Autore: Beckie De Giorgi

  • TEMPLE FACTORY presentano A MATTER OF FEELINGS

    TEMPLE FACTORY

    presentano

    A MATTER OF FEELINGS

    © 2026 La Buca Recording Club  |  ℗ 2026 Temple Factory

    Tracklist: Forty Days / Don’t Stress Me Out / Rebel / Million Stars / Passenger / Melody for Death / Come Back Home / I Wish My Love Could Grow / Drug Dose / Time Is Over

    Streaming: https://open.spotify.com/album/4xzqglORyCBsVrWbQqxPsJ

    C’è un filo di onestà che percorre “A Matter of Feelings” dall’inizio alla fine, e non è una cosa scontata. I Temple Factory, band bresciana alla seconda prova su lunga distanza, non cercano di sembrare qualcosa che non sono: fanno rock indipendente, cantano in inglese, parlano di ciò che conoscono. E il risultato, registrato presso La Buca Recording Club con la produzione di Simone Piccinelli, è un disco che convince proprio per questa mancanza di artifici.

    La formazione rinnovata — con Andrea Zuelli passato dalla chitarra alla voce e Mattia Gobbi entrato a rinforzare le chitarre — ha dato al suono una dimensione nuova rispetto al debutto “It’s Time”. I brani respirano meglio, gli arrangiamenti sono più ariosi, e si sente che la band ha trovato un equilibrio interno che prima mancava. Roberto Pedrotti alla batteria e Stefano Sina al basso formano una sezione ritmica solida su cui Montini e Gobbi costruiscono con gusto.

    Tra i brani che restano impressi si segnala “Rebel”, con la sua energia liberatoria e il ritornello che non chiede permesso, e “Come Back Home”, forse il momento più radiofonico del disco. Ma è nell’insieme che “A Matter of Feelings” funziona meglio: un lavoro coerente, sincero, che merita attenzione.

  • regnodimarga (RDM) presentano IMPERO … LEGGI LA RECENSIONE

    regnodimarga (RDM) presentano IMPERO … LEGGI LA RECENSIONE

    regnodimarga (RDM)
    presentano
    IMPERO
    Etichetta/distribuzione: Mantide Urbana

    “Impero” affronta il tema della guerra e della violenza senza mediazioni, costruendo un linguaggio che unisce narrazione e atmosfera. “C’era una volta” introduce una dimensione intima, quasi confessionale, mentre “Torna a casa Abraham” porta il discorso su un piano più esplicito e doloroso. La musica accompagna e amplifica queste immagini attraverso chitarre pesanti, groove lenti e una costruzione sonora stratificata. Non c’è compiacimento, ma una volontà di osservare e restituire. Il disco si muove così tra tensione emotiva e ricerca formale, mantenendo un equilibrio difficile ma efficace. L’ascoltatore è chiamato a confrontarsi con ciò che emerge, senza filtri né semplificazioni.

    ASCOLTA IL DISCO E GUARDA IL VISUAL ASSOCIATO
    Il disco prende forma in uno stadio di coscienza incarnata che si manifesta solo nell’ascolto continuo della produzione. Suoni, immagini e parole generano esperienza nella relazione. L’ascoltatore abita lo spazio e lo percepisce come il mondo.
    https://youtu.be/89vX6jAttco

  • Lo spirito del pianeta dal 18 giugno al 4 luglio 2026 C/O Gerundium Casirate D’Adda (BG) Dal 30 luglio al 16 agosto  ad Albino – Viale Bachelet

    Lo spirito del pianeta dal 18 giugno al 4 luglio 2026 C/O Gerundium Casirate D’Adda (BG) Dal 30 luglio al 16 agosto ad Albino – Viale Bachelet

    Lo spirito del pianeta

    dal 18 giugno al 4 luglio 2026

    C/O Gerundium Casirate D’Adda (BG)

    Dal 30 luglio al 16 agosto

    ad Albino – Viale Bachelet

     

    Era nell’aria da giorni. La caparbietà di Ivano Carcano (organizzatore e direttore artistico del festival) alla fine ha prevalso su un sacco di intoppi.

    E quindi eccoci qui a comunicare con immenso piacere che anche quest’anno il festival “raddoppia”.

    Rispetto allo scorso anno ci si avvicina a Bergamo.

    Le attività parallele e il cast saranno quasi uguali.

