionali.

    Il 19 luglio sarà in concerto al Rebound Festival di Motta Sant’Anastasia. Dal 24 al 31 luglio tornerà invece in Cina, a Pechino, per una serie di masterclass dedicate al SicilianJazz e per un concerto in programma il 29 luglio al Blue Note di Pechino.

    L’estate si concluderà il 2 settembre con un grande concerto allo ZO Centro Culture Contemporanee di Catania, in cui presenterà dal vivo i nuovi brani insieme all’ensemble al completo. 

    SISSY CASTROGIOVANNI | BIOGRAFIA

    Pluripremiata cantautrice Siciliana, compositrice, produttrice e polistrumentista, Sissy Castrogiovanni, è una delle artiste più originali e creative del panorama jazz contemporaneo americano.

    Con la sua travolgente personalità artistica e il fascino di una voce che arriva dritta al cuore, ha incantato pubblico e critica ricevendo consensi che le hanno portato importanti apparizioni su palchi di rilievo e Festival Jazz internazionali negli Stati Uniti, Sud America ed Europa, inclusi la storica Symphony Hall di Boston e il Parlamento Europeo.

    Tra le più prestigiose collaborazioni, i concerti con il leggendario cantante, multi-Grammy Awards winner, Bobby McFerrin e le esibizioni con luminari del jazz come Jack DeJohnette, Patrice Rushen e il produttore Latin-Grammy winner, Javier Limon.

    Il suo ultimo disco “TERRA” è stato il primo disco interamente cantato in Siciliano ad arrivare al ballottaggio per le nomination dei GRAMMY Awards in quattro categorie Jazz – “Best Vocal Jazz Album”, “Best Arrangement”, “Best Improvised Jazz Solo” e “Best Engineered Album” – segnando un traguardo storico per la lingua e la cultura siciliana nella scena

    musicale internazionale.

    Le radici musicali di Sissy Castrogiovanni risiedono nei ritmi, nei colori e nei sapori della sua nativa Sicilia e si irradiano verso l’esterno miscelandosi con le influenze della tradizione afroamericana e del Jazz contemporaneo vissuto e ricercato negli oltre quindici anni in America, dove attualmente vive.

    Nelle sue composizioni si crea un’originale sintesi, unica e personale, di culture musicali che affiancate da una straordinaria presenza scenica e un’attenzione inebriante per la melodia, fanno di Sissy una voce davvero singolare nel mondo del Jazz.

    I media definiscono il suo stile “Sicilian-Jazz”: la tradizione Siciliana e le influenze world si intrecciano con l’armonia del Jazz Contemporaneo, creando un linguaggio originale e inconfondibile in cui la lingua siciliana viene utilizzata in chiave moderna, e non folkloristica, aprendo la tradizione a nuove visioni artistiche.

    Con il suo carisma e i suoi emozionanti spettacoli dal vivo, ha catturato l’attenzione delle più autorevoli testate giornalistiche, Downbeat e Jazziz Magazine, che l’hanno elogiata per il suo preciso controllo vocale, e per l’indiscussa capacità di emozionare e commuovere chiunque l’ascolti.

    All’attività concertistica, Sissy affianca anche un’importante attività di didattica presentando masterclass su territorio internazionale e come docente al Dipartimento di Voce del prestigioso Berklee College of Music, di Boston (USA).

    Degno di nota è il suo costante lavoro culturale di promozione della Sicilia e della lingua siciliana nel mondo, attraverso la musica, l’insegnamento e la progettualità artistica.

    Finalista all’International Songwriting Competition con uno dei suoi primi brani, “Africannu” e vincitrice del Live Art Boston Award, Sissy debutta nel jazz nel 2013 con il suo primo album “Intra Lu Munnu”.

    Tra gli altri lavori, anche la collaborazione con il batterista e percussionista peruviano Jorge Perez-Albela, per il quale ha registrato come cantante solista il suo ultimo disco “The Time Is Now” in tre lingue diverse: inglese, spagnolo e portoghese.

    E infine il disco “SungDeep” in collaborazione con Joey Blake (Bobby McFerrin) per il quale Sissy apre con un suo dirompente arrangiamento vocale del famoso standard jazz “Afro Blue”.

    Dopo “Sicily”, “Gira vota e furria” è il nuovo singolo di Sissy Castrogiovanni, disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 10 luglio. 

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  • Anastasia Anniemore24: esce “Un bacio di fortuna” (Vol. 2), secondo capitolo di “30 brani per 30 voci”

    Dal 10 luglio 2026 sarà in rotazione radiofonica “Tango” feat. Dalia, il nuovo singolo di Anastasia Anniemore24 estratto dall’EP “Un bacio di fortuna”, secondo capitolo del progetto “30 brani per 30 voci”.

    “Tango” è un brano che si muove in una dimensione sonora vicina al pop soul. La voce trasparente e passionale di Dalia racconta l’incontro-scontro tra due cosmi, femminile e maschile, che si cercano e si respingono proprio come nei passi di un tango.

    «In avanti due passi, poi indietro»: il rapporto è fatto di passione, gioco, seduzione ma anche di profonda intesa, perché senza intesa non si può davvero ballare il tango, che qui diventa metafora dei legami sentimentali. Anche nei momenti di distacco resta vivo il sogno di ritrovarsi e continuare a danzare: “vicini, così lontani, che sognano di stare vicini”, portando avanti il loro tango emotivo tra avvicinamenti, fughe e ritorni.

    Spiega l’artista a proposito del nuovo singolo: «Ho scritto Tango pensando alle donne che sanno leggere il gioco dei rapporti: l’uomo sembra guidare, ma è lei a decidere passi e direzione, in un equilibrio tra forza e abbandono. Cercavo una traccia pop-soul con un ritmo incisivo e una voce limpida capace di reggere questo dialogo emotivo senza appesantirlo. Come per tutto il progetto “1 brano, 1 voce”, ho scritto il pezzo senza un’interprete. Su consiglio di Vanessa Berni è arrivata Dalia: una voce e un’energia pazzesche. Durante la sessione al Pocket Studio con Fabio Vaccaro, la sua potenza vocale era tale da mettere quasi in crisi la strumentazione. Prima di registrare abbiamo lavorato a lungo su WhatsApp per trovare l’intenzione più vera. Per l’arrangiamento abbiamo evitato la trappola delle sonorità latine vecchio stile, che avrebbero tradito l’universalità del testo. Tango non è un genere, ma una metafora di potere e consapevolezza; per questo abbiamo scelto un vestito sonoro moderno che lasciasse spazio al ritmo della scrittura e ai vocalizzi di Dalia. Lavorare con lei è stato un tale piacere che mi ha fatto venire voglia di scrivere presto un nuovo brano pensato appositamente per la sua voce.»