    Uguali anche gli orari e modalità di accesso

    Per aggiornamenti su Albino >>>> https://lospiritodelpianeta.it/albino/

     

     

    INGRESSO GRATIS TUTTI I GIORNI

    APERTURA DALLE 19 DA LUNEDI’ A VENERDI’

    SABATO E DOMENICA DALLE 12.30

     

     

     

    LO SPIRITO DEL PIANETA 2026 – INGRESSO LIBERO
    Un inno alla positività e al “noi”

    Per informazioni: www.lospiritodelpianeta.it

     

    Dal 18 giugno al 4 luglio 2026, torna a Casirate d’Adda (BG), presso il Gerundium, il festival internazionale dei popoli indigeni e delle tradizioni del mondo Lo Spirito del Pianeta. Ingresso libero.

    Promosso da Ivano Carcano e Simayiai Maasailady, il festival rilancia un messaggio attuale: cambiare prospettiva e riscoprire il valore della comunità. “Non tanti io, ma un grande noi” è il filo conduttore di un evento che da oltre venticinque anni favorisce l’incontro tra culture.

    Il programma propone oltre 400 eventi gratuiti tra concerti, danze tradizionali, riti ancestrali, conferenze e laboratori. Protagonisti saranno gruppi e comunità da tutto il mondo: dagli Indios dell’Amazzonia con cerimonie di purificazione, ai Masai con le danze della savana, fino ai Maori che guideranno il pubblico nella potente esperienza collettiva della Haka. Presenti anche gruppi Maya e Aztechi, Indiani d’America, artisti dal Congo e monaci tibetani impegnati nella creazione del Mandala.

    Grande spazio all’area olistica ampliata, con pratiche di meditazione, trattamenti energetici, incontri spirituali e percorsi di riequilibrio corpo-mente. Uno spazio pensato per chi desidera rallentare, ritrovare sé stesso e riconnettersi con la propria dimensione interiore.

    Completano l’esperienza il mercato artigianale internazionale, i laboratori interattivi e le attività dedicate alle famiglie.

    Lo Spirito del Pianeta 2026 si conferma così come un grande evento di incontro, capace di unire culture, spiritualità e partecipazione in un’unica esperienza condivisa.

  • Zondini “Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante” Un album pieno di canzoni da sfogliare

    Zondini “Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante” Un album pieno di canzoni da sfogliare

    Zondini

    “Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante”

    Un album pieno di canzoni da sfogliare

    Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante: il nuovo disco di Zondini è un viaggio musicale tra memoria, disincanto e resistenza poetica. Dieci brani che raccontano una fuga dolceamara verso mondi interiori più veri di quelli reali.

    Ascolta l’album in streaming

    https://zondini.bandcamp.com/album/fantasy-sci-fi-compagnia-cantante

    L’INTERVISTA

    1. Perché pubblicare due versioni alternative “Compagna Mutante” dopo l’uscita ufficiale?
      Perché aspettare è sopravvalutato. E perché quando una cosa funziona davvero, non la lasci riposare: la stressi, la metti sotto pressione, vedi quanto regge.

    Compagna Cantante poteva stare lì a farsi bella, invece l’ho fatta esplodere subito.
    I “Mutanti” sono il rumore di fondo che aumenta il segnale, non il contrario.

    E nel frattempo arriva Romantasy ’96: cinque tracce che si riscrivono in giapponese come se il progetto avesse cambiato continente durante la notte.

    1. Sono remix, reinterpretazioni o veri universi paralleli?
      “Remix” è una parola da DJ. Qui è più una deviazione genetica.

    Stesso DNA, ma sviluppato in un altro ambiente. Come quando una cosa esce da uno studio e finisce in un’altra stanza, con altre regole, altri fantasmi.

    1. Ti interessa l’idea della canzone come organismo mutante?
      Mi interessa non trattare le canzoni come oggetti morti. Per anni abbiamo fatto dischi come se fossero lapidi. A me interessa quando le canzoni iniziano a muoversi da sole, come quei pezzi lunghi, ipnotici, tipo Echoes dei Pink Floyd: non sai più dove finisce il brano che stai ascoltando e dove inizi tu.
    2. Quanto cambia un brano quando cambia linguaggio sonoro?
      Cambia il modo in cui ti colpisce. Non è una questione estetica. È una questione di impatto.

    Puoi dire la stessa cosa e farla sembrare una carezza o una minaccia. Un po’ come Keanu Reeves: stesso volto, ma a seconda del contesto può salvarti o distruggerti.

    1. Pensi che il pubblico sia pronto ad accogliere versioni alternative così ravvicinate?
      Il pubblico non è pronto quasi mai. E va bene così. Se aspetti che sia pronto, stai già lavorando per Hollywood, non per un disco indie che si accontenta di tenerti un po’ di compagnia.

    6. È un modo per prolungare il racconto del concept?
     No, è un modo per sabotarlo. I concept troppo lineari mi annoiano.  Preferisco quando