    Il volume 2 del progetto discografico “Un bacio di fortuna – 30 inediti per 30 voci” di Anastasia Anniemore24 mette al centro le voci maschili e femminili italiane per raccontare, con taglio cantautorale e produzione pop contemporanea, diversi modi di vivere l’amore e il ritorno a se stessi. In questi brani l’autrice prosegue la sua ricerca sulla lingua italiana come veicolo di emozione e profondità, affidando ogni canzone a un solo interprete, in linea con il concept “1 brano – 1 voce”, e costruendo attorno a ciascuna storia un vestito sonoro preciso: dal pop classico di Tutto da zero al pop progressive di Tu sei mia, dal soul urban di Tango, fino alla dimensione più cantautorale e introspettiva di Sto tornando a casa e alla riflessione sui ricordi di Probabile niente.

    Il filo comune del volume 2 è lo sguardo autoriale di Anastasia: ogni canzone nasce dalla sua scrittura e poi si apre al dialogo con interpreti professionisti (come Antonella Bacchini, Davide Moscato, Dalia, Luca Borin e Marianna Valloggia) che portano nel progetto le proprie esperienze e sensibilità, senza snaturare l’idea originaria. Ne risulta un EP coeso ma sfaccettato, dove le relazioni vengono osservate da angolazioni diverse – le riflessioni sul destino umano, la scelta consapevole della coppia, il gioco di forza e abbandono nel tango sentimentale, il rientro a casa dopo prove difficili, la memoria che ridefinisce il passato – confermando l’ambizione di Un bacio di fortuna di unire scrittura poetica, voci di alto livello e una produzione curata in ogni dettaglio.

    Spiega l’artista a proposito del nuovo EP: «In questo secondo capitolo mi percepisco meno come semplice autrice e più come una regista che sceglie di non entrare mai in scena: non compario con il mio volto né con la mia voce, ma dirigo un’orchestra di professionisti per narrare storie universali. Ogni brano porta la mia impronta dall’idea iniziale fino alla realizzazione finale, ma allo stesso tempo si arricchisce del contributo creativo di ogni cantante, di ogni studio e di ogni musicista coinvolto, in un dialogo continuo tra la mia visione e la sensibilità di chi presta la propria voce al racconto. La mia idea di fondo è quella di costruire un vero e proprio teatro discografico, creato a distanza nell’era digitale: ogni canzone è una piccola pièce, un quadro diverso di un’unica scena che spazia dal desiderio d’amore visto dalla platea di un cinema fino ai risvolti più intimi delle relazioni. Sono profondamente grata agli artisti che hanno accettato di entrare in questo spazio. Senza di loro queste sarebbero rimaste solo partiture scritte su carta; con loro sono finalmente diventate vita vissuta in musica.» 

    TRACK-LIST:

    1. TUTTO DA ZERO (Feat. Antonella Bacchini)
    2. TU SEI MIA (Feat. Davide Moscato)
    3. TANGO (Feat. Dalia)
    4. STO TORNANDO A CASA (Feat. Luca Borin)
    5. PROBABILE NIENTE (Feat. Marianna Valloggia) 

    BIO

    Anastasia Anniemore24 è un’autrice, produttrice e artista italo-bielorussa che pone al centro del suo lavoro la parola e l’emozione, grazie a una formazione in giornalismo televisivo e a una lunga esperienza tra scrittura, comunicazione e attività commerciale. Dopo gli studi alla Facoltà di Giornalismo dell’Università Statale di Minsk e un inizio di carriera nella redazione musicale televisiva, la situazione politica del suo Paese la spinge a trasferirsi in Italia. Qui ricomincia da zero, lavorando a lungo in altri settori prima di tornare alla sua vera vocazione: la scrittura e l’attività creativa visiva e musicale.

    In Italia inizia a scrivere prima poesie in russo e, successivamente, canzoni, costruendo melodie intorno alle parole e scoprendo nel testo il fulcro del suo processo creativo. Lo studio del pianoforte fin dall’infanzia nella scuola di musica, unito a una profonda passione per la lingua italiana, le permette di mettersi alla prova scrivendo direttamente in italiano, convinta che anche i generi musicali più sperimentali – come il pop elettronico, la club music o l’ambient – possano restituire una nuova centralità al significato dei testi, e non solo alla forma. Il suo primo singolo in italiano, “Quest’autunno”, pubblicato sulle piattaforme digitali con passaggi radiofonici in Italia e Svizzera, ha segnato il debutto in questo nuovo percorso autoriale e produttivo.

    La sua scrittura nasce dall’incontro tra la tradizione della canzone italiana e un orizzonte sonoro molto ampio. Tra i riferimenti storici cita Mina, Mia Martini, Pino Daniele, Zucchero, Lucio Dalla e i Matia Bazar; accanto a loro convivono Björk, Cher, Freddie Mercury, Jimi Hendrix, Cyndi Lauper, Pink, i Pink Floyd e l’Alan Parsons Project. Il suo ricchissimo bagaglio include il jazz (Miles Davis, Billie Holiday, Duke Ellington, Benny Goodman, Bill Evans, Chet Baker), un amore profondo per la musica classica (da Bach, Beethoven, Mahler, Wagner, Chopin, Mendelssohn e Schubert fino a Čajkovskij, Rachmaninov e Šostakovič) e la classica contemporanea di Federico Albanese, Anna Phoebe, Sofiane Pamart, Dustin O’Halloran, Sebastian Plano e Matteo Myderwyk, fino al suo autore di riferimento, Max Richter.

    Dall’esperienza del primo singolo prende vita il progetto “30 inediti per 30 voci / UN BACIO DI FORTUNA”, a cui Anastasia lavora in modo continuativo da febbraio 2025. In poco più di un anno concepisce, scrive e musica 30 brani originali in italiano, dando forma a un’opera che in molti consideravano quasi impossibile da realizzare in così poco tempo. Ogni canzone viene affidata a un solo interprete, in linea con il concept “1 brano – 1 voce”. Il cast coinvolge in gran parte artisti italiani ma anche internazionali; alcuni di loro non avevano mai inciso prima nulla in lingua italiana, inclusi artisti italiani che fino ad allora avevano pubblicato esclusivamente in inglese. Il progetto non vive solo nelle canzoni: i testi dei 30 brani sono raccolti in un libro intitolato “30 inediti per 30 voci – UN BACIO DI FORTUNA”, che riunisce le liriche e le informazioni su tutti gli artisti coinvolti nel percorso.

    I cantanti – 27 italiani provenienti da quasi tutte le regioni d’Italia e 3 artisti stranieri – sono stati cercati e scelti online, soprattutto tramite i social, ascoltando, contattando e provando le voci in base al carattere e alla timbrica perfetta per ogni brano. Per la produzione musicale, Anastasia ha coinvolto tre studi differenti che imprimono ciascuno la propria visione sonora: Fabio Vaccaro, Mikor Studio e Giovanni Ferranti Music. Per la parte visiva si affida invece al lavoro di Lucilla Dosa per lo studio della copertina dell’album e a Paolo Stefanelli, grafico e artista che ha creato il suo logo, definendo così anche l’identità estetica del progetto.

    Trasformatasi in una vera e propria etichetta indipendente “tutto in uno”, Anastasia segue in prima persona tutte le fasi del processo creativo e produttivo: dalla scrittura dei testi e delle melodie agli arrangiamenti, dal talent scouting sui social al lavoro in studio con musicisti, produttori e cantanti, fino agli aspetti grafici, video e legali. Il progetto discografico prende forma in sei volumi da cinque brani ciascuno, pensati per uscire nell’arco di un anno. Il target della sua musica si rivolge principalmente a un pubblico adulto e giovane, sia femminile sia maschile, orientativamente tra i 25 e i 55 anni, con l’ambizione di parlare a chiunque si riconosca nelle storie raccontate, indipendentemente dall’età.

    In queste tracce convivono pop d’autore, elettronica, club music, dance pop, ambient pop, indie pop e atmosfere più intime. L’attenzione è costante verso temi universali come l’amore, la solitudine, le paure, i rapporti umani, la vita nelle grandi città, le crisi del presente, la ricerca di senso e la forza interiore: una sorta di psicologia musicale che invita chi ascolta a rispecchiarsi nei brani. Con la sua musica Anastasia punta a raccontare l’animo umano nel preciso momento storico in cui viviamo, fotografando il senso di smarrimento e di attesa di cambiamento, la fatica e il coraggio di cercare appoggio, la concentrazione delle forze interiori e il bisogno di significato dietro le cose.

    Il suo obiettivo professionale è posizionarsi come autrice di brani per altri artisti e, allo stesso tempo, continuare il proprio percorso come artista e produttrice, esplorando l’innovazione e i trend internazionali nella produzione senza perdere il legame con la tradizione della canzone italiana e con il gusto per la sperimentazione. Il suo sogno dichiarato è vedere sempre più brani cantati in italiano sul palcoscenico discografico internazionale, dimostrando con la propria strada che questa lingua può dialogare perfettamente alla pari con le grandi scene del pop mondiale.

    Tango” è il nuovo singolo di Anastasia Anniemore24 (feat. Dalia), disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 10 luglio 2026. Il brano è il singolo estratto da “Un bacio di fortuna”, secondo EP del più ampio progetto dell’autrice intitolato “30 brani per 30 voci”.

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  • “Cantautorap” è il nuovo disco di Digaonthemic

    Da venerdì 10 luglio 2026 sarà disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale “CANTAUTORAP”, il nuovo disco di DIGAONTHEMIC. 

    “CANTAUTORAP” è un progetto che fonde rap e cantautorato attraverso una scrittura personale e autentica. Nove tracce che raccontano ricordi, critica sociale, amore, famiglia, viaggio e crescita personale, senza rinunciare alla libertà espressiva dell’artista. L’album si sviluppa come un percorso autobiografico che attraversa esperienze, ricordi e riflessioni. Dall’infanzia evocata in Sagittario alle atmosfere notturne di Baleno, passando dalla riflessione sul mercato musicale e sull’identità artistica di Delinquente, fino al manifesto creativo della title track Cantautorap. Completano il racconto l’intimità di Giovanna, il desiderio di libertà di Unesco, le sonorità reggae e dancehall di Soundbwoy, la dedica ai figli di Boulevard e la chiusura simbolica di Vegeta, metafora di crescita e di continua ricerca di sé.

    Una delle particolarità del progetto è il suo processo creativo: le canzoni sono nate inizialmente senza basi musicali, prendendo forma attraverso voce, metrica e melodie vocali. Solo in un secondo momento le produzioni hanno accompagnato i brani, preservandone l’identità originaria.

    Registrato, mixato e masterizzato da James Cella, autore anche della produzione di sei tracce, l’album si arricchisce del contributo della band Mari Sugli Alberi, produttrice dei restanti tre brani, e dei featuring di Nez ed Elia. L’intero progetto grafico è stato affidato a Jonny Mancin, in arte Jeft, che ne ha curato l’identità visiva. 

    Spiega l’artista a proposito del nuovo progetto discografico: “CANTAUTORAP è il disco che mi rappresenta più di tutti. È nato senza schemi e senza l’idea di inseguire un genere o una tendenza. Le canzoni sono arrivate prima ancora delle produzioni: voce, metrica e melodie sono uscite in modo naturale, come se fossero già dentro di me, solo dopo la musica ha preso forma attorno a loro. In questo album convivono tutte le mie influenze: il rap con cui sono cresciuto e il cantautorato italiano che mi ha insegnato a raccontare storie. Per questo l’ho chiamato CANTAUTORAP: non è un’etichetta, è un modo di vivere la musica.

    Ogni brano racconta un pezzo della mia vita, dei miei ricordi, delle persone che amo e del mondo che mi circonda. Non volevo fare un disco perfetto, volevo fare un disco vero.  Se chi lo ascolta riuscirà a ritrovare un pezzo della propria storia dentro queste canzoni, allora avrò raggiunto il mio obiettivo”. 

    “CANTAUTORAP” – TRACKLIST

    1) Sagittario – Prod. James Cella

    2) Baleno – Feat. & Prod. Mari Sugli Alberi

    3) Delinquente – Feat. Nez Brown – Prod. James Cella

    4) Cantautorap – Feat. & Prod. Mari Sugli Alberi

    5) Giovanna – Prod. James Cella

    6) Unesco – Feat. & Prod. Mari Sugli Alberi

    7) Soundbwoy – Feat. Elia – Prod. James Cella

    8) Boulevard – Prod. James Cella

    9) Vegeta – Prod. James Cella

    Disponibile il pre-save del disco al seguente link

    https://distrokid.com/hyperfollow/digaonthemic/cantautorap?ref=release 

    L’uscita di “CANTAUTORAP” sarà accompagnata da due appuntamenti dal vivo. Il primo è in programma domenica 12 luglio presso il Birrificio Agricolo B2O (Strada Provinciale Portogruaro Brussa 216, Brussa di Caorle – Venezia), dove si terrà il release party ufficiale dell’album. La giornata prenderà il via alle ore 14:00 con “Cantautorap Stories”, un incontro accompagnato da uno showcase live durante il quale l’artista racconterà la nascita del progetto e le storie contenute nei brani. Alle ore 18:00 seguirà il concerto live dedicato alle canzoni del disco. La serata si concluderà con il DJ set di James Cella e Gennamare.

    Il secondo appuntamento si terrà mercoledì 15 luglio, dalle ore 20:00 presso Lievito 35 (Piazza Castello 13) di Oderzo, nell’ambito dei Music Days. La serata vedrà il live showcase di Digaonthemic, il DJ set di James Cella e la partecipazione dei Mari Sugli Alberi e degli altri artisti coinvolti nel progetto. 

    DIGAONTHEMIC | BIOGRAFIA

    Digaonthemic è un cantautore e rapper italiano, residente da anni a Oderzo, in provincia di Treviso, che ha costruito il proprio percorso artistico seguendo un’unica regola: lasciare che sia la musica a dettare la direzione, senza piegarsi alle etichette.

    La sua scrittura nasce dall’incontro tra la metrica del rap e la profondità del cantautorato italiano, dando vita a uno stile personale in cui tecnica, melodia e narrazione convivono in equilibrio. Ogni brano prende forma da esperienze vissute, osservazioni quotidiane e immagini capaci di trasformare storie intime in racconti universali.

    Dopo gli esordi con i The Fox, con cui pubblica quattro album, prosegue il proprio percorso da solista affinando una cifra artistica sempre più riconoscibile. Negli anni pubblica brani come Darling, Rafiki e Maracujá, anticipando una continua ricerca sonora che trova piena espressione in CANTAUTORAP.

    Più che rincorrere le tendenze, Digaonthemic sceglie di costruire un’identità autentica, dove ogni progetto rappresenta un’evoluzione naturale del precedente. La sua musica attraversa rap, pop, reggae e influenze cantautorali senza appartenere completamente a nessuno di questi mondi, trovando forza proprio nella contaminazione.

    Oggi Digaonthemic si presenta come un artista che mette al centro il contenuto, convinto che la musica più efficace sia quella capace di raccontare una vita prima ancora di un genere.

    Con alle spalle vent’anni di percorso artistico, Digaonthemic inizia a scrivere i suoi primi testi all’età di quindici anni e pubblica il suo primo album a diciotto. Da allora porta avanti un’evoluzione costante, costruendo un’identità musicale che nasce dalla contaminazione tra generi e dalla ricerca di una scrittura autentica.

    Le sue influenze spaziano dal rap al cantautorato, fino al reggae e al rock. Tra i principali riferimenti figurano Neffa, Fabri Fibra, Tormento, Marracash e Caparezza per la scena rap; Alborosie e i Sud Sound System per il reggae; Fabrizio De André, Franco Battiato, Edoardo Bennato, gli 883 e, più recentemente, i Pinguini Tattici Nucleari per il cantautorato italiano. A queste si affiancano le sonorità rock di The Doors, Jimi Hendrix e David Bowie, artisti che hanno contribuito a plasmare la sua visione musicale.

    Realizzato nell’arco di due-tre mesi, CANTAUTORAP rappresenta la naturale sintesi di questo percorso. Un album che raccoglie vent’anni di esperienze, influenze e ricerca artistica, trasformandole in un linguaggio personale in cui rap, cantautorato, reggae, pop e rock convivono senza confini, lasciando che sia la musica a guidare il racconto.

    “Cantautorap” è il nuovo disco di Digaonthemic, disponibile sulle piattaforme digitali da venerdì 10 luglio. 

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  • “Mantra” è il nuovo singolo di Alberto Conti

    Dal 10 luglio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica  “Mantra”, il nuovo singolo di Alberto Conti.

    “Mantra” è un brano solare e fresco che racconta un amore travolgente, capace di radicarsi nella quotidianità e nei pensieri proprio come un mantra. Una dedica profonda che non nasconde le difficoltà («accetterai qualunque parte oscura di me»), ma che celebra la complicità di due persone che combattono con il proprio io e scelgono di viversi senza riserve, a «mille anni luce da qualsiasi cliché».

    Il brano si sviluppa come un invito a lasciarsi andare alla gioia e a vivere il presente, trovando nell’altro quella vibrazione positiva – «leggera come un vento caldo» – capace di rimettere in sesto la giornata. Tra immagini che evocano «un tuffo dentro l’estate, i fiori, i viaggi e la pace», la traccia unisce un ritmo travolgente a una narrazione sentimentale sincera, in cui i piccoli gesti e le parole ripetute diventano la colonna sonora di una relazione autentica.

    Commenta l’artista sul nuovo singolo:Mantra è un brano che per me è molto importante, riesce sempre a mettermi di buon umore. In questo pezzo ho voluto parlare delle emozioni travolgenti che una relazione può portare cercando di far immedesimare gli ascoltatori in quello che dico”

    Biografia

    Alberto Conti (Modena, 15 agosto 2003) è un cantautore e chitarrista che unisce una solida formazione accademica a influenze contemporanee. Inizia a studiare la chitarra a soli otto anni, prosegue il percorso al Liceo Musicale di Modena – dove si diploma in chitarra classica – e si laurea successivamente in chitarra jazz al Conservatorio di Parma.

    Nel 2022 partecipa a Italia’s Got Talent, dove si fa conoscere dal grande pubblico distinguendosi per la qualità della sua esibizione e ottenendo un’ottima accoglienza da parte dei giudici. Nel 2025 avvia il suo percorso discografico in collaborazione con il produttore Alex Bagnoli: insieme a lui realizza i brani che comporranno il suo primo album, un progetto che unisce ricerca sonora e autenticità espressiva. Nel team creativo è presente anche Marco Baroni, che contribuisce come coautore dei testi, arricchendo ogni canzone di sfumature inedite e profondità narrativa.

    Ad anticipare l’album di debutto è il primo singolo “Sogni in svendita”. Il progetto si distingue per originalità e freschezza, proponendo un linguaggio musicale personale e distante dalle mode dominanti nel panorama italiano. Tra i suoi attuali artisti di riferimento spiccano John Mayer, Sam Fender e Jacob Collier.

    Le sue canzoni sono scritte per i ragazzi della sua età, con l’obiettivo di raccontare la vita di tutti i giorni e le esperienze della sua generazione, pur mantenendo l’ambizione di arrivare al cuore di un pubblico il più ampio possibile. La dimensione dal vivo rappresenta lo spazio più naturale per Alberto: chitarra e voce diventano strumenti diretti per trasmettere la sua musica con semplicità, ponendosi come elementi centrali e irrinunciabili di tutto il suo percorso artistico.

    “Mantra” è il nuovo singolo di Alberto Conti disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 10 luglio 2026.

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  • “Più non basta” è il nuovo singolo di The Lacroix feat. Littamè

    Da venerdì 10 luglio 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “Più non basta”, il nuovo singolo di The Lacroix feat. Littamè per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.

    “Più non basta” è un brano dalle influenze afro, sostenuto da un beat leggero e coinvolgente che unisce ritmo ed energia positiva. La canzone racconta il desiderio di superare continuamente i propri limiti, trasformando la musica in un messaggio di incoraggiamento per chi sogna in grande. L’invito dell’artista è quello di inseguire i propri obiettivi con determinazione, senza dimenticare che ogni conquista richiede consapevolezza, equilibrio e la capacità di affrontare i rischi che inevitabilmente comporta. 

    Spiega l’artista a proposito del brano: “Scrivo la mia musica seguendo l’istinto. Mi lascio ispirare da qualsiasi cosa che mi colpisce, come un film, una serie tv o una persona. Ogni dettaglio può trasformarsi in un’idea, in una frase o in una melodia. Quando arriva l’ispirazione non aspetto, scrivo di getto, in qualsiasi momento della giornata, soprattutto di notte, in cui nascono le mie idee migliori”.

    THE LACROIX | BIOGRAFIA

    Moreno Cavaleri, in arte The Lacroix, è un artista lombardo che ha sempre considerato la musica il centro del proprio percorso creativo. Fin da giovanissimo cresce ascoltando i grandi nomi del rap, maturando però la volontà di distinguersi attraverso uno stile personale, originale e fuori dagli schemi.

    Nasce così il progetto The Lacroix, espressione di una visione artistica orientata a lasciare un segno autentico e a raggiungere il maggior numero possibile di ascoltatori con la propria musica.

    Dopo un primo periodo di ricerca e sperimentazione, pubblica i singoli “FIGLIO DI RA” e “NERONE”, brani ispirati a figure storiche di grande impatto che riflettono il desiderio dell’artista di lasciare un’impronta duratura nel panorama musicale, proprio come quei personaggi hanno fatto nella storia.

    Successivamente pubblica “MY WAY (WAY MY)”, un brano più personale e introspettivo, nel quale mostra il suo lato più autentico e permette al pubblico di conoscere la persona che si cela dietro il nome The Lacroix.

    “Più non basta” è il nuovo singolo di The Lacroix feat. Littamè, disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 10 luglio.

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  • Il Sud America che non esiste: i Ferrinis raccontano l’estate degli italiani come fantasia e bisogno di altrove

    L’estate italiana ha smesso da tempo di essere soltanto una stagione. È diventata una promessa di sparizione temporanea, una parentesi in cui provare a lasciare indietro la pressione accumulata durante l’anno, le relazioni consumate dall’analisi continua, le città diventate troppo strette, la necessità permanente di spiegarsi, mostrarsi, funzionare. Si parte, o si sogna di partire, non solo per andare da qualche parte, ma per immaginarsi diversi: più leggeri, più fisici, più istintivi, finalmente lontani dal controllo.

    In questa “fame di altrove” trova la propria collocazione “Sud America”, il nuovo singolo dei fratelli forlivesi Ferrinis, che non aggiunge semplicemente un’altra canzone al repertorio estivo 2026, ma racconta quanto oggi, l’estate, non coincida più soltanto con il tempo libero, ma con l’idea, sempre più desiderata e al contempo difficile da raggiungere, di una vita sottratta alla prestazione continua.

    Non una canzone sulla vacanza, dunque, ma su ciò che la vacanza rappresenta oggi: il bisogno di vivere per una notte un luogo reale o immaginato in cui il pensiero si scioglie nel caldo, la pelle salata prende il posto delle spiegazioni e l’estate torna a essere l’unico territorio possibile per sentirsi ancora vivi senza doverlo dimostrare.

    Gli ultimi dati economici confermano quanto questo bisogno sia concreto.

    Secondo Federalberghi, già il ponte del 2 giugno ha messo in viaggio oltre 14 milioni di italiani, con un giro d’affari stimato in 6,9 miliardi di euro. Le analisi sulle abitudini turistiche del 2026 raccontano inoltre soggiorni più brevi, prenotazioni tardive e scelte sempre più condizionate dal budget. Numeri che non parlano soltanto di turismo, ma di una necessità comune di distanza e alleggerimento. Se la vacanza resta imprescindibile anche quando costa di più, dura meno e richiede maggiore attenzione ad ogni dettaglio, significa che non risponde solo al bisogno di riposo, ma a una richiesta più ampia di tregua dalla sollecitazione quotidiana.

    Mentre il costo della vita incide sulle partenze, accorcia i soggiorni, spinge molti a scegliere mete più accessibili e trasforma anche pochi giorni lontano da casa in una decisione da misurare minuziosamente, la vacanza continua a occupare un posto enorme nell’immaginario italiano, senza però coincidere soltanto con il riposo, ma con la promessa di una parentesi in cui mente e corpo possono tornare prima dell’agenda, la cura di sé prima degli obblighi, la possibilità di sentirsi vivi prima della necessità di essere sempre efficienti.

    Il Sud America cantato dai Ferrinis risponde esattamente questo desiderio, perché non è una meta da raggiungere, né una cartolina da consumare in tre minuti di ritornello, ma la forma calda e immediata che assume l’estate quando smette di essere calendario e diventa via d’uscita dalla propria vita ordinaria. Calore, notte, pelle, mare, ballo, cocktail, sabbia bagnata e musica fino all’alba compongono un quadro sensoriale immediato, ma il centro del brano non è la destinazione. È la necessità di stare, anche solo per qualche ora, distanti dalla frenesia e vicini a sé stessi.

    Non importa se quel Sud America sia davvero raggiunto, sognato, ricordato o soltanto immaginato; conta ciò che rappresenta nel momento in cui entra nelle giornate, nella possibilità di vivere, seppur per poco tempo, fuori dalla pressione di essere sempre produttivi, leggibili, presenti, fedeli a un’immagine di sé che durante l’anno diventa spesso una gabbia elegante.

    Questa idea di fuga passa attraverso la figura femminile attorno a cui ruota il testo, che non è un pretesto narrativo di un incontro balneare, ma il volto, la musa dell’altrove che il protagonista cerca; il simbolo stesso di una terra lontana e travolgente, capace di far girare la testa e di far dimenticare il bisogno di parola.

    Nel presente iperfotografato delle partenze, in cui anche la vacanza è diventata contenuto, status, racconto da pubblicare e prova visiva di una felicità da esibire, “Sud America” – accompagnato dal videoclip ufficiale diretto da Samuele Apperti – sceglie di non descrivere il viaggio come destinazione da raggiungere, bensì come fantasia da abbracciare.

    Dopo aver descritto la compressione affettiva di “Luci Viola” e la consapevolezza dolorosa di “Brucia Addosso”, Maicol e Mattia Ferrini sembrano portare la loro musica verso una domanda diversa: cosa resta di noi quando smettiamo, almeno per qualche ora, di analizzarci?

    «“Sud America” non è semplicemente il racconto di una parentesi balneare – raccontano Maicol e Mattia -, ma la storia di un’evasione personale in cui perdersi diventa l’unico modo per ritrovarsi. Volevamo scrivere un brano che avesse il calore dell’estate, il movimento della notte e quella sensazione specifica che si prova quando, per qualche ora, smetti di pensare a tutto e ti lasci portare da quello che sta accadendo. Il Sud America, per noi, non è solo un luogo, ma un’energia, una persona che ti attraversa e ti fa dimenticare tutto il resto.»

    La prima immagine ha la grana di una polaroid scattata sotto una luce accecante, tra occhiali da sole tolti in fretta e l’attesa di un atterraggio che profuma di indipendenza. Da lì, i Ferrinis costruiscono una sequenza di immagini in cui i cocktail al tramonto e il ghiaccio che scivola sulla schiena diventano il linguaggio di una notte dove il bisogno di tornare a sé prende il posto delle spiegazioni.

    «Ho parcheggiato i sogni sui tuoi fianchi», cantano i due fratelli forlivesi, fermando in un unico verso il momento in cui la razionalità cede il passo al ritmo, il pensiero si allenta e la musica accompagna i battiti fino all’alba. La ragazza al centro del testo è, metaforicamente, il richiamo di una libertà che non chiede di essere definita per essere vissuta.

    Abbandonando momentaneamente le atmosfere notturne e sature dei neon cittadini che hanno fatto da fil rouge alle loro ultime release, i Ferrinis scelgono di cantare la spensieratezza responsabile di chi sceglie di tuffarsi nell’estate senza paracadute. Sonorità pop-dance moderne si fondono con un immaginario che sa di festa e di liberazione, dimostrando ancora una volta la versatilità di un progetto che non teme di reinventarsi, pur restando fedele alla propria urgenza narrativa.

  • “Libera” è il nuovo singolo di Kilian

    Dal 10 luglio 2026 sarà in rotazione radiofonica “Libera”, il nuovo singolo di Kilian disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 2 luglio per PLUMA dischi.

    “Libera” è un brano che è nato durante una sessione casalinga tra l’artista e Ormə (Omar Remi Salis), spinti dal desiderio di dare vita a un prodotto organico, vibrante e con una forte impronta elettronica. Il fulcro creativo della produzione è stato il celebre synth Juno: è bastato trovare un suono decisamente bounce, insieme agli accordi e alla struttura principale, per definire oltre il 70% dell’architettura dell’intero brano.

    Il sintetizzatore non ha guidato solo la struttura, ma è stato fuso con un sample drum per dare forma a tutti gli shaker e alle percussioni tonali che caratterizzano la traccia. Successivamente, il lavoro di produzione è stato rifinito riscrevendo la drum e registrando elementi reali come il basso, la kalimba e persino il suono dei tubi, elementi scelti appositamente per restituire un’immediata sensazione di freschezza e di gioco. A completare il sound design e l’atmosfera, è stato infine inserito un field recording con le voci di alcuni bambini al parco.

    Il testo è nato in modo estremamente spontaneo, quasi come un fiume in piena: all’artista è bastato focalizzare il pensiero su una persona in particolare e sul suo personalissimo modo di intendere la vita per stendere le parole del brano.

    Spiega l’artista a proposito del nuovo singolo: “Questo pezzo è una dedica ad una persona importante che mi ispira spesso a fare scelte più allineate al mio sentire anche se si scontrano con un senso comune. Mi ispira a trovare me stesso in un sistema che tenta di categorizzare sempre di più e che svaluta i risultati raggiunti“ 

    BIO

    Kilian è un artista, produttore e dj.

    Fin da piccolo ha sempre cercato delle modalità espressive per creare il proprio piccolo cosmo.

    Nell’adolescenza scrive e suona in progetti di vario genere, finché non sente l’esigenza di approfondire la composizione e la produzione.

    Si trasferisce a Milano, dove lavora come produttore e direttore artistico per altri artisti; pubblica l’EP “PIOGGIA ULTRA” per Pluma Dischi (2024), seguito da “PIOGGIA ULTRA REMIX”.

    Kilian non ha una formula: la creazione di un brano può partire da alcune intuizioni sonore che vengono manipolate secondo le esigenze emotive riversate sul testo.

    Nei brani vengono mescolati elementi di elettronica, fortemente influenzati dal panorama UK, con strumenti acustici e testi che rimandano al cantautorato italiano.

    Il risultato è una sonorità ibrida, vibrante e dinamica.

    Ad aprile 2026 esce “Tempesta elettrica”.

    “Libera” è il nuovo singolo di Kilian disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 2 luglio 2026 per PLUMA dischi e in rotazione radiofonica dal 10 luglio. 

    Instagram

  • “Un ragazzo qualunque”, il disco di Occhic sulla vita reale dietro la scena digitale

    «La battaglia non è un contenuto»

    Ogni giorno scorrono immagini, indignazioni prefabbricate, vite rese pubbliche in pochi secondi e un solo click; poi, appena il flusso passa oltre, restano le difficoltà non archiviate, le storie comuni non spettacolarizzate abbastanza da meritare attenzione. È l’Italia invisibile, quella che abita lo spazio bianco: la zona muta tra un’esposizione e l’altra, dove la vita continua anche quando nessuno la sta guardando. La vita di chi resta fuori dal fotogramma, nei minuti che non diventano contenuto, nei rapporti che non appaiono sui feed, nei lavori senza prestigio, nei sogni che non hanno ancora trovato la possibilità di realizzarsi. “Un ragazzo qualunque”, quinto album di Occhic, nasce come diario di bordo scritto tra i vicoli e i bar di provincia, dove i giorni si susseguono senza la necessità di essere certificati da uno schermo.

    Dodici brani realizzati tra Ozieri e Sassari raccontano un Paese che misura tutto, dai sentimenti agli stream, e seguono la vita di chi prova a restare integro mentre tutto intorno chiede esposizione, velocità e rendimento.

    Lontano dalla mitizzazione, “Un ragazzo qualunque” fotografa quotidianità, pensieri e valori del cosiddetto “ragazzo normale”, quello che cammina nella direzione dei propri obiettivi senza appoggi e favoritismi, senza maschere da indossare, senza quell’immediata leggibilità che oggi sembra decidere il destino delle persone. «C’è un ragazzo in fondo alla strada con le mani in tasca e la testa bassa, osserva il mondo che gira veloce mentre lui resta qui»: il mondo corre, lui no. Il mondo produce tracce, prove di sé, segnali, frenesia; lui resta fermo nel punto in cui il tempo degli altri diventa metro della propria inadeguatezza. Da questa distanza prende avvio tutto il lavoro.

    L’idea alla base del disco non è la semplice storia di un ragazzo che si sente escluso. Occhic vuole restituire dignità alla sua esistenza, sottraendola alla caricatura del perdente, del fragile, a quel pietismo fatto di frasi di circostanza. Nei brani di “Un ragazzo qualunque” il protagonista attraversa una routine che non trova facilmente una forma spendibile: i social come distorsione e dipendenza, il lavoro che si sfarina, i rapporti affettivi in cui emozioni, attenzioni e sentimenti sembrano perdere valore, i locali di provincia in cui il sogno musicale continua a bussare anche quando nessuno apre, un Paese che promette e poi ritira, una parola pubblica sempre più incline al riflesso immediato e sempre meno disponibile all’ascolto. Tutto questo compare nel progetto fin dalla sua matrice.

    La prospettiva dell’album non è il frutto di una scelta improvvisa, ma il risultato di una sedimentazione analitica che attraversa l’intera produzione dell’artista. Per Occhic, guardare dove gli altri distolgono lo sguardo è una necessità metodologica prima ancora che creativa, un modo per presidiare la realtà prima che venga filtrata e resa inoffensiva. Dopo “Ribelle”, “Nomen Omen”, “Il diario dei Pensieri”, “Turning Point” e un brano come “Sangue nelle Mani”, che affrontava la violenza da un punto di vista volutamente scomodo, l’artista sardo torna a concentrarsi sulle complessità del presente, questa volta abbassando il fuoco dall’evento estremo all’ordinario. La sua traiettoria resta quella di portare nelle canzoni quello che di solito viene lasciato ai bordi della conversazione, lavorare su temi civili e privati senza separarli artificialmente, usare le canzoni come campo di dialogo tra esperienza personale, attualità e dimensione sociale. In “Un ragazzo qualunque” questa direzione artistica si condensa attorno a una figura che non ha niente di eroico e proprio per questo assomiglia a molti.

    «La fretta di questo tempo ci ha abituati a guardare quasi soltanto quello che buca subito lo schermo – dichiara l’artista -. Io volevo fermarmi su tutti gli aspetti che restano nel mezzo: l’imbarazzo, il ritardo, le attese, i lavori comuni, i rapporti storti, il sogno di suonare senza avere già il vestito giusto per essere preso sul serio.»

    Questa dichiarazione, al netto della sua immediatezza, chiarisce una cosa essenziale: il digitale non è il nemico da abbattere, ma il contesto che ci ha abituati a semplificare tutto. Occhic non punta il dito contro i social, ma osserva come il bisogno di apparire ci obblighi a nascondere i nostri momenti di fragilità per trasformarli in contenuti pronti al consumo. Il rischio che il disco mette in luce è questo: svendere la propria verità per renderla comprensibile a un algoritmo. In “Easy Money”, dove «sorrisi da schermo» e «vita creata con filtri e contratto» viene descritto un paesaggio in cui intimità, amore, immagine e denaro finiscono sullo stesso piano, con il risultato di una realtà lisciata, pronta per l’uso, ma incapace di sostenersi fino in fondo.

    Lo stesso tema, con un approccio più tagliente, riappare in “Battaglie in Streaming”. Qui il punto non è banalmente l’ipocrisia della rete, bensì la trasformazione di ogni causa in formato, di ogni ferita in materiale espositivo. Il testo distingue con estrema chiarezza dolore vero e dolore allestito, chi combatte davvero e chi si dispone bene in camera prima di prendere posizione. «La battaglia non è un contenuto» è la frase che riassume meglio il brano, e anche una delle chiavi dell’album: la parte che conta non coincide con quella che si vede di più. La voce sincera, suggerisce Occhic, non è per forza la più presente nel feed; spesso è quella che non ha un minuto preciso in cui entrare, che non sa darsi subito una forma vincente, che resta fuori tempo. È, di nuovo, quel bianco tra un post e l’altro in cui la vita continua a chiedere presenza effettiva.

    A questa linea appartiene anche “Sensori in Tilt”, brano sul logoramento del confronto pubblico. La sensazione è quella di una società che reagisce sempre e ascolta quasi mai. Si può ridere sempre meno, parlare sempre meno, sostare sempre meno; ogni parola diventa miccia, ogni opinione pretesto, ogni differenza una pratica rapida di esclusione. «Connessi h24, ma il cuore è offline»: non c’è soltanto una saturazione tecnologica, c’è un impoverimento del tempo disponibile per guardarsi, per spiegarsi, per contraddirsi senza trasformare tutto in scontro permanente. Lo spazio bianco, in questo caso, è quello che non riusciamo più a lasciare tra una reazione e l’altra.

    Il messaggio dell’album, però, non resta confinato alla critica del presente digitale. “Un ragazzo qualunque” funziona perché estende quel vuoto anche alla vita materiale, alla provincia, ai rapporti affettivi, alla filiera musicale, al Paese reale. “Sognando Palchi” sposta subito il discorso dal sogno alla sua realizzazione pratica: locali spenti, notti in bianco, centralità che non arriva, la sensazione di restare «solo un comprimario, un cameo da non ricordare». Qui il bianco non è il silenzio romantico del fuori scena, ma la parte di lavoro e frustrazione che nessuno racconta quando parla di vocazione artistica. Il palco viene immaginato, rincorso, quasi toccato; intanto si continua a suonare in un contesto in cui la visibilità sembra precedere la fiducia, e la fiducia precedere perfino l’ascolto. È una canzone importante perché toglie ogni patina al desiderio di vivere di musica e lo rimette nella sua verità più concreta: locali, errori, attese, marginalità, ostinazione.

    “Numeri o Niente” entra nel merito con ancora meno morbidezza. «Tutti parlano di hit, di views e di like. Se non fai i numeri, sei invisibile nel mic». L’industria musicale, letta dal bordo, appare qui come un luogo che osserva soltanto ciò che arriva già certificato, che confonde il segnale con il valore, che accetta il rischio soltanto quando ha smesso di esserlo. Nel quadro del disco questo brano non serve a ribadire un lamento noto; serve a mostrare una forma precisa di selezione: esiste una vita artistica che si consuma interamente nel tratto prima della prova pubblica, nel tempo in cui si scrive, si attende, si insiste, si chiede ascolto senza poterne garantire il ritorno immediato. È una forma di esistenza che il mercato guarda poco e che “Un ragazzo qualunque” sceglie invece di raccontare.

    «Non volevo fare un disco di recriminazione – aggiunge l’artista -. Mi interessava mostrare quanto materiale di vita resta fuori da quello che si vede. Anche nel lavoro musicale succede così. Prima del post in cui sembri arrivato c’è un tempo lungo, poco elegante, spesso umiliante. È in quel tempo che capisci chi sei davvero e se hai ancora voglia di continuare.»

    Questa chiave di lettura trova un contrappunto forte in “Parole Vuote”, probabilmente una delle tracce più forti dell’album sul piano dell’identità. «Parlo piano, ma non per timidezza, è solo che ascolto più di quanto parlo»; poi ancora: «Qui tutto funziona per conoscenze, non per talento, né per merito». Il brano mette insieme diverse cose senza doverle giustificare: insofferenza, fatica a stare dentro dinamiche già truccate, desiderio di andarsene. È una canzone che non cerca simpatia e non chiede di essere capita in anticipo. Lo spazio bianco, qui, coincide con la scelta di non riempire tutto di parole, di non spiegarsi più del necessario, di sottrarsi al lessico di chi parla troppo per non dire.

    Lo stesso vale, con un taglio affettivo, per “Bravo Ragazzo”. La figura del ragazzo gentile è stata quasi sempre trattata come quella di un ingenuo da correggere, come una comparsa destinata a perdere. Occhic non la idealizza, però la osserva da vicino. Il personaggio del brano ascolta, aspetta, raccoglie i pezzi, resta disponibile quando tutto si è già rotto. Non c’è orgoglio morale in questo ritratto; c’è stanchezza, forse persino una forma di umiliazione quieta, quella di chi si accorge che la pazienza e la cura valgono poco in una scena in cui il gesto brusco continua ad apparire più forte del gesto saldo. Anche qui il disco trova il suo tema dove di solito non si guarda: nella porzione di rapporto che resta quando la parte esibita è finita, quando la storia da mostrare si è chiusa e comincia il lavoro più duro, quello di restare interi.

    Poi c’è “Oh Italia”, brano che porta dentro il disco il lavoro povero, le promesse evaporate, i giovani che partono, il talento che emigra, i bar di provincia come ultimo luogo in cui qualcuno continua a cantare anche mentre la speranza si accorcia. Non è un pezzo di analisi istituzionale, e non deve esserlo. Sta però dentro una tradizione precisa di scrittura civile che usa il dettaglio popolare per parlare di stanchezza sociale. Quando l’Italia del brano appare come «terra di promesse non mantenute», non c’è bisogno di sovrastrutture. Il disco, a quel punto, ha già chiarito che il ragazzo qualunque non è soltanto una figura privata. È anche il figlio di un Paese che consuma aspettative, che chiede adattamento continuo, che costringe a misurare il proprio valore sul terreno sbagliato. Lo spazio bianco, in “Oh Italia”, è perfino geografico: sta fra chi parte e chi resta, fra chi viene celebrato e chi continua a vivere dietro il banco del destino.

    “Il Mio Destino” ha una funzione diversa. Riporta la musica al centro come asse biografico, ricuce i lavori precedenti, rimette in fila un percorso che da “Ribelle” a “Turning Point” passa come una stessa linea di fedeltà. È uno dei pochi momenti in cui l’album si guarda con più decisione, ma lo fa senza compiacersi: la musica viene chiamata come destino, disciplina, fedeltà a una direzione, non come marchio identitario da esibire. Serve anche questo, dentro un progetto del genere: ricordare che il ragazzo qualunque non è soltanto la vittima di un tempo malato. È anche uno che insiste, che si ostina, che continua a darsi una forma anche quando quella forma non trova subito un posto.

    A completare il quadro c’è “In Trincea”, titolo già eloquente per un brano noto anche come “Leoni da Tastiera”. La guerra quotidiana del commento, della sentenza rapida, dell’aggressione a distanza, qui viene letta non tanto come deviazione morale, quanto come clima. Vivere in trincea significa trascorrere il tempo con la sensazione di dover reagire a tutto, presidiare tutto, difendersi da tutto. È un atteggiamento difensivo che il disco conosce bene e che prova a declinare proprio scegliendo, nella maggior parte dei casi, la lentezza, il racconto di ciò che non entra subito nei feed. Di qui anche il ruolo che assume “Meglio Il Silenzio”: il titolo dialoga perfettamente con il resto del disco, perché suggerisce il rifiuto di riempire ogni spazio disponibile. In un album che parla di vuoti, attese e sovraesposizione, il silenzio assume un valore fondamentale e non come rinuncia, ma come argine.

    “Un ragazzo qualunque” non disperde il proprio senso inseguendo troppe tesi e non prova a farsi grande con parole troppo grandi. Sceglie invece un’angolazione che oggi, anche nella musica, viene spesso lasciata marginale: quella della vita ordinaria, della provincia, del digitale, del sogno artistico, della dolcezza, del disagio. In tal senso, il tema che attraversa il disco, il racconto di chi abita quello spazio bianco tra un post e l’altro, non appartiene soltanto alla rete. Riguarda la parte di vita che non trova titolo, quella che non si lascia comprimere in una caption, quella che rimane dopo ogni presa di posizione rapida, dopo ogni entusiasmo breve, dopo ogni giudizio già pronto. Riguarda tutti i minuti in cui non stiamo comunicando niente a nessuno e però continuiamo a essere ciò che siamo, con i nostri lavori storti, i desideri poco eleganti, le esitazioni, le attese, i caratteri fuori moda, le giornate in cui sembriamo meno rilevanti solo perché non ci mettiamo in mostra. “Un ragazzo qualunque” decide di restare lì, in quella parte di esistenza che non si lascia semplificare, che non chiede di essere resa più brillante per bucare uno schermo. In una realtà che chiede a chiunque di diventare visibile prima ancora di essere davvero visto, il disco sceglie di soffermarsi proprio dove quasi nessuno guarda.

    “Un ragazzo qualunque” – Tracklist:

    1. Un Ragazzo Qualunque
    2. Il Mio Destino
    3. Easy Money
    4. In Trincea
    5. Bravo Ragazzo
    6. Sognando Palchi
    7. Parole Vuote
    8. Meglio Il Silenzio
    9. Battaglie In Streaming
    10. Sensori In Tilt
    11. Oh Italia
    12. Numeri O Niente

  • “Sale” (Chillhouse Rmx) è il nuovo singolo di Nùvo

    Dal 10 luglio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e rotazione radiofonica la versione chillhouse Rmx di “Sale”, il nuovo singolo di NÙVO.

    “SALE (Chill House Rmx)” nasce dal desiderio di offrire una nuova prospettiva al singolo originale, reinterpretandolo attraverso sonorità Chill House dal respiro internazionale. Pur mantenendo intatta la forza melodica e il significato del testo, il brano si veste di atmosfere più luminose, ritmiche morbide e una produzione elettronica elegante, pensata per evocare il senso di libertà e leggerezza tipico della stagione estiva.

    La scelta di realizzare questa versione nasce dalla volontà di dimostrare come “Sale” possa vivere in una dimensione sonora diversa, raggiungendo un nuovo pubblico senza perdere la propria identità emotiva. L’obiettivo è valorizzare il brano in un contesto più contemporaneo e trasversale, mantenendo al centro la voce e il messaggio dell’artista. Con questa reinterpretazione, Nùvo conferma il proprio percorso di ricerca artistica, esplorando nuovi linguaggi musicali e ampliando l’universo espressivo di “Sale” senza snaturarne l’essenza.

    Commenta l’artista a proposito del brano: “Quando ho deciso di realizzare questa versione di Sale, non volevo semplicemente creare un remix. Sentivo il bisogno di far vivere il brano in una nuova dimensione, più luminosa e leggera, senza tradirne il significato. Ho immaginato quelle stesse emozioni accompagnare un tramonto sul mare, un viaggio in auto con i finestrini abbassati o una notte d’estate. La scelta di una produzione Chill House nasce proprio da questo: dare al brano un nuovo respiro e dimostrare che una canzone può raccontare la stessa storia con colori diversi. Per me questo RMX rappresenta un’evoluzione naturale del mio percorso artistico e un modo per avvicinare SALE a un pubblico ancora più ampio, mantenendone intatta l’anima.”

    BIOGRAFIA

    Nùvo ha iniziato a fare musica all’età di 12 anni suonando il violino, per poi passare alla scrittura di brani dance verso i 16 anni; da lì è nata la voglia di studiare canto e di dare lui stesso la voce alle proprie canzoni. Dopo aver preso parte ad alcuni progetti di musica dance per qualche anno, si è approcciato a una musica pop con sonorità più leggere e romantiche.

    Le sue ispirazioni arrivano sempre e comunque dalla dance: per citarne alcuni, artisti come David Guetta, Black Eyed Peas, Lady Gaga, Cascada, ecc. Al momento Nùvo ha all’attivo un primo singolo e collabora con un suo arrangiatore personale.

    Il target a cui sono rivolte le sue canzoni può spaziare dai 15 ai 60 anni, a seconda dei gusti. Con la sua musica racconta l’amore, non sempre però in chiave triste, ma anche come sentimento libero e spensierato e, a volte, con una punta di ironia. Il suo obiettivo è quello di arrivare al cuore della gente e, per questo, sa che non c’è un tempo misurabile: può succedere in un anno o richiedere più tempo.

    A marzo 2026 pubblica il brano “Tra le mie felpe”.

    A giugno 2026 esce “Sale”.

    “Sale” (Chillhouse Rmx) è il nuovo singolo di Nùvo disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 10 luglio 2026.

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